
Cominciamo malino. Freccia Verde
e la sua nuova sidekick discutono
della continuity della DC,
probabilmente per cercare di introdurre meglio un lettore occasionale che però
così si trova ancora più spaesato. È anche un espediente per anticipare l’aggancio
della storia: i vecchi componenti di un gruppo della Golden Age vengono convocati per far fronte a una minaccia, proprio
durante la pausa primaverile delle scuole statunitensi; infatti la storia
comincia in uno Spring Break Special:
così anche l’adolescente Courtney Whitmore/Stargirl può partecipare alla
rimpatriata. Ma la deus ex machina Crimson
Avenger non vuole che lei e la giovane spalla di Freccia Verde partecipino alla
battaglia contro un villain che può
controllare il tempo grazie alla diavoleria di un altro villain (questo apparentemente meno ridicolo, per fortuna), cosa
che le due invece fanno dando quindi inizio alla trama in cui dovranno
recuperare dai recessi della cronologia della DC un personaggio morto in
qualche precedente arco narrativo. Una correzione di tiro su chi va
“resuscitato” e inizia la storia vera e propria, con le due a caccia di uno dei
primissimi sidekick che potrebbe
essere ancora vivo, seguendo gli indizi di un’altra vecchia “spalla”
sopravvissuta alla Golden Age che si
stava già occupando del caso. Con tanto, tantissimo infodumping sulla storia dell’universo DC.
Sulle fondamenta di una storia
investigativa (cos’è successo a tutti quei sidekick
adolescenti scomparsi dalla scena?) Geoff Johns costruisce una specie di avventura
simbolica e metanarrativa in cui cerca di spiegare i recessi più reconditi
dell’universo DC ambientandola in un’isola fuori dal tempo e quindi non toccata
dalla continuity. Roba da filologi nerd,
insomma, ma Johns conosce il suo mestiere, e non intendo solo la cosmologia DC
di cui rigurgitano queste pagine: i dialoghi sono divertenti e il ritmo
sostenuto. Ovviamente non è Watchmen,
ma nemmeno vuole esserlo. Pur dovendo forse pagare pegno alla versione televisiva del personaggio titolare,
credo che ci sia anche un gioco col lettore: quali dei sidekick sono esistiti veramente e quali sono stati inventati
appositamente riscrivendo la storia dell’universo DC? L’ho pensato perché
immagino che negli anni ’40 non ci fossero tanti supereroi di colore. I
riferimenti a vari eventoni remoti e recenti sono molteplici e sfibranti, ma
forse proprio la loro ossessiva sovrabbondanza vuole essere una maniera per
Johns di farsene beffe. Un lettore addentro ai meandri della DC si divertirà a
rimettere in ordine i vari tasselli, uno occasionale rinuncerà presto a
raccapezzarcisi e si godrà I Bambini
Perduti per l’avventura per ragazzi che è (con tanto di pistolotto finale
sull’amicizia ma ci sta). O almeno voglio crederlo.
Todd Nauck ai disegni ha tutte le
caratteristiche per non piacermi (diamine, fa persino degli omaggi a
McFarlane!) ma in qualche maniera perversa le sue anatomie stilizzate e
l’inchiostrazione molto modulata hanno un loro perché in questo contesto.
Oltre a una doppia pin-up
disegnata da Jerry Ordway e a una tavola umoristica di Fred Hembeck, il
capitolo introduttivo presenta anche una brevissima comparsata del grande Bryan
Hitch, che quando vuole le anatomie e le espressione sa ancora azzeccarle.