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domenica 27 aprile 2025

Thorgal 37: L'eremita di Skellingar

Dopo sei anni si torna a pubblicare in Italia la serie di Thorgal. Con un nuovo editore, un nuovo prezzo e un nuovo formato: quel paio di millimetri in più che bastano a non far entrare questo volume nel mobile dove tengo i cartonati della Panini.

L’inizio non promette bene perché non riesco a collocare il riferimento alla nuova accompagnatrice di Lupa che sarebbe una principessa imprigionata nel corpo di una scimmia. Non mi ricordo quell’episodio o non è stato pubblicato in Italia? Poco male: con il volume precedente si era data una conclusione a tutte le varie sottotrame, per quanto frettolosamente, e qui si ricomincia da capo con una nuova vicenda. Nello specifico, Thorgal viene spinto da un lascito del suo passato di Shaïgan (eh, sì: ancora una volta) a eliminare Ivarr il Glaciale, uno jarl che sta perseguitando i seguaci di una nuova religione. Nell’imprendibile scoglio di Skellingar ha infatti la sua dimora un anacoreta che promette ai fedeli un’elevazione dopo la morte sotto forma di gabbiani azzurri e i miserabili abitanti delle coste circostanti sono ben contenti di assecondare questo misticismo piuttosto che continuare a macerarsi nella miseria in cui versano. E così due volte all’anno vengono chiamati a un’ordalia per raggiungerlo e spostare la mitica pietra d’oro che si trova in cima allo scoglio, pena la caduta mortale in mare. In sostanza il rito altro non è che un enorme suicidio collettivo. Per questo Ivarr imprigiona i seguaci dell’eremita, visto che presi da questo demente misticismo trascurano i campi, l’artigianato e gli altri lavori impoverendo ancora di più le sue terre.

E così Ivarr il Glaciale da avversario diventa committente: in cambio della libertà degli zeloti affida a Thorgal il compito di raggiungere questo anacoreta ed eliminarlo per far così naufragare il suo culto. Un’impresa difficile, certo, ma una delle tante profezie della sorella di Ivarr indica una possibile strada per il successo.

L’eremita di Skellingar è una storia molto originale e ben congegnata. Può far sorridere per quanto è demodé lo stoicismo con cui Thorgal continua a mantenersi fedele ai suoi ideali e ai suoi propositi di non uccidere se non in caso di assoluta necessità, ma è comunque un’interpretazione fedele del personaggio nato quasi cinquant’anni or sono su una rivista per ragazzi. Non mancano personaggi interessanti, trovate originali e forse un po’ di cinica ironia. Inoltre alcuni elementi della tormentata vita passata del protagonista sembrano essere stati definitivamente risolti.

I disegni di Fred Vignaux sono sicuramente validi ma mi sembra che abbia guardato più a Giulio De Vita che a Rosinski (che ha firmato la copertina). Il “non finito” di certe vignette trasmette un senso di fretta piuttosto che di spontaneità. Mai così utili, quindi, gli ottimi colori di Gaétan Georges.

Subodoravo di scoprire sdegnato la stessa china disastrosa presa da XIII ma, sicuramente aiutato dal fatto che non è ambientato in epoca contemporanea, Thorgal è riuscito a tenere botta più che dignitosamente nonostante i vari passaggi di consegne tra gli autori. Se la pubblicazione italiana dovesse proseguire non vedo perché non restare a bordo.

domenica 17 febbraio 2019

I Mondi di Thorgal 10 - Kriss di Valnor 4: La Montagna del Tempo

La Panini ha una grandissima considerazione delle mie facoltà mnemoniche, visto che propone questo nuovo dittico a tre anni di distanza dal precedente. Certo, è ovvio che vanno considerati altri fattori come il tempo materiale concesso al team originario per confezionarli, tanto più che la defezione di De Vita deve aver rallentato un po’ il ritmo di produzione con la ricerca di un degno sostituto dopo la toppa messa dall’onnipresente Surzhenko, ma il risultato non cambia e ci ho messo un po’ per raccapezzarmi.
Il primo episodio, quello che dà il titolo al volume, è marcatamente fantasy e vede la protagonista scalare insieme ai due comprimari Clay e Akzel una montagna magica che le permetterà di ricongiungersi col figlio Aniel superando le barriere dello spaziotempo, anche se nel corso della scalata dovrà affrontare la se stessa delle linee temporali divergenti in cui gli eventi hanno preso una piega diversa rispetto al canone della serie. Chiaramente questa è un’occasione per gli sceneggiatori Dorison e Mariolle di sfoggiare la loro conoscenza di tutta la saga di Thorgal. A circa un terzo dell’episodio la scena cambia e i riflettori sono puntati su Jolan e sulla guerra sanguinaria che sta conducendo contro Magnus, che potrebbe finalmente concludersi grazie all’intervento di un «Maestro di Giustizia» che tramite i suoi poteri tecno-magici li farà duellare in una giungla-arena appositamente predisposta. Cliffhangerone (in senso letterale) finale a cui per fortuna segue il secondo capitolo, ottavo della saga di Kriss di Valnor.
Ne Il Maestro di Giustizia si scopre che la “prigione” in cui sono confinati Jolan e Magnus era, come intuibile, frutto di tecnologia aliena e non di stregoneria, e alla fine i due risolvono la loro diatriba in maniera salomonicamente buonista. Dal canto suo, la titolare della serie supera la seconda tappa del suo viaggio e procede forse un po’ troppo rapidamente verso la conclusione del suo viaggio.
Le trovate fantasy non sono molto originali ma comunque ben condotte e abbastanza piacevoli da leggere – e poi è un genere in cui gli stereotipi sono quasi d’obbligo. Lo stile di scrittura della coppia Dorison-Mariolle lascia alcuni elementi all’interpretazione del lettore: gli stacchi tra alcune scene a volte non sono chiarissimi e vanno ricostruiti, mentre i dialoghi forse vorrebbero essere pregni di significato senza però riuscirci. Talvolta anch’essi vanno un po’ interpretati, visto che non sempre sono chiari e spesso sottintendono riferimenti a episodi precedenti. Questo decimo volume si fa leggere, ma senza entusiasmare.
Lo stesso discorso vale per il comparto grafico: a una prima sfogliata i disegni di Frédéric Vignaux mi sono sembrati molto belli ed efficaci, ispirati (probabilmente su indicazione dell’editore, io lo ricordavo più affine a Marini) a quelli di Giulio De Vita, ma al momento della lettura mi sono accorto che forse certe derive ipertrofiche erano un po’ eccessive, così come alcuni elementi (le montagne negli sfondi, lo squarcio nello spazio-tempo) non sono resi in maniera proprio ottimale. La convivenza negli stessi disegni di tratti molto sottili e di pennellate molto grasse li rende poi piuttosto sketchy, anche quando l’azione non lo richiederebbe. Stiamo parlando di una performance che è comunque di altissimo livello, e chissà a quante pressioni sarà stato sottoposto Vignaux (designato come successore di Rosinski nella serie madre), ma è anche vero che una saga di questa importanza richiede dei contributi eccellenti, non “solo” ottimi. Anche se è un discorso che fa a pugni con la politica spremitrice della Lombard.
Abbastanza buoni i colori di Gaétan Georges, splendide le copertine di Rosinski.
Visto che il primo dei due episodi ha una foliazione leggermente più generosa del solito (48 tavole invece di 46) la Panini ha colto l’occasione per rimpolpare un po’ il volume con sei pagine di studi e making of.
Seguito e conclusione di Kriss di Valnor (o almeno di questo arco narrativo) si vedranno nel 36° volume di Thorgal, quando si degnerà di uscire.

domenica 27 dicembre 2015

Historica 38 - Roma 1: La Nascita della Città Eterna

E finalmente sono riuscito a procurarmelo.
Questo trentottesimo numero di Historica è un po’ particolare. Anche se nemmeno Le Torri di Bois-Maury e Le Sette Vite dello Sparviero hanno evitato derive soprannaturali, qui più che nell’ambito della Storia siamo in quello del Mito, come giustamente rileva anche Sergio Brancato nell’introduzione.
Roma si inserisce nel filone delle serie francesi dalla struttura più moderna come Voyageur, Il Decalogo e (rimanendo a Convard) Il Triangolo Segreto: saghe complesse pensate per avvincere il lettore anche proponendogli un ritmo serrato di uscita (quasi una serialità) molto raro per il mercato franco-belga, così come risulta anomalo per quel mercato il ricorso a disegnatori diversi per la stessa serie, scelta obbligata per rispettare i tempi di consegna.
Se ho ben capito, nei suoi previsti 13 tomi Roma tratterà della storia della Città Eterna ripercorrendo alcuni punti cruciali della sua storia, ma da un punto di vista originale e fantasioso: in pratica la fondazione stessa di Roma altro non sarebbe che un piano ordito dagli Dèi (fino all’ultimo ho sperato che fossero extraterrestri) per punire i troiani Leonidas e Aquilon per aver abusato della dea Ker incarnatasi per sperimentare il mondo degli umani fingendosi la bella pulzella che era ben lungi dall’essere nella sua forma reale.
Così i due e tutta la loro discendenza saranno per sempre legati al Palladio, una statua la cui testa deve rimanere bendata perché chi vi pone lo sguardo e non sia una vergine rimane accecato dal potere dell’artefatto. Quindi ogni generazione dei discendenti di Leonidas e Aquilon deve produrre una bambina magica che non invecchierà e che da vergine provvederà a custodire e lustrare il Palladio, proprio come le due avatar che sedussero i due archetipi originali per creare le prime sacerdotesse vergini (poco importa che poi conoscano i piaceri della carne, tanto recuperano la verginità magicamente). Se la dea Ker non dovesse essere blandita a dovere, scatenerà l’apocalisse su Roma.
Il primo episodio, La Maledizione, è praticamente solo una lunga introduzione che riprende tra le altre cose l’Eneide di Virgilio mentre nel secondo, Vincere o morire, è di scena Furio Leonio, discendente di Leonidas, che pur di liberarsi del Palladio tradisce Roma e la consegna al cartaginese Annibale. L’intervento di sua figlia Elena, che farà tornare in vita l’amato Marco Aquilia grazie all’intercessione di Ker, manderà all’aria i suoi piani.
Tantissimi gli autori citati in copertina: se ho ben capito l’ideazione si deve a Gilles Chaillet, figura importante della BéDé anche se meno famoso di tanti altri autori (credo sia noto principalmente come disegnatore, anche se ha fatto varie cose e francamente trovo fosse meglio come sceneggiatore), che essendo morto nel 2011 ha lasciato il progetto nelle sapienti mani del bravo Didier Convard, già uso a format del genere (vedi Il Triangolo Segreto e i suoi interminabili spin off), con cui aveva collaborato anche in Vinci. Convard deve fare solo da coordinatore visto che i testi di questi due primi episodi sono attribuiti a Éric Adam e Pierre Boisserie.
Molto buono il comparto grafico. La Maledizione è disegnato da Régis Penet: accanto a delle immagini molto curate ed efficaci basate evidentemente su fotografie presenta dei disegni poco più che abbozzati e delle figure obiettivamente sbilenche, eppure è incredibile come nell’economia della tavola tutto funzioni alla perfezione e abbia una sua armonia.
L’italiano Luca Erbetta, disegnatore di Vincere o morire, ha invece uno stile più classico ed equilibrato, di stampo piacevolmente realistico (anatomie corrette, personaggi espressivi e dinamici, sfondi curati, ottima inchiostrazione) a cui si perdonano facilmente le rare derive caricaturali necessarie per caratterizzare meglio alcuni personaggi.
Credo comunque che molta della suggestione di queste tavole sia dovuta anche alla qualità dei colori (Nicolas Bastide ha colorato le tavole di Penet, Gaétan Georges quelle di Erbetta). Peccato che il lettering, con quei balloon squadrati e poco aggraziati, stoni nella sua artificialità col resto.