Alla fine del XIX secolo l’orfano meticcio dodicenne Kimball O’Hara vaga per Lahore cercando quel toro rosso su campo verde alla guida di 900 diavoli che farà di lui un uomo, almeno stando alle ultime parole del padre ottenebrato dall’oppio. Incontra un vecchio lama che per uscire dalla ruota del karma è alla ricerca del mitico fiume d’oro che purifica ogni creatura, e così si unisce a lui come chela per mendicargli il cibo. Il lungo viaggio attraverso l’India porta lo scaltro Kim a contatto con religioni e culture diverse, tra cui quella militaresca inglese, e soprattutto gli varrà un ruolo importante nel “grande gioco” con cui le potenze occidentali e quelle asiatiche si contesero l’India.
La storia si legge con piacere grazie al fascino di un universo multietnico messo in scena da chi, Kipling, lo conobbe di prima mano. La sceneggiatura di Rontini è inevitabilmente “letteraria” e forse in un paio di occasioni si avverte la necessità di sintetizzare il materiale di partenza. Non che sia necessariamente un male: così Kim è appassionante ma trasmette anche una certa austerità.
Superfluo soffermarsi sulla ricchezza e il fascino delle tavole di Tisselli. Peccato che la carta non sia patinata, i suoi colori avrebbero beneficiato di una maggiore lucentezza.
Come data del primo copyright di Kim viene indicato il 2003, chissà dov’era apparso in origine.
