Grazie a qualche passaggio di
camionisti Peg giunge nella cittadina di Roccanera, poco dopo il più classico
degli scambi con cui il protagonista si ritrova con il giubbotto di un altro,
carico di spinelli che gli daranno noie con le forze dell’ordine locali
impedendogli di ripartire come stabilito.
I documenti nel nuovo giubbotto
lo identificano come Massimo Zanardi (non sarà l’unico omaggio ad Andrea
Pazienza dell’albo), un figuro losco che risiedeva in paese ed evidentemente
gli assomigliava visto che in molti credono che sia effettivamente lui. Tra
questi c’è anche una furiosa ex-moglie che pretende gli alimenti e il maltolto
che “Max” le avrebbe sottratto. Visto che Peg è affetto da amnesia e potrebbe
aver veramente abitato a Roccanera sotto falso nome, la situazione assume degli
appassionanti contorni da thriller in cui il lettore viene calato molto bene in
quest’atmosfera quasi trasognata in cui non si capisce se i paesani siano
sinceri o ci sia qualcos’altro sotto. Tra gli altri, spicca la prosperosa amante
di “Max”, vedova da poco.
A onor del vero, ricordo di aver
visto un film americano con un canovaccio simile, ma in realtà chissà quante
altre opere dell’ingegno ruotano attorno a un soggetto simile. Ruvo Giovacca è
stato senz’altro bravo a incuriosire il lettore e a introdurre con calcolata
maestria i vari tasselli della storia (a Roccanera c’è solo una fonderia, la
rosticceria del paese prospera, gli operai vengono tutti da un paese musulmano,
l’ingegnere sposato con la vedova non ha lasciato spoglie mortali da
riconoscere…), storia che alla fine si scoprirà ruotare attorno a un complotto
spionistico internazionale, anche piuttosto complicato.
Di per sé Una vita di seconda mano è un albo prettamente autoconclusivo
(alleluia!) però presenta un incipit e un finale che introducono nuovi elementi
che probabilmente saranno sviluppati prossimamente. Più che per l’azione si
segnala come detto per l’atmosfera, ma non mancano alcuni piacevoli dialoghi
taglienti – pochi ma efficacissimi.
Le matite sono state realizzate
dalla new entry Claudio Delia col
redivivo Guglielmo Castelli, ovviamente inchiostrati da Vasco Gioachini e
ulteriormente elaborati dallo Studio Telloli. Il risultato è veramente molto
buono, con una particolare cura per le fisionomie e le posture dei personaggi.
In appendice la storia breve Virus, soggetto suggestivo ma un po’
estemporaneo di Ruvo Giovacca reso molto bene col segno netto e contrastato di
Angelo Feltrin e Riccardo Bandiera.