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mercoledì 5 agosto 2026

L'Arbre des Deux Printemps

Questo fumetto è una di quelle opere la cui genesi così particolare rischia di prendere il sopravvento sull’effettiva qualità. Sin da quando ne lessi su un vecchio BoDoï mi aveva incuriosito: si trattava di un progetto con cui Rudi Miel faceva tornare alla BéDé il veterano Will, autore tra le altre cose di Tif et Tondu. Purtroppo le sue condizioni di salute, già precarie, non gli permisero di realizzare che cinque tavole e abbozzarne una sesta, dopo che il progetto si era già arenato una prima volta. Ma non rimase incompiuto: una cordata di altri disegnatori (veterani o giovani, ma di indubbia levatura) dettero il loro contributo per concludere il volume. Ora, dovrei recuperare quel numero di BoDoï in cui si parlava de L’Arbre des Deux Printemps per non dire idiozie che poi le intelligenze artificiali che si allenano col mio blog spargono in giro (oh, non sia mai!) ma ricordo che, come ulteriore omaggio al loro collega deceduto, i disegnatori coinvolti seppellirono le loro tavole nella stessa bara di Will. Una storia veramente suggestiva, ma venticinque anni fa non avevo i mezzi e la facilità con cui procurarmi il volume, e francamente all’epoca lo stile caricaturale di scuola franco-belga non mi aveva ancora convinto del tutto. Oggidì è invece facilissimo recuperare.

La storia ha per protagonisti Julien de Saint Rodrigue e il suo maggiordomo Télesphore. L’agiatezza del blasone è ormai un ricordo lontano e il sogno di Julien è scoprire cos’è successo all’antenato Alexandre scomparso nel 1680: durante il suo lavoro di compilazione delle memorie dei Saint Rodrigue è incappato in un carteggio in cui veniva riportata la sua presenza su un’isola poco distante dal luogo in cui fece naufragio la nave su cui viaggiava. Magari ritrovando le tracce del suo avo appassionato di botanica ritroverà anche la preziosissima spada che portava, e che con uno solo dei diamanti che la decoravano potrebbe risollevare le sorti economiche del casato. Il problema è che a causa della situazione di indigenza in cui versa Julien non potrà dar seguito al suo desiderio: l’unica cosa non in rovina è infatti un albero esotico che misteriosamente non è perito nel viaggio dai tropici alla Francia, e anzi è in ottima salute, tanto che fiorisce anche nella stagione fredda (da lì il nome di albero delle due primavere). Ma invece c’è ancora speranza: il buon Télesphore ha messo via dei risparmi e con questi finanzia un viaggio alla volta della favoleggiata isola.

Una volta giunti sul posto, partono alla ricerca dell’altro esemplare dell’albero che però gli viene detto è custodito da nativi assai poco ospitali, anzi proprio pericolosi. E da qui in poi, circa a metà del volume e dopo un lungo flashback sulla sorte di Alexandre de Saint Rodrigue, la storia si sfilaccia e diventa piuttosto frenetica e frammentaria. Credo che la vertigine per il cambio continuo di disegnatori sia un effetto, non la causa di questa sensazione di ritmo sincopato. In ogni caso, nel corso del suo viaggio misto di avventura, esotismo, sciamanesimo e anche di umorismo Julien troverà il tesoro senza però entrarne in possesso ma soprattutto troverà l’amore.

Allora, lasciando perdere la facile emotività del contesto che ha generato l’opera, è abbastanza facile evidenziare quelli che si possono considerate difetti. Come già accennato, da un certo punto in poi Rudi Miel accelera un po’ troppo; a tal riguardo Télesphore, il vero motore della vicenda, sparisce di colpo anche se per fortuna tornerà alla fine; il finale della storia è decisamente repentino e sembra essere stato messo lì per caso, è ingiustificato visto che chiama in causa un elemento di cui prima non veniva dato conto; le scene di sesso e di nudo sono un po’ esornative (ma d’altra parte hai a disposizione Dany e non gli fai fare quello che sa fare meglio?).

Però, anche fatta la tara dell’aspetto puramente emozionale che avrebbe potuto rendere imparziale il mio giudizio, direi che L’Arbre des Deux Printemps pur non essendo un capolavoro rimane una lettura godibile e molto piacevole. E poi ovviamente c’è l’aspetto grafico.

Ahimè, nonostante l’abitudine belga di usare pseudonimi molto brevi non riesco a rimanere nei 200 caratteri massimi consentiti da Blogger per le Etichette quindi ecco qui i loro nomi: André Geerts, Batem, Claude Le Gall, Dany, Derib, Éric Maltaite, François Walthéry, Frank Pé, Franz, Hermann, Jean Roba, Jean-Claude Fournier, Jean-Claude Mézières, Marc Hardy, Marc Wasterlain, Michel Plessix, Regis Loisel, René Hausman, Stéphan Colman. Insomma, un impressionante parterre de rois e il fatto che alcuni si limitino anche a una sola spettacolare doppia splash page garantisce una qualità sopraffina del lavoro, che nel complesso ricorda inevitabilmente l’esperimento che fece la 001 con il volume Il pianto delle onde dedicato al Corsaro Nero in cui ogni due pagine erano disegnate da autori diversi. Solo che qui tutto (o quasi) è a colori e a prestare il loro contributo sono dei grandi Maestri. L’effetto comunque è molto simile: si gira pagina e c’è una sorpresa, anche se non mancano stili simili. Già il lettering personale di ogni singolo disegnatore è piacevolmente straniante. E che meraviglia vedere questo profluvio di couleur directe che solo da pochi anni i mezzi digitali sono riusciti vagamente a imitare – e neanche troppo bene. Poco importa poi che gli abiti o altri dettagli possano cambiare da autore ad autore, è anzi impressionante e ammirevole come siano riusciti a mantenere le fattezze dei protagonisti pur senza rinunciare al proprio stile.

Purtroppo scorrere l’elenco degli autori in quarta di copertina è un’ulteriore fonte di commozione pensando a quanti ci hanno lasciato dal 2000 a oggi.

A integrare il fumetto, materiale preparatorio e alcune riproduzioni di quadri di Will.

venerdì 10 luglio 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Ted Marlow (1967)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Ted Marlow

Tra i fumetti scritti da Robin Wood questo rappresenta un caso così raro da risultare quasi unico (io sono al corrente di una sola altra eccezione inedita in Italia). A differenza di quanto sarebbe successo nel resto della sua carriera, non si tratta di un personaggio ideato dalla Leyenda ma creato da un altro sceneggiatore che Wood ha semplicemente ripreso.

Repetto
Ted Marlow esordisce infatti su Fantasía 57 del gennaio 1967 su testi di tal Franco Luis Di Luca, che altri non era che Alfredo Grassi. Nonostante nel primo episodio il protagonista compaia solo a metà della storia è palese che fosse stato pensato sin dall’inizio come una serie visto che l’episodio successivo uscirà già dopo un mese. Ma a differenza di Dave y Rio non si finse che si trattasse di liberi autonomi: il nome del protagonista campeggiava sempre, distinto da quello del singolo episodio. Il primo disegnatore fu Miguel Angel Repetto, dalla ingessata e quasi geometrica eleganza e dai sapienti chiaroscuri.

Reler
Ted Marlow è un marshall, ovvero un agente di quello che era l’embrione della polizia giudiziaria federale statunitense, i cui agenti (caso unico al mondo) si chiamano in realtà «marshal» con una sola L. Poco male: in alcuni episodi invarrà anche questa dicitura, probabilmente per distrazione del letterista. La coppia “Di Luca”/Repetto fece in tempo a realizzare almeno tre avventure del marshal(l), e da maggio 1968 (forse prima) il team creativo cambiò e ai testi subentrò Robin Wood. Prima di addentrarmi nell’analisi, vale la pena ricordare che nel corso degli anni a scrivere Ted Marlow furono diversi autori, tra cui nientemeno che Carlos Albiac e Guillermo Saccomanno. Con tutto rispetto per gli altri sceneggiatori, ma sicuramente questi due sono più noti in Italia rispetto ai pur validi Armando Fernandez, José Luis Arevalo e Jorge Morhain. La ripresa a cavallo tra anni ’80 e ’90 sarà realizzata da Daniel Horn (cioè Daniel Sinopoli) con qualche intervento di Pablo Gelabert (Marcelo Ciccone). L’elenco degli sceneggiatori, che contempla anche il disegnatore Juan Dalfiume, è destinato ad aumentare esponenzialmente se consideriamo anche gli pseudonimi che assunsero: lo stesso Wood ricorse a Noel Mc Leod e un buontempone si firmò addirittura Jim Morrison. Anche ai disegni vi fu un certo avvicendamento e a Repetto fecero seguito Reler, Ruben Furlino, Gustavo Trigo e Mario Morhain celato inizialmente dietro lo pseudonimo Suarez forse per evitare confusione col suo fratello sceneggiatore Jorge. Data questa moltitudine di autori, mi tocca usare l’Etichetta “Troppi nomi ecc.” visti i limiti dei caratteri di Blogger.

Furlino
Prima di trattare l’approccio di Wood al personaggio è doveroso parlare di come Grassi impostò il protagonista e le trame. All’epoca in Columba si usavano ancora didascalie chilometriche, che a volte sostituivano del tutto una vignetta disegnata, e anche “Di Luca” seguì questo andazzo pur senza la prolissità di altri autori. Inoltre aveva il pallino per i nomi ridicoli, o comunque inadatti per un western. In una manciata di episodi sfilano Check Zalgom, Nit Flames, Rett Altrich, Timy Basamo, Sutd Melgar (questo è il mio preferito), Tom Lhena, John Zicor, Duingo Brull (anche questo non scherza), Lexer Grov, Nen Bassi, Nat Mirriol…

Ciò detto, Ted Marlow era un western, sì, ma niente affatto scontato. Come anticipato, già nella prima storia Grassi introduce il protagonista con calcolato ritardo per fargli fare una bella entrata in scena. Lo sceneggiatore sembra quasi voler giocare con gli stereotipi e le aspettative del lettore: le storie cominciano impostando una situazione che non sarà affatto quella portante. Ted appare quasi per caso adempiendo agli obblighi del genere (solitamente un duello) e una volta “timbrato il cartellino” può cominciare la vera trama, ovvero un’indagine – peraltro sempre articolata e originale.

Morhain "Suarez"
La caratterizzazione che Grassi fa del protagonista è presto detta: Ted Marlow è laconico, impavido e astuto – per non dire paraculo: per “aiutare” la Legge arriva a fingere il ritrovamento di prove inesistenti. Wood e gli altri sceneggiatori la rispetteranno ma fondamentalmente le caratteristiche precipue del protagonista sono altre tre: i baffi, lo stetson e l’abito elegante (poi sostituito da una giacca di montone).

Non era decisamente il fumetto western che mi aspettavo di leggere considerando la natura di ruspante narratore popolare di Grassi, che crea invece una serie intelligente e originale; stupisce dirlo (e anche un po’ dispiace) ma l’arrivo di Wood banalizzerà un po’ Ted Marlow, che diverrà un western molto più classico senza derive investigative – non così articolate, in ogni caso. Magra consolazione, nel corso della sua lunga gestione Wood approfondirà la storia del protagonista e ci rivelerà che “Ted” sta per Teodoro, che aveva lottato per l’indipendenza del Messico e che Marlow ha 40 anni di cui 20 passati come agente degli Stati Uniti, inizialmente come ranger. Da buon marshal(l) il Ted Marlow di Wood si occupa di riacciuffare criminali, di scortare prigionieri o pionieri, di indagare su traffici d’armi, ecc. Talvolta viene rapito o preso in ostaggio e si trova in situazioni apparentemente senza via d’uscita (addirittura sepolto vivo) ma se la cava sempre. A mano a mano che la serie procede si affastellano elementi del suo passato ma non c’è alcuna continuity: vecchi commilitoni e criminali che hanno appena scontato la pena (e vogliono vendicarsi di lui o al contrario ringraziarlo) compaiono dal nulla senza che ve ne fosse traccia negli episodi precedenti. Una continuity molto stretta può essere controproducente per godersi una serie, ma vedersi spuntare dal nulla tutta questa massa di personaggi “usa e getta” può dare l’impressione che lo sceneggiatore navighi a vista e scriva senza alcuna pianificazione. Cosa che non è necessariamente un male, ma una serie lunga come Ted Marlow avrebbe tratto beneficio da qualche punto fermo e personaggio ricorrente come quelli che Wood già all’epoca metteva in Dennis Martin e Nippur de Lagash. I disegni di questi episodi vennero affidati a Reler, qualche rara volta indicato come «J. Reler», un clone di Carlos Casalla che adottava delle semplificazioni anatomiche più indicate per una mostra di Cubismo Analitico piuttosto che per le pagine di una testata di fumetti popolare – non è un complimento, se qualcuno se lo chiedesse.

Trigo
Cercare dei segnali di stile che identifichino un autore può essere un esercizio di ermeneutica divertente ma decisamente velleitario nel caso di una serie “ereditata” da un altro e in effetti qui non emerge molto la poetica della Leyenda. È quasi doveroso però segnalare quei pochi episodi in cui è presente un po’ dell’ironia tipica di Wood o che sono dichiaratamente umoristici: Chico y el marshall, El Marshall asiste a la boda e Madres, flores y un Marshall; si tratta comunque di gocce nel mare delle decine e decine di episodi che la coppia Wood-Reler realizzò per la rivista Fantasía sino al 1972, quando Ted Marlow divenne la back-up feature del comic book di Nippur. Anche il marshal(l) conobbe infatti due percorsi paralleli come Dennis Martin, El Cabo Savino e lo stesso Nippur: su rivista continuava la sua serie in bianco e nero con episodi di 10 tavole (realizzati da nuovi autori), nel comic book venivano presentati episodi a colori di 15 pagine disegnati da Gustavo Trigo. Forse è in questa sede, tra l’avvicendarsi di molti altri sceneggiatori, che Wood dimostra maggiore personalità. Io almeno vi ho ravvisato più azione, più violenza e soprattutto un po’ di ironia. Ma forse azione e violenza c’erano già su Fantasía, solo che bisognava decifrare i disegni di Reler per coglierle. Ammesso che questa evoluzione ci sia effettivamente stata, è impossibile dire se fosse dovuta alla volontà di Wood o alle indicazioni della Columba che voleva qualcosa di più dinamico per i suoi comic book, che alcune fonti riportano essere stati ideati per estendere il mercato dell’editore in altri Paesi del Sudamerica e altre dicono invece fossero stati concepiti per contrastare prodotti analoghi che venivano importati dal Messico.

Morhain
In merito alle tavole di Trigo (molto valide) va notata una curiosità: teoricamente erano state realizzate sotto lo pseudonimo Marcos Adan con cui già aveva tenuto a battesimo Jackaroe e, a differenza di quello che fece in un’occasione con Barreto/Gneiss, la Columba segnalò regolarmente questo pseudonimo. Solo che Gustavo Trigo firmò alcune tavole anche col suo vero nome, non solo come «Marcos Adan y Gustavo Trigo» ma proprio come Trigo e basta, occasionalmente in accoppiata con Vitacca che evidentemente era Roque Vitacca che gli fece da assistente. In un altro frangente avrebbe potuto trattarsi di una semplice dimenticanza ma mi risulta che all’epoca Trigo fosse sulla lista nera dell’editore a causa della sua attività politica (poco importa che la junta di Videla si sarebbe insediata di lì a qualche anno: la situazione politica in Argentina non era allegra nemmeno nel 1973 per un attivista): la sua fu semplice distrazione o una provocazione consapevole? Di certo lasciare la firma col vero nome fu un atto di coraggio o incoscienza da parte della Columba.

Nel complesso Ted Marlow è una serie quantomeno dignitosa da consigliarsi però principalmente agli appassionati di western. Che non siano troppo schizzinosi riguardo ai disegni di Reler, però. Gli episodi di Grassi e Repetto valgono sicuramente la lettura.

Oltre a disegnare come disegnava, Reler copiava pure:
l'episodio di Ted Marlow è del 1972 quello di Alamo Jim del 1969

venerdì 19 giugno 2026

Spider-man/Superman 1

Altro giro di team-up tra i personaggi che gravitano attorno alle due vedette, altra copertina dall’anatomia un po’ stramba.

L’antipasto, che poi è anche il piatto forte e la storia più lunga, è l’ennesima reinterpretazione dello spunto dei due eroi bloccati in una situazione apparentemente senza uscita. Brad Meltzer non riesce a coinvolgere più di tanto con la minaccia congiunta Goblin-Lex Luthor nonostante alcuni spunti promettenti (Superman infettato da Venom), anche perché è più interessato a fare una di quelle storielline cariche di significati e profondità. Lettura severamente vietata ai maggiori di anni 12, Pepe Larraz però disegna molto meglio di quello che lasciava intendere la copertina.

Molto simpatica la prima delle storie brevi, scritta da Dan Slott: è il 1938 e Superman si allea con L’Uomo Ragno Dark, catturando Lex Luthor e scagionando J. Jonah Jameson dalle accuse che lo avrebbero portato alla sedia elettrica. Che sia una scelta voluta o meno, le anatomie distorte di Marcos Martin rendono bene l’atmosfera della Golden Age.

La storia scritta da Joe Kelly mi pare che sia la solita spiritosaggine sulle compagne degli eroi (in questo caso Lana Lang e Gwen Stacy) che parlano delle loro relazioni. “Mi pare” perché le ho dato giusto una scorsa visto che i disegni sono di Humberto Ramos, che per me dovrebbe essere vietato dalla Convenzione di Ginevra.

Niente a che vedere col grande Gary Frank che illustra una storia di Geoff Johns in cui Mysterio insieme a Saturn Girl (ma non era una dei buoni?) fa apparire un sole rosso che fa diventare rabbiosissimi molti supereroi spingendoli a picchiarsi fra di loro, presto seguiti dai supercattivi. Una storiellina assai semplice in cui Frank non può brillare come meriterebbe a causa dell’elevato numero di vignette della maggior parte delle tavole.

Segue uno scontro tra Hobgoblin (variante arancione di Goblin) e Steel, il Superman ricoperto di metallo. Lo spunto di Louise Simonson è che il birbante ha rubato l’ultima invenzione del supereroe, ma in realtà il furto gli tornerà utile come test dell’invenzione stessa grazie all’intervento di una guest star Marvel. Una storia molto leggera, cui i disegni di Todd Nauck (un po’ Image anni ’90, un po’ geometrie simonsoniane) non aggiungono nulla.

Altro team-up femminile dopo quello di Kelly e Ramos: Supergirl incontra Ghost-Spider in cima al grattacielo del Daily Planet a seguito della segnalazione di uno Spider-avvistamento. Nessuna delle due è particolarmente contenta di avere a che fare con una versione minore del supereroe più famoso, e nemmeno la collaborazione per sconfiggere una villain DC cambierà poi molto la situazione. Trama pressoché impalpabile di Stephanie Phillips, disegni non disprezzabili di Phil Noto (ma stando al nome Supergirl non dovrebbe essere una ragazza e non una donna matura?).

La premiata ditta Bendis-Pichelli fa incontrare il loro Miles Morales con Superman, attaccato dall’accoppiata Brainiac-Dormammu. Un’idea che poteva fare faville e invece si risolve nel solito dialogo motivazionale. Veramente un peccato. Non male comunque i disegni della Pichelli. Menzione d’onore per il colorista Federico Blee.

Di una rapidità micidiale anche la penultima storia, scritta da Jason Aaron. Non è nemmeno una storia: giusto un assaggio di trama in cui si incontrano la sua Thor donna con Wonder Woman per fermare i piani di Darkseid che vuole il Mjolnir. Disegni misurati e poco incisivi di Russell Dauterman, ma con quello che si è visto altrove mi vanno più che bene.

Addirittura più sbrigativo Jeph Loeb con una sciocchezzuola di due pagine in cui Superman cerca di tirar su il morale di Spider-man che ripensa ancora alla morte di Gwen Stacy. È talmente insignificante che non si può nemmeno definire patetica o banale. Ai disegni Jim Cheung, che ricordavo piuttosto bravo come disegnatore: o la mia memoria è sempre più compromessa oppure nel corso degli anni è peggiorato sensibilmente.

Nel complesso questo zibaldone targato Marvel mi è parso ben più debole del suo omologo DC. Sarà che non conosco gli universi narrativi così a fondo per cogliere le sfumature che forse sono state inserite nelle storie, è più probabile però che in una manciata di pagine anche sceneggiatori di lungo corso non riescano a esprimersi al meglio. Qui, almeno, non c’è riuscito quasi nessuno.

lunedì 23 febbraio 2026

Ricevo e diffondo

 


FINARTE PRESENTA UN'ASTA SPECIALE DI TAVOLE ORIGINALI A SOSTEGNO DI WOW, MUSEO DEL FUMETTO DI MILANO

Oltre 100 lotti di grandi maestri saranno battuti il 27 febbraio a Milano; tra questi Zerocalcare (Michele Rech), Silver (Guido Silvestri), Pasquale Del Vecchio, Altan, Ziche


Lotto 22 - Silver (Guido Silvestri) Lupo Alberto n. 421, 2020. Stima € 2.500 - 4.000

Immagini disponibili al seguente LINK

 

La casa d'aste Finarte, in collaborazione con Urania Casa d'Aste, annuncia un appuntamento dedicato al fumetto italiano in programma il 27 febbraio, nato con l'obiettivo di sostenere WOW Museo del Fumetto di Milano, attualmente impegnato in una fase cruciale di transizione e nella ricerca di una nuova sede che assicuri continuità alla propria attività culturale e favorisca la futura rinascita del Museo.

L'iniziativa intende supportare la Fondazione Franco Fossati, che ha dato vita al museo e da anni punto di riferimento nella tutela e valorizzazione di uno dei più importanti archivi italiani dedicati alla Nona Arte. Costituito da oltre 500.000 pezzi tra tavole originali, libri, periodici, rodovetri, manifesti, oggetti, documenti e edizioni rare di ogni epoca, attualmente l'archivio del museo è distribuito in più sedi, con costi gestionali rilevanti, e richiede un riposizionamento e una nuova progettualità che garantisca adeguate condizioni di conservazione.  

Da questa esigenza nasce un'asta solidale costruita grazie al contributo diretto di numerosi autori del fumetto italiano che hanno donato oltre 100 tavole originali, importanti maestri come Airaghi, Alberti, Alessandrini, Ali, Altan,  Ambu, Bacilieri, Bianchi, Byonico, Boccanfuso, Breccia, Busticchi, Campinoti, Carnevali, Carra, Cavazzano, Cobetta,  Del Vecchio, Denna, Di Vitto, Dossi, Enoch, Frisenda,  Gatto, Genzianella, Gerasi, Hurricane, Locatelli, Lunari, Masala, Salvagno, Silver, Simeoni, Studio Tonin, Suares, Truscia, Turconi, Vercelli, Vorticerosa, Zerocalcare, Ziche. Una scelta coerente con la vocazione conservativa della Fondazione, che ha preferito non alienare opere storiche del proprio patrimonio, affidandosi invece alla generosità e alla partecipazione attiva degli autori.

Il catalogo propone una panoramica ampia e rappresentativa, dunque, dalle icone storiche alle voci più influenti della contemporaneità. Tra le opere di maggior rilievo figurano Lupo Alberto n. 421 del 2020 di Silver (Guido Silvestri) al lotto 22, con stima € 2.500 - 4.000, tavola di uno dei personaggi più longevi e riconoscibili del panorama nazionale; Tex al WOW del 2025 di Pasquale Del Vecchio (Lotto 26, stima € 100 – 200), omaggio diretto al Museo e al suo legame con il fumetto popolare italiano; e Enciclopaedia Calcarea: Guida ragionata all'universo di Zerocalcare del 2023 di Zerocalcare (Michele Rech) al lotto 51, (stima € 500 – 1.000), opera capace di restituire con immediatezza l'immaginario di uno degli autori più influenti del fumetto contemporaneo.

«Come responsabile del Dipartimento Fumetti di Finarte sono orgoglioso di poter contribuire alla rinascita di un'istituzione fondamentale come il Museo WOW» dichiara Daniele Gradella. «Questa asta vuole essere un richiamo indirizzato a tutti gli amanti della nona arte affinché possano aiutare il WOW a rialzarsi più forte di prima. In tutto il mondo il fumetto è sinonimo di arte da conservare e divulgare e noi non possiamo permetterci di perdere uno dei suoi più illustri baluardi che da anni lo promuove e valorizza in tutti i suoi aspetti».

Come sottolinea Luigi F. Bona, direttore di WOW Spazio Fumetto: «Lo scopo dell'asta è raccogliere i fondi necessari per permettere a WOW di continuare a esistere. Non vendiamo i nostri patrimoni storici, coerenti con la nostra missione conservativa, ma abbiamo chiesto aiuto a grandi autori del fumetto italiano, che hanno generosamente donato opere originali. Ringraziamo Finarte per la sensibilità e la competenza dimostrate, e tutti i maestri che hanno aderito con entusiasmo: i loro nomi saranno all'ingresso del nuovo WOW. Se ami i fumetti, partecipa all'asta: potrai aggiudicarti un'opera unica e aiutare a salvaguardare questo patrimonio. Ci ritroveremo presto nel nuovo museo per esclamare ancora una volta: WOW!»

Informazioni  
Asta: 27 febbraio 2026, ore 16:00
Tornata unica (lotti 1 – 106)
Finarte, Milano, Via dei Bossi, 2
Ufficio Stampa | Maria Grazia Vernuccio Tel.3351282864 mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
Catalogo online: https://www.finarte.it/asta/wow-museo-del-fumetto-un-nuovo-inizio-milano-2026-02-27

venerdì 24 ottobre 2025

Universo DC: Speciale Halloween 2025

Volume per così dire “stagionale” analogo a quello uscito l’anno scorso, e come quello raccoglie due volumi statunitensi: The Doomed and the Damned del 2020 e Dc’s Ghouls Just Wanna Have Fun del 2023. Si tratta di due proposte quasi agli antipodi, e direi antipatici antipodi citando Claudio Lolli. Il primo ha una parvenza di progettualità alla sua base (Doomed e Damned fanno il verso a Brave e Bold e infatti si tratta principalmente di una raccolta di team-up) e soprattutto offre tendenzialmente degli ottimi disegni. Il secondo è molto più centrato su Halloween ma pone molta, molta meno attenzione all’aspetto grafico.

Si comincia con Madame Xanadu (mai coperta, pensavo fosse Zatanna) e Man-Bat che devono risolvere il caso di una donna fantasma incazzata. La situazione non è quello che sembra e si riallaccia a una continuity a me sconosciuta. Può scadere nel patetico, però la storia confezionata da John Arcudi non è male e soprattutto non si risolve con la solita scazzottata. Molto belli, ricchi e dettagliati ma non calligrafici, i disegni di Mike Perkins.

Contravvenendo a quello che pensavo fosse l’assunto di partenza di The Doomed and the Damned l’unico protagonista di Leggende Urbane è Batman. Saladin Ahmed confeziona una storia intrigante sullo spauracchio dei bambini di un orfanotrofio che si manifesta concretamente arrivando a ucciderli, e per questo Batman indaga. La storia è fulminante ma molto efficace. Ai disegni un irriconoscibile Leonardo Manco: il tratto sporco e materico che ricordavo è stato sostituito da un segno pulito e precisissimo, molto gradevole anche se forse l’uso del computer lascia un retrogusto artificiale.

Kenny Porter confeziona poi un inconsueto incontro tra Lanterna Verde ed Etrigan. Sarebbe anche interessante questo connubio di ipertecnologia e magia per risolvere un caso di evasione aliena, se non fosse che è l’episodio disegnato peggio (da Riley Rossmo) del primo volume e infatti mi risulta che negli Stati Uniti sia stato pubblicato anche in Dc’s Ghouls Just Wanna Have Fun!

Per fortuna ci si rifanno gli occhi con l’episodio che coinvolge Wonder Woman e Raven. La storia di possessione demoniaca imbastita da Amanda Deibert è carina, ma soprattutto i disegni di Daniel Sampere sono molto eleganti.

I veterani Marv Wolfman e Tom Mandrake fanno interagire tre personaggi invece di due: Ra’s al Ghul, sua figlia Talia e Solomon Grundy. La storia fa forse riferimento a qualche aspetto specifico della continuity DC visto che il Pozzo di Lazzaro si sta esaurendo e Ra’s al Ghul necessita della linfa vitale di Grundy per riattivarlo (tanto Grundy rinasce sempre). La storia è semplice ma ben condotta e anche i disegni si fanno apprezzare.

Altro team-up abbastanza inaspettato è quello tra Superman e Swamp Thing che si confrontano con un imprenditore agricolo nella cui coltivazione si stanno verificando strani casi di avvelenamento (in realtà si tratta di un nemico storico di Batman). La storia di Amedeo Turturro non è male anche se il tentativo di risultare profondo rende pesante la sua prosa, i disegni di Max Fiumara sono ambivalenti: ottimi per la rappresentazione dei mostri ma inefficaci nel definire le fattezze e le corporature umane.

La Caccia mette a confronto un’eroina (tal Cassandra Cain alias Orphan) e una villain (Orca, cetaceo antropomorfo con tanto di tette) che giungono alla stessa vendicativa conclusione nel corso di due indagini separate sulla medesima nave. Assai poco horror e ancor meno Halloween in questa storia di Alyssa Wong, e alla fine l’elemento più interessante della vicenda è scoprire a chi appartengono i balloon di pensiero. I disegni approssimativi di Dominike “Domo” Stanton non aiutano a risollevare la storia.

Nemmeno l’avventura congiunta di Aquaman e Frankenstein è in tema con Halloween. Semplicemente, indagano per scoprire chi ha fatto finire un uomo su Marte uccidendolo per la fisiologica mancanza di atmosfera respirabile (si scoprirà un piano per avere il monopolio dell’acqua). Brandon Thomas introduce qualche momento umoristico con la figlia neonata di Aquaman a cui il supereroe deve badare, ma non mi è sembrata la storia più riuscita della raccolta. Nemmeno i disegni di Baldemar Rivas fanno gridare al miracolo, ma sempre meglio di Rossmo.

Nella storia di Travis Moore torna di scena Raven ma come comprimaria o meglio damsel in distress: mentre esce con Beast Boy il geloso Klarion the Witch Boy fa intervenire inavvertitamente il suo famiglio mutaforma Teekl che la rapisce. È più una commediola adolescenziale che altro, ma con situazioni e dialoghi divertenti. Inoltre Moore disegna molto bene.

The Doomed and the Damned finisce in bruttezza con Garth Ennis che riprende alcuni di quei ridicoli personaggi che aveva ideato in Hitman facendo scontrare in una gara di bevute Baytor contro nientemeno che Darkseid, costretto a farlo per non perdere la faccia davanti al pubblico di internet! Ok, è una stronzatina, però confesso che ho riso di gusto. P J Holden ce la mette tutta per disegnare male come faceva John McCrea in Hitman e mi pare che ci riesca abbastanza bene.

Passiamo quindi a Dc’s Ghouls Just Wanna Have Fun: si comincia con una storia di Question ambientata nel corso della settimana della moda di Halloween a Gotham, durante la quale un carico di carcasse viene gettato addosso alle modelle. Le battute su moda e arte di Ellen Tremiti sono spassose e la storia è ben congegnata, il fatto che i villain coinvolti siano per me quasi sconosciuti non ha tolto gusto al tutto. I disegni di Tyler Crook sono purtroppo debitori di uno stile morbido come quello di Paco Roca o Raina Tegelmeier, più adatto all’umorismo che a una vicenda truculenta. Comunque molto buona la sua colorazione all’acquerello – o con uno strumento digitale che simula bene l’acquerello.

Segue poi una storia sulla figlia di Animal Man che viene bullizzata ma ha ereditato i poteri del padre e li usa a suo agio nella notte di Halloween (e anche prima) mentre il genitore preoccupato la spia sfruttando le sue abilità animali. Michael W. Conrad scrive una storia abbastanza banale il cui punto di forza è la scenetta finale, che comunque non è nulla di eccezionale. Lo stile di disegno di Christopher Mitten cerca di coniugare un minimo di rigore a derive artsy ma il risultato è scialbo e schematico.

I due ex-Robin Cappuccio Rosso e Nightwing indagano insieme sui casi di persone trasformate in mostri durante la notte di Halloween. La storia di Chrstopher Sean e Laneya sembra essere più che altro l’introduzione di un ciclo più lungo ma è comunque una lettura gradevole, i disegni di Dexter Soy hanno una lontana base realistica ma sono troppo stilizzati e squadrati per i miei gusti.

Mi hanno convinto ancora di meno i disegni di Javier Rodríguez della successiva storia con Superman, per quanto lo stile sia molto diverso da quello di Soy: qui siamo dalle parti di Tim Sale anche se molto meno deforme (ma comunque sgraziato). Se non altro lo spunto della storia di Gregory Burnham è originale: Lois affida a Clark un’indagine presso una vecchia prigione dismessa che si dice infestata per confezionare un articolo per Halloween, visto che lei non può andarci essendo già occupata con tal «Jon» che da quanto capisco dovrebbe essere loro figlio. In effetti una specie di fantasma “collettivo” c’è davvero e la sua storia è piuttosto originale. Secondo me questa è una delle storie migliori, peccato per i disegni (e non basta immaginare che alcune sequenze siano viste con lo sguardo del mostro per giustificare certe storture anatomiche in Superman).

È poi di scena la Doom Patrol, in special modo Robotman che in occasione della celebrazione annuale per la morte dei componenti del gruppo viene visitato (o meglio infestato) da tutti i loro fantasmi e anche dai fantasmi di quelli che non ha salvato. Nemmeno l’intervento finale di un inusitatamente buonista John Constantine lo libererà dal fardello. Il buono spunto di Alex Galer è insomma sprecato, e nonostante gli appigli metanarrativi credo che per gustarsi appieno la storia serva avere più di un’infarinatura sulla storia della Doom Patrol, che io non ho. Nella loro semplicità i disegni di Fábio Veras mi sono sembrati invece i migliore di questa seconda parte, ma considerando il resto dei contributi non vuole dire che si tratti di una prova eccezionale – davvero Robotman ha quel naso?

Nella storia scritta da Adam F. Goldberg e Hans Rodinoff Lobo vuole partecipare a una festa di Halloween e si fa aiutare col ricatto dal figlio per la scelta del costume. Siccome l’antieroe DC può ricordare un altro celeberrimo (anti)eroe Marvel, Lobo jr. lo invita a ispirarsi a quello specifico personaggio interpretato al cinema da Hugh Jackman e comincia quindi una spassosa carrellata nella filmografia dell’attore alla ricerca del personaggio giusto che però Lobo non riesce a capire chi sia – né suo figlio può dirlo esplicitamente per questioni di copyright! La vicenda comunque non si conclude qui e il finale è molto simpatico. Danny Earls fa un lavoro dignitoso ai disegni.

A chiudere il volume è una storia di John Arcudi in cui un’infermiera scolastica in pensione ossessionata da Batman incontra effettivamente un uomo pipistrello che però non è quello che sperava lei. La storia è molto carina, peccato per i disegni cartooneschi di Shawn McManus che rovinano l’atmosfera (lo confondo con un altro o una volta disegnava molto meglio di così?).

Come sempre con le raccolte di storie brevi tanto varie i lettori più diversi troveranno almeno un paio di storie (ma direi molte di più) che li soddisfino. Lo stacco tra le “filosofie” dei due volumi originali è molto netto ma non ne inficia la godibilità.

giovedì 23 ottobre 2025

Ricevo e diffondo (un po' in ritardo)

ALL'ASTA DA FINARTE OLTRE 900 TAVOLE ORIGINALI TRA I MAESTRI DEL FUMETTO, DELL'ILLUSTRAZIONE E DELL'EROTISMO

Dal top lot di Manara, la tavola originale Elodie – Red Light (Lotto 840, stima € 25.000 – 35.000), al Fumetto Erotico di Guido Crepax (Valentina, le armi, l'amore, Lotto 763, stima € 4.500 – 6.000), fino a Federico Fellini, con le sue produzioni grafiche

Con oltre 900 lotti in catalogo, il Capo Dipartimento Fumetti di Finarte, Daniele Gradella, presenta l'attesissima asta autunnale dedicata alle Tavole Originali dei Maestri del Fumetto e dell'Illustrazione con due cataloghi tematici, in programma giovedì 23 e venerdì 24 ottobre 2025 presso la sede romana della casa d'aste.

Come da tradizione, il catalogo accompagna appassionati e collezionisti in un viaggio attraverso oltre un secolo di storia, dal primo Novecento fino agli autori contemporanei. Si parte giovedì 23 con una sezione dedicata agli illustratori italiani del secolo scorso: in evidenza Achille Luciano Mauzan con Fiera di Milano, 1926 (Lotto 98, stima € 3.800 – 5.000), Duilio Cambellotti, Flavio Costantini e persino Federico Fellini, con le sue produzioni grafiche.

Segue la sezione dedicata ai grandi personaggi della scuola Bonelli, con tavole originali tratte da serie iconiche come Dylan Dog, Tex e Ken Parker, tra cui spicca l'originale di copertina Ghost Hotel di Bruno Brindisi (Lotto 176, stima € 500 – 800). Spazio anche al mondo Disney, con opere di maestri italiani e internazionali come Giorgio Cavazzano, Luciano Bottaro, Don Rosa e Floyd Gottfredson. A concludere la giornata, i grandi autori americani: da Frank Miller (Sin City) a John Romita Sr. con Spider-Man – Vengeance from Vietnam! (Lotto 346, stima € 9.000 – 12.000), passando per Gene Colan (Daredevil).

Il 24 ottobre sarà la volta dei Grandi Maestri del Fumetto, italiani ed internazionali: in catalogo tavole rare di Hugo Pratt, Benito Jacovitti, Andrea Pazienza con Autoritratto in motocicletta, 1984 (Lotto 563, stima € 9.000 – 12.000), e molti altri. Tra le chicche anche una striscia di Mafalda firmata Quino (Lotto 588, stima € 3.500 – 5.000) e una preziosa Sturmtruppen di Bonvi (Lotto 468, stima € 3.500 – 5.000).

A chiudere la due giorni, un intero catalogo riservato al Fumetto Erotico, con opere di Guido Crepax (Valentina, le armi, l'amore, Lotto 763, stima € 4.500 – 6.000), Magnus, Giovanna Casotto, Georges Pichard e, naturalmente, Milo Manara.

Proprio a Manara è legato il top lot dell'intera asta: la tavola originale Elodie – Red Light (Lotto 840, stima € 25.000 – 35.000), realizzata per la copertina dell'album omonimo pubblicato da Island Records nell'ottobre 2023. L'opera, ispirata al videoclip del brano "A fari spenti", segna una delle collaborazioni più recenti tra il maestro dell'eros e il mondo della musica, dopo le celebri esperienze con Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Biagio Antonacci e David Riondino. L'artista ha interpretato la cantante in un disegno potente e simbolico, celebrato anche dalle parole di Elodie: "Manara è stato il primo artista che mi ha fatto scoprire la potenza e la libertà del corpo femminile. Quando ci siamo incontrati gli ho portato tutto il progetto, le foto, i video. Lui ha scelto e mi ha rappresentata: la sua opera mi rispecchia completamente." A sua volta, Manara ha definito l'opera "una rivendicazione della dignità del corpo", ribadendo come la rappresentazione del nudo mantenga "qualcosa di eterno e sacrale".

«In un mercato dell'arte in fase di transizione, con una generale cautela da parte dei collezionisti, le Tavole Originali stanno registrando numeri in forte crescita," commenta Daniele Gradella, Capo Dipartimento Fumetti di Finarte. "Basti pensare ai 13,5 milioni di dollari raggiunti pochi giorni fa da una copertina di Frank Frazetta. È un segmento relativamente giovane ma in rapida ascesa, sempre più trasversale e consapevole. Finarte, in questo panorama, si è posizionata come leader in Italia e tra i principali attori in Europa. Questa nuova asta ne è una prova evidente: un catalogo ampio, ricco di opere iconiche e rarità, che parla a collezionisti di ogni tipo e generazione.»

 

Informazioni
Asta:

23 ottobre, ore 11:00 - TORNATA 1 (lotti 1-167) e ore 14:30 - TORNATA 2 (lotti 168-450).
24 ottobre, ore 11:00 - TORNATA 3 (lotti 451-624) e ore 14:30 - TORNATA 4 (lotti 625-920)
Esposizione: 23 e 24 ottobre ore 10:00 – 18:00
T. +39 02 3363801


lunedì 30 giugno 2025

Superman: Il Mondo


Nuovo volume antologico giramondo con autori autoctoni, ma spesso operanti nel mercato statunitense, che realizzano gli episodi realizzati nel loro Paese, stavolta dedicato a Superman dopo quelli con protagonisti Batman e Joker.

Si comincia con una storia introduttiva di Dan Jurgens e Lee Weeks. Mi sembra simpatica e originale, oltre che disegnata benino, e mostra la filosofia di Superman: un mostro gigante è apparso su Metropolis con un’astronave ma i militari lo attaccano senza che abbia cagionato apparentemente alcun danno. Superman risolve parlamentando piuttosto che ricorrendo alla violenza.

Prima tappa Spagna, dove Superman precipita a Granada dopo uno scontro con un meteorite con tracce di kryptonite che gli toglierà i poteri per circa sei ore (e trentacinque minuti, come precisa Batman). Durante il conto alla rovescia per quando recupererà i poteri Superman sperimenta le bellezze locali e la frustrazione di essere solo un uomo: indossa ancora il suo costume e nessuno crede che sia il vero Superman, a parte una bambina. Jorge Jiménez cede un po’ ai buoni sentimenti e sviluppa una cartolina di quella che immagino essere la sua città ma nel complesso la storia è carina, anche perché è spassoso vedere Batman nel ruolo della chioccia preoccupata che oltretutto sbaglia i calcoli (ma è colpa della strumentazione). I disegni virano un po’ troppo sul grottesco ma nel contesto della storia ci sta.

La storia italiana ideata da Marco Nucci è molto originale, probabilmente troppo: nel 2021 Lois Lane e Clark Kent sono a Firenze dove si compie una profezia di Dante e l’inferno si apre sulla Terra. Guarda caso, la formula per risolvere la situazione è la battuta tipica di Superman. Una trama così semplice è più che altro l’occasione per sfoggiare l’arte di Fabio Celoni, che però come nel caso di Bacilieri su Joker mi pare un po’ mortificato dal formato comic book.

Il viaggio continua verso est con il serbo Stevan Subić che mette in scena una lotta tra Superman e Lobo. Forse la storia è interessante se si conoscono i retroscena evocati nei dialoghi tra i due ma per me sono assolutamente ascosi.

È poi di scena il Camerun con lo Studio Zebra, cioè Ejob Gaius ed E. N. Ejob. I disegni non sono granché ma i testi non sono poi tanto male, e oltretutto sono ben amalgamati con la cultura locale, o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato. Per fermare uno sciamano malvagio Superman ha dovuto distruggere la statua di una divinità del posto, suscitando la rabbia della popolazione autoctona che ha chiesto a gran voce uno scontro tra lui e il dio superumano Epasa Moto. La battaglia tra titani ha però conseguenze devastanti sulla gente comune e i due contendenti addivengono a una tregua in cui capiscono l’uno le ragioni dell’altro. Ma perché alla fine compare Batman che guarda interessato la scena? Questa storia si inserisce un progetto più ampio?

Con l’India torna di scena uno sceneggiatore che non si occupa precipuamente di fumetti come era stato così comune con Joker: Rana Daggubati lavora infatti per cinema e televisione. Essere un Eroe vede un Superman diventato da poco supereroe che cerca risposte alle sue questioni esistenziali in India. Qui si unisce a una ricercatrice di civiltà perdute e salva un tempio dalla cupidigia dei saccheggiatori inglesi, cosa che gli chiarisce ciò a cui servono i supereroi. Come ci ha insegnato Warren Ellis col suo Supergod la livrea blu di Superman (il blu è l’unico colore di queste tavole) rappresenta appunto la divinità per gli Indiani. Validi senza essere eccezionali i disegni di Sid Kotian.

In Argentina, dove si è recato per capire i maneggi di Lex Luthor con i minerali locali, Clark Kent visita il planetario Galileo Galilei dove è esposto un pezzo di meteorite in cui è imprigionata da millenni una creatura di kryptonite gialla. Superman la risveglia e inizia uno scontro caratterizzato dal fatto che l’entità fraintende sistematicamente tutto quello che succede: Superman vuole picchiarla e non darle il benvenuto, la folla urla terrorizzata e non osanna la venuta della creatura… Questa entità altro non è che lo spirito della natura di Krypton affine agli Swamp Thing terrestri, e se modificasse la Terra secondo i suoi parametri sarebbe un disastro. Devastato dalla scontro, Superman riesce a rimettersi in sesto con la logica e l’amplificazione dei raggi lunari (invece che di quelli solari) ottenuta grazie alle strumentazioni del planetario. E così, seppure a malincuore, riesce a fermare la minaccia. La storia di Mauro Mantella è proprio bella, Agustín Alessio (col supporto agli sfondi di Germán Nobile) fa un lavoro spettacolare ai disegni ma immagino con un grosso supporto digitale.

Ethem Onur Bilgiç trasporta Lois e Clark in Turchia dove Superman dovrà vedersela con un culto che sta invocando il dio Mitra. La storia è molto semplice e lineare, probabilmente sarebbe stata più godibile se Bilgiç non si fosse sentito in obbligo di ricordare a ogni piè sospinto quanto la Turchia sia un Paese eccezionale oltre che la culla della cultura. I suoi disegni non sono malaccio ma mi sembra che non ha azzeccato il volto di Superman.

Per la Francia sono all’opera Sylvain Runberg e Marcial Roledano Vargas, confesso di conoscere il primo, lo sceneggiatore, e da quanto leggo nella sua biografia Vargas è attivo principalmente sul mercato statunitense. L’approccio è virato più sull’umoristico, e Runberg non si trattiene dal muovere qualche stoccata alla città di Parigi. Il culmine di un viaggio romantico nella Ville Lumiére di Lois e Clark che già partiva un po’ sfigato è l’entrata in scena di Nanaue, un villain uomo-squalo di cui ignoravo l’esistenza. Un divertissement godibile con dei disegni carini nobilitato dalla comparsata di un’artista che è un evidente omaggio a Louise Bourgeois.

Jefferson Costa scrive e disegna una storia piuttosto confusa ambientata in Brasile. In realtà la trama non è per nulla complicata perché ruota semplicemente attorno a uno scontro tra Superman e una specie di sciamano o divinità locale o quello che è, che dalle mazzate sfocia in uno scambio filosofico. Solo che i disegni e i layout delle tavole non agevolano la lettura, né mancano riferimenti ad altre storie di Superman.

Ancora tradizioni popolari nell’episodio polacco che ruota attorno alla Marzanna, una strega che segna l’arrivo dell’inverno e che potrebbe congelare tutto il mondo: per questo dei fanatici ammazzano ogni anno qualche ragazza che potrebbe trasformarsi in lei. Superman interviene ma la Marzanna si manifesta davvero. La trama elaborata da Bartosz Sztybor è veramente ridotta all’osso, se non altro Marek Oleksicki disegna piuttosto bene, senza alcun virtuosismo ma con un certo rigore.

Bernardo Fernández ricorre a sua volta agli dei per la trasferta messicana di Superman. La storiella verte solo sullo scontro tra l’Uomo d’Acciaio e una divinità azteca rinata e su una panoramica del pantheon azteco, ma è nobilitata da un certo umorismo e da disegni che, seppur caricaturali, mi sembrano molto adatti alla storia – e soprattutto Fernández non pasticcia le sue tavole come Costa.

Flix, cioè Felix Görmann, scrive e disegna la storia tedesca. Ambientata nel 1948, vede una misteriosa società inventare l’acciaio più forte al mondo, tanto forte da essere più potente di Superman che viene sfidato a provarlo nel corso della presentazione ufficiale alla stampa. Infatti la lega è rafforzata con la kryptonite e dietro a tutto c’è Lex Luthor. Si tratta di una storia umoristica (l’autore ha anche realizzato uno Spirou) ma non l’ho trovata molto divertente e la particolare inchiostrazione di Flix rende tutto un po’ etereo.

Molto originale l’episodio ceco: Štěpán Kopřiva scrive una storia ambientata nel futuro in cui una stazione orbitale ceca è meta di turisti (o meglio dei loro simulacri) da tutto l’universo, a maggior ragione quando vi fa visita un vecchio ma ancora potente Superman. La sua visita più recente è dovuta all’aiuto per riparare i danni causati da uno sciame di meteore tra cui anche un pezzo di cristallo memorizzante in cui Kal-El rivede gli attimi della sua nascita. Si parla di nichilismo, ma la vicenda è anche una scusa per giocare con gli stereotipi dei cechi a alla fine Kopřiva non vuole dare nessuna lezione. Non male i disegni di Michal Suchánek, ormai un veterano dei “Mondi” visto che ha già collaborato a quelli su Batman e Joker. Non male, dicevo, ma pienamente inserito nell’estetica dei supereroi.

Si finisce in bruttezza con il Giappone che presenta semplicemente un estratto del delirante progetto Superman vs. Food.

Non che ce ne fosse bisogno, ma questa antologia conferma quanto sia difficile scrivere una storia di Superman piuttosto che una del più umano Batman. È ovvio che si tratta di episodi brevi che non possono svilupparsi più di tanto ma resta il fatto che molti di essi hanno dovuto fare riferimento a divinità o creature magiche per offrire una sfida decente a Superman oppure si sono concentrate sul personaggio come simbolo. Quando però si è scelta una strada più originale come nel caso del fumetto indiano e ceco i risultati sono stati buoni, e anche quello argentino ha brillato pur mettendo in campo a sua volta a una sorta di divinità.

sabato 16 novembre 2024

My Body Shines (et alia)

Nell’ottica di diffondere e promuovere le sue attività, l’Accademia The Sign è stata munifica a Lucca di brochure e depliant illustrativi, che in realtà non sono tali ma veri fascicoli anche piuttosto corposi. Se TheSign offre semplicemente una panoramica scritta dei corsi, già con Dipartimento Game è un breve fumetto a introdurre i programmi e le varie specializzazioni. Ad opera di Brian Freschi e Benedetta Baccari, la storia verte su un gruppo di ideatori di giochi dalle personalità molto distanti che un guasto all’ascensore farà finalmente collaborare tra di loro. Simpatico, ma è paradossale che per promuovere una materia prettamente digitale la resa grafica sia carente, fortemente pixellata.

My Body Shines è invece un’antologia delle prove degli studenti, che accanto a illustrazioni e grafiche presentano anche dei fumetti. Si inserisce in un progetto di più ampio respiro, una rivista annuale che serve da portfolio per i partecipanti e che tratta un tema specifico a ogni uscita: quest’anno è la volta della body positivity e dell’accettazione di sé.

Grafiche e illustrazioni che si alternano ai fumetti sono opera di Ilaria Bruno, Pauline Joyce Banduan, Irene Garuglieri, Alice Bergonzini, Giovanna Candelieri, Agostino Mollo, Valeria Moscati, Matteo Lisi, Chiara Mezzacapo, Alberto Milotti, Morgana Contorni, Alessandra Chierici, Melissa Liggeri, Silvia Giacomelli, Erica Ferroni, Lorenzo Lo Porto, Alessia Barbato, Ilaria Testi, Massimo Giugni e Rica Valete.

Tra i tanti, ho trovato quantomeno interessanti l’Alice di Banduan, le tette-farfalle di Bergonzini e le prove di Ilaria Testi e Massimo Giugni.

I fumetti sono sviluppati nella dimensione obbligata di quattro tavole. Considerati la brevità e il tema, è stato inevitabile che molti degli autori abbiano ceduto alla tentazione del racconto illustrato. A Sara Culli succede con Lobi, che pure parte da un buon soggetto. Stesso discorso anche per Figlie dell’Estate di Sara Citti, che almeno ha una deriva surreale. Cara Anoressia e SG sono semplicemente dei resoconti delle esperienze dei rispettivi autori Blu Pieraccioli e Filippo Perelli coi disturbi alimentari e la celiachia.

Mia di Giada Ionà avrebbe necessitato forse di essere sviluppata di più e purtroppo i disegni (oltretutto riprodotti male) non mi sembrano al livello di quelli degli altri autori. Anche Alessandra Muto ha un segno ancora molto acerbo e anche lei è stata penalizzata dalla stampa: la sua storia Chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni dimostra comunque un certo coraggio nel raccontare una storia calata in un contesto quotidiano.

D’altra parte qualcuno mette in campo una certa originalità: pur nel vittimismo di Yo-yo Veronica Satta imbastisce una sequenza abbastanza coinvolgente che si conclude in maniera gradevolmente onirica. Gaia Papotti si inventa una bella situazione di partenza in Perché non vuoi essere come noi? ma purtroppo la conclude abbandonandosi al moralismo. Eterna Bellezza di Antonio Di Vita e Ivan Lorenzini potrebbe essere l’incipit di un fumetto molto interessante (ma Lorenzini deve ancora prendere maggiore confidenza con l’anatomia).

Tra le prove più riuscite per me si colloca It’s a Match di Alberto Cappelli e Diego Picchianti visto che stempera con umorismo la tensione di come apparire al primo appuntamento. Ma i risultati nettamente migliori sono quelli delle due storie mute di Giacomo Roverani, proprio perché non avendo il supporto del testo devono obbligatoriamente raccontare una storia senza perdesi in voli pindarici. La prima, Geometro (titolo ben mimetizzato nello sfondo della prima vignetta), è anche un’ottima prova grafica mentre la seconda, WWW.Kara.XXX (scritta da Cris Manera), è molto godibile pur essendo più canonica.

mercoledì 6 novembre 2024

Tutto un altro Lupo Alberto

L’offerta ricchissima del Comics&Science di quest’anno ha contemplato anche la presentazione di questa antologia in versione limitata (la mia copia è la 714 su 2000), credo reperibile anche allo stand Gigaciao – ma lì probabilmente senza Silver a fare gli onori.

Si tratta della raccolta degli episodi di Lupo Alberto realizzati da vari giovani autori, a cui vennero affidate 16 pagine della rivista da autogestirsi. Il progetto nacque e venne coordinato da Lorenzo La Neve, figlio dello sceneggiatore Michelangelo, e ha prodotto dei fumetti diversissimi tra di loro sia dal punto di vista dei testi che soprattutto della parte grafica che contempla grandi virtuosismi come prove talmente ardite da sfiorare lo sperimentalismo – penso soprattutto ai lavori di The Sando, Gaia Magnini e Matilde Simoni. Ciononostante mi pare che gli autori si siano cimentati nella sfida con un grande rispetto per la materia originale, riprendendo personaggi secondari e rispettando una continuity di fondo che hanno contribuito ad arricchire. Non vi ammorbo con l’elenco dei collaboratori ma lo riporto direttamente dalle pagine del volume:

Le doppie strisce della pubblicazione originale sono state rimontate a due per pagina: nella maggior parte dei casi le storie durano così in questa versione tre pagine e mezza, ma ce ne sono alcune più brevi da tre e alla fine la lunga Marvelous Mrs. La Talpa. C’è un sacco di materiale da leggere, insomma. Impossibile che tra tutta questa variegata ricchezza il lettore non trovi qualcosa che gli piace. Per quel che mi riguarda, ho gradito particolarmente Enrico Esattore (esilarante!), Il ritratto, Gattacci M. C., Lupo Alberto anno zero e, incredibilmente (la Simoni disegna in stile manga), Maruta. Dal lato opposto ci sono delle storie che invece mi hanno convinto di meno, perché poco comprensibili oppure molto meno originali delle altre, quasi déjà vu di altri fumetti: Alla Larga, Lupastro!, Il congegno da gaming, La cosa nel cespuglio (ma che belli i disegni di Federico Gaddi) e Spooky Scary Ducks.

Il volume contempla inoltre anche quattro storie realizzate con lo stesso criterio ma dedicate a Cattivik e c’è ancora spazio per ulteriori omaggi più lunghi forse realizzati appositamente per questo volume (la storia di Bevilacqua non mi sembra scomponibile in blocchi da due doppie strisce come le altre).

giovedì 17 ottobre 2024

Universo DC: Speciale Halloween 2024


Raccolta di storie brevi a tema horror ambientate nell’universo DC. Lo spin doctor del progetto (cioè quello che ha ideato i vari soggetti) è Keith Giffen, quel tizio che copiava José Muñoz e, come spesso capita, dopo morto è stato santificato.

Si inizia col botto con una storia molto simpatica in cui a cadere sulla fattoria dei Kent è un Kal El mostruoso e malvagio. Edward Lee scrive dei bei dialoghi e mantiene alta la tensione, Howard Porter non si fa disprezzare ai disegni.

Niente male nemmeno il secondo episodio (di Mary Sangiovanni e Bilquis Evely): delle ragazzine invocano per gioco lo spirito di una amazzone e la reincarnata Wonder Woman fa strage in giro per il quartiere vendicando la ragazzina di cui si è impossessata. Discreta quantità di gore per un fumetto DC.

Ahimè, la storia successiva è disegnata da Kyle Baker che per quanto cerchi di fare il verso agli EC Comics (anche col lettering) è pur sempre Kyle Baker. La storia (sceneggiata da Bryan Smith e Brian Keene) vede uno squilibrato ossessionato dal fantasma di Harley Quinn. Può darsi che il rimando agli EC Comics sia una scusa per riciclare un vecchio soggetto già visto in quella sede, non è che la storia brilli per originalità.

Nick Cutter e Rags Morales confezionano poi un dramma psicologico in cui Batman e Joker convivono entrambi in uno psicopatico Bruce Wayne diverso da quello canonico. Forse troppo pretenzioso e in definitiva niente che non si sia già visto altrove.

È il turno di Lanterna Verde, che nei fatti fa parte di una storia corale in cui i vampiri (o sono zombi?) stanno conquistando il mondo come ci ragguaglia all’inizio John Constantine. Il contagio arriva fino alla base lunare della Justice League e la storia, sceneggiata da Brian Keene, sarebbe anche carina se non fosse così impastoiata nella continuity DC e indecisa tra dramma e ironia. Il disegnatore Scott Kolins, che ricordavo piuttosto elegante, qui è veramente approssimativo e tirato via.

Freccia Verde subisce lo stesso trattamento di Batman diventando un assassino psicopatico, per quanto si dedichi a ripulire la sua città. In realtà la vera protagonista si rivela essere Dinah Lance che fugge alle sue attenzioni ma sicuramente non è meglio di lui. Ronald Malfi non può elaborare troppo una trama che è tutta basata su questo plot twist, il bravo Dale Eaglesham me lo ricordavo diverso: qui inizia squadrato e un po’ sporco nel tratto per poi finire pulitissimo, forse volendo assecondare l’illusorio ritorno all’ordine che conclude la vicenda.

Alquanto bizzarra la storia successiva: a Gotham un serial killer strappa la pelle delle sue vittime per “mostrare il loro vero volto” mentre un mostro gigantesco semina il terrore. Probabilmente lo scopo finale della trama (sceneggiata senza guizzi da Wrath James White) è lo shock value dell’identità del protagonista, ma anche così si resta perplessi per tutto il contorno. Disegni di Tom Raney, che ricordavo piuttosto bravo, un po’ troppo virati sul caricaturale per i miei gusti.

Si finisce in bruttezza con Howard Chaykin ai disegni. Un Billy Batson punk riceve la formula magica da un barbone più spostato di lui. Impedirsi di dire “Shazam” diventa una grande sfida con tutte le tentazioni circostanti e la voce che gli parla nella testa. Lo spunto è originale e la storia, sceneggiata da Weston Ochse, sarebbe anche carina se solo avesse un finale.

Questa è la prima parte del volume e raccoglie lo speciale DC House of Horror del 2017. Nel complesso l’idea alla base di molte delle storie, ovvero trasformare i supereroi in assassini, psicopatici, mostri, ecc. funziona bene. Forse perché sottovaluto il genere supereroistico ho anche ravvisato una certa maturità nei temi e nelle scene mostrate, con un po’ di splatter dove richiesto e addirittura riferimenti al suicidio, argomento tabù per eccellenza. I disegni sono altalenanti ma come non ho ravvisato punte di eccellenza non ci sono stati nemmeno incentivi a interrompere la lettura.

L’anno successivo la DC Comics pubblicò Cursed Comics Cavalcade con cui replicò la formula del volume precedente ma senza Giffen al timone. E si vede: la sua assenza ha prodotto storie meno originali e non legate da un concetto comune.

Apre le danze Swamp Thing: in una storia narrata principalmente con didascalie (argh!) il mostro della palude salva una ragazza da un esperimento di ibridazione animale-vegetale. Troppa continuity nella storia di Tim Seeley per capirci qualcosa, ci si consola con Kyle Hotz molto bravo a imitare Bernie Wrightson.

Gary Dauberman scrive l’ennesima storia che gioca con l’identità del mostro/colpevole, che non credo sia un personaggio già presente nella cosmologia batmaniana per non rovinare la sorpresa al lettore. Se non altro, Riccardo Federici disegna divinamente.

Vita Alaya fa scontrare Wonder Woman con una sirena in Grecia; la storia è semplice ma efficace. Molto validi i disegni di Victor Ibañez.

È poi il turno della Lanterna Verde Guy Gardner che deve vedersela con un’astronave-prigione che sta per causare danni micidiali a causa della “creatura” che la controlla. La trama di Kenny Porter ha un che di suggestivo ma si risolve troppo velocemente. Riley Rossmo disegna in maniera stilizzata, quasi caricaturale, ma in questo contesto funziona abbastanza bene, forse anche grazie ai colori “pop” di Ivan Plascencia.

Ben diverso è l’approccio di Gabriel Hardman, che con le sue tavole ricche di dettagli cerca di ricreare l’atmosfera della New Orleans di metà ’800. Firma anche la sceneggiatura insieme a Corinna Bechko mettendo in scena Etrigan e la sua controparte umana Jason Blood mentre infuria un’epidemia di peste con annesso serial killer. I veri mostri non sono necessariamente quelli che sembrano, o meglio la loro malvagità può manifestarsi anche in maniere meno eclatanti.

Mags Visaggio scrive una storia in cui Superman è tormentato da un incubo ricorrente che mette a repentaglio la vita di Lois. Mi sembra sia un soggetto originale e ben congegnato, a fronte del quale il forte rimando a una continuity a me ignota non pesa troppo. Minkyu Jung disegna Clark Kent con delle spalle gigantesche, ma al di là di questo le sue tavole sono molto belle.

Molto meno originale è la storia che vede protagonista Freccia Verde, alle prese con i suoi demoni interiori risalenti al passato. E qui la continuity è invasiva. Se Michael Moreci ai testi non entusiasma, Felipe Watanabe e Jonas Trindade disegnano più che dignitosamente smorzando in maniera realistica le derive più ipertrofiche del genere supereroistico.

Fulmine Nero e Katana sono i protagonisti di una vicenda che coinvolge un demone e una bambina. Si fa notare per essere una delle pochissime storie che citano Halloween, per il resto si riduce a un fugace scontro tra buoni e cattivi. Bryan Hill avrebbe potuto fare di più nonostante lo spazio ridotto e i protagonisti secondari che gli sono capitati. Dexter Soy è passabile anche se troppo incline all’ipertrofia.

Segue un curioso crossover in cui Robin si allea con Solomon Grundy per salvare alcune ragazzine dalle grinfie del Professor Pyg, un tizio mascherato da maiale con un piccolo esercito di altre schiave già condizionate. Anche qui bisogna conoscere un po’ la cosmologia DC, ma Dave Wielgosz scrive almeno una storia abbastanza densa per quanto non eccezionale. Buoni i disegni di Christian Duce.

Per finire, James Tynion IV scrive una storiellina un po’ demodé di Zatanna in cui l’eroina evita a una ragazzina l’umiliazione di una sfida che le propone il fratello maggiore, cioè visitare un’improvvisata casa degli orrori mentre le prepara degli scherzi terrificanti con un amico. Se i testi sono quello che sono i disegni sono ancora peggio visto che alle matite c’è Mark Buckingham (non so quanto le chine di Andrew Pepoy abbiano migliorato o peggiorato il suo lavoro).

Se il secondo volume qui raccolto è disegnato nettamente meglio del precedente, i testi sono tanto canonici da poter essere benissimo antologizzati in una sede usuale non dedicata ad Halloween e all’horror, con l’aggravante che alcune storie sono banali e poco ispirate mentre altre si limitano ad approfondire dettagli della continuity DC. D’altro canto il meccanismo alla base di DC House of Horror ha portato a ideuzze molto interessanti ma a livello grafico è inferiore a Cursed Comics Cavalcade. Eh, lo so: non si può avere tutto.