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domenica 22 novembre 2020

The Doomsday Machine #4

Arrivato insieme al terzo, questo quarto numero non conclude la parabola della rivista visto che fonti più che attendibili mi informano che ne sono usciti altri due numeri! Le stesse fonti mi informano che dal settimo numero si cambierà argomento, ma sei numeri mi sembrano un ottimo risultato.

Quasi a celebrare il traguardo della quarta uscita, i fumetti di questo numero sono quattro: Luoisiana Patriots di Federico Cecchi e Renzo Lotti mette in scena una ricerca al sopravvissuto nelle paludi contaminate. La storia è molto articolata (dura ben 10 pagine), ci sono scene d’azione e personaggi pittoreschi ma il nucleo centrale è la rivelazione di cosa sono capaci le tute che l’esercito fornisce ai suoi soldati. I disegni di Lotti non sono ancora a un livello pienamente professionale, ma in qualche modo “funzionano”, almeno nelle giuste scene.

Vagare all’Infinito di Hannu Kesola e Todd Benstead è il flusso di coscienza di uno zombi londinese che vorrebbe tanto farla finita definitivamente. Più che una storia è la descrizione di uno stato d’animo, senza grosse sorprese che pure verso la fine sembrerebbero arrivare. I disegni di Benstead mi hanno ricordato certi comic book contemporanei dai toni dark. C’è un lodevole rispetto dell’anatomia ma anche un uso massiccio del computer.

Perfino un Uomo Puro… del solo Kesola è una gustosissima storiella dal finale fulminante. Niente male i disegni, che si rifanno sempre all’ambito dei comic book ma con uno sguardo (credo) agli anni ’70 e ’80.

Per finire 20 Gennaio di Alessandro Bacchetta, in cui in un universo distopico ultrarazzista due agenti del Recupero Manufatti Sovietici incriminano nientemeno che Charlie Mingus per il possesso di un disco proibito. Lo sviluppo è originale e divertente e anche lo stile di disegno di Bacchetta alla fine mi ha convinto anche se io preferisco il realistico.

A differenza del numero precedente, in questo l’appendice presenta due manifesti pubblicitari invece della moltitudine di finti annunci.

Non ha molto senso fare classifiche tra stili e atmosfere così diverse come quelli che sono passati sulle pagine di The Doomsday Machine, ma per me questo è il numero migliore – di una serie che comunque non ha deluso mai. Purtroppo questo quarto fascicolo è anche quello che ha avuto più intoppi a livello redazionale: nel primo fumetto la punteggiatura è un po’ incerta e nel secondo due didascalie riportano lo stesso testo (non credo fosse una scelta stilistica). Inoltre sempre in Louisiana Patriots mi sfugge il significato della frase «[…] un team di ingeneri [sic], sono invasivi ma lavano bene.»

Nemmeno stavolta viene indicato l’autore della copertina ma scommetto che è Officina Infernale.