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giovedì 19 febbraio 2026

Speciale Fantastici Quattro Marvel Tutto-in-Uno: La Cosa vs. L'Universo Marvel

Ecco un fumetto onesto: offre esattamente quello che il titolo promette (almeno a livello concettuale), cosa per niente scontata nel mercato statunitense. La Cosa ritorna sulla terra dopo una missione spaziale in solitario. Ad accoglierlo c’è un missile che punta proprio contro di lui. Come se non bastasse, gli altri membri dei Fantastici Quattro gli si gettano contro. In realtà si tratta di robot coi poteri degli originali, di cui Ben Grimm ha facilmente ragione. Solo che poi anche Iron Man lo attacca con tutto il suo arsenale, rivelandogli che l’intera popolazione è stata sostituita da robot che vogliono farlo fuori!

Parte quindi un massacro sviluppato tramite splash pages e tavole doppie, con derive vagamente splatter: i robot hanno in circolo un fluido grigiastro che schizza dagli arti strappati e dagli orifizi dei loro resti mutilati e finisce per imbrattare la Cosa. La creazione di un cast di replicanti permette a Ryan North di non farsi troppi problemi di continuity (mi pare che i finti supereroi abbiano costumi o identità di epoche diverse) e di calibrare i poteri dei personaggi come meglio gli aggrada: teoricamente sono meno potenti degli originali, nei fatti la lotta si conclude con Fenice che getta addosso alla Cosa la luna.

La mente dietro questa sarabanda è uno dei primissimi nemici dei Fantastici Quattro, quello talmente ridicolo che non ricordo se l’aneddoto a lui legato si limitava alla caterva di lettere di protesta giunte alla Marvel o se in effetti Lee e Kirby chiesero pubblicamente scusa per la sua creazione. Per quanto semplice e farsesco, il finale è piuttosto divertente e non è obbligatorio vederci una riflessione metanarrativa, per quanto possa prestarsi.

Come detto sopra, La Cosa vs. l’Universo Marvel si sviluppa interamente tramite splash pages e tavole doppie; non poche presentano sullo sfondo un edificio o qualche altro elemento per costruire una prospettiva ardita che rende più coinvolgenti quelle che in sostanza sono delle pin-up. Estrapolandole quindi dai vincoli narrativi, si può dire che le immagini raffigurino dei veri scontri tra la Cosa e il resto del cast, anche se i suoi avversari non sono tecnicamente gli originali. Alle matite Ed McGuinness non è certo Bryan Hitch o Gary Frank ma tutto sommato fa un buon lavoro, forse grazie al supporto di Mark Farmer alle chine (i colori sono di Marcio Menyz). Io almeno me lo ricordavo fastidiosamente caricaturale, cosa che qui è molto limitata se non un po’ nelle smorfie di Hulk. E comunque per una storiellina così scanzonata Hitch o Frank non sarebbero forse stati adatti.

Ovviamente bisogna stare al gioco per godersi questo fumetto, ma se lo si prende per quello che è saprà essere piuttosto godibile. E tutto sommato 6 euro per una sessantina di pagine a fumetti non sono nemmeno tanti di questi tempi, almeno per gli standard attuali della Panini.

giovedì 15 aprile 2021

Fantastici Quattro: Antitesi

Storiella esilissima che gioca la carta della nostalgia situandosi in un’epoca in cui l’ultimogenita Valeria era nata da poco e riesumando il vecchio leone Neal Adams ai disegni.

Si aprono vari squarci dalla Zona Negativa: è l’antipasto di una avventura in cui i Fantastici Quattro dovranno aiutare Galactus contro la sua controparte (appunto Antitesi) che invece di succhiare la vita dai mondi che visita li riempie di energia negativa (o una roba del genere) con risultati non meno catastrofici. Reed Richards è preoccupato perché la sua mente sta un po’ scantinando e questo porta a un colpo di scena finale che scuote un pochino la trama. A tal proposito, scopro con questa miniserie che Galactus ha una controparte umana a cui è possibile farlo regredire, tal Galan che è evidentemente un omaggio a un ex Presidente della Regione Veneto.

Mark Waid fa quello che può con personaggi granitici e immutabili, costretto oltretutto a lavorare nella dimensione della ventina di tavole per numero che devono concludersi con un cliffhanger e che devono ospitare abbondanti splash page per sfruttare il nome del disegnatore.

Dal canto suo, Neal Adams non delude pur se disegna la Cosa con tratti scimmieschi. Non lo conosco poi così bene ma penso che non sia proprio al top della sua forma, e neanche l’inchiostratore Mark Farmer può mettere più di tanto una pezza se qualche occhio si trova posizionato in maniera un po’ eclettica su un viso. Ma nel complesso il suo lavoro è decisamente buono.

domenica 3 maggio 2020

Storia dell'Universo Marvel

Volumone celebrativo come periodicamente ne vengono prodotti (credo) per fare il punto sulla situazione del Marvel Universe sostituendo in questo caso le vecchie guide che erano solo scritte e illustrate con materiale di repertorio.
La “storia” è scritta da Mark Waid, motivo per cui ho azzardato a dare una chance alla lettura della miniserie, ma in realtà avrebbe potuto scriverla chiunque, a patto di rileggersi tutti gli albi Marvel o di farseli riassumere. La miniserie non è altro che un compendio di storia della Marvel, senza alcuna rilevanza stilistica e con un unico guizzo creativo relativo alla sola situazione di partenza: all’approssimarsi della fine dei tempi (quando il vecchio universo verrà sostituito da uno nuovo) Franklyn Richards parla con Galactus del passato e del futuro, “futuro” che per loro è già avvenuto, del mondo che sta per essere annichilato per ripartire poi da zero. Mentre il primo, che ricostruirà l’universo dopo la fine, è sempre lucido, il secondo perde progressivamente contatto con la realtà. Questo meccanismo serve a giustificare il fatto che, proprio quando si arriva agli eventi del 2019, Galactus si perde e riassume rapidamente gli scenari futuri canonici del Marvel Universe, come il 2099, il mondo di Deathlok, di Killraven, ecc. senza sbilanciarsi troppo sulle loro collocazioni temporali.
Si tratta insomma di un tentativo di costruire una cronologia coerente che unisca tutti gli albi pubblicati della Marvel, sino al prossimo evento epocale che cambierà di nuovo le carte in tavola e richiederà probabilmente qualche altra aggiustatina nella cronologia. Ma dalle date di pubblicazione degli albi citati nelle note evinco che l’ansia di dover giustificare tutto in una maniera coerente non è un vizio recente.
Dignitosi i disegni di Javier Rodríguez (anche colorista) e Álvaro López, però visto il tipo di “storia”, per nulla narrativa ma interamente compilativa, sarebbe stato meglio uno stile più ricco e dettagliato, da illustratore. In questo caso non c’è nemmeno la scusa dello storytelling per giustificare la pochezza dei disegni. Alle copertine un irriconoscibile Steve McNiven che insieme a Mark Farmer e Morry Hollowell fa il verso allo stile degli anni ’80 (o ’70? o ’60?).
Non manca qualche curiosità: io ad esempio non sapevo dell’invenzione del fittizio conflitto del Sin-Cong creato appositamente per ambientarci alcune storie accadute nel Vietnam, che anche nel Marvel Universe esiste ed è stato teatro della guerra omonima durata anche lì un lasso di tempo ben determinato, e che quindi potrebbe essere in conflitto con l’età di alcuni personaggi che in origine vi presero parte. Ma oltre a questo La Storia dell’Universo Marvel non ha nulla da offrire a livello narrativo e stilistico, anche se sono sicuro che alcuni aficionados Marvel si commuoveranno rivedendo sequenze lette durante la loro infanzia o adolescenza e assistendo alla “morte” (ma chi ci crede…) dell’universo Marvel.
Come dicevo all’inizio, questa miniserie aggiorna e sostituisce i comic book enciclopedici sulla storia della Marvel (mi pare si chiamassero Handbook, anche io ne ho uno) e infatti include alla fine un elenco di personaggi che non sono stati menzionati nel “fumetto”.

lunedì 12 settembre 2016

Realworlds Superman

Mentre in fumetteria si chiedevano perché avessero ricevuto una copia di Realworlds Superman e se qualcuno lo avesse veramente ordinato (pare che Superman venda poco), io me lo rigiravo fischiettando distrattamente tra le mani pensando al fesso che se lo sarebbe comprato e avrebbe così goduto di una qualità di stampa che nulla ha da invidiare allo stratagemma immaginato da Walter Benjamin per rendere interessante un’opera d’arte mediocre, cioè filtrarla attraverso un vetro smerigliato che la deforma.
Ma la scrupolosa verifica degli ordini non ha ammesso deroghe e così ho dovuto sorbirmelo io pur potendo parzialmente nascondermi dietro l’alibi della scarsa memoria (l’ordine è stato fatto dall’Anteprima 293 e in questi giorni uscirà la 301). Per fortuna costa poco, 12,50€ scontati.
Il volume raccoglie due Elseworld scritti da Steve Vance in cui Superman non è Superman. Nella prima storia, Superman, Inc., il giovane Kal El non viene raccolto dai Kent ma viene lasciato davanti la porta dell’ufficio dello sceriffo di Pleasantville da un commesso viaggiatore. Dato in affidamento a una famiglia religiosa, causerà con la manifestazione dei suoi poteri la morte della madre adottiva e per questo si chiuderà in se stesso e reprimerà inconsciamente i suoi poteri. Ma evidentemente non li blocca del tutto visto che in breve diventa una stella del basket. Da lì in poi si trasformerà in uno stronzo egocentrico in lotta con Lex Luthor per diventare più popolare e potente di lui. Superman, Inc. è veramente una storia molto simpatica e si legge con gusto nonostante sia infarcita di riferimenti alla cultura popolare statunitense non proprio trasparenti per un lettore italiano. Non male le pennellate di satira, anche sui fumetti stessi, che affiorano qua e là.
La seconda storia, Il Marchio di Superman, non è altrettanto interessante. Il protagonista non è più Kal El ma il garzone sfigato Eddie Dial che a seguito dell’ennesima umiliazione (i criminali del quartiere gli hanno tatuato il simbolo di Superman sul petto) decide di non essere più una vittima cacciandosi ancora di più nei guai e finendo in carcere. Qui però la sua vita cambierà sul serio e sarà lui a diventare a sua volta un criminale. Alla fine, come da manuale ma in maniera non scontata, riuscirà comunque a riscattarsi.
Si tratterebbe quindi di un “Superman” nel mondo reale, se non fosse che è difficile immaginare come reale e vicina a noi un’America ferma agli stereotipi di West Side Story ed eccessivamente (per gli abiti, gli sfondi, le automobili) anni ’50.
Entrambe le storie sono disegnate da José-Luis Garcia-Lopez, argentino non a caso: sicuramente i suoi disegni non sono spettacolari, ma in ogni singola vignetta c’è esattamente quello che deve esserci e il lettore viene accompagnato per mano nella lettura con facilità e piacere. L’inchiostrazione delle due storie è stata fatta rispettivamente da Mark Farmer e Joe Rubinstein.
In definitiva Realworlds Superman è stato un acquisto dignitoso, peccato che sia stampato con il culo. Più che mai d’ora in avanti per la RW Lion prima sfogliare e poi eventualmente comprare.