Visualizzazione post con etichetta Steve Yeowell. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Steve Yeowell. Mostra tutti i post

giovedì 30 novembre 2023

Legends of the Dark Knight 12

Memore di alcuni acquisti delle Leggende di Batman della compianta Planeta DeAgostini ho voluto vedere com’erano queste “Legends” di tre autori britannici – il concept della collana era di focalizzarsi sulle avventure che Batman avrebbe vissuto a inizio carriera, se ben ricordo.

Apre le danze una storia in due parti di Warren Ellis, Infetto. Batman incappa per caso nella scena di un massacro perpetrato da quelli che si riveleranno essere due militari usati come cavie per un virus che li trasforma in armi biologiche da guerra. La cosa si complica quando quello sopravvissuto rischia di spargere il virus in giro. Storia banalotta, non del tutto salvata dalla sottotrama del sergente stronzo e dai dialoghi brillanti di Ellis. Per quanto si impegni (ma praticamente solo nel primo dei due episodi), John McCrea è sempre John McCrea: ridicolo e sproporzionato, non si possono prendere sul serio i suoi scarabocchi e questo toglie pathos a una vicenda che avrebbe dovuto invece essere bella drammatica se non addirittura horror.

Garth Ennis scrive una storia in tre parti che si apre come un poliziesco, con Batman che incontra due detective privati dalla mano assai pesante, mentre a Gotham la criminalità è all’erta per una questione di droga. Tra divertenti sequenze violente e battute sarcastiche Lo Sballo promette assai bene, ma poi entra in scena un villain strafatto che sembra essere messo lì solo per far ostentare a Ennis la sua proverbiale vena provocatoria, con Batman sotto LSD e truculenze varie – in realtà il primo aspetto è stato probabilmente molto ridimensionato rispetto alle intenzioni originali. Will Simpson è certamente lodevole per la cura che mette nelle sue tavole: conosce l’anatomia e non lesina certo sui dettagli. Solo che a volte gli viene fuori una bocca storta, o un occhio non è esattamente dove dovrebbe essere, o un profilo non è proprio corretto, o una postura è decisamente innaturale… a quel punto, i difetti dell’intelaiatura di base risaltano di più proprio a causa della sua scrupolosa inchiostrazione.

La storia di Millar vede un Batman furioso cercare tra la fauna di criminali chi ha rubato una cosa preziosissima per Bruce Wayne, mentre una banda di giovani criminali imita il Joker e un’altra si ispira ai pezzi degli scacchi e deruba i riccastri di Gotham. Dialoghi anche abbastanza simpatici, ma è una storia natalizia e alla fine si scade inevitabilmente nel patetico. Non male, comunque, anche se probabilmente avrebbe meritato di essere sviluppata su più numeri invece che su uno solo: così le buone idee che ci sono finiscono per essere un po’ sprecate, e la storia è troppo frenetica (ma sempre meglio così che allungare il brodo). Sorprendenti i disegni di Steve Yeowell, che io ricordavo terribilmente scarno e legnoso. Alla fine niente di eccezionale, ma si vede che l’intervento alle chine del veterano Dick Giordano ha dato buoni frutti.

Nel complesso, quindi, nessuna storia è memorabile ma nemmeno troppo deludente – a parte quella di Ellis e McCrea.

lunedì 7 dicembre 2015

Zenith Fase Quattro

Termina col botto, e in technicolor, la saga di Zenith. Questo ciclo comincia in media res con il diario/saggio di Michael Peyne che riassume gli eventi che hanno portato all’apocalisse in cui è ambientato. Peyne, progettista dei superuomini, è stato risparmiato alle conseguenze della presa di potere delle nuove entità che governano il mondo e gli è stata offerta l’occasione inusitata di ringiovanire invece che invecchiare, unico umano sopravvissuto alla mattanza definitiva.
Mentre Zenith discute col suo manager del look da adottare per sfruttare al meglio i vari revival che periodicamente investono la moda, si compie la fase finale del Progetto Horus e una nuova umanità soppianta quella precedente. Meglio non entrare troppo nel dettaglio: aggiungo solo che tornano i Lloigor e tornano anche i supereroi visti in precedenza.
La storia procede in maniera elegante, razionale, coinvolgente e persino divertente, e alla fine si conclude con un mcguffin molto azzeccato. Peccato che i riferimenti satirici all’Inghilterra dell’epoca non siano del tutto alla portata del lettore italiano, e che la vicinanza temporale (si era nel 1992) renda certi elementi di contorno come i nomi delle band meno mitici dei riferimenti precedenti per chi li ha vissuti, ma probabilmente sono solo impressioni mie. Alla fine credo di poter dire che Zenith è proceduto in crescendo e questo ultimo volume è stato proprio un piacere da leggere, tanto che persino i disegni di Steve Yeowell mi sono sembrati quasi accettabili. In occasione del gran finale tutti i capitoli che compongono questo ultimo ciclo sono stati colorati da Gina Hart, cosa che ha portato notevole beneficio a Yeowell ma che però ha reso la qualità di stampa meno buona. Non che me ne lamenti, è pur sempre Yeowell.
Dove Yeowell ha dimostrato di essere ben più che accettabile e anzi decisamente maturato è in Zzzzenith.com, una storia breve del 2000. Purtroppo in questo frangente è stato Morrison a deludere un po’ le aspettative imbastendo una satira poco chiara che in alcuni frangenti mi ha fatto venire il dubbio che la Panini avesse invertito l’ordine di pubblicazione di alcune tavole.
In appendice, oltre alla consueta gallery, ci sono un racconto di Mark Millar illustrato da Simon Coleby (molto simpatico, anche se traspare quanto Millar all’epoca della stesura, 1990, fosse ancora un po’ acerbo) e una lettura critica della saga a opera di Antonio Solinas. Quest’ultima, illuminante e azzeccatissima sotto molti aspetti, non mi trova d’accordo su altri: secondo me Grant Morrison fece di necessità virtù e adottò molto bene una scansione su cui non aveva facoltà  imposta dalla redazione di 2000 A.D., altro che imporre un suo ritmo basato sulla musica punk. E i dialoghi e le situazioni divertenti non mancano nemmeno in questo ultimo volume.
Zenith in definitiva è stato una bellissima (ri)scoperta tanto che non rimpiango di averlo pagato a prezzo pieno senza aderire alla promozione della Panini.

domenica 4 ottobre 2015

Zenith Fase Tre

Si è fatto attendere (che non sia stato poi questo grande successo per la Panini?) ma ne è valsa la pena. Questo terzo volume di Zenith è ancora meglio dei precedenti.
Come già anticipato nello scorso numero, Zenith si trova coinvolto in un guaio di dimensioni multiversali: i Lloigor lovecraftiani sono tornati e con meticolosa malvagità si sono impossessati dei corpi dei superumani di quasi tutte le realtà alternative, assicurandosi così una facile vittoria su tutte le altre forze in gioco nei singoli mondi e quindi il dominio incontrastato di quegli stessi mondi. Possono quindi puntare a qualcosa di ancora più grosso.
Non tutti gli eroi, però, sono ancora caduti e il Maximan di Alternativa 23 (quello “originale” del mondo di Zenith era morto durante la Seconda Guerra Mondiale) ha imbastito un esercito di supereroi da tutte le realtà alternative per distruggere il piano di dominazione totale dei Lloigor, che si concretizzerà una volta avvenuto l’“allineamento” delle varie terre: per farlo bisognerà inviare delle squadre di eroi a distruggere gli interi universi 666 e 257.
Il riluttante e strafottente Zenith fa parte del manipolo destinato ad Alternativa 257.
Ora, salvare l’intero multiverso non è certo una cosa facile di suo e a complicare le cose interverranno sorprese spiacevoli e rivelazioni inaspettate.
La saga procede incalzante e con un ottimo ritmo, io sono rimasto incollato alle pagine nonostante la lunghezza di questa trama che si dipana su una trentina scarsa di capitoli. Dalla seconda metà del tomo in poi c’è forse qualche divagazione che rallenta la lettura, ma bisogna anche considerare le necessità di Morrison che doveva infarcire le consuete 4-5 tavole settimanali (formato-capestro che pochi sceneggiatori sanno gestire efficacemente) di elementi che facessero avanzare la trama principale più altri che sviluppassero le sottotrame e rilanciare il tutto con idee nuove.
I dialoghi, soprattutto nella prima parte quando il protagonista è più presente sulla scena, sono spumeggianti e la battuta finale sul presunto “sacrificio” del protagonista mi ha fatto ridere di gusto.
Questa Fase Tre offre oltretutto il piacere aggiuntivo di vedere una carrellata di supereroi inglesi e di farsi una cultura in merito. Alcuni saranno pure stati inventati da Morrison, ma almeno il robot Archie e Steel Claw sono realmente esistiti (del primo ricordo che anche la figlia di Moore diede una sua versione, del secondo la RW Lineachiara ha ripreso il testimone della pubblicazione italiana dalla Planeta DeAgostini). La scena che apre il quinto capitolo mi sembra debitrice di quella analoga che compariva in Marvelman/Miracleman ma forse è una coincidenza.
Spiace dirlo, ma forse il migliore Grant Morrison era questo e non ha saputo ripetersi allo stesso livello, pur se ha realizzato altre cose buonissime o eccellenti. E purtroppo Multiversity non rientra in nessuna delle due categorie.
Come al solito, la parte più debole di Zenith (l’unica parte debole) è quella grafica. Forse pressato dalle scadenze o inebriato dal successo Steve Yeowell schematizza ancora di più le sue vignette. Magari come illustratore sa fare cose accettabili, ma il fumetto non è proprio il suo campo. La glaciale stilizzazione delle sue figure ne rende difficile il riconoscimento e in più di un’occasione ho addirittura sentito la necessità di avere una didascalia che mi spiegasse cosa diavolo veniva rappresentato nei disegni – ma per quanto necessaria, una cosa del genere sarebbe stata contraria allo spirito con cui veniva realizzato Zenith. Nei campi lunghi, poi, Yeowell rende indistinguibili tra di loro i personaggi, che in quell’accozzaglia di trattini e campiture non si capisce più nemmeno se sono maschi o femmine. Gli elementi distintivi dei costumi, inoltre, li disegna solo nei dettagli  e nelle inquadrature molto ravvicinate e comunque non è che siano poi di grande aiuto visto che, ad esempio, si dimentica di disegnare la S che dovrebbe campeggiare sul petto di uno di loro.
Al di là delle questioni estetiche mi è sembrato che Yeowell fosse veramente di fretta e abbia tirato via in più di un’occasione: la scena di massa che dovrebbe stupire il lettore per la folla oceanica di supereroi chiamati a raccolta risulta invece assai scarna e povera.
In appendice una storiellina lisergica disegnata (vivaddio) da Jim McCarthy. Niente di memorabile, soprattutto in considerazione della qualità della saga portante, ma probabilmente per l’epoca era qualcosa di originale e innovativo.

giovedì 7 maggio 2015

Zenith Fase Due



Continua nel solco tracciato dal primo volume la saga di Zenith: testi molto stuzzicanti e disegni bruttini (poco meno che inguardabili se visti dopo il Caravaggio di Manara).
Questa Fase Due carbura però lentamente e il mio affettuoso pensiero va ai lettori della rivista 2000 AD che all’epoca dovettero leggersi la storia serializzata in maniera terribilmente diluita: fino al capitolo 6 si tratta solo di una lunga introduzione.
Stavolta Zenith deve vedersela con un ricchissimo magnate megalomane (ma spinto da buone intenzioni, si giustifica lui) che minaccia di distruggere Londra e ha sul libro paga il creatore dei superumani inglesi. La trama principale è però solo parte del succo di questa Fase Due perché viene messa sul fuoco un bel po’ di altra carne, ovvero la minaccia dell’Omniedro (con le relative realtà alternative) e la figura di Chimera che purtroppo viene portata in scena per poi essere eliminata con eccessiva fretta.
Semplicemente geniale l’idea, su cui anch’io ho riflettuto più di una volta, che dominare il mondo dev’essere una colossale rottura di palle più che una conquista – ragionamento con cui lo scazzatissimo protagonista salva la situazione.
Forse il Morrison migliore è proprio questo: molte trovate originali e tanto umorismo (qui prende addirittura in giro gli animalisti più intransigenti, prima di diventarlo a sua volta in Animal Man). Di fronte all’inventiva di cui ha dato prova in questa occasione, supportata dal ritmo frenetico delle 5/6 pagine a puntata, anche la sua tanto celebrata Doom Patrol sembra un’accozzaglia di puttanate tirata troppo per le lunghe.
In appendice il volume propone un episodio fuori serie pubblicato in origine su uno Winter Special della rivista 2000 AD, disegnato (vivaddio) da un ruspante Manuel Carmona molto più piacevole del gelido Yeowell.
La Fase Uno di Zenith aveva ovviamente tra i suoi pregi l’effetto novità, eppure nel complesso trovo che questo volume non abbia perso smalto al confronto e sia pienamente all’altezza del precedente. E anche meglio di Multiversity, tra le altre cose.

martedì 24 marzo 2015

Zenith Fase Uno



Con una campagna pubblicitaria piuttosto decisa e un escamotage promozionale inedito e un tantinello ricattatorio ha cominciato a comparire la ristampa dell’opera seminale che diede visibilità a Grant Morrison e ne lanciò la carriera.
Proprio a causa dell’escamotage di cui sopra (l’abbonamento a tutti e quattro i volumi a scatola chiusa per usufruire di uno sconto del 15%), che mi ha fatto subodorare la fregatura, nutrivo qualche dubbio su questo “capolavoro perduto” dell’autore di Invisibles ma invece Zenith si è rivelato un felice acquisto.
Nell’Inghilterra del 1987 esiste un unico supereroe ancora dotato di poteri, almeno ufficialmente: l’edonista e menefreghista rock star Zenith, tutto preso dalla sua carriera e dai piacevoli annessi & connessi e totalmente disinteressato agli scontri contro i cattivi. Anche perché di supercriminali non c’è traccia così come gli stessi supereroi sono spariti dalla scena, privati dei loro poteri, nei primi anni ’70. Tutto questo fino appunto al fatidico 1987, anno in cui il redivivo, o meglio mai sopito, culto del Sole Nero evoca nuovamente un Grande Antico (sì, proprio uno di quelli di Lovecraft) a cui affittare il corpo preservato del gemello del precedente Masterman, superumano nazista che durante la Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto uccidere il supereroe britannico Maximan se in questa realtà alternativa gli Americani non avessero sganciato la bomba atomica su Berlino.
L’ingresso nello scacchiere di questo nuovo Masterman è l’avanguardia di una invasione dagli “esseri dai molti angoli” che già tentarono di conquistare le Terra: l’ex supereroina Ruby Fox se ne accorge nella maniera più violenta e, riacquistati inspiegabilmente i suoi poteri (tutti i supereroi di questo universo sono frutto di manipolazione genetica o hanno ereditato i poteri dai genitori come il protagonista), cerca di coinvolgere il riluttante Zenith in una crociata contro il pericolo imminente. Purtroppo come alleato possono contare solo su Red Dragon, supereroe gallese potenzialmente assai tosto che però l’alcolismo ha reso quasi del tutto inservibile. L’unico altro ex-supereroe di cui si ha traccia è Peter Saint John, che da hippy è diventato un rappresentante del governo conservatore!
Per coinvolgere il nichilista e un po’ codardo Zenith nella mischia Ruby Fox promette di rivelargli il segreto della morte dei sui suoi genitori, mentre nell’attesa dello scontro finale si comincia a intravedere un po’ dell’affresco complessivo e delle macchinazioni che riguardano questi supereroi, probabilmente materiale che sarà sviscerato nei prossimi volumi.
Zenith comparve in origine sulla rivista settimanale 2000 AD dove ogni episodio venne pubblicato nell’esiguo spazio di 5 o 6 pagine. La conseguente compressione della trama e le scadenze frenetiche fanno un gran bene allo sviluppo dell’intreccio e al ritmo della storia. Morrison doveva inventarsi ogni settimana qualcosa che facesse progredire la vicenda, ma doveva anche introdurre qualche elemento nuovo e gli episodi dovevano oltretutto essere anche godibili a sé stanti, pur con i legittimi cliffhanger. Si avverte chiaramente un minimo di rallentamento quando le prime vignette di un episodio devono ricapitolare quanto avvenuto in precedenza, ma nel complesso questa struttura a episodi/capitoli funziona benissimo anche nel formato della raccolta e la lettura procede spedita e appassionante fino alla fine.

Stilisticamente ammetto di essere stato colpito dalla maturità che Morrison dimostrava già quasi trent’anni or sono. Le battute non sono affatto stereotipate, e nella loro mancanza di scontatezza non si percepisce affatto il tentativo di sembrare cool a tutti i costi ma anzi una naturalezza invidiabile. Niente male nemmeno le citazioni sparse per il fumetto, così come ho apprezzato l’ironia che affiora qua e là e le trovate spiazzanti che Morrison ha saputo inventarsi (dai, l’hippy che diventa tory è spettacolare!). Della sbandierata critica alla società inglese dell’epoca, comunque, non ho riscontrato che tracce blandissime.
Il disegnatore Steve Yeowell, miracolato dalla rinuncia di Brendan McCarthy, è nettamente la parte più debole del fumetto. Anche se è sin troppo facile criticarlo visto che all’epoca fumettisticamente parlando l’Inghilterra stava appena uscendo dal Medioevo (sempre ammesso che ne sia mai uscita), è innegabile che le sue figure siano scarne e legnose così come le sue anatomie risultano spesso strampalate. Un braccio troppo lungo o una mascella sbilenca possono capitare a tutti, ma a Yeowell capitano con eccessiva frequenza. Peccato che i disegni non siano allo stesso livello dei testi, ma almeno i mostri sono resi con efficacia – e comunque da quello che ho potuto vedere mi pare che in seguito Yeowell non abbia fatto di meglio, anzi.
Ad arricchire questa edizione della Panini ci sono alcune appendici contenenti due episodi successivi alla saga portante, in cui vengono narrate le origini dei supereroi, e un apparato iconografico con copertine e sketch. Il formato scelto mi lascia perplesso: sarà anche un buon fumetto, almeno in questa sua prima apparizione, ma non mi pare che Zenith meriti i fasti di questa edizione cartonata ed extralarge in cui oltretutto i difetti di Yeowell si notano ancora di più. Forse un unico volumone integrale con carta uso mano e in formato comic book sarebbe stato meglio anche a livello economico, visto che il prezzo finale non mi sembra proprio giustificatissimo – sarà una cosa da intenditori ma è pur sempre l’asso pigliatutto Grant Morrison. Tanto più che non manca qualche perla come questa:

Le copertine della versione statunitense, poi, sono le stesse riportate sui due lati della stessa pagina!