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venerdì 21 novembre 2025

Intervista a Lele Vianello

Con cosa sei presente a Lucca?

Ho diversi volumi di cui sono di nuovo entrato in possesso dei diritti tra cui Eroica, fatta molti anni fa e che forse era andata un po’ nel dimenticatoio, e poi un inedito assoluto che è Egiziana – Intrigo a Suez: è una specie di giallo ed è uscito per Segni d’Autore.

Qui siamo allo stand della Voilier.

È il mio editore di base, perché con lui ho fatto parecchi libri. Ed è l’editore al quale mi appoggio in Italia, visto che quasi tutta la mia parte di lavoro è legata alla Francia dove ormai ho venti libri già editati. Ad esempio adesso son appena tornato da Saint-Malo, dove c’è un grande festival e riparto la settimana prossima per Blois, che è un altro grosso festival. Poi ovviamente ci sarà Angoulême. Quasi tutta la base del mio lavoro è legata (fortunatamente, devo dire) alla Francia perché qua in Italia diventa sempre più difficile lavorare nel campo del fumetto perché gli editori tendono a non pagare e si dimenticano di te, è un settore un po’ difficile. Solo che le bollette sono democratiche e arrivano per tutti! Lo dico a malincuore ma è diventato un lavoro difficile in Italia, mentre invece in Francia il discorso è differente, c’è un altro tipo di rispetto: un autore di fumetti in Francia ha una maggiore dignità, per loro il fumetto è veramente la Nona Arte. E loro hanno un grande rispetto sia nel lavoro sia nel compenso, quando lavori con loro hai tutta un’altra considerazione. In Italia a volte si dimenticano dell’autore, cioè c’è un grande entusiasmo nella partenza e quando dai il lavoro e poi tendono a dimenticarsi di te. Dispiace poi fare confronti col passato, perché son passati gli anni eroici del fumetto (stupendi!) quando c’erano le riviste: Corto Maltese, L’Eternauta… e lì lavoravi di gran lunga, c’era una richiesta immensa di lavoro e di materiale e venivi pagato a pagina. E lì allora guardavi il mondo in una maniera diversa. Poi se eri fortunato ti facevano uscire anche il libro e tutto andava in gloria.

Quindi la Francia continua a essere un approdo felice nonostante anche là mi dicono che le condizioni sono un po’ peggiorate, anche perché si pubblicano troppi libri?

È vero, c’è una produzione incredibile: loro arrivano a pubblicare anche 6.000 cartonati all’anno. In realtà è una cosa fantastica, perché ci sono delle nicchie, ci sono amatori, c’è gente che compra, c’è gente che fa file di una giornata pur di avere la dedica dell’autore preferito. E poi i Francesi sfornano un volume dietro l’altro perché è una vera industria. Un’industria che il pubblico segue proprio per quello, per il fumetto in sé: credo che ogni settimana ci siano 5 o 6 se non 7 festival di fumetto in giro per la Francia. Poi ovviamente ci sono quelli più importanti come Saint-Malo ed Angoulême che sono straordinariamente importanti anche a livello internazionale, ma anche le piccole cittadine fanno il loro festival, per farti capire quanto il fumetto sia radicato nei gusti dei Francesi. E in queste occasioni ospitano anche 30, 40 autori (regolarmente pagati) a cui danno quindi la possibilità di lavorare. Ci sono autori che vivono facendo quasi solo i week-end ai festival del fumetto francese.

Per quel che riguarda l’esperienza con l’autoproduzione, invece? Nebbia Sporca era autoprodotto tramite Amazon, se non sbaglio.

Sì, ma anche altre cose le ho messe su Amazon, parecchi altri libri di cui mi sono tornati i diritti: Venezia – Una singolare avventura, Garibaldi, La Sardegna illustrata, ecc. dovrebbero esserci 6 o 7 libri miei messi su Amazon. Il bello è che non ti chiede niente, non interviene sul prodotto: vieni pubblicato, hai un palcoscenico mondiale (perché è Amazon), alla fine sei pagato benissimo perché dove un editore italiano ti dà 1 euro a copia basandosi sulla percentuale del prezzo di copertina Amazon te ne dà molti di più.

Quindi un’esperienza positiva.

Sì, fantastica, anche perché Amazon non ti chiede niente. Tu fai una prova di lavoro, se sei contento di come è venuto il libro loro te lo mandano e se ti va bene dai l’ok e fai il libro. Puoi farlo cartonato, brossurato, come vuoi. Amazon non ti dà limiti. È una bella possibilità per un autore che è restio a lavorare solo in Italia come lo sono io, preferisco farmi le mie cose e le metto dove voglio – e in caso le tolgo quando voglio.

Fermo restando che comunque collabori anche con editori propriamente detti.

Io con Voilier ho un rapporto di amicizia straordinario e di rispetto di lavoro, ma anche con altri editori ho un buon rapporto, quest’anno ad esempio c’è l’inedito per Segni d’Autore di cui dicevo, fatto a seguito del premio che mi hanno dato quest’anno a Lucca Collezionando: c’era la necessità che ci fosse un volume inedito e l’ho fatto con Segni d’Autore perché per me è un editore molto importante. Poi alla fine è uscito anche un altro inedito con Voilier, cioè Adriatica. Si tratta di un fumetto che in Francia ha avuto un grande successo, è un lavoro intricato perché ho impiegato parecchio tempo per farlo, ho dovuto trovare la giusta chiave di questa storia che parte da Londra per finire in Jugoslavia per tornare a Venezia. È stato un lavoro impegnativo!

lunedì 3 novembre 2025

Laguna della Paura

Come intuibile dal titolo, questo volume (uscito nel 2023) è una raccolta di storie macabre ambientate a Venezia, transitate principalmente sul periodico Venezia7 a me sconosciuto. Immagino che siano state serializzate visto che non sono propriamente storie brevi, in particolare le prime due constano di 22 e 28 tavole.

Si comincia con Calle della Paura. Un alienato (ma alla luce di quanto leggeremo forse non lo era) scappa agli infermieri che lo hanno in custodia ma finisce dalla padella nella brace trovando “rifugio” nella casa di gente che conduce orrendi esperimenti. La fuga e l’incontro con dei gendarmi non lo liberano dall’orrore, che sottintende la presenza di una società segreta in tutto il Veneto, se non forse in tutta Italia. Un riassunto non rende giustizia a questa storia, che si gioca tutta sull’atmosfera e sul finale per nulla consolatorio.

Il Ponte del Diavolo è tratto da un racconto popolare. Nel 1847 una contessina veneziana si innamora di un ufficiale austriaco e dopo aver vagliato le varie possibilità per evitare lo scandalo (una nobile che se la fa con l’invasore!) un parente decide di ucciderlo. Questo è solo l’incipit della storia, che ruota principalmente attorno alla fattucchiera ebrea che ha stretto un patto con un diavolo per far rincontrare i due innamorati. Forse la vicenda è stata tirata un po’ troppo per le lunghe, ma mantiene comunque una grande atmosfera (molto suggestive le immagini dei demoni e dei riti per evocarli) e trasmette una certa inquietudine nonostante il finale tutto sommato lieto anche se funebre.

Anche Il Traghettatore è tratto dal folklore. Il protagonista eponimo non fa altro che lamentarsi del suo lavoraccio, tanto che le sue lamentale vengono sentite dal diavolo che gli propone di migliorare la sua condizione. Ma si sa che, anche a distanza di anni, i patti col diavolo vanno onorati (nel suo caso ne rimarrebbe traccia in una chiesa non identificata di Venezia). Tocchi di umorismo e ironia (l’espressione della madre che usa il traghetto a pagina 67!) rendono godibile una trama prevedibile.

La Valle dei Sette Morti riprende un’altra leggenda veneziana e spiega perché la zona al largo di Pellestrina si chiami così. Un gruppetto di pescatori trova un cadavere in mare e una volta riparatisi in un casone ne approfittano per giocare uno scherzo al più giovane di loro ignaro che si tratta di un morto. Un po’ sulla falsariga dei racconti della EC Comics, c’è il macabro twist ending finale. Quest’ultimo fumetto deve essere stato realizzato in un momento diverso visto che lo stile di Vianello è più insicuro.

Il volume è stato confezionato tramite l’apposito servizio di Amazon e in effetti gli avrebbe giovato una maggiore qualità cartotecnica: la carta è molto leggera ed è stata tagliata in maniera eclettica.

Ad integrare i fumetti ci sono vari schizzi, un’introduzione di Alvise Grimani, biografia e bibliografia dell’autore.

martedì 12 settembre 2017

Ladri, Maschere e Lune Turche

Dopo averlo conosciuto di persona e aver approfondito il suo metodo e la sua filosofia di lavoro ho molto rivalutato Lele Vianello. Visto che c’ero, ho caldeggiato l’ingresso di questo volume nel club del 25% di sconto, la candidatura è stata accettata e quindi ho messo le mani anche su Ladri, Maschere e Lune Turche.
La storia si apre nel 1778 con una suggestiva aggressione veneziana al Conte di Cagliostro (nientemeno!) da parte di alcuni membri mascherati di una congregazione religiosa. A salvarlo interverrà un altro spadaccino mascherato che si rivelerà a sua volta un personaggio eccellente: Giacomo Casanova. Questa prima parte termina sul più bello con accenni a segreti e a ulteriori avventure dei due che però non avranno seguito.
Per fortuna la prima parte non era un episodio autonomo, ma l’introduzione alla storia portante che si svolge nel 1939: un ladro si intrufola in una casa e fa materializzare involontariamente da uno specchio che era stato nascosto tre figuri che indossano la caratteristica bautta. Né i fascisti né i carabinieri lo hanno in simpatia e il giorno successivo all’incontro soprannaturale, a cui è scappato per miracolo, il ladro viene accusato di un’effrazione che in realtà hanno perpetrato i tre. È quindi con estremo interesse (e sudando copiosamente) che li aiuta a tornare nella loro epoca, da cui sono stati banditi tramite un incantesimo lanciato proprio da Cagliostro.
Un dito in più non si nega a nessuno
La storia termina con un breve epilogo che chiarisce un aspetto della vita amorosa di Casanova solamente accennato all’inizio e ne riassume la vicenda terrena.
Come dice Laura Scarpa nella sua ipertrofica introduzione, Venezia è senz’altro la protagonista di questo fumetto, ma è anche vero che la trama di Ladri, Maschere e Lune Turche è molto più articolata e affascinante di un semplice tour per la città lagunare. Il mix di rigore storico e trovate fantastiche è ben congegnato e non si avverte alcuno stridore nell’associazione dei due elementi. I personaggi elaborati da Vianello sono poi molto affascinanti, anche se (o forse proprio perché) sfoggiano un’attitudine più avventurosa ed eroica che il sarcastico distacco che caratterizzava quelli del Maestro di Malamocco.
Il volume è un solido brossurato di grande formato; le pagine, non numerate, sono 60. La qualità di stampa è buona e restituisce l’incisività dei neri di Vianello, inoltre a dividere le tre parti del fumetto e ad abbellire l’introduzione ci sono diversi acquerelli.

mercoledì 5 luglio 2017

Al di là della Porta dei Sogni

Il volume è uscito alla fine del 2016, io l’ho preso a Palmanova approfittando della presenza di Lele Vianello.Al di là della Porta dei Sogni è una raccolta di 10 “liberi” di fantascienza realizzati all’inizio della carriera dell’autore, prima di finire quasi interamente cooptato da Pratt per realizzare Corto Maltese, Gli Scorpioni del Deserto e Cato Zulù.
Il titolo deriva dal nome della brevissima serie antologica che Vianello propose a partire dal numero 83 della rivista Il Mago, datata febbraio 1979, dove Bepi Zancan lo indicò come «esordiente» nel sommario (al pari di Luca Boschi) com’era uso in redazione. Altre storie sono tratte da riviste semisconosciute come Simbad, Balloon e forse Help, su cui nemmeno l’autorevole saggio Persone di Nuvola di Giuseppe Peruzzo dà informazioni, forse perché si trattava di pubblicazioni amatoriali o non strettamente legate ai fumetti.
Data la loro brevità, le storie si basano principalmente sull’effetto sorpresa finale ma anche sull’atmosfera che riescono a evocare, memori dell’impatto che gli sceneggiati televisivi ricordati nell’introduzione di Carlo Bazan ebbero su più generazioni di spettatori.
Oggi come oggi, forse un paio di trovate e di soluzioni narrative non hanno più la freschezza che avevano in origine, ma nella maggior parte dei casi questi racconti si fanno leggere con grande piacere, lo stesso con cui lessi L’Asteroide e La Cosa (che all’epoca non avevano questi titoli) su Il Mago. A mio avviso i migliori sono Uno di noi, L’Amico, L’Isola deserta (che ha un finale veramente inaspettato) e Il Sigillo di Roxana.
Graficamente Vianello mostra degli innegabili influssi caniffiani per buona metà del volume, il che oltre a rendere il suo tratto più morbido e gradevole serve anche a evocare il mood giusto per la storia L’Amico, ambientata negli Stati Uniti degli anni ’50. In altre storie il suo stile è più sintetico e squadrato, ma anche occasionalmente più personale: le pennellate de Il Sigillo di Roxana non sono troppo diverse da quelle di Muñoz, così come ne La Fuga (rielaborazione di Uno di Noi che apre il volume) c’è un magistrale uso del bianco e nero e un grande dinamismo.
La qualità della riproduzione è ondivaga, anche se generalmente perfetta. È evidente che nella maggior parte dei casi la stampa è partita dagli originali di Vianello (l’ottava striscia da L’Amico, che qui diventa la parte inferiore della quarta tavola, è addirittura contornata) ma Il Sigillo di Roxana presenta un tratto smangiucchiato e tracce di interventi correttivi che difficilmente erano nelle intenzioni dell’autore.
Il lettering è stato rifatto al computer. Da quanto ho potuto vedere dai numeri de Il Mago in mio possesso non sarebbe nemmeno una cosa negativa in sé, se non fosse che in alcuni casi mi è sembrato che alcuni balloon siano stati allargati o modificati per farci stare il testo. Ma forse è solo una mia impressione.
Il volume, che consta di 116 pagine, è corredato da dieci illustrazioni a colori che fungono da “copertine” per le singole storie e da alcuni redazionali (molto interessante quello sulla storia della fantascienza scritto dallo stesso Vianello).