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giovedì 11 giugno 2026

Absolute Power: Contro il Potere Assoluto

Ed eccomi che entro in sala che il film è già cominciato. Il fatto che la storia portante sia preceduta da quattro brevi prologhi non aiuta più di tanto. È successo qualcosa nell’universo DC, immagino come conseguenza dell’ennesimo cross-over che in questo caso ha coinvolto Brainiac, e Amanda Waller ha sempre più potere tanto più che la Justice League è stata sciolta, così sta orchestrando un progetto misterioso che riguarda la costruzione e l’acquisizione di carceri e il risucchio dei poteri dai supercriminali trasferiti. Ad aiutarla c’è tal Failsafe, un robot introdotto in qualche storia di Batman di cui in effetti ricorda l’aspetto.

La Waller odia a morte i supereroi e li ritiene seriamente una minaccia per l’umanità. Grazie a una Brainiac femmina opportunamente condizionata, trasmette per 72 ore fake news e filmati falsi in cui si vedono Superman e soci fare danni e vittime in giro per il mondo, scatenando una campagna d’odio contro i supereroi. La gente abbocca e si scatena contro di loro mandandone anche all’ospedale più di uno. Bastano tre giorni di disinformazione per cancellare decenni di onorato servizio? Bah!

Anche i supereroi stessi abboccano all’amo: pensano che facendosi vedere tutti assieme mostrando che non sono dove dicono i notiziari riscatteranno il loro nome, in realtà era proprio così che li voleva la Waller, raggruppati affinché i suoi robot Amazo ne suggessero i poteri lasciandoli privi di abilità superumane. Anche qua tocca chiudere più di un occhio sulla logica di Waid (o di chi per lui ha impostato la trama): poteri di origini diverse vengono indiscriminatamente requisiti, che si tratti di mutazioni, abilità di nascita o gadget, e persino i maghi vengono depotenziati facendo loro dimenticare come invocare gli incantesimi o gli spiriti o quello in cui trafficano. Bah!

Comunque solo l’80% della comunità di supereroi viene catturata e ovviamente il restante 20% è costituito dai grossi calibri (Superman, Batman, ecc.) o da quelli che immagino siano i più cool del momento: i Teen Titans sono evidentemente tra questi perché sono loro, principalmente il loro capo Nightwing, che prendono in mano le redini della situazione e non sono stati privati dei poteri. Forse all’epoca dell’uscita della miniserie (2024) erano i protagonisti di un film?

Tra le altre sottotrame che convergono: Freccia Verde è un traditore e sin dall’inizio è alleato con la Waller; Superman ha un figlio potentissimo (o è un androide?) che viene controllato dalla Regina Brainiac; si mette in luce Dreamer, una nuova villain precognitiva.

Tantissima carne sul fuoco, e per quanto gli albi originali fossero più lunghi del solito la storia si dipana in maniera troppo frenetica e ovviamente tutto si risolve a mazzate. Pochissimo possono fare per dare dignità al tutto le comunque poche battute argute che Mark Waid infila ogni tanto. D’altra parte, come dice con rara onestà lo stesso sceneggiatore nell’introduzione, è difficile scrivere di supereroi visto che bisogna inventarsi sempre qualcosa di nuovo per sfidare dei personaggi che alla fine dovranno sempre vincere. E infatti non mi pare che ci sia riuscito molto bene, ma chissà con quante ingerenze redazionali avrà dovuto misurarsi.

Ovviamente anche questo eventone ha portato delle conseguenze epocali: adesso il multiverso è sigillato e alcuni personaggi sono stati depotenziati – mentre Dreamer ne esce più potente. E ci sarebbe anche stato qualche scambio di poteri tra supereroi diversi. Niente che il prossimo cross-over non possa correggere o ignorare, insomma. Veramente uno spreco usare Waid per una storia del genere.

Il disegnatore Dan Mora non è malaccio, unisce un certo rigore anatomico a derive un po’ più grossolane come si fa oggi, il problema è che le sue tavole trasmettono un retrogusto sintetico. Meglio comunque dei disegnatori dei prologhi, cioè Skylar Patridge (dignitosa ma abbozzata), V Ken Marion (deformed) e Gleb Melnikov (anche qui deformità da Image anni ’90). Non male invece Mikel Janín. In questi stessi prologhi Waid è stato affiancato o sostituito da Nicole Maines, Chip Zdarsky e Joshua Williamson.

lunedì 27 dicembre 2021

Klaus 2: Le nuove avventure di Babbo Natale

A Natale tutti diventano più buoni. Tranne i comic book.

Battute (battute?) a parte, poteva andare peggio. Questi tre episodi del Babbo Natale supereroe fantasy ideato da Grant Morrison pescano nel folklore e nel mito per imbastirci sopra delle sequenze adrenaliniche da blockbuster, con tanto di messaggini per i più piccoli.

Nel primo episodio Santa Klaus torna sulla Terra dopo un esilio di decenni sulla luna e viene coinvolto nel rapimento di due bambini da parte della Strega dell’Inverno, risvegliatasi per rimpossessarsi del mondo che le è stato tolto con il progressivo aumento delle temperature. Per mettere a frutto il suo piano usa un esercito di marionette viventi create nientemeno che dal Geppetto di Pinocchio, che fu allievo di Babbo Natale. La storia è nobilitata da riferimenti alla cultura nordica, né manca un po’ di ironia, ma tendenzialmente l’azione si svolge troppo rapidamente, con sequenze che si esauriscono anche nell’arco di una sola tavola. Sembra appunto una sceneggiatura da blockbuster riciclata per il fumetto.

La seconda storia, nonostante il titolo originale faccia pensare a una parodia dei crossover DC (Klaus and the Crisis in Xmasville) è in realtà una satira del consumismo, non a caso ambientata negli anni ’80, che riprende un indizio seminato nell’episodio precedente: la diatriba legale tra Klaus e la Pola-Cola. Il rampollo della famiglia produttrice della bevanda vuole riprenderne la produzione, e scopre così dal nonno morente un diabolico piano dell’azienda della bibita per impossessarsi del concetto stesso di Natale con l’aiuto di alieni a cui vendono bambini umani (che privano della loro immaginazione) in cambio di armi. Klaus affronta la sua controparte malvagia, quindi forse un malizioso riferimento alle Crisis DC c’è.

Da notare i colori, che non sembrano elaborazioni digitali ma veri acquerelli (o ecoline, o acrilici liquidi, o tempere, o quello che sono).

Col terzo episodio torniamo a temi e atmosfere più canonici, ovvero per nulla canonici ma senza sottotesti satirici: Klaus deve fermare degli invasori marziani che a suo tempo avevano portato al Ragnarok e allo sterminio degli dei norreni. Anche stavolta c’è un incontro, anzi un vero team-up, con altre figure archetipiche che contribuirono a creare il mito di Babbo Natale. Il tutto con la sottotrama di un pupazzo di neve che non ricorda chi è ma che sarà fondamentale per risolvere la situazione e dare un tocco lacrimevole al fumetto.

I disegni di Dan Mora non sono male, ricordano un po’ Chris Sprouse, ma purtroppo indulge nel caricaturale ben oltre il mio gradimento. Cosa che può anche andare bene per i vari mostri che sfilano in queste pagine, ma molto meno per le figure umane.

Questo secondo volume di Klaus è caratterizzato molto più del primo dalla pazzerella fantasia di Morrison e dalla sua attenzione per i miti, inoltre i rimandi tra un episodio e l’altro (nel secondo si accenna all’invasione marziana del terzo come nel primo alla causa con la Pola-Cola del secondo) fanno pensare che ci sia un disegno complessivo sottostante. Tirando le somme, un totale di una storia interessante e mezza su tre ha giustificato la lettura.

domenica 17 dicembre 2017

Klaus

Una delle ultime bizzarrie fumettistiche di Grant Morrison ha un incipit decisamente originale: narrare la storia delle origini segrete di Babbo Natale. Con la cultura esoterica di Morrison poteva venirne fuori qualcosa di interessante se non addirittura istruttivo. Ma così non è stato.
Klaus torna a Grimsvig in occasione della festività invernale dello Yule, ma scopre che il villaggio è diventato una dittatura oppressiva e corrotta in cui ai bambini vengono persino requisiti i giocattoli, fossero anche semplici pietre. A reggere Grimsvig c’è un grottesco triumvirato formato dal viscido Lord Magnus, dall’apatica Lady Dagmar e dal loro figliolo Jonas che è costantemente insoddisfatto da tutto e in special modo dal plastico della città che ogni anno in questo periodo gli viene donato. Gli uomini che non prestano servizio nella guardia cittadina sono praticamente schiavi che devono lavorare nelle miniere per ricavare quantità assurde di carbone.
Il proto-Babbo Natale di Morrison (che ha un’origine simile a quella di Ariane de Troïl) è una specie di supereroe un po’ barbaro e un po’ sciamano, a cui riescono le imprese più inverosimili anche grazie alla lupa gigante che lo accompagna e al contatto col mondo fatato a cui attinge quando suona il flauto. Il tono è contemporaneamente fiabesco e sopra le righe, un action movie fracassone vagamente basato sul folklore, calibrato oltretutto per essere fruibile da un vasto pubblico: delle rarissime morti si vedono ad esempio solo i dettagli (oppure sono “fantasy” e poco realistiche) e anche le battute, per quanto efficaci, sembrano adatte a un film per famiglie.
I possibili riferimenti alle origini pagane del Natale e al misticismo della Runa della Gioia affogano presto nell’azione più concitata e frenetica (e anche un po’ inverosimile in certi passaggi della seconda metà, coi personaggi che sembrano teletrasportarsi in un lampo da un posto all’altro), con delle sequenze risolte in maniera molto banale e scontata.
Poco può fare per rimpolpare un po’ la trama un demone, con tutto il suo portato simbolico solo accennato, che potrebbe essere stato alla base di tutto.
I disegni di Dan Mora sono dignitosi ma non entusiasmanti, a metà strada fra John Romita Jr. e un disegnatore decente, con vari inserti deformed mangheggianti per assecondare il tono della storia. Mora ha realizzato anche i colori, in maniera non disprezzabile.
In definitiva mi sembra che questo Klaus sia un’occasione mancata, o forse il riciclo di una sceneggiatura pensata per il cinema (il che giustificherebbe le spacconate e le banalità), comunque non degno della confezione con cui la Panini l’ha presentato, ovvero un cartonato che costa ben 19 euro. Il prezzo è più che giustificato per le caratteristiche cartotecniche del volume, ma è il fumetto in sé che avrebbe meritato una destinazione ben più economica. Ma immagino che alla Panini abbiano voluto comprensibilmente capitalizzare sull’incombente Natale.