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martedì 28 novembre 2023

Foreste di morte

Seguito di Occhi di lupo (leggendo l’introduzione che riassume la storia mi è venuto un colpo pensando di aver preso un doppione), avrebbe dovuto servire da ponte per un terzo capitolo che non vide mai la luce.

Ducario è presente ma sullo sfondo: i veri protagonisti sono una legione di soldati romani che decidono infine di penetrare in una foresta sacra dei Boi, per provocarli e spingerli a rivelarsi in battaglia.

La vicenda si mostra sin da subito inquietante, con il benvenuto di corvacci di malaugurio e soprattutto con il rinvenimento dei resti di uomini e cavalli fatti a pezzi e deturpati da una forza che non sembra umana. A mano a mano che Postumio Albino e i suoi uomini si avventurano sempre più in profondità (si fa per dire: la foresta è un labirinto in cui anche la guida celta perde l’orientamento) montano l’inquietudine e la paranoia, con avvistamenti di mostri e ombre sfuggenti, fino all’inevitabile finale tramandato dalla Storia: il fumetto è basato sulla battaglia di Silva Litana, realmente avvenuta.

A supportare Brizzi alla sceneggiatura stavolta c’è un altro Giovanni: Marchi, che firma insieme a lui anche l’introduzione. I due sono stati bravissimi a trasmettere l’atmosfera inquietante della foresta e al contempo a fornire il quadro complessivo della situazione dell’epoca (sia sul fronte gallico che romano) senza risultare pedanti. Ma la parte del leone la fanno come sempre i disegni e soprattutto i colori del compianto Sergio Tisselli, la cui perizia nell’evocare la luce e la nebbia e nel disegnare ogni singola foglia e ramo della foresta è encomiabile come i salti mortali che forse dovette fare a suo tempo (l’albo uscì per la prima volta nel 2006, e non so se Tisselli usasse il computer) per trovare la maniera giusta di raffigurare la pioggia battente nelle tavole già così cariche di colore e dettagli.

La cura è quella consueta a cui ci ha abituato Nicola Pesce Editore (pur se la nota a pagina 19 è un florilegio di refusi) e di certo 16,90 euro sono un buon prezzo per un albo cartonato a colori di 64 pagine. Ma a causa delle tinte livide che inevitabilmente sono state scelte per rendere la maggior parte delle sequenze, qui più altrove ci sarebbe stata bene la carta patinata.

lunedì 24 aprile 2023

Occhi di Lupo

Il meritevole lavoro di recupero delle opere di Sergio Tisselli da parte di Nicola Pesce Editore continua con un fumetto risalente al 2000, almeno a giudicare dai dati in gerenza. A quanto pare il disegnatore è stato piuttosto prolifico nonostante la grande cura che metteva nella realizzazione dei suoi fumetti e (immagino) la conseguente lentezza.

La sceneggiatura è opera di Giovanni Brizzi, uno storico che in quanto tale inietta nella vicenda una buona dose di rigore documentaristico. La storia comincia nel 277 a. C. quando l’offensiva dei Cartaginesi sta mettendo a dura prova le legioni romane, tanto più che i Boi (barbari che fondarono Bologna) si sono uniti all’invasore. Annibale ha un occhio praticamente compromesso, ma ciò non ne intacca il morale.

In Occhi di Lupo si incrociano due storie principali, anche se non mancano altre sequenze di contorno: ad accompagnare la vicenda di Annibale c’è quella ancora più rilevante di Ducario, un Celta caduto nelle mani dei Liguri che, Uomo chiamato Cavallo ante litteram (anche se lo considerano un cane e non un cavallo), viene adottato dalla tribù dove lo sciamano cercherà di interpretare il suo sogno ricorrente con un lupo e una cerva.

Brizzi scrive in maniera coinvolgente, lasciando molto spazio alle immagini e con un uso accorto dell’infodump che rivela i retroscena tramite i dialoghi senza mai renderli artefatti.

Come scritto nell’introduzione a firma dello stesso Brizzi (che evidentemente risale a qualche anno fa, quando ancora esisteva l’Eura Editoriale e l’unico disegnatore di Murena era il compianto Delaby) il suo proposito era quello di cogliere la possibilità di narrare una storia di fantasia credibile negli «interstizi» di un contesto storico ben documentato (da Polibio e Livio) e dagli esiti, che culmineranno con la battaglia del Trasimeno, già noti. Mi sembra che ci sia riuscito alla perfezione.

Ma ovviamente la parte del leone in questo fumetto la fanno gli splendidi acquerelli di Sergio Tisselli, sul cui fascino è superfluo soffermarsi. Segnalo solo come la svista della benda di Annibale al contrario di pagina 41 si faccia perdonare facilmente perché, come nel caso del famoso burrone di Jean Giraud che in una vignetta di Blueberry era a sinistra e in quella dopo a destra, i disegni sono talmente belli che a stento il lettore se ne accorge. Un’altra graditissima (ri)scoperta.