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domenica 17 dicembre 2023

Nerd in Action

Forse sarebbe potuto tornarmi utile per i Fumettisti d’invenzione. Sbagliato.

Probabilmente avrebbe contenuto un sacco di scenette esilaranti di “vita vissuta” di fumetteria come quelle in appendice a Volt. Sbagliato.

Nerd in Action è in sostanza un depliant pubblicitario (ma venduto a 12 euro) dei due Star Shop di Roma. Vengono quindi fumettate le personalità e le idiosincrasie degli otto protagonisti, o almeno di alcuni di loro visto che le pagine sono in totale 48 e nemmeno tutte a fumetti. C’è il commesso vittima di una bambina terribile che rompe le action figure, l’impiegata con il complesso della primadonna, il boss un po’ esaurito. E viene mostrata anche l’altra metà del cielo, o meglio del bancone: c’è il cliente ossessionato dalle condizioni dei fumetti, il conversatore sfibrante, quello innamorato perdutamente della commessa e soprattutto il ragazzino straniero, che a quanto pare è la peggiore piaga delle fumetterie romane.

Il risultato ricorda un cartellone di laurea: esilarante per chi conosce le persone coinvolte, incomprensibile per chiunque altro. Ma i protagonisti sono anche star del social network (o così viene fatto intendere) quindi sono io a non essere aggiornato. Per me le parti migliori sono state quelle poche vignette in cui, appunto come in Volt, vengono passate in rassegna alcune delle situazioni e delle richieste assurde dei clienti.

Ogni tanto un mezzo sorriso ci scappa, ma è deprimente l’immagine che viene data del settore, con manga, supereroi, carte di Magic ed action figure come unica merce venduta nelle fumetterie. E penso che si tratti di una testimonianza attendibile e non di una concessione al gruppo editoriale e distributivo alle spalle dei negozi: la Star Comics (ammesso che sia direttamente coinvolta con gli Shop) manco pubblica più supereroi, giusto?

Martina Masaya, che firma sia testi che disegni (i primi col contributo di «Animanga S. r. l.»), utilizza uno stile caricaturale un po’ stilizzato che mi è sembrato più interessante e personale che il facile ricorso alle derive “euromanga”. Per il tipo di fumetto che illustra va benissimo.

La confezione è decisamente buona (un 17x24 a colori in carta patinata, e 48 pagine non sono poi così poche) e non ho trovato un refuso che fosse uno, cosa ormai rara anche nel caso di case editrici ben più grandi di Tora Edizioni.

giovedì 8 novembre 2018

Ale & Cucca 5 e 6

Continua la saga adolescenziale di Ale & Cucca, confermando le doti narrative di Elisabetta Cifone. Nel quinto volumetto Cucca si fa il piercing all’ombelico e per motivi puramente “strategici” accetta la proposta di Emanuele Fanti, ma la vera svolta della trama è la scoperta da parte di Ale (già provata dal logorarsi del rapporto con Simo) di tutte le macchinazioni alle sue spalle, vere o presunte; scoperta che porterà al tragico epilogo anticipato sin dal secondo volume (certo, non così tragico se pensiamo che la storia portante è un flashback, ma comunque fa impressione). In appendice c’è una storia breve firmata Martina Masaya dedicata a due personaggi che compaiono nella storia principale: per forza di cose la trama è semplice e prevedibile, ma i disegni sono molto belli, e oltretutto ben poco manga.
Il sesto volume, ahinoi, è principalmente costituito da flashback che raccontano le “origini segrete” dei protagonisti e chiariscono perché si comportino in una certa maniera. Non è però solo un passo indietro (per fortuna!) perché la Cifone infila a tradimento delle scene terrificanti sul tragico gesto compiuto da Ale. Adesso mi tocca aspettare la prossima Lucca per leggere il seguito, dannazione.
Accennavo sopra alle doti narrative della Cifone: in effetti è veramente bravissima a far recitare i suoi personaggi e a gestire la scansione delle tavole, rallentando o accelerando ad arte il ritmo della storia a seconda dell’effetto che vuole raggiungere. Non è un pregio da poco in un fumetto che immagino si rifaccia al canone degli shojo (o come diavolo si dice), basati sull’introspezione a più buon mercato e su pagine e pagine di descrizioni emotive. Purtroppo dato il tono dei capitoli raccolti in questi due volumi non c’è molto spazio per l’umorismo, in cui la Cifone eccelle: la sequenza della sala d’attesa per il piercing è esilarante. Il fatto che i personaggi tendano qualche rara volta a parlare come libri stampati o a spiegare in dettaglio le loro emozioni nonostante la giovanissima età (ma ricordiamoci che sono tutti maggiorenni, come specificato nelle gerenze – sto ancora ridendo) si dimentica prestissimo grazie alle doti affabulatrici dell’autrice, anzi se non avessi preso l’appunto di segnalarlo me ne sarei appunto scordato.
A livello grafico c’è poco da aggiungere: anche qui la Cifone fa un ottimo lavoro, molto espressivo e dettagliato. Ma d’altra parte era già matura sin dal primo volume, dopo anni di lavoro “underground” su Facebook.