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venerdì 28 febbraio 2025

Batman: L'Era Oscura

Miniserie complementare a quella già dedicata a Superman. Nel 2030 l’anziano Bruce Wayne ricoverato in un ospizio preda a un Alzheimer galoppante non può che constatare il fallimento dell’utopia che più di settant’anni prima suo padre Thomas aveva ipotizzato per Gotham. Comincia quindi una cavalcata tra i suoi ricordi, almeno quelli che riesce a riafferrare.

A uccidere i coniugi Wayne furono dei criminali facenti parte della False Face Society, un’organizzazione ramificata che avendo tentacoli anche nelle imprese Wayne riuscì a impossessarsene fino a quando il legittimo erede Bruce non sarebbe diventato maggiorenne. Nell’attesa che arrivi quel giorno il rampollo si comporta in maniera ribelle, tanto ha gli avvocati di famiglia a togliergli le castagne dal fuoco. Grande la sua (e la nostra) sorpresa quando scopriamo che invece dopo una visita ai quartieri bassi dovrà finire in carcere per 10 anni dove gli adepti della False Face Society cercheranno di ucciderlo, e che il suo scranno alle imprese Wayne viene assunto da Pariah, il tizio che annunciava la Crisis on Infinite Earths. Per fortuna col Vietnam alle porte anche Bruce Wayne viene arruolato ed esce di galera. E in Vietnam viene addestrato da Ra’s al Ghul. Una volta tornato a Gotham riuscirà a ripulire la città e a riprendere il totale possesso della ditta di famiglia entro il fatidico 1985 che vedrà il mondo finire con la Crisis?

Come da tradizione degli Elseworlds, anche in questo caso buona parte del gusto sta nel vedere come sono stati reinterpretati i vari personaggi, alcuni dei quali scopro qui esistere per la prima volta; ad esempio, mi pare che venga posto l’accento con troppa insistenza su Roman Sionis e Chase Meridian per pensare che siano stati inventati per l’occasione. Ovviamente anche scoprire come si arriverà al 2030 se pure questo universo finirà nel 1985 è intrigante per il lettore.

Mark Russell inanella qualche bel colpo di scena e nonostante il tono generale sia decisamente serio (a volte proprio drammatico) non si risparmia qualche parentesi divertente: non è Superman che avvistano Bruce e i suoi commilitoni in Vietnam: è solo un uccello, è solo un aeroplano…

Mike Allred, colorato come al solito dalla moglie Laura, fa un buon lavoro e non era una cosa così scontata considerando alcune sue prove recenti né pensando che si è preso l’ingrato compito di disegnare ben 40 tavole in ognuno dei sei numeri di questa miniserie. Oltre a essere perfetto per rappresentare gli anni ’60 e ’70, il suo stile è anche dinamico ed espressivo pur abbeverandosi ancora nella Pop Art, e se questo vuol dire cedere a qualche sproporzione ben venga.

domenica 24 dicembre 2023

X-Cellent volume 2: Unsocial Media


A conclusione dello scorso ciclo, Zeitgeist è tornato in vita e ha rubato un libro di incantesimi al Dottor Strange. Il suo piano si svela in questo volume: vuole diventare una divinità e per farlo compie azioni spettacolari che gli valgono badilate di follower sui social media. X-Statix risponde cavalcando a sua volta la strada della spettacolarizzazione, tra finti amorazzi tra i suoi componenti e la morte simulata di uno dei loro. Zeitgeist risponde impossessandosi di un marchingegno dall’aspetto alquanto demodé che gli dà accesso a tutte le comunicazioni: così può ricattare X-Statix scoprendo gli scheletri nell’armadio del gruppo.

L’intento di Peter Milligan è quello di stigmatizzare la società dell’immagine e le derive woke, magari tirando qualche stoccatina alle convenzioni dei fumetti (vedi l’uso delle didascalie). Ma oltre al fatto che questi suoi bersagli li aveva già colpiti meglio altrove, Unsocial Media manca di mordente, forse perché dichiaratamente non si prende troppo sul serio o forse perché ci sono troppi personaggi in campo (le pagine a fumetti sono solo 100) e inevitabilmente le potenzialità di alcuni non vengono sviluppate. E così tra spunti interessanti subito abortiti e un’interpretazione dei poteri in campo che si piega alle necessità della trama (da quando Zeitgeist può ipnotizzare la gente?) ci vuole un deus ex machina (anzi ex mortis) per arrivare al finale, comunque affrettato. Non che si tratti di un brutto fumetto, soprattutto se paragonato a quello che esce adesso, ma si legge e si dimentica in fretta.

Validi come al solito i disegni di Mike Allred opportunamente colorati dalla moglie Laura.

mercoledì 10 maggio 2023

Superman: L'Era Spaziale

Ennesimo elseworld che fornisce versioni alternative dei supereroi della DC Comics.

La storia prende le mosse negli anni ’60 con l’assassinio del presidente Kennedy. Questa è la molla che fa scattare nel trovatello alieno Clark Kent, cui la vita bucolica del Kansas sta stretta, la spinta per andare a fare qualcosa di più per la Terra con i suoi poteri e in sostanza impedisce per puro caso l’escalation atomica tra Russia e Stati Uniti che avrebbe potuto portare alla Terza Guerra Mondiale.

Segue quindi una sintetica sfilata di eventi storici (come il caso Watergate, qui scoperto da Lois Lane) ma soprattutto di dettagli sulle mode e il costume di un ventennio, fino all’inevitabile fine di metà anni ’80 annunciata da Pariah e dovuta alla Crisi sulle Terre Infinite.

Oltre al luciferino Lex Luthor i due villain principali sono Brainiac e l’Anti-Monitor, che mi sembrano entrambi ritratti in maniera sin troppo simile al Galactus dell’universo Marvel (ma magari è il contrario: era Galactus ispirato alle loro versioni originali).

Alcune delle deviazioni dal canone sono un Bruce Wayne che è una specie di Tony Stark con appalti militari, un secondo frammento di astronave che avrebbe accompagnato il neonato Kal-El, delle nuove origini per Joker, il concetto di Superman inviato sulla Terra non per farlo sopravvivere al disastro di Krypton ma per impedire che il nostro pianeta finisca come la sua madrepatria e la sua creazione di una panacea per tutti i mali dell’umanità (che poi ha un altro scopo recondito). Data la mia scarsa conoscenza della cosmologia DC ignoro se alcuni di questi concetti siano ripresi da altre fonti o siano tutti farina del sacco di Mark Russell (sì, lo stesso del sequel dell’Incal!). Il quale, nonostante il tono apocalittico e messianico, ogni tanto si concede qualche azzeccato dialogo umoristico.

I disegni di Mike Allred sono piuttosto eleganti pur con qualche sproporzione e anche se a volte certi dettagli risultano un po’ abbozzati o proprio tirati via, in special modo alcuni sfondi. Mi è sembrato poi paradossale la sua scelta di disegnare il giovane Clark Kent come un omone gigantesco già quand’era adolescente, mentre altrove (anche sulle copertina) Superman sembra un po’ mingherlino! Di certo i personaggi di Allred sono ben caratterizzati e soprattutto molto espressivi. Laura Allred colora con maestria il lavoro del marito, senza farsi prendere la mano dagli effetti digitali ma al contempo non limitandosi nemmeno a campiture uniformi o a scelte cromatiche banali.

giovedì 22 dicembre 2022

X-Cellent: Ereditario-X

Probabilmente Peter Milligan si sarà divertito a prendere in giro l’industria del fumetto statunitense resuscitando personaggi che avrebbero dovuto essere morti, anche se aveva già fatto la parodia di queste infinite morti e resurrezioni in Animal Man e Shade e chissà in quanti altri suoi fumetti che non conosco o che adesso non mi sovvengono. Ma dopo quella che pareva essere la pietra tombale sulla saga dei suoi protagonisti il tutto sembra una forzatura e sa anche di già visto.

L’Orfano e Vivisector non erano poi così morti come descritto nella miniserie che avevo messo nel Peggio del 2013, e insieme a Doop e ai fantasmi di U-Go Girl e Dead Girl cercano di reclutare la figlia della prima, ignara che fosse sua madre e non la sorella come le era stato detto. Ma la giovane Katie Jones (alias Sawyer), che sta appena sviluppando i suoi poteri e il colorito della madre/sorella, è anche nel mirino di un altro gruppo di supereroi ancora più strampalato della nuova X-Statix: X-Cellent, capitanato dal redivivo Zeitgeist che Milligan aveva presentato come protagonista nel primo numero della sua X-Force per poi ammazzarlo immediatamente (espediente che Yann aveva già usato vent’anni prima in Les Innomables). Lo shock value dell’epoca va a farsi benedire, insomma, e Milligan ci da dentro anche col concetto di legacy introducendo i figli, chi più chi meno biologico, di Anarchist e Phats.

Il motivo per cui la gang di Zeitgeist vuole la giovane Katie è perché le manca un membro che la teletrasporti in giro per i luoghi delle loro malefatte. X-Cellent non è propriamente un gruppo di supercattivi, men che meno di supereroi, ma si avvicina a una banda di situazionisti che coi loro “happening” vogliono ottenere sempre maggiore visibilità, che oggigiorno è legata alle iscrizioni al proprio canale Youtube. Quando però il gruppo alza la posta e si mette a devastare la magione del Dottor Strange le cose si fanno più serie, tanto più che il loro complice Pood (versione malvagia, o meglio ancora più malvagia, di Doop) è riuscito a trascrivere un pericolosissimo libro d’incantesimi.

Adattandosi ai tempi, Milligan prende di mira le nevrosi e le manie di oggi: le fake news, la dipendenza dai social, la diatriba sul gender e la crudeltà dello star system che c’era già nelle sue precedenti storie con questi personaggi. Purtroppo è impossibile dire se il ricorso ai soliti cliché del genere volesse essere una loro parodia o se semplicemente Milligan non sapesse come far procedere altrimenti la trama. C’è il classico espediente dell’episodio narrato sempre da un personaggio diverso, la decisione della recluta riluttante di abbracciare finalmente la “carriera” di supereroe, il passaggio di un personaggio da una squadra all’altra, la “scienza” che ricostruisce un cadavere ma poi per esigenze narrative non riesce a sostituire un braccio con altro che non sia una ridicola protesi vintage, ecc. Da notare che pur non avendo ancora un teletrasportatore gli X-Cellent (da soli o in gruppo) compaiono dal nulla proprio quando devono, e combattono tranquillamente a mezz’aria… Le deroghe ai binari del genere sembrano più che altro dovute all’urgenza di Milligan di raccontare i sentimenti di Mirror Girl e a un suo generale disinteresse: alcuni membri di entrambe le squadre servono solo a far da tappezzeria sullo sfondo e non fanno o dicono sostanzialmente nulla di rilevante. Qualche battuta è anche azzeccata, ma la dirompente freschezza della vecchia X-Force è irrimediabilmente perduta. A fare un po’ incazzare è il fatto che questa miniserie (uno speciale uscito ancora nel 2019 e poi la miniserie vera e propria di cinque numeri) altro non è che la “prima stagione” di una serie di cui bisogna attendere il seguito.

I disegni di Michael Allred sono sicuramente validi, anche se ho smesso di mitizzarlo da un pezzo. È una perla rara, espressiva ed elegante, nel panorama USA, ma qualche errorino anatomico o di coerenza somatica lo fa anche lui, e le sue tette hanno un che di innaturale. Provvidenziali i colori di Laura Allred, che integra e corregge quello che il marito (o fratello?) si è scordato di disegnare.

In definitiva questo ritorno dei vecchi personaggi (e l’introduzione di altri della stessa risma) ha un po’ il sapore di una minestra riscaldata e non conclude nemmeno un arco narrativo, ma rispetto ad altri prodotti più standard potrebbe meritare la lettura.