Visualizzazione post con etichetta Maryse Dubuc. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maryse Dubuc. Mostra tutti i post

mercoledì 10 gennaio 2024

Les Nombrils 1: Pour qui tu te prends ?

La ripresa di Gaston in Francia e in Belgio ha scatenato un putiferio, arrivando al punto che la sua stessa uscita era a rischio. Incuriosito della sorte di quell’eresiarca che si sarebbe permesso di riesumare il personaggio di Franquin, ho scoperto che è l’autore (insieme alla moglie – almeno all’epoca lo era) di un’altra serie di grande successo oltralpe: Les Nombrils. E così, mentre aspetto che il suo Gaston esca in Italia, probabilmente in occasione dell’imminente pubblicazione dell’integralone in bianco e nero, ho provato intanto a vedere com’è quest’altra serie.

Gli ombelichi del titolo sono quelli ben esposti delle tre protagoniste liceali: Jenny e Vicky sono glamour, sciocchine e cattivelle, Karine è sgraziata e dotata di una personalità più articolata, un po’ intellettuale e un po’ nerd (ma senza alcun eccesso e giusto per contestualizzare un paio di episodi). Al di là delle tipiche situazioni adolescenziali come il rapporto con professori, spasimanti e il proprio aspetto, la serie verte principalmente sulle crudeltà di cui Karine è vittima, con le altre due che sabotano i suoi approcci con il bel Dan, la sottopongono a interventi di chirurgia estetica e consigli di moda impropri, spifferano ai familiari quello che l’hanno costretta a fare, ecc.

La serie si sviluppa nel classico formato della pagina singola di Spirou, che occasionalmente (ma è raro, almeno in questa raccolta) si espande a due o tre tavole. Francamente, questo primo assaggio non mi ha entusiasmato. Ogni tanto ci scappa qualche sorriso, la spietata cattiveria delle due “amiche” è un bel toccasana in epoca di politically correct e si coglie il tentativo di seguire una certa continuity, che di per sé non è necessariamente un pregio ma testimonia la volontà di Maryse Dubuc di non lasciare nodi irrisolti (ad esempio, spiegando come ha fatto Karine a uscire dalla cella frigorifera). L’ultima decina di storie, poi, costituisce quasi un ciclo a se stante. Ma per quanto sia abbastanza piacevole, Les Nombrils per me non tocca le vette di altre serie analoghe.

I disegni sono piuttosto particolari e si discostano un po’ dalla tradizione dei gros nez, in maniera anche vagamente inquietante. Delaf disegna Karine come uno spaghetto con delle spallacce sproporzionate e una vita eccessivamente bassa. È ovvio che è il personaggio più caricaturale, e infatti il suo aspetto filiforme è alla base di alcuni epiteti caratterizzanti, ma anche altri elementi sono tanto stilizzati da risultare un po’ “alieni”, come i pantaloni neri di Vicky che si fondono direttamente con le sue scarpe col tacco oppure le tette che sembrano innaturalmente sospese sul petto con la piega della maglietta a tenerle su.

In ogni caso, tanto di cappello a Duluc e Delaf che da un’ambientazione già vista e stravista sono riusciti a imbastirci sopra 8 volumi e i relativi spin-off (e nemmeno tutte le gag vengono ristampate in volume). Io comunque preferisco Melusina.