Il volume raccoglie una serie
molto poco conosciuta di Alfredo Castelli, progettata per una rivista francese
che durò giusto il tempo dell’unico numero di prova per testarne le
potenzialità commerciali. Come spesso accade nei volumi ad opera di (e curati
da) Castelli, i redazionali sono quasi meglio dei fumetti. In questo caso, al
di là della risaputa storia di Pilote
e dell’influenza che ebbe sul mercato delle riviste francesi, è molto
interessante la ricostruzione della vicenda editoriale di Vaillant/Pif; i ritratti
di vari autori come Marcel Gotlib, Philippe Druillet e Jean-Claude Forest sono
riportati con affettuoso divertimento e Castelli ci mette a parte di un
preziosissimo cadavre exquis
realizzato e regalatogli dal Gotha del fumetto franco-belga. E ovviamente non
mancano degli interessanti dietro le quinte, come la conclusione anticipata de Gli Aristocratici su Pif a seguito delle accuse di apologia
di banditismo!
Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior era stato pensato per
il numero 0 della rivista Bazar, di
cui furono stampate solo 150 copie (e ti credo che non ebbe successo!), ed era
il remake di una storia breve realizzata insieme a Bonvi per Sorry. Il protagonista è un fanfarone
che narrando vicende inverosimili può spaziare in tutti i generi, l’horror come
il poliziesco come la fantascienza. Ai disegni c’era nientemeno che Georges
Pichard, la cui necessità fisiologica di disegnare donne nude portò a qualche
modifica dei dialoghi del primo episodio. Questo primo capitolo non è che sia
granché, in effetti. Non credo di essere io a non averlo capito, perché a
quanto si legge nell’introduzione la redazione di Bazar pensò bene di inserire un testo esplicativo che gli donasse
un senso (e che non è stato inserito nel volume Cut-Up perché tradiva le intenzioni
originali di Castelli).
Chiusa Bazar (che pure pubblicava Luis Garcia, molti autori umoristici di
successo e l’asso pigliatutto Barbarella ancora
al top della popolarità), Sir Aladdin…
continuò a vivere su Scop Magazine,
che però a sua volta non durò abbastanza a lungo da ospitare i nuovi episodi
che vennero realizzati direttamente per l’Italia dal disegnatore Vincenzo
(Enzo) Jannuzzi.
Prese le misure di Pichard, con
il secondo capitolo Castelli confeziona una storia veramente bella, originale e
divertente, con una donnina pienamente giustificata visto che è il perno
attorno a cui ruota tutto. Anche il disegnatore deve aver gradito, visto che ha
prodotto delle tavole spettacolari. Il terzo episodio, uscito su Il Mago, è una simpatica parodia delle
storie di vampiri, basato su un’abile costruzione di false aspettative da parte
del lettore. Non ricordo di averlo letto sulla rivista, o almeno non l’ho
trovato. Ricordavo invece molto bene il quarto capitolo, che presentava uno
scenario poi visto varie volte (ad esempio in uno dei Paradossi Temporali di
Juan Gimenez e in una storia di Dal Pra’ su Comic
Art): il protagonista si ritrova su quello che si scopre essere il corpo di
una donna gigante. A suo tempo mi era sembrata una trovata di grana grossa
indegna di Castelli, ma in realtà la trama è più articolata di quelle che
sfruttando lo stesso canovaccio sarebbero venute dopo, non si risolve in questo
semplice elemento e di conseguenza non ho fatto nessuno spoiler.
Nell’introduzione Castelli
lamenta il pessimo lettering e la scarsa qualità di stampa delle due storie
pubblicate su Il Mago, che lo fecero
desistere dal continuare la serie. A me non sembra che il primo sia poi così
male, mentre sulla qualità di stampa avrà forse influito il fatto che Jannuzzi
disegnava a matita – o così mi sembra sfogliando la vecchia rivista. E d’altra
parte questo volume della Cut-Up riproduce ancora peggio le tavole di Jannuzzi,
non potendo ovviamente usare gli impianti di stampa men che meno le tavole
originali. Chiaramente in questi due episodi made in Italy risaltano come un pugno nell’occhio le correzioni
digitali al lettering precedente, che pensavo (speravo) nascondessero chissà
quali contenuti nefandi oggi non più accettabili. In realtà Castelli ha solo
corretto dei dettagli logici e narrativi. Di seguito un confronto all’americana.
A integrare il volume ci sono
anche altri fumetti, che mi hanno trasmesso un senso di deja vu: inevitabile, visto che La
Grande Invention de Cecil Billet de Mille è la versione francese
dell’esperimento fatto con una banconota da 1000 lire su Horror, così come Il faut
tuer Flossie! (disegnato da Enric Sio e “Henry Martin”, cioè Enrico Bagnoli)
è un remake fatto per Scop Magazine,
poi mai pubblicato, di un’altra storia di Horror,
Delitto Perfetto. Poiché nel volume Nona Arte
entrambi i fumetti venivano citati ma non riprodotti, si può dire che Sir Aladdin… funga anche da “companion”
a quel volume.
Simpatiche le vignette di Fausse donne, “interpretate” da carte da
gioco, altro bonus del volume. Da notare anche la presenza nell’indice finale di
una vignetta parzialmente fotografica in cui Castelli si prende in giro e,
sullo sfondo di pagina II, la comunicazione dei dati tecnici del documentario
che si sarebbe occupato di Bazar, per
cui venne chiesta l’autorizzazione di mostrare i fumetti realizzati da Castelli
e quindi stimolo per la realizzazione di questo volume. Che spero venda più
della tiratura di Bazar.
