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mercoledì 25 giugno 2025

Collana Eroi n. 15 - 10 Ottobre 1: La morte è mia amica

Versione da edicola della miniserie uscita precedentemente in libreria. Il soggetto attorno cui ruota 10 Ottobre è decisamente originale, pur se con la miriade di opere fantascientifiche esistenti non escludo che qualcuno abbia già ipotizzato scenari simili: la società del futuro è libera dalla povertà, dalla criminalità e dal sovrappopolamento perché alla nascita in vitro viene modificato il dna dei cittadini donando loro una data di scadenza entro cui moriranno. Il fatto che il concepimento avvenga in laboratorio verrebbe smentito dalle varie donne incinte che compaiono qua e là, ma questa premessa viene riassunta dal tema letto in classe da una bambina, che quindi potrebbe essere ancora all’oscuro delle “cose della vita”. Le età in cui avverrà il decesso sono fisse: 3, 11, 26, 38, 57 e 70 anni, ognuna con una sua motivazione specifica. L’aspettativa di vita è un’incognita per chiunque, quindi l’umanità è più produttiva per sfruttare il poco o tanto tempo che rimane al singolo. Esistono però anche dei rarissimi casi di veri anziani, lasciati vivere ben oltre la maturità per dare la speranza anche agli altri di far parte di questa cerchia di fortunati.

Ma non tutti accettano questa situazione, per quanto la società l’abbia normalizzata a tal punto da sviluppare un mercato di funerali che va a braccetto con quello dei compleanni: i genitori di Richie Walls ad esempio non si sono mai ripresi dalla perdita del loro primo figlio e la madre è ancora più preda di crisi depressive adesso che pure il secondogenito sta per compiere i fatidici 11 anni.

Seguendo il suo vicino di casa, il signor Cole, Richie finisce per incappare involontariamente in uno di quei complotti che non mancano nei racconti in cui c’è un mondo apparentemente utopico. Quindi viene rapito dai congiurati, tanto i suoi genitori si accorgeranno a malapena della sua scomparsa e tra poco (il 10 ottobre come da titolo) compirà 11 anni e potrebbe sparire “naturalmente”. Per il momento i congiurati si limitano a tenerlo con loro a turno per non destare sospetti, poi chi vivrà vedrà. E visto che tutti “scadranno” il 10 ottobre mai modo di dire è stato più azzeccato.

Di carne sul fuoco ce ne sarebbe anche tanta ma buona parte della parte centrale è dedicata ai cincischiamenti per giustificare la mancata eliminazione fisica di Richie che ha scoperto il complotto (pur non avendone colto la natura, come il lettore), e l’albo finisce con un ulteriore infodumping in merito ai medaglioni che tutti portano e che segnano i progressivi conti alla rovescia. Paola Barbato ha comunque saputo suscitare l’interesse di sapere dove andrà a parare la storia.

Le tavole di Mattia Surroz sono molto scarne, con un tratto sinuoso ma grasso che usa indifferentemente per persone, oggetti ed edifici, pochissimi dettagli (quando ci sono), sfondi poveri e abbozzati quando non inesistenti, deformazioni anatomiche non sempre giustificate o funzionali. Mi chiedo come lo abbiano accolto i lettori della prima versione, quella cartonata con le pagine più grandi.

In appendice una «gallery» di Surroz è introdotta dalla stessa Barbato che forse spiega il perché della nonchalance grafica: il progetto era pensato con una scansione di venti tavole per volta e quindi implicitamente per la meno sofistica categoria merceologica dei comic book. La lettura scorre però fluida e non ho avvertito alcuno stacco importante.

martedì 23 agosto 2016

Ut 6: Iranon in Atem

E così la miniserie di Corrado Roi e Paola Barbato è giunta al capolinea. Dopo l’episodio precedente che aveva fatto chiarezza praticamente su tutti gli aspetti della trama questo sesto numero sembra voler dare una chiave di lettura a tutta l’operazione, quasi una dichiarazione programmatica di quello che è stato messo in atto con questa miniserie. Purtroppo nel farlo (sempre che questa fosse la volontà degli autori) si è optato ancora una volta per uno stile onirico, sincopato e grottesco. Forse non è un caso che Atem al contrario si legga “meta”, da intendersi non solo come la destinazione ultima di un viaggio ma anche come abbreviazione di metanarrazione e metafumetto.
Dunque: l’assunto di partenza di Ut, i suoi personaggi e tutta l’ambientazione sono stati veramente originali. Sicuramente è la prima volta che a essere protagonista di un fumetto seriale Bonelli non è un eroe o un antieroe ma un savant fou (decisamente più fou che savant) senza particolari sfaccettature ma con un atteggiamento spiccio e risoluto, più simile al Jesuit Joe di Pratt che a Tex. Non solo: il protagonista non ha il volto ricalcato da quello di un personaggio famoso, ma addirittura non ce l’ha nemmeno un volto, visto che lo si vede sempre con la maschera. E addirittura Ut è a malapena il “protagonista” della storia a lui intitolata considerato che un ruolo di maggior rilievo e più canonico ce l’ha Iranon.
Ora: considerati tutti questi fattori, certi aspetti di Iranon in Atem potrebbero essere visti sotto una luce appunto metanarrativa. Può darsi che io abbia solo cercato di trovare dei facili punti di riferimento in un guazzabuglio un po’ complesso e pieno di metafore, ma forse la “casa” principale va letta come la casa editrice che non può più permettersi di produrre personaggi originali “puri” e dalla vita infinita come potenzialmente avrebbe potuto essere il più classico Iranon, ma si rassegna a trovare vie alternative come Ut. Molti dialoghi si prestano a essere letti in questa chiave (talvolta cogliendo delle vaghe critiche agli “Originali”: «Ciascuno di voi viene generato seguendo una regola», «Il vostro percorso è sempre identico»…) e chissà, forse non è un caso che Ut abbia un dibattito chiarificatore, per quanto possa essere chiarificatore, proprio con un uomo e con una delle poche donne di rilievo che compaiono in Ut, esattamente come i suoi autori sono un uomo e una donna.
Ripeto: è solo una mia interpretazione con cui ho provato a districarmi tra le metafore e i simbolismi di cui questo numero è pieno e magari certi riferimenti criptici volevano rimandare alla condizione umana in generale o a quella dei lettori più in particolare. O forse non volevano significare proprio nulla. Come scritto in quarta di copertina: «Sei confuso, perché hai appena vissuto la fiaba…»
In ultima analisi, ho comprato Ut principalmente per i disegni e questi si sono rivelati addirittura superiori alle aspettative. Ma in più la miniserie mi ha offerto anche un protagonista e un’ambientazione decisamente originali e alla fine anche l’ermetismo di cui è pervasa la miniserie ha avuto il suo fascino. Insomma, ne valeva la pena.

mercoledì 27 luglio 2016

Ut 5: Histeria

Semplicemente stupendo questo quinto episodio di Ut. Gli sbandati protagonisti si addentrano finalmente nella/e Casa/e e la narrazione prosegue appassionata, tesa e coinvolgente per tutte e 94 le pagine. E oltre a questo viene spiegato praticamente TUTTO quello che si è visto nei numeri scorsi.
In precedenza ho evitato di parlare di quello che avveniva negli episodi di Ut perché francamente a volte non mi ci raccapezzavo, in questo caso non dico nulla perché ogni commento sarebbe uno spoiler. Alla fine credo che la difficoltà nel trovare un fil rouge e quindi nel comprendere appieno la trama della miniserie sia dovuta non tanto al suo tono onirico e grottesco quanto ai mesi di distanza con cui si è stati costretti a leggere i singoli episodi. Una lettura organica nel volume che sicuramente farà seguito a questa pubblicazione da edicola sarà senz’altro più godibile e soddisfacente – e se magari quel volume verrà stampato su carta patinata sarà molto meglio per la resa dei disegni di Roi. A proposito della parte grafica, in Histeria Roi si è semplicemente superato.
Grazie a dio non c’è nessun elemento metatestuale, stavolta. Segnalo solo una piccola “papera” di Roi: a pagina 71 Caligari raccoglie una mano destra, che però a pagina 72 diventa una mano sinistra.
Ut potrebbe benissimo concludersi qui: credo che il sesto e ultimo capitolo verterà principalmente su chi si cela sotto la maschera di Ut, ma per me non è un particolare poi così determinante.

giovedì 23 giugno 2016

Ut 4

E quattro. Ero piacevolmente rassegnato all’idea che stavolta non ci sarebbero state derive metanarrative o invasive strizzatine d’occhio a spezzarmi la magia della lettura, tanto che pensavo di dover segnalare solo un piccolo e perdonabile errore di Roi:
(gli scorpioni hanno 8 zampette, non 6; le chele non contano perché sono pedipalpi)
E invece…

Per quel che riguarda la storia, dopo le parziali spiegazioni del numero scorso stavolta c’è qualche rivelazione in più ma purtroppo molto nebulosa e bisognosa di interpretazioni che al momento non sono in grado di formulare.
Di carne al fuoco in questo episodio ce n’è anche troppa: Roi e la Barbato introducono o riprendono molti elementi senza sciogliere alcun nodo, ma visto che la continuity si fa stringente (e io manco mi ricordavo certi personaggi dei numeri scorsi) è probabile che tutti i nodi verranno al pettine nei prossimi numeri.
Sicuramente geniali certi elementi e originalissime certe invenzioni grafiche, inoltre l’apparente indifferenza di una morte eccellente e inaspettata è un bel pugno nello stomaco che non avrebbe avuto lo stesso impatto se narrata in maniera più patemica.
Solo due episodi alla fine: sono proprio curioso di vedere dove andrà a parare Ut.

martedì 24 maggio 2016

Il guaio di un fumetto come Ut...

...è che rimanda a un universo così complesso e usa un linguaggio talmente criptico che a volte si ha l'impressione di non aver compreso del tutto quello che si ha letto. Quando poi ci si mettono pure i refusi...
Ho controllato: il termine "ododre" non esiste, pensavo fosse una licenza vetusta.
Questo numero 3, immutata la splendida parte grafica di Roi (forse solo un po' avaro di sfondi in alcune delle prime tavole), è un punto di svolta nella miniserie e si comincia a delineare meglio l'ambientazione e con essa anche le caratteristiche dei personaggi che la animano. Cose a cui magari un lettore più intuitivo di me era già arrivato, ma per me si è trattato di precisazioni importanti del mondo in cui si muovono i protagonisti.
Purtroppo gli autori, mannaggia a loro, anche stavolta hanno strizzato l'occhiolino al lettore.

giovedì 28 aprile 2016

Eh?!?!

Anche Ut mi sterza sulla metanarrazione? Comincio a ricredermi sulla buona impressione che mi aveva fatto. Vabbè, siamo appena all'inizio, vediamo dove andrà a parare. Episodio molto suggestivo anche questo, comunque. Quindi che bisogno c'era di fare questa boutade?

venerdì 25 marzo 2016

Ut 1: Le Vie della Fame

Ho ordinato anche la versione deluxe in fumetteria ma non ho resistito e l’ho preso già in edicola; e poi sinceramente la copertina di Roi mi sembra più bella di quella di Mari. Ut è una storia affascinante e originale, ambientata in un mondo pittoresco e suggestivo in cui convivono panorami marittimi, architettura mitteleuropea, rimandi a culture orientali (la «mastaba»), scorci da film espressionisti e interni ispirati, tra le altre, alla Pop e alla Op Art.
In un apocalittico futuro che non ricorda nessun’altra ambientazione post-atomica (vedi l’elenco dei riferimenti di cui sopra) il saggio Decio, probabile omaggio a Decio Canzio, ha incaricato il suo servo mascherato Ut di controllare che nessuno vada a curiosare nella loro base, la mastaba. Ut è veramente un personaggio interessante, ben lontano dagli stereotipi degli eroi seriali: un omaccione non troppo intelligente che però a volte si abbandona a fulminanti aforismi. Questa ambivalenza si applica anche alla sua sensibilità: assolutamente spietato con gli altri umani indipendentemente dal sesso e dall’età, nutre un affetto smodato per un gatto trovato per caso che lo porterà anche a trasgredire gli ordini di Decio.
Gli equilibri del mondo di Decio e Ut vengono modificati quando nella mastaba si risveglia Iranon, un efebico ma gigantesco e fortissimo umano del mondo di prima («fossile», lo chiama con disprezzo Ut) che Decio farà accompagnare alle Vie della Fame per fargli recuperare i frammenti del Diario di Hog con cui riuscire a interpretare i suoi sogni. Un incipit bello strambo, vero? E siamo appena all’inizio. Le Vie della Fame della città (o quartiere) di Chatis sono percorse da un’umanità desolata e cannibale, retrofuturisticamente dickensiana, che ha sviluppato un olfatto sovrumano per trovare vittime da divorare e controllata nell’ombra da società segrete.
Siamo insomma in un mondo surreale, onirico e metafisico, nato dalla fantasia di un giovane Corrado Roi che ne racconta la genesi nell’introduzione. Paola Barbato ne ha assecondato lo spirito imbastendo una sceneggiatura che procede anch’essa per accumulo di simboli e sequenze che sembrano seguire una propria logica interna disgiunta da una concatenazione lineare, seguendo un po’ gli impulsi repentini del protagonista. Ma al contempo la struttura e la dinamica dei poteri nelle Vie della Fame non sono affatto semplici e a causa dell’intervento di Ut e Iranon si ingarbugliano in maniera tale da richiedere al lettore un certo sforzo per dipanare la matassa fatta di inganni e di false piste, oltre che di personaggi ambivalenti. Io, poi, confesso di non aver affatto capito in cosa si differenzierebbero gli esseri umani corrotti di adesso rispetto a quelli del passato (da cui il “Circolo degli Uomini” si vanta di discendere), ma immagino che sarà rivelato nei prossimi numeri. A integrare questa lettura decisamente non banale e stimolante ci sono dei dialoghi frizzanti e anch’essi per niente stereotipati. Mi chiedo cosa ne penserà un lettore tipico Bonelli come Alessandro Olivo, se mai lo leggerà.
Al di là dell’aspetto narrativo, che mi ha catturato e che lascia prevedere faville per il futuro, quello che più colpisce di Ut è la sua splendida resa grafica. Corrado Roi si è veramente superato e ha confezionato delle tavole stupende in cui il suo tratto e le sue fantasie (i periscopi nelle case… le parole crociate sui muri…) sono stati integrati da effetti bellissimi e da inquadrature ricercate, oltre che da alcuni preziosismi come la voce ripetuta “questo è il Diario di Hog” a incorniciare le tavole in cui ne vengono letti alcuni brani. Da quel che conosco io della Bonelli credo che Ut si distacchi molto dalla produzione consueta, come testimonia anche il prezzo di “ben” 4 euro per le solite 96 pagine, ma a ben guardare lo strapopolare 16x21 potrebbe paradossalmente diventare un buon viatico per la penetrazione nel settore dei graphic novel, visto che tutto sommato non è troppo distante dal 17x24 solitamente associato a quella fascia di prodotti. E da quel che si è potuto vedere in questo primo numero il sognante e raffinato Ut ha senz’altro i numeri per essere considerato tale, indipendentemente dalla casa editrice che lo ha prodotto.
La copertina è ruvida in rilievo (da fumatore di pipa la stavo per definire “rusticata”), un effetto non spiacevole ma che secondo me toglie un po’ di nitidezza alla bella illustrazione di Roi contaminandola con le venature del cartoncino.
Tanto per mostrare che l’arte di Roi non mi ha obnubilato le capacità di giudizio segnalo due errori che (incredibile!) ho trovato in questo albo Bonelli: a pagina 18 Decio dice che un personaggio «non si accorto di niente» senza “è” mentre a pagina 25 Ut apostrofa Iranon così: «Non riconosci la notte dal giorno». Non era più indicato il verbo “distinguere”?