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venerdì 17 gennaio 2025

Le grandi imprese dell'uomo

Se ho ben capito, questo volumone antologizza una mostra tenutasi presso la Biblioteca delle Nuvole a Perugia. Sono presenti vari fumetti ma anche illustrazioni tra cui la misteriosa tavola rimasta senza seguito di Sgt. Kirk 22.

Le «grandi imprese» altro non sono che operazioni belliche delle più svariate epoche e latitudini, presentate secondo l’ordine di pubblicazione.

Si comincia con una chicca che credo poco conosciuta: le 27 tavole di Piccolo Re scritto da Mario Faustinelli e pubblicato nel 1961 sul Corriere dei Piccoli. Da quel poco che conosco Faustinelli vi ravviso il suo stile molto schematico pensato per l’infanzia (mi pare avesse scritto pure un Piccolo Cowboy), d’altra parte a suo tempo non è che si potesse uscire poi tanto dagli steccati editoriali canonici – il Faustinelli umoristico mi convince molto di più.

Da lì in poi è una raffica di storie brevi scritte quasi sempre da Mino Milani. Unica eccezione è Ombre su testi di Laura Battaglia che comparve su Sgt. Kirk 14 e rappresenta non solo il fumetto più maturo ma anche quello più moderno e godibile tra quelli qui presentati.

Ho notato una cosa: quando Milani si firmava Eugenio Ventura era più avvincente e meno didascalico. Le sue altre storie qui ristampate, tutte apparse sul Corriere dei Piccoli e poi dei Ragazzi e firmate col suo nome o come Piero Selva, presentano dei testi più riassuntivi che narrativi. Ma potrebbe essere solo una mia impressione o un caso dovuto alla selezione di queste storie in particolare.

A chiudere il volume il racconto di Rainer Maria Rilke La canzone d’amore e di morte dell’alfiere Cristoforo Rilke generosamente illustrato a colori, più altre immagini alcune delle quali corredarono nel 1975 il testo Fuori del mito e dell’avventura scritto da Claudio Bertieri per il volume Uomini in guerra – brano molto apprezzato dal prefatore e direttore della Biblioteca delle Nuvole Claudio Ferracci.

La qualità della riproduzione è subordinata alla possibilità o meno di partire dagli originali di Battaglia, ma in linea di massima è accettabile. E poi il tratto già frastagliato di Battaglia soffre meno per le dentellature che ormai sono la norma della riproduzione digitale.

In un volume così prestigioso stona un po’ vedere che i curatori hanno preso l’indicazione dei numeri doppi del Corriere dei Ragazzi per due numeri consecutivi (la lunghezza fulminante de I tre miracoli avrebbe dovuto essere indicativa), ma dalle presentazioni delle singole opere usate come prefazione si capisce che l’equivoco si è verificato solo nei brevi trafiletti che introducono i fumetti. Tramite queste presentazioni scopriamo che viene qui ripristinata per la prima volta la corretta sequenza delle tavole de Il cannone di Parigi, precedentemente pubblicato e anche ristampato con due pagine invertite.

Il volume costa 25 euro e considerando che consta di ben 256 pagine è ancora più conveniente dell’altra recente antologia di Caprioli. Ma ovviamente la spinta principale per l’acquisto è la qualità grafica dei lavori qui raccolti e (immagino) la loro rarità.

mercoledì 5 luglio 2023

Il Corriere dei Piccoli - Una supernova tra le riviste d'autore

Il sottotitolo del volume è ingannevole: non si tratta di una storia de Il Corriere dei Piccoli e nemmeno la proposta di una teoria che voglia far risalire la nascita del fumetto d’Autore a una fase dell’esistenza della rivista – il fumetto «d’autore» viene citato di sfuggita solo due volte. Anche la presentazione in quarta di copertina sembra essere stata scritta per un altro volume: questo fornisce semplicemente la cronologia ragionata e critica dei fumetti (e di alcuni romanzi) pubblicati nelle sedici annate che vanno dal 1961, quando la direzione del giornale passò a Guglielmo Zucconi, fino al fatidico 1976 che ne vide la trasformazione in CorrierBoy. Di supernova, a voler essere puntigliosi, non c’è poi la minima traccia.

Per catalogare le varie opere Andrea Carta ricorre a una categorizzazione opinabile, come lui stesso ammette, in base alla quale certi fumetti rimangono esclusi (come Ernie Pike che comparve solo una volta, Lo Zoo Pazzo che viene considerato alla stregua di una raccolta di barzellette e i personaggi tratti dalla televisione perché appunto di origine televisiva). L’autore elabora anche la definizione di “pseudoliberi” per quegli episodi isolati che, pur facendo parte di una collana-ombrello, sono storie autoconclusive: La Parola alla Giuria, Uomini Contro, ecc. I motivi di queste scelte sono abbondantemente spiegati, cionondimeno mi resta il sospetto che alcune inclusioni o esclusioni siano state fatte col proposito di toccare proprio quota 100, il Re di Picche di Bottaro viene ad esempio ricordato per essere stato principalmente un “ponte” pubblicitario verso Il Corriere dei Piccoli quando comparve anche su quello dei Ragazzi.

Il volume è una lettura piacevole, interessante e approfondita, in cui Carta profonde anche una buona dose di umorismo, soprattutto nelle didascalie e nelle note. Chiaramente non mancano le curiosità, ad esempio non sapevo che la causa della crisi della rivista che porterà alla sua trasformazione in CorrierBoy fu la svolta a sinistra decisa nel passaggio dal Corriere «dei Piccoli» a quello «dei Ragazzi», che avrebbe allontanato i giovani lettori e soprattutto i loro genitori. Molto interessante anche il mistero (svelato) sulle origini e sul perché della mancata ripresa de La pattuglia scomparsa. È evidente inoltre la grandissima passione di Carta per l’argomento, cosa che però finisce per penalizzarlo dal punto di vista metodologico. Il suo amore per il fumetto franco-belga classico contrapposto a molte delle altre proposte della rivista è ribadito, sottolineato, evidenziato e ripetuto talmente tanto da sfiorare quasi il fanatismo degli estimatori di Frank Miller e Jack Kirby (ma loro, poveretti, non hanno mai conosciuto altro). Mi sembra inoltre che critichi più per partito preso che per ragioni oggettive l’introduzione delle serie a episodi al posto delle storie a puntate invise ai lettori (attribuendo a questa scelta della redazione i prodromi del crollo qualitativo della testata): infatti quando ammette che questa impostazione non inficia la qualità di Altai & Jonson deve ricorrere alla desueta formula dell’“eccezione che conferma la regola”, che di per sé non vuol dire nulla e che serve solo per giustificarsi quando viene scoperta una falla nella metodologia usata – tra l’altro pensavo che ormai nessuno usasse più quell’espressione.

Carta non dimostra alcun timore reverenziale verso i Maestri e i Classici mentre esibisce un grande coraggio nel non adeguarsi ai cori di critiche ecumenicamente positive. A farne le spese è anche Valentina Melaverde, di cui non nega però le qualità. Ovviamente la sua schietta onestà è molto lodevole e gli permette di non scadere nell’agiografia, ma spesso si esprime con termini esagerati tanto che in molti casi certe affermazioni sembrano più che altro delle provocazioni. È pacifico che l’ultimo Pratt non fosse ai livelli grafici di venti o trent’anni prima, ma come si può definire «approssimativo» il suo tratto su Anna nella Jungla, che è forse il suo lavoro più curato? Pur non amando Micheluzzi, non trovo molto elegante dire che «solo molti sforzi rendono passabile» il suo disegno. Carlos Gimenez è «modesto» solo in Dany Futuro o Carta lo considera in generale uno scalzacani? Al povero Alessandrini viene poi riservata un’annotazione impietosa riferendosi alla serie Anni 2000: «dopo questo buon inizio, non riuscirà a migliorare il suo disegno più di tanto»! Forse voleva essere un complimento per segnalare quanto Alessandrini fosse bravo già cinquant’anni fa, ma dimostra di non conoscere le sue derive moebiusiane ne Il Maestro o quelle umoristiche in Planet Arium e Anastasia Brown o la sua linea chiara (poi rimpolpata di neri) de L’Uomo di Mosca. Nessun dubbio, invece, sul fatto che Carta non sopportasse Mario Uggeri.

Tutte queste considerazioni molto personali tolgono ogni valenza accademica al volume (nelle schede dei fumetti sono addirittura presenti delle valutazioni espresse in stelline), cosa che probabilmente non voleva nemmeno avere, ma si rimane un po’ perplessi nel vederlo inserito nella stessa collana che ospita Eccetto Topolino e Jacovitti – Sessant’anni di surrealismo a fumetti.

L’elenco dei fumetti è inframmezzato comunque da introduzioni dall’approfondito approccio storico, in cui con grande scrupolo documentaristico Carta segnala le variazioni di formato, foliazione e politica editoriale. Solo che nel conclusivo capitolo 6 «last but not least» si dà la zappa sui piedi da solo dimostrando forse che oltre a queste sedici annate del Corriere dei Piccoli/Ragazzi di fumetti non deve averne letti molti altri, ricorrendo a internet e alle sue scempiaggini per recuperare qualche tassello. La rivista L’Eternauta non chiuse affatto nel 2000, ma col numero 148 del 1995 (la testatina venne mantenuta nei successivi volumi monografici per questioni d’opportunità), e se veramente la sua «agonia» fosse dovuta alle dichiarazioni di Oreste del Buono sulla qualità della “Linea Latina” rispetto a quella francese (ma limitata alla sola linea chiara, se ben ricordo) sarebbe stata ben lunga, durando 15 anni!

Corto Maltese, poi, non mi pare proprio che abbia pubblicato fumetti «naif» o «sperimentali»… sì, certo, da quelle pagine transitarono anche Benicio Nuñez e Jô Oliveira, che alla pittura naif possono essere associati, ma la loro presenza fu assai sporadica. Se con naif Carta voleva intendere prodotti ingenui e dilettanteschi si potrebbe ricordare quel fumetto assai bruttino su Arthur Rimbaud e forse Fan di Rosco non era adattissimo alla rivista, ma anche l’inesperta Nives Manara a un certo punto si sarebbe fatta onore. Di sperimentale poi cosa ci sarebbe stato? Madaudo, subito sparito? Muñoz e Sampayo, già abbondantemente “digeriti” dal pubblico della Milano Libri?

A integrare l’elenco delle serie ci sono delle interviste a Mino Milani, Alfredo Castelli e Sauro Pennacchioli e delle appendici sugli Albi Ardimento e Sprint e sull’effimera Zack Avventura, oltre all’elenco delle dieci storie più meritevoli del periodo preso in esame secondo l’autore.

L’edizione è molto curata (non come in altri prodotti analoghi), grafica e impaginazione sono buone e non ci sono praticamente refusi – o nulla che infici la lettura: non è difficile capire cosa si intenda con «invisbile» e se a una data manca il numerale dell’anno di pubblicazione lo si evince da quelli precedenti o successivi. Un indice analitico però ci sarebbe stato proprio bene.

Una nota di merito al copertinista Sebastiano Barcaroli che ha realizzato un’immagine sintetica ed elegante, sintesi ed eleganza che evitano problemi con i detentori dei diritti delle immagini dei personaggi raffigurati, sapientemente stilizzati.

Forse in altri tempi mi sarei incazzato per aver speso 25 euro per un volume che si finge qualcos’altro, ma in un periodo di magra anche questo va bene. Inoltre come dicevo sopra lo stile di Carta è piacevole e gli aneddoti sono simpatici. Se però cercate «La storia della prima rivista di fumetti italiana» (come promette lo strillo in quarta di copertina) dovete cercare altrove.

domenica 2 maggio 2021

Lord Shark

La cosa che più mi ha colpito di questo fumetto del 1975 è che non si tratta di una serie a episodi strutturata come si usava all’epoca, con delle puntate autoconclusive o al massimo sviluppate in due o tre parti (come nel caso del coevo Il Maestro), ma di una storia organica con gli episodi in stretta continuity. Infatti il vero titolo non è il generico nome del protagonista ma L’Avventura di Lord Shark, a sottintendere un unico enorme arco narrativo; e a confermare l’impressione che Mino Milani l’avesse progettato come un tutt’uno coerente (magari riducendo un progetto di romanzo?) c’è il fatto che di Lord Shark non c’è traccia fino al sesto capitolo!

Nel 1880 il rampollo Philip Prescott raggiunge un distaccamento militare inglese in India, in un territorio di confine (il Sikkim) tormentato dalle scorrerie del ribelle Shiraz Nashri. Prescott nasconde un passato misterioso che ovviamente riaffiorerà nel corso della storia, e l’imbecillità dei militari (per cui Milani non sembra nutrire molto amore, almeno per quelli inglesi) lo porterà a passare per disertore. Ormai condannato a morte, fugge e assume l’identità di colui che vince in battaglia, il ribelle Shark (non credo ci siano molti squali negli altipiani del nord-orientali dell’India, ma forse è un nome comune). Visto che è pur sempre un nobile inglese decide di farsi chiamare Lord Shark. Giunti a questo punto, a metà della serie, Prescott diventa un incrocio tra Sandokan e Lawrence d’Arabia e, facendo buon viso a cattivo gioco, vive delle avventure esotiche pur sognando di tornare in patria con il suo grande amore.

Le radici di Lord Shark affondano insomma nel grande romanzo d’avventura per ragazzi, ma la serie si segnala per l’ambientazione abbastanza originale (manco sapevo che esistesse il Sikkim prima di leggere il fumetto) e per alcune belle trovate narrative che Milani si è inventato – o ha saputo rielaborare da quelle stesse fonti a cui si è ispirato. Per il resto, la serie paga ovviamente pegno alla sua destinazione originaria, cioè una rivista “per ragazzi”: la storia d’amore con Ortensia Osborne è talmente arzigogolata da sfiorare il ridicolo e Lord Shark, nonostante sia formalmente un bandito, non uccide né ruba mai. Tanto siamo in India, i templi nascosti e i fortini abbandonati rigurgitano di gemme e ori.

I disegni di Alessandrini sono stupendi, almeno fino a metà della serie. A 25 anni era riuscito a elaborare uno stile ricco, espressivo ed evocativo in cui mi è parso che abbia saputo fare proprie le lezioni di Jean Giraud, Milton Caniff e persino di maestri italiani come Toppi e Battaglia in alcuni particolari come le onomatopee. Nel corso della serie, però, il disegnatore si lascia andare a una progressiva semplificazione del tratto e a grandi campiture e pennellate: d’altra parte lui stesso aveva dichiarato su Fumo di China 20 (il vero numero 20, quello del 1984) che a un certo punto si era stufato della serie.

La riproduzione delle tavole è stata fatta evidentemente a partire dalle pagine delle riviste che le ospitarono. Vengono quindi mantenuti certi dettagli come le intestazioni originali e il lettering (con tanto di errori: a pagina 124 il primo «ma…» avrebbe dovuto essere un balloon, non una didascalia), ma la qualità della stampa è quella che è e i tratteggi ne escono spesso rosicchiati o impastati o scompaiono proprio. Per fortuna con l’inevitabile deterioramento della vista certe cose le noto di meno.

L’introduzione è firmata da un accorato Davide Barzi che, forse perché è uno sceneggiatore (e anche bravo), si fa prendere la mano sfoderando uno stile che vorrebbe essere coinvolgente ed evocativo ma risulta compiaciuto e confuso.

Il volume Nona Arte non è certo economico visto che per quasi 30 euro presenta meno di 200 pagine di fumetto in bianco e nero. Non penso inoltre che il protagonista abbia lo stesso appeal del mitico Horror, che ne giustificava il costo – oltre al fatto che aveva più pagine, inserti a colori e un sacco di redazionali. Lord Shark è comunque una lettura piacevole e soprattutto ci si può gustare il giovane e bravissimo Alessandrini. Certo, basandomi sulla qualità di stampa di questo primo volume non mi viene molta voglia di acquistare anche il seguito (se lo pubblicheranno) a opera del grande Enric Sió.

venerdì 19 maggio 2017

Il Maestro

Ce ne ha messo di tempo per arrivare, ma questo volume vale tutta l’attesa e i trenta euro che è costato. Stampato interamente su carta patinata, è un cartonato con cuffia: quindi non c’è il rischio che il dorso si imbarchi da una parte o dall’altra a seconda di come lo si apre la prima volta.
Ma ovviamente quello che conta di più sono i contenuti: il protagonista è un parapsicologo di nome Maximus conosciuto universalmente come “Il Maestro”, dotato di una enorme cultura esoterica e soprattutto di poteri medianici di vario tipo (giustamente lasciati nel vago per assecondare le necessità dei singoli episodi) che collabora con la polizia di Los Angeles tramite la sua spasimante Velda Morris.
A dispetto di quello che immaginavo, Il Maestro non è una raccolta di episodi scollegati con lo stesso protagonista (non inizialmente, almeno) ma una saga con una continuity serrata in cui gli stessi personaggi e le stesse ambientazioni ritornano con frequenza: i primi nove capitoli vedono la lotta tra il protagonista e l’archeologa Jaga, che si è impossessata dello scarabeo di Ara-Tutna.
Questo antico monile di origine extraterrestre ha la facoltà di materializzare i pensieri di chi lo usa, a patto che sia conosciuta l’invocazione che lo attiva. Solo il Maestro ormai ne è a conoscenza e per questo Jaga ingaggia una lotta contro di lui per strappargli la formula. Seguiranno inseguimenti in tutto il mondo, colpi di scena e rocamboleschi ribaltamenti della situazione: Jaga otterrà effettivamente il pieno potere dello scarabeo, scavando nella memoria del Maestro con uno stratagemma ben architettato da Milani.
Dopo questo primo arco narrativo ne viene presentato uno più breve, Ultimatum all’America, in due soli capitoli opportunamente raccolti tutti di seguito, come avverrà con il penultimo ciclo in tre parti Una storia di iene. A seguire Ultimatum all’America ci sono un paio di storie autoconclusive, finché dall’episodio Un mare antico la singola vicenda trattata negli episodi è inserita nella trama generale che vede il ritorno di Jaga, che avrà una coda proprio in Una storia di iene (questa trama contempla a sua volta la sottotrama della perdita dei poteri del Maestro pur di non dover più convivere con la maledizione di percepire la data esatta della morte di chiunque lo tocchi). A integrare la saga portante ci sono due episodi autonomi disegnati da Giancarlo Alessandrini e uno di Mario Cubbino.
I testi di Mino Milani sono appassionanti e originali, tanto più se pensiamo che furono realizzati oltre 40 anni fa per una rivista indirizzata ai ragazzi. Non manca qualche occasionale ingenuità, ma pienamente giustificata dalla necessità di risolvere alcune situazioni specifiche. Anche i poteri dello scarabeo, però, hanno limiti variabili a seconda delle necessità: nel primo episodio riescono a materializzare solo illusioni, in altri modificano l’aspetto di chi lo usa e l’episodio Le grandi piogge si basa interamente sui suoi effetti ben concreti. L’elemento che risulta meno credibile alla fine non sono i poteri miracolosi del Maestro quanto quelli di Velma Morris: semplice poliziotta (anche se in un’occasione collabora con l’FBI) sembra avere piena autorità per intervenire al di fuori dei confini degli Stati Uniti, si sceglie i suoi casi in base alle intuizioni del momento, ha ferie e congedi infiniti e dispone nel suo equipaggiamento anche di droghe!
Mino Milani fa un uso molto intelligente di un’altra “spalla” del Maestro, la sua gatta Nardy che si porta dietro nelle sue avventure. In alcuni frangenti (pochi) viene coinvolta in improbabili rituali per risolvere una situazione, in molti altri riesce a salvare il suo padrone proprio in virtù del suo essere felino e del comportamento che ci si aspetterebbe da un gatto. Negli ultimi episodi Mino Milani adotta uno stile un po’ più malinconico, se non proprio cupo, e quelli disegnati da Alessandrini e Cubbino presentano delle didascalie più moderne, narrate in prima persona. Considerando l’anno di pubblicazione, il 1976, può darsi che lo sceneggiatore abbia fatto suo lo stile di scrittura più maturo di Lanciostory.
balloon invertito: anche negli anni '70 si sbagliavano
Credo comunque che alcune tavole siano state create ex novo al tempo della ristampa in volume della Ivaldi (che, se ho ben capito, conteneva tutti gli episodi della saga di Ara-Tutna tranne l’ultimo!) come raccordo tra gli episodi: in particolare il prologo del primo capitolo, in cui c’è un’anticipazione dell’origine del gioiello di Ara-Tutna, e l’ultima tavola del secondo. La mia impressione è infatti che la serie non avesse una progettualità molto definita all’inizio e Milani trovasse soluzioni narrative a mano a mano che procedeva la serie.
Per quel che riguarda la parte grafica, resto dell’idea che (come variamente ripetuto dal diretto interessato) Di Gennaro sia più bravo come illustratore che come fumettista, ma il suo lavoro è comunque stupendo: i riferimenti fotografici e le tecniche riprese da altri colleghi rendono spesso Il Maestro un gioiellino pop. E le sue donne sono meravigliose.
Passando alla qualità della riproduzione, viene anticipato che le tavole originali non erano reperibili e quindi si è proceduto a scansionare il volume dell’Ivaldi e le pagine del Corriere dei Ragazzi. Questa ammissione sembra quasi una scusa preventiva per giustificare la qualità di stampa non ottimale, ma in realtà la resa complessiva è molto più valida di quella di tanti altri editori che vantano fenomenali (e inesistenti) qualità delle fonti. Il riferimento alle tavole già pubblicate ha permesso di mantenerne lo stesso lettering senza ricorrere a uno nuovo computerizzato, ma non sono mancate delle criticità anche perché alcuni episodi sono stati proposti con toni di grigio nell’impossibilità di togliere in maniera poco invasiva la colorazione precedente: il risultato non è traumatico, anche se in alcuni casi tende a coprire o a impastare un po’ il segno, oltre a rivelare le magagne delle copie de Il Corriere dei Ragazzi da cui è partita la ReNoir.
L’episodio più rovinato in assoluto è Un mare antico, ma tanto quello ce l’ho già nell’antologia della Grande Avventura dei Fumetti della DeAgostini. Negli ultimi capitoli si notano maggiormente le dentellature e le sfocature del tratto, forse anche a causa di un cambio di formato della rivista che ha portato a una gabbia più ridotta e quindi con meno elementi. Probabilmente anche grazie all’organizzazione differente delle tavole finali (che presentano appunto meno vignette) il formato non proprio enorme di 19x26 centimetri non è stato affatto penalizzante come avevo temuto al momento di leggerlo sull’Anteprima.
Ogni episodio viene introdotto da una pagina in cui è riportata la sede della prima pubblicazione (ad eccezione dei cicli di due e tre Ultimatum all’America e Una storia di iene, che come detto sopra sono accorpati in due unici blocchi). Francamente mi sembra strano che Nel pozzo del vortice sia stato pubblicato sul numero 22 de Il Corriere dei Ragazzi datato 1 giugno 1975 quando l’episodio successivo, Incontro nella brughiera, risulta essere stato pubblicato sul numero 27 del 6 giugno, probabilmente si sono confusi indicando giugno invece che maggio come mese di pubblicazione del primo episodio.
Nell’introduzione Andrea Mazzotta ricostruisce il clima culturale e sociale in cui nacque Il Maestro, e si lancia in considerazioni interessanti che meriterebbero ulteriori approfondimenti (per quanto la sua introduzione consti di ben tre pagine). Inoltre lancia al lettore una sfida: parrebbe che le matite di un episodio fossero state realizzate da un altro disegnatore, peraltro uno dei pezzi grossi italiani, e la cosa si potrebbe intuire da una vignetta in particolare di un episodio non specificato. Io ho ravvisato nella nave in apertura del quinto capitolo una forte impronta toppiana, ma d’altra parte l’episodio Il grande giudizio ricorda come impostazione certe derive di Milo Manara (che per l’epoca potrebbe starci). E d’altra parte nell’episodio Occhi di gatto i quattro piantoni mi hanno ricordato Gli Aristocratici e quindi Nando Tacconi, ma d’altro canto quello stesso episodio presenta una forte sintesi prattiana… chissà.
Dal canto mio, ho trovato solo l’evidenza dell’ispirazione a una medesima fonte di Di Gennaro e Cubbino e il recupero di una stessa inquadratura sullo stesso numero di Bliz per cui fece la copertina:

domenica 16 dicembre 2012

Capitan Cormorant e altre storie



Pur con un certo ritardo dovuto a un banale disguido[1], anch’io ho potuto mettere le mani su Capitan Cormorant e altre storie, l’ultimo recupero d’annata targato Rizzoli Lizard delle storie rare e introvabili di Hugo Pratt.
In effetti Capitan Cormorant già lo possiedo nella versione di Ivaldi, pubblicata su Sgt. Kirk 4, ma anche così il volume non manca di motivi di interesse. Questa versione a colori è decisamente ben realizzata e ricorda come atmosfere e stile le ristampe ospitate dalla gloriosa rivista Corto Maltese, con i loro toni di colore così suggestivamente sfumati. Purtroppo la resa di stampa (fatta sicuramente a partire da fonti non ottimali e non dalle tavole originali) ha impastato alcuni tratti ed eliminato altri, confondendo il tutto e rendendo difficile la vita al colorista che non sempre è riuscito a decifrare quello che andava a colorare. Quindi ogni tanto un dito viene frainteso per la parte di un’uniforme, una scogliera ha una forma differente rispetto a quella che si intuisce aveva in origine, certi baffoni non vengono interpretati come tali e ancora qualche pipetta dei balloon si confonde con lo sfondo e quindi viene colorata pure quella lasciando la nuvoletta a “galleggiare”. E lo stile macchiaiolo di Pratt non aiuta, ovviamente.
Ho notato con sorpresa che oltre alle inevitabili variazioni dovute al nuovo montaggio orizzontale sono state apportate anche altre modifiche, talvolta anche drastiche, ai testi. Il destino di questo fumetto, come quello di molti altri fumetti di Pratt, è paradossale: concepito in Argentina per il formato orizzontale di Misterix, viene adattato per il formato verticale di Sgt. Kirk (e non ci vuole un occhio troppo clinico per notare i vari aggiustamenti dell’epoca come ad esempio le aggiunte superiori per snellire le vignette), per poi tornare a un formato orizzontale che in tutti questi passaggi è inevitabilmente molto diverso da quello di partenza.
Purtroppo il lettering fatto con il computer toglie un po’ della magia di queste storie, e forse anche alcuni balloon di smaccata regolarità geometrica sono frutto del calcolatore elettronico, ma le visibili pecette con cui sono stati incollati alle tavole restituiscono quel gusto artigianale che devono avere tutte le ristampe delle opere del Maestro di Malamocco.
Confesso di aver rivalutato molto la storia, che avevo preso un po’ sottogamba durante la prima lettura su Sgt. Kirk (a mia discolpa, più o meno negli stessi numeri venivano ospitati fumetti che mi entusiasmavano di più, come il Moby Dick di Battaglia o alcuni tesori argentini, oltre ovviamente alla prima versione in assoluto della Ballata del Mare Salato). I protagonisti sono tutti spigliati e splendidamente caratterizzati, Pratt si muove in un contesto molto classico riuscendo però a tirarne fuori qualcosa di originale pur senza ricorrere a soluzioni troppo rivoluzionarie. I dialoghi sono freschissimi e quando vogliono divertire ci riescono anche a distanza di cinquant’anni. Inoltre il ritmo della storia è indiavolato, rispondendo probabilmente alla necessità di creare una storia indipendente per ogni episodio che compariva su Misterix (se ho ben capito, organizzati su Sgt. Kirk in blocchi di circa 5 tavole l’uno), e una volta riuniti insieme risultano un susseguirsi parossistico di azione, colpi di scena e sequenze a effetto.
Nella prefazione Antonio Carboni contesta coraggiosamente il parere diffuso secondo cui Capitan Cormorant abbia rappresentato un po’ il banco di prova per il futuro Corto Maltese; le sue osservazioni sono puntuali e circostanziate (oltre che suffragate da esempi concreti) però a mio avviso è incontestabile il fatto che entrambi sono variazioni di un medesimo tema e che i due protagonisti, anche solo per questo, si somiglino molto e non abbiano poi troppe differenze caratteriali. Tutt’al più, possiamo considerare Capitan Cormorant come trait d’union tra El Sargento Kirk e Corto Maltese, visto che del primo porta ancora alcuni segni distintivi come la necessità di agire in maniera disinteressata, la contrapposizione a villain monoliticamente cattivi e un cast di comprimari molto variegati e ben caratterizzati: il nobile inglese che sa anche dare bastonate, il fedele amico “selvaggio”, la sorella marinaia.
A integrazione di Capitan Cormorant ci sono altri due fumetti: Billy James è una valida storia ambientata nella turbolenta metà del XVIII secolo americano che Pratt amava tanto, scritta da un Mino Milani che non si risparmia quasi nessun luogo comune ma che riesce anche elegantemente a ribaltarli, oltre a inanellare colpi di scena e a congegnare soluzioni originali per far procedere la trama. Il ben più breve L’Assalto al Forte (solo 16 “mezze tavole”, quindi probabilmente dalle 6 alle 8 tavole sul Corriere dei Piccoli) è scritto invece da Alberto Ongaro e presenta un protagonista piuttosto originale, che si muove sempre nella solita epoca e nel contesto di Billy James, in una vicenda molto articolata nonostante la dimensione ridotta.
Capitan Cormorant e altre storie è un volume irrinunciabile per il collezionista prattiano? Forse non lo è per quello più fortunato che di Pratt possiede già ogni cosa (a meno che non voglia godersi una versione colorata) ma sicuramente lo è per tutti quegli appassionati che non hanno potuto gustarsi queste storie all’epoca della loro prima uscita o delle rarissime ristampe, e immagino che non siano pochi. Purtroppo le indicazioni che si trovano su internet in merito alle pubblicazioni di Capitan Cormorant in Italia sono palesemente tutte estrapolate dal libro-intervista di Dominique Petitfaux, quindi se esistono ulteriori ristampe successive al 1992 lo ignoro (così su due piedi non me ne vengono in mente).
Bisogna aggiungere che il volume, oltre ad essere a mio avviso il più lussuoso di quelli usciti al momento, presenta una ghiottissima sezione con delle prove di recadrage per il secondo episodio completato poi da Stelio Fenzo. Non possedendo il rarissimo Sgt.Kirk 10 su cui comparve non posso fare confronti con quanto progettato e quanto poi effettivamente pubblicato, si tratta comunque della parte stampata meglio di tutto il volume. In totale sono 19 mezze tavole ottenute dallo smembramento e dalla successiva riorganizzazione delle tavole originali, ancora prive del lettering. Su tutte campeggia un enigmatico «© by Saint George Sundicate». Non mi spingo a dire che questi “quasi inediti” valgano da soli l’acquisto, ma poco ci manca.



[1] «Chissà se quel pezzente di Lorenzon riesce a mettere insieme i soldi per comprare il volume di Pratt che mi ha ordinato... nel dubbio lo vendo a un altro e se se ne accorge dò la colpa al mio collega del mattino e gli ordino con calma un’altra copia» potrebbe essere uno scenario attendibile.