Con una campagna pubblicitaria piuttosto decisa e un escamotage promozionale inedito e un tantinello ricattatorio ha
cominciato a comparire la ristampa dell’opera seminale che diede visibilità a
Grant Morrison e ne lanciò la carriera.
Proprio a causa dell’escamotage
di cui sopra (l’abbonamento a tutti e quattro i volumi a scatola chiusa per
usufruire di uno sconto del 15%), che mi ha fatto subodorare la fregatura,
nutrivo qualche dubbio su questo “capolavoro perduto” dell’autore di Invisibles ma invece Zenith si è rivelato un felice acquisto.
Nell’Inghilterra del 1987 esiste un unico supereroe ancora dotato di
poteri, almeno ufficialmente: l’edonista e menefreghista rock star Zenith,
tutto preso dalla sua carriera e dai piacevoli annessi & connessi e totalmente
disinteressato agli scontri contro i cattivi. Anche perché di supercriminali
non c’è traccia così come gli stessi supereroi sono spariti dalla scena,
privati dei loro poteri, nei primi anni ’70. Tutto questo fino appunto al
fatidico 1987, anno in cui il redivivo, o meglio mai sopito, culto del Sole Nero
evoca nuovamente un Grande Antico (sì, proprio uno di quelli di Lovecraft) a
cui affittare il corpo preservato del gemello del precedente Masterman,
superumano nazista che durante la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto
uccidere il supereroe britannico Maximan se in questa realtà alternativa gli
Americani non avessero sganciato la bomba atomica su Berlino.

L’ingresso nello scacchiere di questo nuovo Masterman è l’avanguardia di
una invasione dagli “esseri dai molti angoli” che già tentarono di conquistare
le Terra: l’ex supereroina Ruby Fox se ne accorge nella maniera più violenta e,
riacquistati inspiegabilmente i suoi poteri (tutti i supereroi di questo
universo sono frutto di manipolazione genetica o hanno ereditato i poteri dai
genitori come il protagonista), cerca di coinvolgere il riluttante Zenith in
una crociata contro il pericolo imminente. Purtroppo come alleato possono
contare solo su Red Dragon, supereroe gallese potenzialmente assai tosto che
però l’alcolismo ha reso quasi del tutto inservibile. L’unico altro
ex-supereroe di cui si ha traccia è Peter Saint John, che da hippy è diventato
un rappresentante del governo conservatore!
Per coinvolgere il nichilista e un po’ codardo Zenith nella mischia Ruby
Fox promette di rivelargli il segreto della morte dei sui suoi genitori, mentre
nell’attesa dello scontro finale si comincia a intravedere un po’ dell’affresco
complessivo e delle macchinazioni che riguardano questi supereroi, probabilmente
materiale che sarà sviscerato nei prossimi volumi.
Zenith comparve in origine sulla rivista
settimanale 2000 AD dove ogni
episodio venne pubblicato nell’esiguo spazio di 5 o 6 pagine. La conseguente
compressione della trama e le scadenze frenetiche fanno un gran bene allo sviluppo
dell’intreccio e al ritmo della storia. Morrison doveva inventarsi ogni
settimana qualcosa che facesse progredire la vicenda, ma doveva anche
introdurre qualche elemento nuovo e gli episodi dovevano oltretutto essere
anche godibili a sé stanti, pur con i legittimi cliffhanger. Si avverte chiaramente un minimo di rallentamento
quando le prime vignette di un episodio devono ricapitolare quanto avvenuto in
precedenza, ma nel complesso questa struttura a episodi/capitoli funziona
benissimo anche nel formato della raccolta e la lettura procede spedita e appassionante
fino alla fine.

Stilisticamente ammetto di essere stato colpito dalla maturità che Morrison
dimostrava già quasi trent’anni or sono. Le battute non sono affatto
stereotipate, e nella loro mancanza di scontatezza non si percepisce affatto il
tentativo di sembrare cool a tutti i
costi ma anzi una naturalezza invidiabile. Niente male nemmeno le citazioni
sparse per il fumetto, così come ho apprezzato l’ironia che affiora qua e là e
le trovate spiazzanti che Morrison ha saputo inventarsi (dai, l’hippy che
diventa tory è spettacolare!). Della
sbandierata critica alla società inglese dell’epoca, comunque, non ho
riscontrato che tracce blandissime.
Il disegnatore Steve Yeowell, miracolato dalla rinuncia di Brendan McCarthy,
è nettamente la parte più debole del fumetto. Anche se è sin troppo facile
criticarlo visto che all’epoca fumettisticamente parlando l’Inghilterra stava appena
uscendo dal Medioevo (sempre ammesso che ne sia mai uscita), è innegabile che
le sue figure siano scarne e legnose così come le sue anatomie risultano spesso
strampalate. Un braccio troppo lungo o una mascella sbilenca possono capitare a
tutti, ma a Yeowell capitano con eccessiva frequenza. Peccato che i disegni non
siano allo stesso livello dei testi, ma almeno i mostri sono resi con efficacia
– e comunque da quello che ho potuto vedere mi pare che in seguito Yeowell non abbia
fatto di meglio, anzi.
Ad arricchire questa edizione della Panini ci sono alcune appendici contenenti
due episodi successivi alla saga portante, in cui vengono narrate le origini
dei supereroi, e un apparato iconografico con copertine e sketch. Il formato
scelto mi lascia perplesso: sarà anche un buon fumetto, almeno in questa sua
prima apparizione, ma non mi pare che Zenith
meriti i fasti di questa edizione cartonata ed extralarge in cui oltretutto i
difetti di Yeowell si notano ancora di più. Forse un unico volumone integrale
con carta uso mano e in formato comic book sarebbe stato meglio anche a livello
economico, visto che il prezzo finale non mi sembra proprio giustificatissimo –
sarà una cosa da intenditori ma è pur sempre l’asso pigliatutto Grant Morrison.
Tanto più che non manca qualche perla come questa:
Le copertine della versione statunitense, poi, sono le stesse riportate sui
due lati della stessa pagina!