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venerdì 3 gennaio 2020

Quasi quasi torno a comprarlo

Sulla copertina non viene "strillato" a dovere, ma a quanto pare comincia la prepubblicazione del nuovo Blueberry! Impossibile non notare come si sia optato per David Bowie in copertina per attirare lettori quando anni fa su un Mucchio Selvaggio ci misero Dylan Dog per evidenziare un'intervista a Sclavi, dicendo chiaramente nell'editoriale che con quello che vendeva la testata dell'Indagatore dell'Incubo speravano di acchiappare qualche lettore. Altri tempi.

mercoledì 15 giugno 2016

Gus 1: Nathalie

A parte rarissimi casi non mi è mai piaciuta la nouvelle vague fumettistica francese a cui ha dato il via il lavoro dell’Association. Ma questo primo volume di Gus era scontato del 25% alla fumetteria dove l’ho preso (e comunque già i 16 euro di partenza erano un prezzo onesto per un cartonato di grande formato di 80 pagine a colori) e quindi sono capitolato.
Il Gus del titolo è solo uno dei tre protagonisti, una banda di rapinatori di banche e treni. Il titolare è un satiro dal naso spropositatamente lungo, gli altri due sono il padre di famiglia Clem e il rubacuori biondo Gratt, conosciuto anche come Grattan. Lo slogan riportato in quarta di copertina, «Quanto amore, in questo West», riassume perfettamente i contenuti e l’atmosfera della serie: più che sulle imprese criminose del terzetto Gus si concentra sugli intrallazzi amorosi del trio, a volte ricercati spasmodicamente, a volte inaspettatamente romantici, a volte fonte di guai, a volte capitati per caso e forieri di sviluppi inaspettati.
Curiosamente Gus non è una classica storia che si conclude nella durata del volume ma è una raccolta di cinque episodi di durata variabile (intorno alle dieci pagine), come se in origine fossero stati pubblicati su rivista – mi pare che L’Association fosse anche il nome della rivista che pubblicava i fumetti del gruppo, quindi forse sono veramente transitati per quella sede in origine.
Il primo capitolo, Nathalie, è introduttivo e mostra gli sforzi di Gus per concupire una vecchia conoscenza.
Anche Gus, Clem, Gratt ha lo scopo (evidente sin dal titolo) di presentare i personaggi e le atmosfere in cui agiscono.
Con El Dorado Cristophe Blain mette più carne sul fuoco e narra degli exploit dei tre in una cittadina favoleggiata che pullula di donne disponibili. Purtroppo le vicende del trio in El Dorado tendono a girare a vuoto e a reiterare sempre le stesse situazioni di partenza: data la lunghezza di 34 pagine dell’episodio, alla fine diventa una cosa sfibrante.
Molto più bello Linda McCormick, in cui Gratt deve fare i conti con una relazione imbarazzante e pericolosa. Divertentissimi i siparietti con la sua coscienza.
Non alla stesso livello ma comunque simpatico Isabella, che chiude il volume: una specie di rivisitazione de La Strana Coppia di Neil Simon con qualche pennellata che approfondisce i protagonisti e riannoda dei fili lasciati in sospeso negli episodi precedenti.
Gus è insomma un western sui generis, in cui Blain prende in prestito alcuni degli stereotipi del genere solo per creare uno scenario riconoscibile dal lettore in cui far muovere i suoi personaggi stralunati. Sempre meglio dell’autobiografismo, altra corrente seguita dall’Association.
I disegni sono sospesi tra l’underground e le pennellate grasse di George Herriman e per quanto possano essere espressivi (ma non sempre lo sono e in un paio di occasioni ci ho messo un po’ per capire cosa Blain volesse rappresentare) risultano assai scarni. Gli sfondi in particolare, anche se ogni tanto sono ben confezionati, sono drammaticamente poveri. Anche il Kerascoet de La Vergine del Bordello indugiava in figure umane grottesche, semplificate e molto stilizzate sulla moda lanciata proprio dall’Associacion, ma gli sfondi erano molto curati; in Gus invece si avverte la fretta di arrivare alla fine degli episodi – che può anche essere ansia di raccontare una storia, ma il risultato non cambia.
Alla fine, nonostante non tutte le situazioni e le gag siano riuscitissime, gli ultimi due episodi del volume sono divertenti e sicuramente il fumetto in generale presenta una grande originalità.
Ma i disegni, dannazione… i disegni…