Sulla copertina non viene "strillato" a dovere, ma a quanto pare comincia la prepubblicazione del nuovo Blueberry! Impossibile non notare come si sia optato per David Bowie in copertina per attirare lettori quando anni fa su un Mucchio Selvaggio ci misero Dylan Dog per evidenziare un'intervista a Sclavi, dicendo chiaramente nell'editoriale che con quello che vendeva la testata dell'Indagatore dell'Incubo speravano di acchiappare qualche lettore. Altri tempi.
Visualizzazione post con etichetta Christophe Blain. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Christophe Blain. Mostra tutti i post
venerdì 3 gennaio 2020
mercoledì 15 giugno 2016
Gus 1: Nathalie
A parte rarissimi casi non mi è
mai piaciuta la nouvelle vague
fumettistica francese a cui ha dato il via il lavoro dell’Association. Ma questo
primo volume di Gus era scontato del
25% alla fumetteria dove l’ho preso (e comunque già i 16 euro di partenza erano
un prezzo onesto per un cartonato di grande formato di 80 pagine a colori) e quindi
sono capitolato.
Il Gus del titolo è solo uno dei
tre protagonisti, una banda di rapinatori di banche e treni. Il titolare è un
satiro dal naso spropositatamente lungo, gli altri due sono il padre di
famiglia Clem e il rubacuori biondo Gratt, conosciuto anche come Grattan. Lo
slogan riportato in quarta di copertina, «Quanto amore, in questo West»,
riassume perfettamente i contenuti e l’atmosfera della serie: più che sulle
imprese criminose del terzetto Gus si
concentra sugli intrallazzi amorosi del trio, a volte ricercati
spasmodicamente, a volte inaspettatamente romantici, a volte fonte di guai, a
volte capitati per caso e forieri di sviluppi inaspettati.
Curiosamente Gus non è una classica storia che si conclude nella durata del
volume ma è una raccolta di cinque episodi di durata variabile (intorno alle
dieci pagine), come se in origine fossero stati pubblicati su rivista – mi pare
che L’Association fosse anche il nome
della rivista che pubblicava i fumetti del gruppo, quindi forse sono veramente
transitati per quella sede in origine.
Il primo capitolo, Nathalie, è introduttivo e mostra gli
sforzi di Gus per concupire una vecchia conoscenza.
Anche Gus, Clem, Gratt ha lo scopo (evidente sin dal titolo) di
presentare i personaggi e le atmosfere in cui agiscono.
Con El Dorado Cristophe Blain mette più carne sul fuoco e narra degli exploit dei tre in una cittadina
favoleggiata che pullula di donne disponibili. Purtroppo le vicende del trio in
El Dorado tendono a girare a vuoto e
a reiterare sempre le stesse situazioni di partenza: data la lunghezza di 34
pagine dell’episodio, alla fine diventa una cosa sfibrante.
Molto più bello Linda McCormick, in cui Gratt deve fare
i conti con una relazione imbarazzante e pericolosa. Divertentissimi i
siparietti con la sua coscienza.
Non alla stesso livello ma
comunque simpatico Isabella, che
chiude il volume: una specie di rivisitazione de La Strana Coppia di Neil Simon con qualche pennellata che approfondisce
i protagonisti e riannoda dei fili lasciati in sospeso negli episodi
precedenti.
Gus è insomma un western sui
generis, in cui Blain prende in prestito alcuni degli stereotipi del genere
solo per creare uno scenario riconoscibile dal lettore in cui far muovere i
suoi personaggi stralunati. Sempre meglio dell’autobiografismo, altra corrente seguita
dall’Association.
I disegni sono sospesi tra l’underground e le pennellate grasse di
George Herriman e per quanto possano essere espressivi (ma non sempre lo sono e
in un paio di occasioni ci ho messo un po’ per capire cosa Blain volesse
rappresentare) risultano assai scarni. Gli sfondi in particolare, anche se ogni
tanto sono ben confezionati, sono drammaticamente poveri. Anche il Kerascoet de
La Vergine del Bordello indugiava in
figure umane grottesche, semplificate e molto stilizzate sulla moda lanciata proprio
dall’Associacion, ma gli sfondi erano molto curati; in Gus invece si avverte la fretta di arrivare alla fine degli episodi
– che può anche essere ansia di raccontare una storia, ma il risultato non
cambia.
Alla fine, nonostante non tutte
le situazioni e le gag siano riuscitissime, gli ultimi due episodi del volume
sono divertenti e sicuramente il fumetto in generale presenta una grande
originalità.
Ma i disegni, dannazione… i
disegni…
Etichette:
-25%,
BéDé,
Christophe Blain,
recensioni
Iscriviti a:
Post (Atom)

