Forse nella mia edicola di
riferimento lo avevano nascosto particolarmente bene, forse la Menhir ha
indicato il mese d’uscita sbagliato, sta di fatto che l’ultimo numero de Il Morto datato maggio 2019 io l’ho
trovato solo la scorsa domenica. Visto che l’elenco delle fiere in terza di
copertina è aggiornato a quelle estive immagino che il motivo della discrepanza
sia il secondo, e che il mese viene indicato tanto per dare la parvenza di
rispettare la dichiarata bimestralità. Comunque l’importante è che l’ho trovato.
Contrariamente a quanto lasciava
intendere il mezzo cliffhanger con
cui si era concluso lo scorso numero,
Un segreto da custodire è una storia
a se stante. Peg si unisce a una comitiva diretta alla volta di Prato e
dintorni su un furgoncino della FIT che effettua un servizio a chiamata.
L’autista del mezzo ha bisogno di lavorare e si fa mettere a posto alla meno
peggio un guasto che potrebbe compromettere il viaggio. E infatti, come da
copione, il furgoncino si rompe proprio nei pressi di Buria, una località
tagliata fuori dal circuito stradale e che per questo è ormai praticamente deserta.
Unici abitanti rimasti: una ragazza che gestisce un albergo, suo cugino e suo
padre, un vecchio che non si vede mai ma che si sente quando batte i muri.
Giovacca imbastisce insomma un
nuovo omaggio alle atmosfere del primo Pupi Avati, con una particolare
attenzione alla provincia italiana (consulenza per il dialetto di Roberto Lari),
una sapiente creazione della suspense
e l’inevitabile rivelazione macabra. C’è anche spazio per l’umorismo grazie
all’eterogenea comitiva di viaggiatori con cui si trova Peg; alla vecchina
rompiballe io ho preferito il fiscalissimo impiegato dell’Agenzia delle
Entrate, peraltro più funzionale alla risoluzione della vicenda.
Il Morto si fa vivo sul finale
come da ormai consolidata abitudine, e anche stavolta resta l’impressione che
la storia si chiuda un po’ troppo in fretta, per quanto sia stata una lettura
piacevole.
I disegni di Piero Conforti sono
buoni come sempre, la new entry
Christian Urgese alle chine valorizza ancora di più la parte grafica. Forse mi
sono lasciato suggestionare dal fatto che c’è un nuovo inchiostratore, ma mi
sembra che certi dettagli, in particolare le mani, siano più curati che in
precedenza.
In appendice la storia breve Darvin Awards: il soggetto di Gianluca
“Javitt” Vici T. sarebbe anche simpatico (la sceneggiatura è invece un po’
confusa) ma i disegni di Dario Tuis sono veramente dilettanteschi. Immagino che
si tratti di un fumetto di qualche anno fa ristampato in questa sede dopo un
primo passaggio su rivista.

