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venerdì 9 gennaio 2026

Love and Rockets Collection 4 - Locas 4 - Penny Century

Ho fatto penitenza e adesso posso divertirmi. Sotto quindi col più frizzante e talentuoso dei fratelli Hernandez. Anche se a dirla tutta la lettura di questo volume è stata spiazzante visto che sembrano essere passati anni dalla fine dello scorso volume e molti dettagli mi giungono nuovi, come se mi fossi perso qualcosa per strada. Izzy è diventata una scrittrice? Costigan sta morendo e ha una figlia presso cui lavora Maggie? Maggie che tra l’altro non solo si è sposata ma ha pure divorziato (questo però non lo sapevano nemmeno gli altri personaggi).

Il volume si apre con la storia lunga Whoa Nellie! in cui le “locas” hanno un ruolo talmente satellitare da risultare praticamente assenti – oltretutto compare solo Maggie. La vicenda ruota invece attorno al mondo del wrestling femminile e le protagoniste sono l’affascinante Gina Bravo e Xochitl “Xo” Nava, con un ruolo di rilievo assegnato ovviamente alla tia Vicki che fa loro da manager e allenatrice. Jaime Hernandez riesce nell’incredibile compito di rendere interessante e appassionante un fumetto in cui, nonostante gli scontri sul ring, i conflitti sono più che altro personali e intimi. Da una parte c’è il desiderio di Gina di rifare un tag team con la “cattiva” Xo, dall’altra le dinamiche dettate a tavolino (e spesso poco rispettose dei lottatori, soprattutto delle donne) dell’ambiente del wrestling. D’altro canto un uso molto avveduto dei flashback nei punti giusti crea molta suspense: il dramma sembra sempre essere dietro l’angolo ma in conclusione quel finale fin troppo lieto (forse irrealistico, ma non me ne intendo) scioglie tutta la tensione gratificando il lettore. Non dico che Jaime sia riuscito a farmi interessare a questo “sport”, ma la dedizione con cui ne descrive la storia, i personaggi pittoreschi e tutto ciò che ci gira attorno è conturbante. Senza mai tralasciare l’umana quotidianità dei vari personaggi, che è anzi quello che sottolinea di più – rendendolo incredibilmente interessante anche al lettore. In Whoa Nellie! sono inserite molte sequenze mute di wrestling, in cui l’autore fa sfoggio di grandi virtuosismi con evidente e giustificato compiacimento. Al di là della gestione dei chiaroscuri e delle masse si mette ancora in luce la sua abilità nel tratteggiare ogni donna con una personalità precisissima senza farne una caricatura.

Con rare eccezioni da una ventina di pagine, il resto dei fumetti presenta storie molto brevi, alcune addirittura fulminanti in una sola tavola. Ci sono comunque delle trame che si intrecciano a formare un mosaico coerente, ma all’eponima Penny Century non viene certo riservato tanto spazio da farle meritare l’intitolazione della raccolta, tanto più che non è nemmeno sempre la protagonista dei segmenti che in teoria dovrebbero esserle dedicati. Maggior rilievo viene dato alla figlia di Costigan oltre che ovviamente alle Locas. Forse Whoa Nellie! e altre storie sarebbe stato un titolo più indicato. Queste “altre storie” variano dal noir esistenziale (un ex di Maggie non riesce a togliersi dalla testa Penny) al surreale (Izzy diventa gigantesca quando deve presentare un libro), dalla commedia romantica (Hopey potrebbe andare a un appuntamento con un collega di lavoro) alla parodia dei Peanuts, dalla comicità slapstick all’horror.

Lo stile di disegno di Jaime Hernandez continua quel processo di asciugatura e semplificazione che avevo già ravvisato. Ma che eleganza, che espressività, che dinamismo.

Un volume vorticoso da leggersi senza porsi troppe domande, e anche se poi alla fine l’autore ci spiegherà i retroscena di molte delle sequenze in cui ci siamo trovati ex abrupto la soddisfazione non sarà tanto unire i puntini delle varie vicende quanto lasciarsi trasportare dalla fantasmagoria di personaggi e situazioni.

martedì 16 aprile 2024

Love and Rockets Collection 3 - Locas 3 - Perla la Loca

Riprendo a leggere la saga delle Locas e, accidenti, non è facile raccapezzarcisi vista la quantità di personaggi e la strettissima correlazione che hanno tra di loro i singoli cicli. Come farà Jaime Hernandez a tenere conto di tutto il piano generale? Ci sarà poi un “piano generale” o naviga a vista? E nonostante questa raccolta sia intitolata a “Perla” (che poi sarebbe Maggie, come la chiamava suo padre che poi si risposò con un’altra donna) si perde in molteplici rivoli che sgorgano dalla trama principale. Anche se una trama principale in fondo non c’è e a voler proprio trovare un filo conduttore lo si potrebbe identificare nei tentativi infruttuosi di riavvicinarsi delle due amiche/amanti. Ma nel mentre succedono un sacco di altre cose.

La scena si sposta dalla California a una città non meglio specificata (io almeno non ho capito qual è) con i suoi abitanti ricchi e snob. Ma è solo l’inizio: Jaime Hernandez incuriosisce il lettore lasciando intendere che Maggie è tornata in città, eppure anche se se ne parla non la vediamo mai – se non nei flashback. La ricerca di Maggie da parte di Izzy sarà il leitmotiv del primo lungo ciclo di questi episodi, Wigwam Bam, insieme al mistero su chi effettivamente ha messo Hopey tra le persone scomparse sui cartoni del latte che avevano già fatto capolino nello scorso volume.

Nel frattempo Hopey vive un’esperienza surreale presso la magione di una vecchia diva della televisione e Maggie deve vedersela con una colossale wrestler innamorata di lei. La rediviva Danita (e chi si ricordava della sua esistenza?) va poi a vivere con Maggie e sua sorella Esther. E si riallacciano anche dei fili lasciati in sospeso sin dall’inizio della saga, quando aveva ancora un lato fantascientifico. Jaime si ritaglia anche lo spazio per omaggiare ogni tanto il lavoro del fratello Beto.

Più che Perla la Loca si può dire che la protagonista sia Perla l’allocca, che per risolvere i suoi problemi ne crea di ancora più gravi per se e per quelli che le stanno attorno, generando un vortice di situazioni incontrollate. Tanto ingarbugliata diventa la faccenda che lo stesso autore deve ricorrere al vecchio imbroglio di svelare che era tutto un sogno. No, non cade così in basso: era solo uno scherzo al lettore!

Lo stile di disegno di Jaime Hernandez si “asciuga” un pochino, per così dire, nel corso del fumetto, ma mantiene sempre la sua eleganza e la sua espressività. Il suo stile di narrazione ellittico e sincopato può lasciare a volte spaesati, ma ha il vantaggio di tenere il lettore incollato alle tavole richiedendo la giusta attenzione ai cambi di scena repentini e per ricostruire la cronologia di quanto mostrato in una stessa pagina.

Data la stratificazione di personaggi su personaggi e la complessità delle loro relazioni penso che sarà superfluo cercare di ricostruire tutto l’ordito della serie ma mi godrò i prossimi volumi così come verranno.

martedì 17 ottobre 2023

Love and Rockets Colletcion 2 - Locas 2: la Ragazza di HOPPERS

 
Forse Jaime Hernandez è veramente maturato, o forse alla fine ci si affeziona ai personaggi e le cose acquisiscono un senso anche se in origine non erano pensate per avercelo. Comunque ho trovato questo secondo integralone migliore del primo.

Pur tra le molteplici vicende satellitari, tra cui il celebrato ciclo della morte di Speedy (che in realtà si intitola Vida Loca), il tema predominante di questa raccolta è la necessità di Maggie di riunirsi con Hopey, in tour con la sua sgangherata band punk. Ma in realtà questo filo conduttore occupa solo metà delle pagine, tra donne wrestler, rivelazioni sul passato di altri personaggi, Penny Century e derive facete in un contesto in cui piccoli e grandi drammi sono dominanti – in una scena Maggie getta via un “suo” fumetto, quasi a simulare una retcon con cui dire che certe cose del suo passato non sono mai avvenute.

Disegni spettacolari come e più che nel primo volume.

martedì 3 ottobre 2023

Love and Rockets Collection 1 - Locas 1: Maggie la Meccanica

Dopo le letture casuali della raccolta organica di Love and Rockets mi cimento ordinatamente col primo volume, sia della serie che delle Locas. Tono e ambientazione sono ben diversi da quelli di Palomar (ma forse anche gli anni che separano i due cicli hanno inciso). Unico punto di contatto che ho trovato: la passione per la cultura pop, se non proprio camp, anche se approcciata in maniera diversa. Ma è inutile cercare temi ricorrenti o una marca stilistica precisa nei testi e nelle tematiche, perché Jaime è ancora più imprevedibile di suo fratello Gilbert “Beto”. E così ad aprire il volume sono una storiellina di fantascienza affrettata e alquanto sciocchina affiancata a un meraviglioso fumetto muto su una scrittrice che non trova l’ispirazione. Da lì in poi sfilerà di tutto: la scena punk californiana dei primi anni ’80 accanto a storie lunghe che fanno il verso ai classici dell’avventura, miliardari con i corni in testa senza alcuna spiegazione accanto alle loro vezzeggiate bamboline che vogliono diventare supereroine, vecchie ma combattive lottatrici di wrestling accanto ad amorazzi da fotoromanzo, i problemi a sbarcare il lunario accanto ai ricordi di quando si era il sidekick del supereroe locale, street art e disagio suburbano accanto alla magia, terzomondismo da operetta accanto a inserti di finte strisce giornaliere in una lingua incomprensibile… A seconda dell’estro del momento le storie possono essere umoristiche, drammatiche (rare, queste), avventurose, investigative, grottesche, metanarrative… Difficile anche solo provare ad abbozzarne un riassunto. E poi sarebbe inutile, perché di storia in storia si cambia repentinamente ambientazione e atmosfera, a volte anche nello stesso arco narrativo.

Nonostante la raccolta sia intitolata a Maggie, Locas è un fumetto corale con un sacco di protagonisti che interagiscono o si rubano la scena. Principalmente si tratta di donne, in particolare Maggie e la sua amica/amante punkettina Esperanza “Hopey”, a dire il vero le uniche a essere talvolta confondibili nonostante la grande maestria di Jaime nel personalizzare le donne, talento che condivide col fratello.

A proposito della sua maestria, leggo che è nato nel 1959, sicché all’epoca della realizzazione di queste storie (le prime sono datate 1981) aveva poco più che vent’anni. È incredibile come a quell’età avesse raggiunto una tale eleganza nel tratto e una padronanza che solo dopo decenni alcuni autori raggiungono (se ci arrivano) in anatomia, sintesi, dinamismo, espressività, chiaroscuro, tratteggio, cura del dettaglio, costruzione e regia delle tavole. In pratica un incrocio tra Vittorio Giardino e Brian Bolland. E lui usava le sue enormi doti per illustrare delle storielle che francamente a volte sembrano proprio minchiatine. Il fatto che spesso ricorra alla metanarrazione sembra quasi un invito a non prenderlo sul serio, però questo mettere le mani avanti si scontra con l’atmosfera che si respira altrove, dove si avverte la sincerità quasi documentaristica di chi quelle cose le ha viste veramente (intendo i concerti punk e le amiche che ingrassano, non i dinosauri). Sì, lo so che sembro Franco Spiritelli che si lamenta perché Moebius disegna le storie di Jodorowsky, ma per il momento ho potuto godere solo dei bellissimi disegni e di alcune sequenze esilaranti nella speranza che in futuro ci sia più sostanza e coesione. Se non sbaglio sulla posta di Comic Art si favoleggiava di una meravigliosa Morte di Spider, vedremo.