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lunedì 25 maggio 2026

Tex L'Eroe del West

Raccolta deluxe dei primi quattro speciali “centenari” di Tex che, mi dicono gli esperti, sono tra quanto di peggio sia stato scritto per la collana dovendo Bonelli padre ed eredi limitarsi a un solo albo. Sarà vero?

Chiaramente un visitatore italiano del blog conoscerà queste storie a menadito, ma magari qualcuno delle migliaia di contatti che ho quotidianamente da Singapore, dalla Germania, dalle Filippine e dalle Isole Vergini Britanniche (frutto dell’intelligenza artificiale che si allena, mi si suggerisce) potrebbero essere interessati a una sinossi.

In Fort Apache Tex viene incaricato dai militari di sgominare la banda di Matias, un rinnegato che sta mettendo a ferro e a fuoco l’Arizona e il Texas (o giù di lì) grazie a degli agganci locali. Siccome ha la base in Messico il governo degli Stati Uniti non può essere coinvolto ufficialmente: Tex dovrà quindi agire discretamente e per farlo chiama a raccolta tre caratteristi storici della serie: Jim Brandon, Pat Mac Ryan detto “l’Irlandese” e Gros-Jean, che poi nei fatti faranno ben poco. Picchiando e minacciando di morte uno dopo l’altro i contatti che permettono a Matias di agire indisturbato, Tex risale al suo nascondiglio anche se mi sembra che l’azione di scout di Tiger Jack sia più determinante.

Francamente l’ho trovata una storia banale e poco interessante e quelle che dovevano essere guest star si vedono a malapena. C’è giusto qualche vago sussulto di suggestione nell’aruspicina dello sciamano che anticipa la morte di Matias, per il resto l’unico elemento blandamente rilevante è Kit Carson che va a togliere le castagne dal fuoco a Tex che spara come un ossesso agli indiani in nettissimo vantaggio numerico. Per gli archeologi del fumetto potrà essere interessante notare l’uso del termine «Giuoco». Per il resto calma piatta, ma forse era proprio questo che volevano i lettori nel 1969. Che probabilmente apprezzavano a priori anche un Galleppini assai greve dall’inchiostrazione pesante.

Ben più interessante il secondo episodio, L’idolo di cristallo. Una tribù di Hualpai ruba allo sciamano Hatuan l’artefatto del titolo. Ma il famiglio dello sciamano (un corvo) fa in tempo a raggiungere, con ancora una freccia in corpo, la tribù dei navajos dove Tex capisce subito la situazione e parte alla caccia dei ladri. I selvaggi Hualpai, quasi primitivi, sono d’altro canto in ambasce per conto proprio visto che l’idolo, schermato dalla bambola rituale kacinah, fa gola al nipote del loro sciamano che di fronte alla sua luminescenza gli chiede di diventare il nuovo sciamano per poi cadere a terra e morire con delle piaghe sul corpo! Evidentemente era sottinteso che la luminescenza dell’idolo fosse dovuta a una forma di radiazione, ma la cosa non viene detta esplicitamente – forse lo fu in un’altra storia? Tex e pards raggiungono gli Hualpai e impediscono loro di officiare il rito con cui volevano sacrificare una squaw: una volta recuperato l’idolo l’azione si fa frenetica. Nutro pochi dubbi sul fatto che il motore della storia non sia frutto di documentazione ma della fantasia di Gianluigi Bonelli, ma la suggestione che ne deriva non ne viene sminuita.

Qui Galep ha un tratto molto più sciolto, dinamico, espressivo e direi quasi cesellato nel dare corpo alle muscolature, ai dettagli delle capanne, alla matericità degli ambienti naturali. Poi è meglio soprassedere sulle sue donne, ma questa prova è nettamente superiore alla precedente.

Credo che questa storia fosse ancora più gradita ai lettori abituali di Tex visto che (se ho ben capito) presenta molti riferimenti a storie precedenti, espunti però in questa edizione – se mai ci sono stati davvero.

Ancora meglio il numero 300, La lancia di fuoco. Anche questo episodio ruota attorno a un artefatto. Un gruppo di sbandati organizza il furto al museo indiano di Phoenix di un’antica lancia grossa quanto un pilastro, poiché hanno intuito che contiene dell’oro e un rubino. Nel mentre Tex e compari sono stati inviati a indagare su alcuni non specificati problemi che ci sarebbero in zona con delle guide indiane. Costretti a riparare a Phoenix per scampare al fortunale che si è scatenato, al mattino apprendono la notizia del furto e dell’omicidio del custode del museo. Si lanciano quindi all’inseguimento, supportati dal fatto che i ladri sono perseguitati da una certa scalogna. Ad anticipare il finale un lungo scontro a fuoco nell’ambiente molto suggestivo di una foresta pietrificata. Anche qui si «giuoca» – ed eravamo nel 1985!

Le tavole di Galep stavolta sono pensate proprio come delle tavole e non come l’incolonnamento di tre strisce: le vignette hanno delle altezze diverse e possono anche incastrarsi e sbordare in quelle soprastanti o sottostanti. Alcune sono addirittura tonde per sottolineare certi particolari, ma non mancano vignettone più grandi e dunque più ariose. Il risultato è che le tavole sono molto più dinamiche e hanno maggiore profondità. In questa maniera anche i primi piani opportunamente isolati o evidenziati sono molto più drammatici. Ma in generale ho notato una maggiore cura per i dettagli e le inquadrature, forse la storia era stata pensata per un altro formato più grande.

La quarta storia, La voce nella tempesta, è appannaggio di Claudio Nizzi e vede il ritorno di Pat l’Irlandese, che ha invocato i pards in soccorso a Fort Bridger facendo seguire loro una strada molto specifica. Ma perché ha segnalato proprio quel percorso e perché si è firmato appunto come Pat l’Irlandese e non con il suo cognome?

Salta fuori che il buon Pat ha dovuto acconsentire ad arruolarsi nell’esercito come risarcimento dopo aver distrutto uno degli edifici del forte per punire dei soldati bari. La sequenza della rissa è sicuramente un classico di Tex ma il riassunto del suo svolgimento mi ha fatto ridere di gusto: «Siccome i tavoli e le sedie erano finiti, cominciai a staccare qualche trave dalla parete...». Contro ogni previsione Pat diventa un soldato modello, gli viene quindi affidata una missione con cui i suoi debiti saranno del tutto saldati e lui congedato, solo che nel corso del dovere incappa in quelle che sembrano disperate urla femminili, ben udibili anche con la pioggia battente. Qualcuno lo tramortisce ma il rinvenimento al suo risveglio di una spilla da donna gli fa capire che non si è immaginato tutto. La situazione però è più complessa di quel che sembra: quand’era svenuto qualcuno ha scambiato il dispaccio che trasportava con un altro, così i militari a cui era destinato sono corsi a proteggere una banca mentre la rapina si svolgeva in un’altra. Ritenutolo quindi un disertore in combutta con la banda di Ned Kimbaugh, ecco che ha chiesto l’aiuto di Tex. Per il sagace ranger non è difficile ricostruire una congiura che riguarda anche gli alti gradi dell’esercito, e che coinvolge tra gli altri la sorella di Kimbaugh, alla faccia di chi dice che in Tex non ci sono donne. Peccato che a disegnarle sia un Galep al crepuscolo della sua carriera.

Non male la resistenza finale contro la banda di Kimbaugh al gran completo, in cui Tex e Kit Carson asserragliati sembrano quasi non farcela. È ovvio che sarebbero sopravvissuti, ma Nizzi ha azzeccato il tempismo giusto per far comparire il resto del cast, che avrebbe dovuto essere altrove ma è intervenuto con una buona motivazione. Tex svela poi il traditore gallonato con un sistema ben congegnato e divertente. Ecco, direi che “divertente” è l’aggettivo che meglio descrive questa storia (che però presenta parecchi spunti interessanti e tantissima azione), a maggior ragione con la reazione finale di Pat ormai scagionato davanti alla proposta di diventare caporale.

Anche stavolta Galep disegna in piena libertà, ma gli anni passati dall’episodio precedente si fanno drammaticamente sentire.

In definitiva, almeno per quel che conosco io Tex, credo che questo volume possa essere un buon biglietto da visita per la serie a chi voglia avvicinarvisi: anche se le storie si svolgono praticamente tutte al confine col Messico non ci sono solo gli stereotipi del western ma anche trovate molto originali che danno una panoramica dalla varietà della serie: complotti articolati, indagini, elementi forse soprannaturali, un pizzico di umorismo. Al di là di questo è una lettura gradevole visto che le storie vanno in crescendo. Che poi Tex sia anche altro è pacifico, ma qui ce n’è un’ottima infarinatura. Sulla colorazione digitale soprassiedo (perché Gros-Jean è marrone?!), come hanno fatto anche i redattori che non hanno indicato da chi sia stata fatta.

La selezione offre inoltre una panoramica sull’evoluzione dello stile di Galep nel corso di 25 anni, tra alti e bassi. Certo, bisogna comunque apprezzare il suo stile.

Ulteriore motivo d’interesse, la prefazione di Graziano Frediani sulla storia della colorazione degli albi popolari in Italia.

lunedì 15 marzo 2021

...e chi lo vede più?

Il 12 marzo sarebbe dovuto uscire questo albo:

Cioè, non ho dubbi che sia uscito, solo che in nessuna delle edicole del mio comune l’ho trovato. E adesso siamo in zona rossa, quindi non posso andare in altri comuni, di sicuro non per prendere fumetti in edicola! Peccato, non mi aspettavo certo un capolavoro (lo fosse stato, sarebbe già stato ristampato varie volte) ma avevo una certa curiosità. Sì, potrei ordinarlo online ma i tempi di consegna non garantirebbero di stare “sul pezzo” (già oggi sarebbe troppo tardi) e quindi una recensione sarebbe inutile. Perlomeno con questa lamentela riesco a rispettare la consegna di fare almeno un post ogni tre giorni.

mercoledì 3 luglio 2019

Scoperte incredibili

L'altro giorno in sottofondo al ristorante la radio proponeva Regalami un sorriso. Piantatasi ben bene nella mia testa, l'ho riascoltata su YouTube e ho notato che nei commenti Drupi veniva incensato come un grandissimo artista e uno che non si è mai piegato alle logiche di mercato, praticamente un eroe. Perplesso e incuriosito (insomma, io ascolto Vecchioni, Guccini, Lolli, ma pure Della Mea e Pietrangeli...) ho appreso da internet che da anni Drupi non compare in pubblico né fa promozione dei suoi dischi, che continua a produrre, e rifiuta le apparizioni televisive. Ma, cosa assai più importante, che ha composto nel 2013 la canzone La storia di Gianluigi B., dedicata proprio al padre di Tex!
Coerentemente con la scelta dedominicisiana di irreperibilità dell'ultimo Drupi, di questa canzone non si trova niente su internet. L'album in cui è presente si intitola Ho sbagliato secolo e quasi quasi lo recupero solo per questo.

venerdì 24 febbraio 2017

Tex Stella d'Oro 25: Gli Sterminatori

La collana è un’altra ma il formato e la grafica sono gli stessi dei Tex “alla francese”, solo la quarta di copertina è marrone invece che blu. A differenza degli altri, questo volume è uscito come omaggio al creatore grafico di Tex nel centenario della sua nascita. Gli Sterminatori è la ristampa a colori di un episodio di Tex che avrebbe dovuto avere originariamente un’altra destinazione, cioè un albo cartonato di grande formato, ma che venne inserito nella collana regolare perché i tempi (era il 1971) non erano ancora considerati maturi. Anche se a me francamente sembra che ci fosse anche un tentativo di frammentazione seriale, visto che ogni 10 tavole l’azione giunge a un punto fermo e la prima vignetta della tavola successiva si presta a riassumere gli eventi fino a quel punto.
Gli Sterminatori del titolo sono dei cacciatori di bisonti che agiscono indisturbati nel territorio degli indiani Utes grazie alla connivenza di un insospettabile commerciante e del rappresentante degli affari indiani locale. Dopo un mese dall’ultimo massacro (ai cacciatori interessano solo le pelli dei bisonti e le carcasse, ormai inutilizzabili dagli indiani, sono lasciate a putrefarsi) Tex interviene su richiesta di un amico Ute e dopo aver individuato i cacciatori risale fino ai responsabili della congiura. Tex compare con calcolato ritardo nella vicenda ma si rifà abbondantemente alla fine dove risolve la situazione con una scazzottata lunga 11 pagine sulle 51 che compongono il fumetto.
Si tratta di una storia frenetica e ruspante, pur con le sue molte didascalie e qualche termine desueto, che a conti fatti in un albo alla francese non ha forse la sua dimensione ideale. La rottura della proverbiale gabbia bonelliana è solo illusoria: è evidente che le tavole sono state pensate come tali e non come semplice assemblaggio di tre strisce (molte vignette presentano elementi che sfociano nelle altre, e spesso le tavole presentano delle architetture raffinate che danno risalto agli elementi più utili alla narrazione) ma alla fine sono pur sempre le canoniche 6 vignette per tavola. Lo stesso difetto che avevano anche i volumi della collana Un Uomo Un’Avventura realizzati da D’Antonio e Tacconi e dagli stessi Bonelli & Galep, che si traduceva in un tempo di lettura più breve rispetto a quello degli altri.
Di certo il formato più grande rende maggiore giustizia ad alcuni intensissimi primi piani di Galep e alla monumentalità di certi sfondi, ma tutto sommato sono cose che anche nel canonico 16x21 avrebbero avuto il loro risalto e che non necessitavano di un formato più grande per essere godute appieno. Basta confrontare la splash page (certo, presenta tre vignette ma il concetto è quello di una splash page) di pagina 15 con quelle analoghe che possiamo trovare nel volume disegnato da De Vita.
Gli Sterminatori si segnala però per una bella colorazione a opera di Oscar Celestini, dalle tinte accese e squillanti ma con delle azzeccate campiture squadrate a sfumare i colori saturi che ben si sposano con lo stile di Galep. Oltretutto il disegnatore in molte scene abbondava di neri, ma Celestini è riuscito ad assecondarne perfettamente le atmosfere (notturne o albeggianti) senza coprire il suo lavoro o senza farsi seppellire a sua volta dalle dense campiture. Inoltre Celestini fa un uso avveduto e funzionale di certi effetti: forse la polvere aerografata sollevata da cavalli e bisonti in corsa dopo un po’ diventa leziosetta, ma la prospettiva aerea con cui ha dato profondità alle vignette (gli elementi più lontani sono sbiaditi per far risaltare quelli in primo piano) mi sembra un bel tocco di classe. La buona qualità della carta contribuisce all’ottima resa finale.
Purtroppo del retroscena sulla genesi della storia promesso nell’introduzione da Davide Bonelli non c’è che un vago accenno nella postfazione di Frediani, ma evidentemente non c’era poi molto da dire oltre a quello che ho riassunto in apertura.
6,90 euro ben spesi, anche se Kit Carson è assente e Tex non si mangia nemmeno una bistecca alta tre dita.