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mercoledì 19 giugno 2024

Intervista a Carlos Gomez (seconda parte)


Continua da qui.

Attualmente Dago viene pubblicato in Argentina? Qualche tempo fa Alejandro Aguado di La Duendes mi diceva che molti lettori argentini ignoravano che Dago proseguiva in Italia dopo il fallimento della Columba.

Afortunadamente Dago se ha vuelto a publicar en Argentina. Gracias a la generosa y valiente operación editorial de Tomás Coggiola de Comic.Ar.

Se están publicando en forma de libros de aproximadamente 100 páginas de aparición mensual. Hicimos con Robin una selección de las historias publicadas en Italia en estos 17 años. El criterio era el de dar un panorama de lo acontecido en la vida de Dago en todo ese tiempo de publicación. No ha sido fácil elegir entre 750 capítulos (más de 9200 páginas) una selección de cerca de 100 capítulos que se publicarán en un año aproximadamente.

Una curiosità: anni fa comparve su Lanciostory questa copertina, in cui è facile riconoscere Sergio Loss (che effettivamente canta – o cantava – in un coro alpino). Ho provato a risalire a chi possano essere gli altri individuando solo (e non ne sono nemmeno sicuro) Juan Zanotto in basso a sinistra. Se veramente gli altri personaggi sono ispirati a persone reali può svelarmi chi sono?

Ese dibujo fue una broma-homenaje que los amigos de Aurea decidieron valientemente publicar.

En eses dibujo están, de izquierda a derecha: Robin Wood, Juan Zanotto, Sergio Loss, Enzo Marino (detrás de Dago) y Alberto Salinas.

Lei è un disegnatore molto versatile che ha realizzato fumetti di generi diversi (guerra, storico, fantascienza, urbano contemporaneo, il western con Tex) sempre con ottimi risultati e non rinunciando mai alla Sua personalità. Tra i tanti, Lei ha un Suo genere preferito oppure uno che non ha ancora affrontato e a cui vorrebbe dedicarsi?

Gracias por el cumplido.

También he dibujado historias del género romántico para Columba.

Pienso que todo dibujante debe proponerse ser capaz de afrontar cualquier género que se le proponga hacer. Creo que es un error creer que hay que encasillarse en solo un género creyendo que de ese modo se logra una mayor eficiencia y resultados mejores al conocer muchos secretos de determinada época.

Lo que creo que sucede finalmente es que el dibujante se aburre.

En mi caso personal, cada género que abordé ha sido un desafío que afronté con método y humildad. Aceptando que debía aprender todo de nuevo. Al principio el flujo de trabajo es lento e interrumpido porque hay que buscar referencias continuamente. Luego, a medida que se van fijando datos en la cabeza, todo empieza a fluir con más soltura.

Todo lo que dije antes es para responderte que en realidad no tengo un género que me apasione más que otro. Todos son muy estimulantes si se afrontan con actitud de respeto sentido de la aventura.

Com’è stata l’esperienza con il nostro Tex?

Me he divertido mucho dibujando el Texone.

Obviamente al principio tuve mucho miedo de exponer al vastísimo público de Tex mi versión del personaje al que aman tanto.

Ha sido un trabajo arduo porque la calidad requerida es alta y yo debía dibujar una determinada cantidad de páginas mensuales para cumplir el plazo de entrega (que no lo cumplí) sin dejar de entregar las páginas de Dago.

Tengo que decir que trabajar con Gianfranco Manfredi ha sido un gusto verdaderamente.

Sia Garcia Seijas che Lito Fernández sono stati lettori appassionati di Tex, conosciuto in Argentina come Colt Miller. Questo però succedeva negli anni ’50: oggi in Argentina Tex è conosciuto dalle giovani generazioni? Il Suo Texone è stato pubblicato (o sarà pubblicato) in Argentina?

En Argentina no se publica Tex, lamentablemente.

Hay ediciones en el vecino país de Brasil. El texone que he dibujado yo ha sido republicado en idioma portugués en Brasil.

Ho visto su una rivista francese la pubblicità di un fumetto di fantascienza disegnato anche da Lei. Può anticiparci qualcosa?

È un progetto un po' particolare, sono due storie parallele che avranno due episodi l'una. Poi uscirà un quinto volume che unirà tutto. Sto disegnando il secondo volume della mia parte, l'altra linea è disegnata da Laura Zuccheri.

È da parecchio che vedo il nome Carlos Gomez anche su prodotti statunitensi. Non è Lei ma un omonimo, vero?

Sì, non sono io.

venerdì 23 settembre 2022

Tex Stella d'Oro 35: La Leggenda di Yellow Bird

Avventura ispirata a un personaggio realmente esistito.

Tex interviene in soccorso di un drappello di soldati che stanno scortando il disertore Gus Wallace a Fort Ellis dove sarà giudicato dalla corte marziale. Per arrivare all’avamposto stanno infatti attraversando il territorio degli incazzosissimi Cheyenne guidati da Coyote Bianco e senza il provvidenziale aiuto dell’eroe sarebbero stati tutti sterminati. Nel mentre Kit Carson raccatta Lenny Wallace, il padre di Gus, e dopo aver regolato in scioltezza qualche vecchio conto si dirige a sua volta al forte dove mobiliterà gli uomini per aiutare Tex e i pochi sopravvissuti. A far da cornice alla vicenda c’è il viaggio di un nonno indiano con la nipotina che finalmente incontrerà il padre. Sua madre è la Yellow Bird del titolo, guerriera Crow a cui però non viene dato poi molto spazio, anche se le sue apparizioni sono molto incisive.

La trama è molto lineare (decisamente troppo), senza colpi di scena o sorprese che non siano prevedibili. Sia Yellow Bird che Coyote Bianco avrebbero meritato un maggiore approfondimento senza essere “bruciati” in un albo di 46 tavole, anche se Giusfredi gestisce meglio lo spazio offerto dall’impostazione alla francese rispetto a quanto visto in precedenza. Ma in fondo quello che conta di più sono gli splendidi disegni di Carlos Gomez. Che sono esattamente come uno se li aspetterebbe: espressivi, dinamici, monumentali quando serve. Per non parlare del lavoro di recadrage e delle altre astuzie con cui guida il lettore nella lettura delle sue tavole. Fortunatamente l’uso del computer non è così massiccio come altrove e non serve una lente d’ingrandimento per cogliere certi particolari.

Più che dignitosi i colori di Matteo Vattani, a volte un po’ lividi, il top sarebbe stato se Gomez si fosse colorato da solo come nel volume celebrativo Un Giorno Un Secolo.

martedì 15 dicembre 2020

Historica 98 - Caterina de' Medici 2: La regina maledetta

L’amarezza per le ultime novità mi ha fatto leggere quest’ultimo numero senza fretta, tanto più che ho anche altro materiale in attesa grazie al ritorno in zona gialla. Cominciamo male: la trovata di dividere tre episodi originali in due volumi da un capitolo e mezzo l’uno fa partire la storia in medias res: «Ora vedova»… Pessimo inizio, anche perché bisogna rifarsi l’orecchio, per così dire, allo stile di Delalande e della Mogavino. Questa seconda metà del secondo episodio si concentra sulla difficile convivenza della protagonista con i Guisa e i protestanti ed è estremamente didascalica. Laddove le didascalie non bastano a riassumere le vicende del contesto storico ci pensano alcuni personaggi di contorno che intervengono opportunamente. La prima parte di questo volume (che, ricordo, è la seconda parte del secondo episodio originale) mostra l’acume politico della protagonista e si conclude con le Nozze di Sangue, evento meglio noto come Notte di San Bartolomeo in cui i cattolici sterminarono gli ugonotti.

La seconda parte, terzo volume originale francese, si concentra ancora a lungo (metà episodio) sulla Notte di San Bartolomeo, che probabilmente è uno di quegli argomenti come Napoleone o la Comune che coi Francesi funzionano sempre – non a caso veniva ricordata anche ne Le Sette Vite dello Sparviero che è ambientato anni dopo. La corsa verso l’inevitabile massacro è ben orchestrata, con la tensione che viene fatta sapientemente crescere grazie al confronto tra Caterina e i suoi consiglieri, mentre gli sceneggiatori danno anche conto delle varie possibili interpretazioni dell’evento e delle personalità che potrebbero averlo fatto deflagrare. È probabile che il loro intento sia anche quello di scagionare la protagonista dalle accuse di aver progettato ella stessa il massacro come hanno sostenuto alcuni storici.

Dopo questa prima metà molto avvincente e ben architettata la narrazione subisce un brusco rallentamento: torniamo al “presente” (fino a prima la storia era narrata da Caterina anziana) quando la regina ormai quasi in fin di vita mangia con la servitù riassumendo frettolosamente il resto del suo regno. Delalande e la Mogavino sono stati sicuramente efficaci nel riallacciare certi fili risalenti addirittura all’infanzia della protagonista, ma inevitabilmente lo spazio ridotto ha costretto a sfiorare appena certi argomenti e a far entrare in scena alcuni personaggi (in particolare il principe Francesco) come se uscissero dal nulla. Le frequenti scene in cui i personaggi delirano sopraffatti dalla loro coscienza sono un po’ esagerate ma tutto sommato funzionano bene. Nel complesso Caterina de’ Medici è un buon fumetto, decisamente migliore dell’altra prova degli stessi autori.

Sfogliando il volume mi era sembrato che Gomez fosse sceso a più miti consigli e avesse diminuito i dettagli maniacali con cui ha riempito le sue tavole. In parte è vero, ma ci sono ancora delle vignette in cui bisogna usare una lente d’ingrandimento per cogliere tutti i dettagli, e che “stonano” col resto perché evidentemente realizzati a parte col computer e inseriti successivamente dentro tavole impostate su un’altra scala. Tutti questi dettagli, poi, servono fino a un certo punto visto che il punto forte di Gomez è la grandissima espressività dei suoi personaggi. C’è un avvicendamento ai colori: l’ultimo episodio è stato colorato da Salvo e non più da José Luis Rio, anche se non ho avvertito alcuna differenza rilevante. Di sicuro i disegni di Carlos Gomez si gustano di più in bianco e nero e con un formato più grande, come confermano i dietro le quinte sul suo lavoro posti in appendice.

Nelle ultime pagine del volume c’è anche un’intervista alla Mogavino, da cui si evince che in Francia gode di grande stima e ha mietuto premi su premi.

domenica 15 novembre 2020

Historica 97 - Caterina de' Medici 1: Da Firenze a Parigi

Ingoiato il rospo, ho finito di leggere questa nuova “Regina di Sangue”. L’inizio promette benissimo, si comincia in medias res con il Sacco di Roma, un contesto che Gomez conosce alla perfezione visti tutti gli episodi di Dago ambientati in quell’ambito. Ma poi la scena si sposta a Firenze per raccontare le origini della protagonista e vi ho ravvisato gli stessi difetti delle altre produzioni firmate Mogavino & Delalande. I personaggi parlano in modo un po’ artefatto (e retorico) in preda all’ansia di spiegare quello che succede, i loro sentimenti e in generale tutti i retroscena della storia. Qualora non fosse sufficiente, balloon di pensiero forniscono ulteriori dettagli del quadro generale in cui si muovono. Anche se l’impressione è quella di una certa innaturale ingessatura, non è che questo taglio sia di per sé “sbagliato”, solo che gli sceneggiatori non mantengono costante lo stile, adottando ogni tanto soluzioni più moderne o ricorrendo raramente anche all’umorismo: così si spezza l’equilibrio e il lettore può rimanere un po’ perplesso. Confesso poi che la sequenza a cavallo delle pagine 57 e 58 non l’ho capita e non comprendo a quale reazione fa riferimento Caterina con le sue dame di compagnia. Interessante comunque la testimonianza di come la rozza corte francese trasse beneficio dalla presenza di Caterina e dalle innovazioni della cucina e della profumeria italiane.

Nel primo dei due episodi qui raccolti assistiamo alla travagliata infanzia e alla tormentata giovinezza di Caterina de’ Medici, rinchiusa in uno spaventoso convento dopo una delle periodiche sollevazioni popolari fiorentine: come di consueto in questi casi, i deposti tornano presto a governare e quindi Caterina, liberata, cresce e diventa merce di scambio con cui i Medici (in particolare lo zio papa Clemente VII) possono creare una testa di ponte con la corte francese di Francesco I. Lei è perfettamente consapevole di questi giochi di potere e acconsente di buon grado in attesa che arrivi il suo momento, che però probabilmente non arriverà mai: è stata infatti data in sposa a Enrico II, figlio cadetto di Francesco I che quindi verrà succeduto dal primogenito Francesco. Se non fosse che quest’ultimo muore prematuramente spianando la strada del trono a Enrico e quindi anche a Caterina!

In realtà, esattamente come nei volumi dedicati a Eleonora, la protagonista non è sempre sotto i riflettori ed è quasi solo una scusa per ricostruire una storia molto più ampia con comparsate e citazioni eccellenti come quelle di Michelangelo Buonarroti e Niccolò Machiavelli.

Il secondo capitolo (di cui, ricordo, è presentata solo la prima metà) inizia con un flashforward vertiginoso nel 1589, quando una Caterina ormai anziana è preda di incubi e perciò ricorre all’occultismo (con qualche contrappunto dato da commenti clericali) per venire a capo dei simbolismi che popolano le sue notti, ripercorrendo così la sua vita dal 1559 fino alla morte del consorte Enrico II profetizzata da Nostradamus, che è uno dei vari personaggi storici di contorno. Siamo arrivati quindi a un punto di svolta, all’apice della “carriera” di Caterina che da adesso in poi governerà la Francia pure se per interposta persona dei suoi figli; solo dalla lettura del prossimo volume sapremo se il ritmo narrativo originale è stato spezzato o no.

Ai disegni Carlos Gomez (colorato da José Luis Rio) fa un lavoro eccellente, facendo recitare meravigliosamente i suoi personaggi e riempiendo le tavole di dettagli. Però ne ha messi anche troppi e per godersi appieno le vignette bisogna guardarle con la lente d’ingrandimento. Probabilmente, come si evince dal “making of” in appendice al volume, ciò è dovuto all’uso del computer con cui ha integrato le tavole di partenza di altri disegni dettagliatissimi realizzati a parte.

Appuntamento a chissà quando con il seguito, quindi.

martedì 14 gennaio 2020

Filiberta Contessa di Challant Ultima erede Madruzzo

Occhieggiava in fumetteria da un bel po’ e i disegni di Carlos Gomez erano molto invitanti, però 16 euro mi sembravano tantini per 20 pagine di fumetto e poi sfogliandolo mi era sembrato stampato male – in realtà non lo è, chissà cosa ricordavo. Visto che per decongestionare il magazzino anche questo è entrato nel club del -50% ho colto la palla al balzo.
Filiberta racconta la storia della contessa di Challant, che nei suoi possedimenti di Issogne incontra un trovatore di nobile lignaggio di cui si innamora. Ma lo zio principe vescovo di Trento vuole destinarla al matrimonio con il fratello della propria amante, in modo da mantenere il potere della casata su quelle terre. Infatti il principe vescovo Carlo Emanuele Madruzzo è diventato tale su imposizione della famiglia e vorrebbe che il suo legame con Claudia Particella venisse legittimato dalla Chiesa per poter mantenere il dominio tramite una vera dinastia (ma la dispensa papale non arriverà mai). Quando Filiberta incontra nuovamente a Trento, dove praticamente è prigioniera, l’amato Renato de la Chambre la situazione precipita e viene fatta chiudere in convento. Qui finirà i suoi giorni, forse avvelenata.
La storia è una rielaborazione di un racconto ottocentesco di Agostino Perini a cura di Romano Oss, e nonostante una certa prevedibilità e un forte afflato romantico è godibile e anche abbastanza articolata. Le tavole a fumetti sono solo 21, il resto delle 48 pagine del volume sono dedicate alla presentazione dei personaggi storici principali, al riassunto della vicenda, a qualche cenno aneddotico (un giovane Benito Mussolini fece propria una leggenda creata da Scheffel e Feuerbach ispirata ai fatti di Filiberta per i propri fini politici) e alle biografie degli autori. Tra questi figura anche Umberto Rigotti che ha curato la grafica.
Il volume (un cartonato di grande formato stampato su carta patinata) è stato edito a fine 2011 da Archivio Studio d’Arte Andromeda, cosa che mi fa pensare che forse in origine fosse pensato come materiale collaterale per promuovere un evento, un territorio o una mostra.
Non si tratta certo di un capolavoro o di un’opera che vuole rivoluzionare il linguaggio del fumetto ma è comunque una lettura interessante soprattutto per i disegni di Carlos Gomez.

sabato 31 marzo 2018

Un po' di autopromozione

Questa settimana trovate in edicola il numero 33 di Nuova Ristampa Dago, e col prossimo numero il lunghissimo capitolo sulle Guerre d’Italia arriverà alla conclusione.
Siamo arrivati al culmine del Sacco di Roma ed è anche un momento chiave della saga per assistere alle nuove impostazioni produttive seguite all’arrivo di Carlos Gomez che aveva drasticamente velocizzato la produzione.
Scrivere 10 redazionali collegati sullo stesso argomento, anche se con varie derive, è stata un’esperienza molto stimolante.

venerdì 6 ottobre 2017

Historica 60 - Eleonora 2: Regina d'Inghilterra

Esattamente dopo 3 anni Historica ospita nuovamente Eleonora, di cui vengono proposti in questo volume gli ultimi 3 episodi. Rileggendo la recensione che feci del primo volume mi sono riscoperto particolarmente deluso dalla prima parte della saga e nemmeno questo secondo e conclusivo ciclo è proprio entusiasmante.
Le vicende terrene di Eleonora e della folta corte di personaggi che la attorniarono si articolano stavolta dal 1149 fino alla sua morte nel 1204, con parecchi flashback e un frenetico susseguirsi di personaggi ed eventi storici che rendono difficoltosa la comprensione ai non cultori della materia. Qualche didascalia avrebbe aiutato di più a seguire la storia, anche se le didascalie effettivamente non mancano: il problema è che sono le voice over di alcuni personaggi che commentano o anticipano certe scene, e non essendo sempre immediatamente associabili al personaggio che le pensa o le pronuncia finiscono a volte per aggiungere confusione al tutto.
Ma il problema principale di Eleonora risiede dei dialoghi, che risultano spesso artefatti e a volte indugiano nel melodrammatico. Mi è venuto spontaneo paragonarli a quelli di Robin Wood, che ancora oggi tendono a essere magniloquenti, e mi sono chiesto perché i suoi “funzionano” e quelli di Delalande & Mogavino no: probabilmente il nocciolo della questione sta nella mancanza di ironia e naturalezza in quelli di Eleonora, oltre a una certa inopportunità nel mettere in bocca ai personaggi sbagliati (o nei contesti meno adatti) parole che per ceto o situazione contingente risultano forzate.
Dei tre episodi qui raccolti mi sembra che il più riuscito sia il secondo, con i suoi accenti shakespeariani e una maggiore attenzione alla protagonista. Nel primo episodio Eleonora lascia infatti la luce della ribalta ad altri personaggi, come ad esempio il suo amante Vincenzo Damonte. Il terzo, invece, è una specie di compendio dei suoi ultimi quarantasei anni di vita (con una brusca accelerata nelle ultime pagine) che si stacca dal ritmo degli altri e avrebbe potuto anche essere autonomo.
Superbe le tavole di Carlos Gomez, che ha lavorato massicciamente col computer senza però che la cosa sia troppo manifesta, se non quasi esclusivamente in due casi: a pagina 26 la scalinata e l’edificio dell’ultima vignetta sono penalizzati dalle evidenti dentellature dello scanner, così come nell’ultima vignetta di pagina 35 si distinguono chiaramente le figure tra la folla che sono state copia/incollate. Credo che la particolare lavorazione che ha usato consista nel prendere da un archivio di immagini già elaborate quelle più indicate per le singole scene, e far così “recitare” i personaggi con le posture e le espressioni più adatte alle singole vignette. Il risultato non sembra affatto artificiale ma visto che alcune immagini finiscono per essere molto ridotte rispetto alle dimensioni originali (e considerata anche la consueta ricchezza di dettagli profusi da Gomez) queste tavole necessiterebbero di un formato grande il doppio per poter essere gustate appieno!
Molto validi i colori di José Luis Rio, che pur volendosi ritagliare un proprio spazio espressivo non coprono il lavoro di Gomez e anzi ne agevolano la lettura evidenziando gli elementi più importanti per la narrazione. Da rilevare come la qualità della stampa sia impeccabile.
Può darsi che 3 anni fa io sia stato un po’ troppo severo, ma comunque questo numero di Historica si gode molto di più per la parte grafica che non per quella testuale. Un consiglio: l’introduzione di Brancato leggetela dopo il fumetto, e non prima come ho fatto io…

giovedì 2 ottobre 2014

Historica 24 - Eleonora 1: Regina di Francia



Nuovo numero di Historica, nuova delusione. Niente di tragico, ma secondo me si sarebbe potuto fare molto meglio visto il ghiotto materiale di partenza e la possibilità di sfruttare le doti di un Carlos Gomez non più limitato a formati claustrofobici.
Aliénor/Eleonora di Aquitania sin da giovanissima, quando gli intrighi familiari la portano a sposare il debole Luigi VII, dà prova della sua ambizione e della sua indole manipolatrice. Il volume ripercorre gli anni dal 1137 al 1148 e mette in scena gli inganni, i tradimenti, le argute mosse della regina fino alla disfatta di Antiochia.
Che gli sceneggiatori siano ben documentati e appassionati alla materia è fuor di dubbio ma purtroppo la dimensione del fumetto storico-avventuroso non sembra essere nelle loro corde. Se la Mogavino si può giustificare con l’inesperienza (Eleonora è il suo esordio come sceneggiatrice), Arnaud Delalande ha già diversi altri fumetti nel suo curriculum, che però evidentemente non gli sono bastati come banco di prova per liberarsi di una certa ingessatura didascalica che credo derivante dalla sua attività principale di romanziere.
Eleonora è tesa tra due opposte pulsioni: da una parte c’è il gusto vagamente postmoderno per il distacco sarcastico, il cinismo divertito e una certa enfasi retorica che inevitabilmente mi ha ricordato Dago (e Gomez asseconda da par suo le scene più patemiche) ma dall’altra c’è la furiosa impellenza di spiegare tutti i passaggi, di fornire e ribadire tutte le motivazioni e i pensieri dei personaggi, di contestualizzare e approfondire con lunghi e a volte poco realistici dialoghi. E se i dialoghi non bastano ci sono anche i balloon coi pensieri a sottolineare ulteriormente quanto già detto o mostrato.
Il risultato offre senz’altro un tempo di lettura molto lungo, ma la narrazione sembra artefatta, poco scorrevole, a volte anche non molto chiara – tanto più che sembra che tutti i francesi si chiamino Jean. È anche vero che alla scena col vescovo di Châtre a pagina 72 ho riso di gusto, ma è stato un caso isolato.
Il marchio di fabbrica di Historica: i balloon invertiti
Più o meno consapevolmente, Eleonora si inserisce nel filone sfruttato tra gli altri da I Sentieri di Malefosse, quello del fumetto storico tagliato addosso ai lettori generalisti francesi in cui la sola presenza di un protagonista molto amato o comunque notissimo a livello nazionale (e mi pare che Eleonora rientri nella categoria) fa passare in secondo piano gli eventuali difetti per quanto evidenti a un lettore più critico.
Dal punto di vista grafico Carlos Gomez realizza delle sequenze spettacolari e grazie al formato maggiorato degli albi francesi ci offre delle splendide vedute cittadine, scene di massa e panoramiche impensabili nel formato di Lanciostory e di Tex. Apprendo con stupore da Bedetheque che queste tavole non sono interamente frutto del suo sacco perché i layout dei primi due volumi sono stati curati da Erwan Le Saëc.
Ma al netto dei bei disegni di Carlos Gomez e di un personaggio principale carico di carisma e di carattere, restano una storia molto frammentaria e dei colori coprenti che soffocano il tratto di Gomez, simili a quelli dei primissimi Euracomix: non propriamente brutti ma decisamente invasivi. E il problema riguarda entrambi i coloristi che si sono avvicendati, Claudia Chec(caglini) e José Luis Rio, anche se nel terzo e ultimo episodio di questo volume è visibile (ma inefficace) la volontà di cambiare registro. E magari le pecore verdi e viola volevano essere un omaggio a Kadishman.
Che la storia proceda per accumulo senza un fluire troppo armonico e immediatamente sequenziale lo dimostra anche l’interpretazione di un passaggio da parte di Sergio Brancato (che nell’introduzione praticamente racconta tutto quello che succede nel fumetto!): secondo me Eleonora e Marcabruno non hanno un contatto più che platonico, Brancato interpreta la situazione come un adulterio completamente consumato.
Mi rimane una curiosità: le copertine, almeno i volti di Eleonora, non sembrano opera di Gomez, ma chi sia questo misterioso disegnatore-assistente nemmeno Bedetheque lo dice.

martedì 8 luglio 2014

Ristampa Dago 134

E così finalmente è uscito.
Confesso che nella mia ingenuità mi ero illuso che i riferimenti al miglioramento della qualità della carta stessero a indicare il passaggio alla patinata, invece c’è stato solo un minimo (ma percepibile) incremento nella grammatura. In compenso hanno aggiunto due alette alla copertina, non ne capisco il senso ma apprezzo lo sforzo.
La resa dei colori comunque non mi è sembrata
particolarmente riuscita. Si è visto di peggio, certo, ma le tonalità livide di Lautaro Rinaldi avrebbero meritato una carta più chiara e lucida. Vabbè, per soli 50 centesimi in più non è il caso di lamentarsi. Tanto più che le pagine non sono più semplicemente incollate sul dorso ma cucite e rilegate, e questa sì che è una bella novità.
Si continua quindi a comprare Ristampa Dago, senza particolari entusiasmi per le modifiche apportate finora ma con un certo sollievo al pensiero di quanto peggio avrebbe potuto essere.

Seguono tentativi infruttuosi di mostrare il filo della rilegatura:

lunedì 30 giugno 2014

Curiosità ancora insoddisfatta...

Era segnalato in uscita ancora una settimana fa, ma io non l'ho visto da nessuna parte... Monta la curiosità per il nuovo corso di Ristampa Dago a colori (se mai uscirà, a questo punto).

mercoledì 14 maggio 2014

Speriamo bene.

Nella pagina della posta dicono che col colore ci sarà un conseguente miglioramento della carta, il tutto a soli 2,50 euro contro i 2 tondi di adesso. Vedremo...

martedì 30 aprile 2013

Intervista a Carlos Gomez (prima parte)



Sembra ieri ma sono passati più di 15 anni da quando Carlos Gomez ha cominciato a portare il suo contributo a Dago fino a diventarne il disegnatore titolare. Oltre metà della sua vita professionale (che si può far risalire fino al 1981, quando aveva 17 anni scarsi) è stata dedicata al Giannizzero Nero, in una di quelle simbiosi tra autore e personaggio che possono appiattire una carriera o lanciarla definitivamente. Quest’ultimo è stato il caso di Gomez, per sua e nostra fortuna.
Come spesso succede con i disegnatori argentini, in Italia abbiamo visto solo una parte della sua produzione; è vero che a differenza di altri casi abbiamo potuto ammirare alcune opere recuperate dagli anni precedenti dopo il successo di Dago, ma in patria Gomez aveva già realizzato Capítan Ganímedes (anche i testi erano suoi) e soprattutto altre serie e miniserie per Columba: El Niño, Kent, La Isla de los Dioses, qualche episodio di Taggart.
Un curriculum che gli vale l’attenzione di Alberto Salinas quando Dago era già passato nelle mani di Carlos Pedrazzini senza che il suo intervento ottenesse il favore del pubblico. Quando Carlos Gomez affianca Salinas nel disegno del Giannizzero Nero avviene una rivoluzione: le figure maestose e austere di Salinas vengono sostituite di colpo da immagini dinamiche, vibranti e da inquadrature molto più moderne. Anche l’inchiostrazione subisce un radicale rinnovamento, passando dalle corpose pennellate di Salinas al fitto e nervoso tratteggio di Gomez. Ma l’Eura aveva fatto decisamente bene ad accogliere il cambiamento, come sarà evidente in seguito.
Come tutti i grandi Maestri argentini prima di lui, Carlos Gomez esibisce oggi uno stile immediatamente riconoscibile, una sua personale interpretazione della realtà che parte da basi anatomiche solidissime filtrate attraverso la sua sensibilità: sembra quasi una provocazione che tra i suoi autori preferiti citi sempre Uderzo. Tra gli altri, è stato allievo di Angel Alberto Fernández e gli influssi del Maestro si sono notati ne Il Cappellano e Il Terribile, scritte da un ispiratissimo Ricardo Ferrari. Ma da quando Dago entra nella sua vita, a Gomez rimane ben poco tempo per dedicarsi ad altri progetti, che si limitano in pratica a un breve fumetto a colori nel volume celebrativo Un Giorno Un Secolo e ad altre iniziative sempre legate a Dago.
Dal 1995 fino a pochi anni fa il percorso di Carlos Gomez su Dago è quindi continuo e ininterrotto e pur notando il supporto del computer al disegno molti lettori si chiedono come faccia a realizzare tante tavole (le 12 di Lanciostory sono solo parte delle 16 che dichiara di realizzare ogni settimana!) soprattutto considerando la loro elevata qualità. Questo trend dura fino alla fine del 2010, quando la realizzazione del Dago settimanale sarà affidata anche a Joan Mundet. Carlos Gomez ha infatti accettato di cimentarsi nella realizzazione di un Texone, dopo che Sergio Bonelli gli aveva offerto varie volte questa occasione. E così Carlos Gomez entra nel novero dei grandi nomi che hanno prestato la loro arte ad Aquila della Notte, al fianco di Jordi Bernet, Joe Kubert, Magnus, Guido Buzzelli...
Come nel caso di altri Maestri come José Ortiz, Alfonso Font e Victor de la Fuente il suo contributo alla collana “Speciale Tex” (nome ufficiale dei Texoni) non è una esperienza isolata ma il preludio a una collaborazione continuativa con la casa editrice di via Buonarroti, per cui Gomez è già al lavoro su un nuovo episodio di Tex.
Con le varie ristampe di cui gode Dago, si può ben dire che Carlos Gomez è attualmente il disegnatore più ristampato in Italia.

Da bambino era un lettore di fumetti? Se sì, quali personaggi e quali riviste apprezzava di più?

Era un lector “promedio” como muchos niños de mi edad. No mas que el resto. Tal vez me diferenciaba de los otros en que yo intentaba dibujar no solo los personajes aislados, sino las secuencias de cuadritos.
Entre los personajes que recuerdo, están obviamente aquellos de Disney (me gustaba particularmente Goofy, aquí conocido como Tribilín). Pero los que considero que me impactaron tanto que me inclinaron a este oficio han sido Asterix y Lucky Luke. Recuerdo haber leído y releído esas historias (aún ahora lo hago con el mismo deleite que entonces) y copiado los cuadros minuciosamente, incluso con el texto.
Las publicaciones eran de frecuencia mensual, por lo que, como no quería terminar de leer antes de que llegara el próximo número, dosificaba “dolorosamente” la lectura leyendo y admirando los dibujos de a una o dos páginas por día. Un ejercicio de voluntad y de autocontrol que no sé si ahora podría hacer.
Luego, ya llegando a mi adolescencia aparecieron las revistas Skorpio de Editorial Record y las revistas de Editorial Columba (El Tony, DÀrtagnan, Nippur, etc.) donde descubrí el fascinante mundo de Zanotto, Arias, Breccia, Lito Fernandez y un largo etc.
Ya sabía que eso era lo que quería hacer en mi vida. No tenía ninguna duda.

Victor Hugo Arias
Grazie ai buoni uffici di un Suo compagno di classe, nipote del disegnatore, Lei è stato introdotto a Victor Hugo Arias[1] per cui ha cominciato diciassettene a lavorare come assistente. In cosa consisteva il Suo lavoro? Si ricorda qualche fumetto in particolare su cui ha lavorato con Arias?

Al principio lo que tenía que hacer era bocetar la historia. Luego Arias la dibujaba en lápiz antes de entintar. Mas adelante ya hacía algo del lápiz definitivo.
En realidad, siempre pensé que Víctor no necesitaba de mi trabajo, y que lo que él estaba haciendo era darle una mano a un chico muy entusiasmado.
La primera historia en la que participé fue en un capítulo del Escuadrón Lafayette: una historia de la primera guerra mundial. Para Editorial Record. Luego en varias otras historias ambientadas en el oeste norteamericano y una muy original llamada Ben Vasco.
Mi colaboración se terminó cuando tuve que hacer el servicio militar.

Il Suo primo fumetto ufficiale (di cui ha anche scritto i testi) è stato La Odisea del Capitán Ganímedes, una storia di fantascienza. Sinteticamente, qual era la trama?

Esa historia la comenzè en 1984. Todavía estabe muy fresco el recuerdo de la guerra de las Malvinas. Una guerra que, además de las motivaciones políticas de la dictadura que gobernaba la Argentina entonces, fué un intento de recuperar un territorio usurpado por Inglaterra en 1833. Sentía la necesidad de hacer un homenaje a los héroes argentinos que pelearon esa guerra. La trama se situaba en un futuro incierto en un conflicto entre la Tierra y un imperio colonialista. Las alusiones a la historia reciente eran muy obvias. Utilicé el genero de la ciencia ficción porque era el que mas me gustaba y me permitía moverme con mucha libertad.

Altre due collaborazioni eccellenti sono state quelle con Lito Fernández e Horacio Lalia: cosa ricorda di queste esperienze?

Hacia 1986 el diario que publicaba mis historietas quebró. Debía encontrar un trabajo y decidí entonces probar suerte en donde estaban las editoriales y los dibujantes con quienes podría trabajar. Junté todas las direcciones que pude y me fuí a Buenos Aires.
Allí encontré la hospitalidad de Diego Navarro y Alfredo Falugi, la valentía de Carlos Pedrazzini que en una charla sincera me hizo una crítica feróz que me puso los pies en la tierra y la generosidad de Lito Fernandez y Horacio Lalia que me permitieron aprender mucho trabajando a su lado.
Fué una etapa muy intensa de mi vida. Tenía 21 años, todo era nuevo para mi, vivía solo y por mis propios medios, estaba aprendiendo muchísimo y descubriendo un mundo fascinante en un ambiente francamente hostil para un chico de pueblo que se sentía perdido en una ciudad gigantesca como Buenos Aires.
Lito y Horacio me dieron una ayuda que nunca podré agradecer suficientemente, pero lo que mas me sirvió de esa relación fué el ejemplo de lo que la dedicación al trabajo debe ser: un dibujante de historietas está mas cerca del obrero que del artista.

Come si svolgeva il lavoro per Browning e Cooper e Martin Hel? Lei faceva solo le matite e poi Fernández le inchiostrava oppure c’erano dei passaggi più complessi (ad esempio un altro disegnatore faceva gli sfondi, Fernández dava dei layout precisi, ecc.)?

En esa historia, yo hacía el lápiz completo y entintaba los fondos. Era un guión muy divertido, me gustó mucho hacer esa miniserie.

In Italia prima di Dago abbiamo visto di Suo (almeno, di dichiaratamente Suo) qualche raro libero e la miniserie Banda di Streghe[2], in cui a mio avviso erano ancora evidenti certi influssi di Fernández: come avveniva l’esordio per un disegnatore negli anni ’80/’90? Ha dovuto proporsi Lei oppure l’assistente di studio subentrava naturalmente quando l’autore affermato non poteva più seguire tutti i progetti che gli venivano offerti?

Banda de Brujas fué una miniserie que Eura decidió discontinuar. Nunca supe si se debió a que la calidad del dibujo no estuvo a la altura que se esperaba. Fué mi primer trabajo como dibujante completo para una editorial extranjera. La finalización del mismo fue una desilusión para mi.
Trabajando con Lito me ocurrió que se me dio la oportunidad de continuar una serie que el no podía seguir: Kent[3]. Tenía guiones de Ricardo Ferrari. Y también se dio el caso que yo me propuse como dibujante a la editorial Columba donde ya me conocían como ayudante de Lito. Así empecé Capellán[4], con guiones de Ricardo Ferrari también.


Credo che ricevere una proposta di collaborazione con il grande Robin Wood sia una cosa molto emozionante per un giovane disegnatore argentino (all’epoca Lei aveva poco più di trent’anni): com’è stato l’incontro con la Leyenda?

El llamado de Robin llegó justo después de enterarme de la finalización de Banda de Brujas. Por ese entonces estaba trabajando con Lito a distancia y el trabajo había disminuido mucho. Empezaba a tener preocupaciones económicas.
Fue una verdadera sorpresa para mi. Nunca pensé que una personalidad internacional de la historieta estuviera interesada en hablar conmigo.
Cuando finalmente me encontré con él en Buenos Aires, me sorprendió estar al frente de una persona muy humana y cordial, muy lejos de la imagen de Rock Star que me había hecho de él. Me dio mucho ánimo y confianza y sobre todo muchos tips para tener en cuenta a la hora de dibujar Dago. Me encargó que hiciera algunas muestras y a las pocas semanas estaba ayudando al Maestro Salinas.

Wood è noto per scrivere delle sceneggiature sintetiche, come si può vedere anche nel suo sito: oltre a inventarsi per forza di cose i personaggi di contorno, Lei ha anche la facoltà di intervenire nella trama apportando qualche modifica o suggerendo dei temi?

Robin es una persona que escucha todo lo que uno quiere sugerirle, pero él sabe muy bien qué es lo que funciona o no, así que aceptará agregar o quitar algo si su experiencia, que es enorme, le dice que servirá para mejorar la historia.
En mi caso yo solo puedo acotarle algo sobre cuestiones menores como uniformes, ropas, armas, etc. Pero el devenir de las tramas es responsabilidad y mérito solamente suyo. El es el que sabe de eso más que nadie.

Quando ha cominciato a disegnare Dago con maggiore costanza ho notato che usava spesso le stesse immagini di base in vignette diverse, ma questa tecnica non è durata molto: ha smesso perchè i lettori non gradivano o perchè non velocizzava il lavoro come forse sperava?

En una época debía hacer 48 páginas mensuales mas 48 páginas de los libros mensuales. O sea en dos meses debía terminar un libro de 96 páginas mas los 8 episodios semanales de 12 páginas cada uno.
En ese entonces trabajaba con dos dibujantes que me ayudaban. La producción era desmesurada y había que recurrir a cualquier medio más o menos decente para acelerar el trabajo. Así empecé a utilizar la fotocopia y después la computadora para las tareas mecánicas y repetitivas. Esa producción monstruosa no duró mucho porque no había forma de sostenerla y mantener una vida normal.

Posso chiederLe chi erano i Suoi collaboratori?

I disegnatori erano Diego Navarro e Dario Rojas.

Diego Navarro è lo stesso che aveva fatto da assistente per Lito Fernandez negli anni '70/'80?

Sì, era lui.



[1] Nato nel 1928, esordisce su Poncho Negro per poi proseguire la sua carriera di fumettista sulle mitiche testate argentine Misterix e Frontera. Abbastanza vicino come stile agli autori del genere gauchesco come Roume e Arancio (al cui confronto ha però un tratto più delicato), si dedica con particolare efficacia al genere bellico, cosa che probabilmente ne faciliterà l’ingresso presso la britannica Fleetway.
La sua serie più famosa in Italia è forse Ben Vasco, pubblicata su Skorpio. A titolo di curiosità va ricordato che nel 1978 la sua I Cavalieri del Mare venne bocciata dai lettori insieme ad altre vittime illustri come Continente Nero di Salinas e Simon Flash di Micheluzzi (persino Welcome to Springville rischiò la cancellazione!). Victor Hugo Arias ha anche collaborato con l’Astorina a Diabolik e da quanto riportato su Fumo di China 5/32 avrebbe dovuto entrare nello staff di Tex. Attualmente si dedica alla pittura: http://www.victorharias.com.ar/
[2] Skorpio dal 22 al 25 del 1992.
[3] Di questa serie Lito Fernandez dovrebbe aver disegnato solo i primi tre episodi pubblicati tra luglio e settembre 1989 su Nippur Magnum.
[4] In Italia Il Cappellano su Skorpio a partire dal numero 36 del 2001.

martedì 21 giugno 2011

Il Texone di Carlos Gomez


Appena finito di leggerlo. Non dico che mi ha deluso, ma mi aspettavo qualcosa di diverso. Già pregustavo i paesaggi sconfinati che il formato più grande avrebbe potuto consentire, e invece ho trovato la stragrande maggioranza delle vignette "soffocate", con la macchina da presa esageratamente addosso ai soggetti rappresentati e con un costante e opprimente senso del fuori-campo a causa dei particolari tagliati fuori dalle vignette: cappelli, nuche, mani (vedi quella di Kit Carson a pagina 75), piedi, canne dei fucili, persino le onomatopee.
Che Gomez abbia fatto degli schizzi a parte e poi li abbia composti in vignette solo successivamente? Come probabilmente fece anche Brian Hitch sui Fantastici Quattro? Il mezzo centimetro di vuoto nella parte alta dell'ultima vignetta di pagina 22 lascerebbe pensare di sì.
Inoltre la qualità della riproduzione dei suoi disegni è peggiore di quella dell'Eura: a questo punto mi viene il dubbio che il problema sia a monte e cioè che sia Gomez a non scansionare bene le tavole, o a salvarle in un formato o con una risoluzione infelice.

Ciò detto, Gomez è il grande disegnatore di sempre: espressivo, dinamico, molto curato nei dettagli (che però, stampati così...), grande ideatore di "caratteristi" e qui impegnato anche nel difficile compito di dover disegnare in modo riconoscibile e distinto 5 donne diverse di cui solo una rappresentabile in modo caricaturale.
Molto buona secondo me anche la sua rappresentazione di Tex, che in alcune inquadrature ricorda un po' Marcello Mastroianni.

E anche la storia ideata da Manfredi è molto interessante, originale e ben condotta con le due trame che proseguono parallele.