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martedì 26 novembre 2024

Junkyard Joe

Nel 1972 viene mandato in Vietnam un soldato impassibile che non parla mai. Durante una missione i suoi commilitoni scoprono che è un robot ma ciò non impedisce loro di fare amicizia, per quanto possibile, con l’automa. Resosi conto dell’assurdità della guerra, “Junkyard Joe” è determinante nell’anticipare la ritirata statunitense dal paese.

Nel 2024 l’unico sopravvissuto del plotone che il robot salvò, Morrie “Muddy” Davis, è ora un fumettista di successo fresco di ritiro che proprio sulle strisce umoristiche di Junkyard Joe ha costruito la sua fortuna. Isolato, amareggiato, vedovo e tormentato dai ricordi del Vietnam, riceve una visita inaspettata proprio dal redivivo robot. Cosa alquanto bizzarra, pure il vero Junkyard Joe è rimasto traumatizzato dall’esperienza del Vietnam e quindi Davis lo porta a un consultorio per reduci!

Chiaramente non possono mancare i cattivi che gli danno la caccia come in Starman, E. T., D.A.R.Y.L. e tutto quel filone cinematografico. Pur tra qualche rarissima battuta sulla cultura pop e su quanto invecchia in fretta, si tratta infatti di una favoletta antimilitarista (è pure ambientata a Natale), con tanto di famigliola fresca di lutto che viene ad abitare accanto al recluso Davis e che avrà un ruolo importante nella trama e nel far riallacciare i rapporti del vecchio burbero con i suoi concittadini. Non manca di una vaga originalità e nel finale si prospetta un cross-over con un altro fumetto scritto da Geoff Johns, Geiger, ma alla fine la cosa migliore sono gli splendidi disegni di Gary Frank.

sabato 21 settembre 2024

Stargirl: I Bambini Perduti

Cominciamo malino. Freccia Verde e la sua nuova sidekick discutono della continuity della DC, probabilmente per cercare di introdurre meglio un lettore occasionale che però così si trova ancora più spaesato. È anche un espediente per anticipare l’aggancio della storia: i vecchi componenti di un gruppo della Golden Age vengono convocati per far fronte a una minaccia, proprio durante la pausa primaverile delle scuole statunitensi; infatti la storia comincia in uno Spring Break Special: così anche l’adolescente Courtney Whitmore/Stargirl può partecipare alla rimpatriata. Ma la deus ex machina Crimson Avenger non vuole che lei e la giovane spalla di Freccia Verde partecipino alla battaglia contro un villain che può controllare il tempo grazie alla diavoleria di un altro villain (questo apparentemente meno ridicolo, per fortuna), cosa che le due invece fanno dando quindi inizio alla trama in cui dovranno recuperare dai recessi della cronologia della DC un personaggio morto in qualche precedente arco narrativo. Una correzione di tiro su chi va “resuscitato” e inizia la storia vera e propria, con le due a caccia di uno dei primissimi sidekick che potrebbe essere ancora vivo, seguendo gli indizi di un’altra vecchia “spalla” sopravvissuta alla Golden Age che si stava già occupando del caso. Con tanto, tantissimo infodumping sulla storia dell’universo DC.

Sulle fondamenta di una storia investigativa (cos’è successo a tutti quei sidekick adolescenti scomparsi dalla scena?) Geoff Johns costruisce una specie di avventura simbolica e metanarrativa in cui cerca di spiegare i recessi più reconditi dell’universo DC ambientandola in un’isola fuori dal tempo e quindi non toccata dalla continuity. Roba da filologi nerd, insomma, ma Johns conosce il suo mestiere, e non intendo solo la cosmologia DC di cui rigurgitano queste pagine: i dialoghi sono divertenti e il ritmo sostenuto. Ovviamente non è Watchmen, ma nemmeno vuole esserlo. Pur dovendo forse pagare pegno alla versione televisiva del personaggio titolare, credo che ci sia anche un gioco col lettore: quali dei sidekick sono esistiti veramente e quali sono stati inventati appositamente riscrivendo la storia dell’universo DC? L’ho pensato perché immagino che negli anni ’40 non ci fossero tanti supereroi di colore. I riferimenti a vari eventoni remoti e recenti sono molteplici e sfibranti, ma forse proprio la loro ossessiva sovrabbondanza vuole essere una maniera per Johns di farsene beffe. Un lettore addentro ai meandri della DC si divertirà a rimettere in ordine i vari tasselli, uno occasionale rinuncerà presto a raccapezzarcisi e si godrà I Bambini Perduti per l’avventura per ragazzi che è (con tanto di pistolotto finale sull’amicizia ma ci sta). O almeno voglio crederlo.

Todd Nauck ai disegni ha tutte le caratteristiche per non piacermi (diamine, fa persino degli omaggi a McFarlane!) ma in qualche maniera perversa le sue anatomie stilizzate e l’inchiostrazione molto modulata hanno un loro perché in questo contesto.

Oltre a una doppia pin-up disegnata da Jerry Ordway e a una tavola umoristica di Fred Hembeck, il capitolo introduttivo presenta anche una brevissima comparsata del grande Bryan Hitch, che quando vuole le anatomie e le espressione sa ancora azzeccarle.

venerdì 21 ottobre 2022

Batman: Flashpoint Beyond 0

Dunque, vediamo se ho capito bene. Qualche tempo fa c’è stato un evento chiamato “Flashpoint” che per l’ennesima volta ha generato una realtà alternativa a causa di Flash che tornava indietro nel tempo per salvare sua madre. In quella realtà Batman esiste ma è Thomas Wayne, il padre di Bruce che è stato assassinato nel fatidico vicolo al posto dei genitori – e sua madre è diventata Joker! A suo tempo quel Batman, molto più violento di quello canonico, è riuscito a “riparare” la realtà costringendo Flash ad annullare quello che aveva fatto.

In questo fumetto il reset non sembra aver funzionato, e dopo un preambolo con quei due ridicoli personaggi creati per Doomsday Clock vediamo Thomas Wayne (ammesso che sia lui il Batman che si vede col Mimo e la Marionetta, il costume è un po’ diverso) alle prese coi problemi della realtà di Flashpoint memore di quello che andrebbe fatto per ripristinare l’universo “corretto”. Qui mi pare che sia accusato di omicidio in entrambe le sue identità, rimasuglio di chissà quale trama passata, e per questo deve vedersela col procuratore distrettuale Harvey Dent. Questo universo alternativo è virato sul dark, con Amazzoni e Atlantidei che si fanno la guerra e stanno minacciando la pace mondiale, mentre Superman e altri supereroi (o presunti tali) si portano appresso alcune ambiguità – mai coperto Flashpoint, quindi non ho colto i riferimenti che fa Geoff Johns.

Batman/Thomas pensa bene di rapire l’ignaro Barry Allen di questa realtà per sottoporlo con la forza a quel processo che dovrebbe portarlo a diventare Flash, così da fargli correggere nuovamente l’universo. Ma le cose non vanno come dovrebbero e alla fine il miliardario riceve la visita (se ho capito bene) di uno dei Time Masters, la cui apparizione dovrebbe far saltare sulla sedia quei lettori che ne conoscono l’esistenza – tra cui non io.

Se alcune trovate suscitano un certo interesse (ma quanta sarà farina del sacco di Johns e quanti invece elementi pregressi ripescati da Flashpoint e da altrove?) ci sono alcune parti, come Barry Allen che finisce arrostito da un fulmine, che probabilmente volevano essere drammatiche e invece risultano ridicole. Inoltre questa storia non è leggibile a sé, ma funge da prologo al nuovo eventone Flashpoint Beyond e senza aver letto il precedente Flashpoint non ci si raccapezza poi molto.

I disegni di Eduardo Risso, unico motivo per cui mi sono avvicinato all’albo, sono pur sempre i disegni di Risso e quindi da questo punto di vista nulla da eccepire. Una nota di merito alla colorista Trish (la Patricia di 100 Bullets, immagino) Mulvihill, che riesce a simulare bene le pennellate degli acquerelli col computer – anche se alcune tavole sono colorate con toni piatti probabilmente per sottolineare che si svolgono in qualche altro mondo, ma non mi ci sono messo a ragionarci troppo sopra.

Non so se l’esborso di 5 euro per una quarantina di pagine di fumetto sia giustificato, in ogni caso non essendo i disegni della futura saga opera di Risso non mi si è accesa nessuna scintilla che mi spinga a seguire l’eventone.

sabato 11 giugno 2022

Geiger

I disegni di Gary Frank sono stati una forte tentazione, e poi dalla presentazione sull’Anteprima non mi sembrava la solita roba di supereroi. Come sono ingenuo.

La storia è ambientata negli Stati Uniti nel 2050, dopo che un disastro atomico provocato da non si sa chi ha ridotto il mondo (o almeno l’America) a un deserto radioattivo. Presentato come una leggenda tramandata da esploratori post-atomici, il protagonista è Tariq Geiger, un uomo di origine mediorientale (ma Geiger è il suo vero cognome!) che vent’anni prima si sacrificò mettendo la famiglia in un bunker mentre i vicini volevano requisirglielo. È sopravvissuto e ora può andarsene in giro senza protezioni perché la cura molto aggressiva contro il cancro che stava seguendo si è combinata con le radiazioni dell’attacco atomico e adesso praticamente ha dei superpoteri che lo trasformano in una specie di Ghost Rider al neon che può emanare dell’energia quando toglie le sicure della tuta contenitiva che si è fatto confezionare. Come se non bastasse questa origine segreta di raro cattivo gusto, da buon supereroe questa energia apparentemente poco controllabile e centrata su di lui uccide solo i cattivi lasciando intonsi i buoni anche se sono a pochi passi da lui.

La sua vicenda si intreccia con quella di due ragazzini in fuga da Las Vegas, dove un giovinastro è diventato despota alla morte del padre e si veste da re come lui visto che la loro base è un casinò a tema medievale! E poi animali giganti, bande di predoni mutanti e basi militari più o meno segrete.

Geoff Johns non fa quindi nulla di più che rielaborare un immaginario fantascientifico stratificato da centinaia di opere precedenti senza creare alcunché di nuovo. Va poi detto che con il galoppo continuo della tecnologia chissà come sembreranno ridicoli tra qualche anno i veicoli, i computer e gli smartphone mostrati in Geiger.

Mi pare inoltre che i sei comic book originali non siano stati sufficienti a sviluppare compiutamente la trama, per quanto lineare e poco originale sia: il re di Las Vegas chiede supporto a delle bande di criminali a tema piratesco e gangsteristico (mio dio…) ma in sostanza questi fanno solo da tappezzeria. Anche lo scontro finale con il robot Joe e il successivo ricongiungimento coi ragazzini viene risolto molto rapidamente e senza spiegare perché Geiger adesso non sarebbe più un pericolo per loro. Inoltre non tutti i molteplici flashback sono collocabili intuitivamente nella sequenza corretta. Forse il vero destino della famiglia al riparo nel bunker si sarebbe potuto posticipare come sorpresa finale, ma mi rendo conto che è un elemento importante per definire il carattere del protagonista e il suo rapporto con altri personaggi.

Ciò detto, non si può negare che Johns sappia fare il suo mestiere, dando almeno il giusto ritmo alla storia creando un po’ di suspense e giocando con le aspettative del lettore (un lettore non troppo smaliziato, però). Ci sarebbe poi da aggiungere che un fumettista dovrebbe avere un ruolo di un certo rilievo e quindi Geiger potrebbe fornire materiale per i Fumettisti d’invenzione, se non fosse che questo elemento fa parte di un quadro più ampio che verrà svelato progressivamente in altre serie, di cui faranno parte altri personaggi (cioè altri supereroi…) di epoche diverse, come si capisce anche dai vari riferimenti sparsi qua e là sul passato di questa Terra.

I disegni di Gary Frank sono stupendi, dettagliati ed estremamente espressivi. Avrebbe meritato un testo all’altezza, per quanto Geiger sia comunque migliore di quella cagata di Doomsday Clock – ma ci voleva veramente poco. Disegni a parte, non meritava l’edizione deluxe con cui l’ha presentato la Panini.

giovedì 27 settembre 2018

Doomsday Clock 3-6

Quando l’ho visto in fumetteria ho pensato che si trattasse di un omaggio, di un ammiccamento per attirare curiosi o al massimo di un elseworld che riprendeva solo superficialmente i personaggi rappresentati. Irretito dagli splendidi disegni di Gary Frank ho preso le copie disponibili e ho scoperto così che (almeno da quello che ho potuto leggere) si tratta veramente di un seguito di Watchmen mischiato con l’universo DC!
Non ho i primi numeri, ma grazie a quello che ho letto su internet posso ricostruire la situazione di partenza: nel 1992 la montatura di Ozymandias è stata scoperta e la popolazione americana incazzatissima vuole giustamente la sua testa, visto che il suo piano per salvare il mondo non ha funzionato. Adrian Veidt, malato di cancro (ma negli episodi successivi questo particolare viene dimenticato…) fugge quindi in una realtà alternativa insieme al nuovo Rorschach (!) e a una coppia di nuovi criminali mai così ridicoli, per trovare il Dottor Manhattan e fargli mettere a posto le cose.
Ovviamente finirà nell’universo DC, o meglio in uno degli universi DC, per la precisione uno in cui i supereroi, o “metaumani”, sono una novità relativamente recente (ma ci sono anche riferimenti a personaggi degli anni ’40) che voci incontrollate dicono essere stati creati con fini politico-militari, come nuove armi di distruzione di massa. A quanto pare il governo ha anche ingaggiato delle persone dotate di “metagene” per attivarne i poteri latenti e far recitare loro la parte dei supercattivi, anche se lo scopo principale del Department of Metahuman Affairs è la proliferazione superumana con cui tenere testa ai supereroi della altre nazioni – ma in America c’è già la più alta concentrazione di metaumani al mondo: il 97%.
Non è difficile cogliere un sottotesto di critica alla comoda pratica di servire panem et circenses a una plebaglia di cittadini/lettori creduloni, tanto più che in alcuni dialoghi tra Ozymandias e Batman (!) Geoff Johns critica aspramente il mondo dei fumetti di supereroi, che si ripetono sempre uguali e senza alcuno spessore. Da che pulpito viene la predica, però: questo Doomsday Clock è molto pretenzioso, ridicolo in tante parti e in definitiva ben poco più maturo di un fumetto di supereroi canonico.
La prosa di Johns vuole imitare quella aulica e ispirata di Alan Moore, ma i risultati (pur se non pessimi) sono soporiferi, inadeguati, privi della ricchezza lessicale di quelli del Bardo di Northampton. Inoltre l’idea di ibridare Watchmen, un universo narrativo pensato come opera chiusa in sé, con un altro universo che per sua natura deve essere potenzialmente eterno e rinnovarsi di continuo (con trovate assurde che però fanno parte del gioco) porta inevitabilmente a una lacerazione della sospensione dell’incredulità, anche in una storia con delle basi fantastiche. Quello non può essere il “vero” Ozymandias, calato in un contesto così semplificato rispetto all’originale. E poi, dio ce ne scampi e liberi, viene pure resuscitato il Comico!
Certe trovate potrebbero funzionare benissimo all’interno di un comic book per ragazzi, ad esempio il potere del Mimo di sparare con pistole immaginarie, oppure certi dialoghi come quello tra gli sgherri di Mister Freeze, il quale ha una pessima calligrafia ma prova tu a scrivere bene con i guanti da neve sempre addosso. Ma qui questa ostentazione di facile umorismo e di superpoteri coreografici quanto assurdi fa a pugni col ricordo della profondità e della levatura di Watchmen. E anche l’ostentazione della violenza e un fugace accenno al sesso finiscono come al solito per sottolineare i limiti invalicabili del fumetto nordamericano, che cercando di spingere sempre più in là l’asticella del rappresentabile finisce per sottolineare ancora di più quanto sia presente e invalicabile.
Una delle poche cose che ho inizialmente apprezzato è il riferimento a Nathaniel Dusk, una vecchia miniserie hard-boiled della DC Comics incensata da più parti, in primis l’Enciclopedia dei Fumetti della DeAgostini. Poi però si scopre che il personaggio è solo un McGuffin e le sue versioni cinematografiche nascondono probabilmente degli indizi sul nascondiglio del Dottor Manhattan.
Doomsday Clock riprende pedissequamente la grafica del modello ispiratore, e con essa anche il formato prestige senza pubblicità tra le pagine a fumetti e con un’appendice scritta alla fine. Superfluo ribadirlo, i testi di Johns sulla biografia fittizia dell’attore che interpretava Nathaniel Dusk o sulla documentazione interna al Dipartimento per gli Affari Metaumani sono un pallido ricordo di quello che fece Moore a suo tempo.
Una contaminazione tra narrativa a fumetti alta e bassa può esistere benissimo, e potrebbe pure dare degli ottimi frutti. Il Tex d’Autore di Eleuteri Serpieri è un gioiello, così come lo sono molti volumi “vu par” di serie franco-belghe classiche. Purtroppo in Doomsday Clock si è scelta la strada di far convivere forzatamente due tipologie di fumetto che non stanno affatto bene assieme, anche perché una è il riflesso deformante dell’altra. Ma chissà, forse Johns saprà stupire il lettore nei prossimi episodi, anche se ne dubito fortemente.
Restano comunque i meravigliosi disegni di Gary Frank, che potrebbero anche giustificare da soli l’acquisto (magari facendo molta attenzione a non leggere le minchiate scritte nelle nuvolette e nelle didascalie). Il suo fitto e sottile tratteggio ricorda delle eleganti incisioni, ma il risultato complessivo è dinamico e molto espressivo: immagino che sia stato ore e ore a guardarsi allo specchio per trovare le espressioni giuste con cui fare recitare i personaggi.