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venerdì 3 marzo 2017

Historica 53: Morte allo Zar

Historica torna a ospitare la coppia Nury-Robin, che già ci aveva deliziato con La Morte di Stalin. L’ambientazione è la stessa, ma il periodo storico in cui si svolgono i fatti precede di cinquant’anni quelli narrati nell’altro volume. In Morte allo Zar sono di scena le lotte anarchiche e gli attentati del 1904 e 1905 a Mosca, visti da due prospettive diverse.
Il primo episodio, Il Governatore, segue Sergej Aleksandrovič Romanov, Governatore di Mosca, nei suoi ultimi mesi di vita, dopo che un suo avventato gesto (che Nury attribuisce al caso e non a premeditazione) ha scatenato delle insurrezioni di proporzioni inaudite, per quanto la Russia dell’epoca fosse già abituata a sollevazioni popolari.
La trama ha un lato surreale particolarmente efficace: Sergej viene dato per morto prima ancora che lo sia e deve vedersela (lui che in Russia viene immediatamente dopo lo Zar) con notai che vogliono definire il prima possibile le sue ultime volontà e con mercanti che disdicono gli appuntamenti perché hanno intuito che tanto dovranno parlare di affari con il suo successore! La situazione è ancora più grottesca se pensiamo che quanto riportato da Nury è veramente accaduto, almeno stando alla documentazione che cita in apertura.
Il primo capitolo trabocca di elementi che, forse involontariamente, finiscono col diventare comici: quando all’inizio il Governatore fa visita in ospedale alle vittime della violenta repressione che lui stesso ha causato, si asciuga il sudore con lo stesso fazzoletto che ha scatenato l’evento e getta nel panico i presenti! Ma è più probabile che gli effetti umoristici siano ricercati e non involontari (condizionato dal tratto pesantemente caricaturale di Robin mi è difficile dirlo): la stessa autoironia del Governatore sulla recente e “abbondante” sodomia che si è concesso lascerebbe propendere per questa interpretazione.
Come detto in apertura, Morte allo Zar è la stessa storia vista da prospettive diverse, un po’ come in Berceuse Assassine e in migliaia di altre opere, e nella seconda storia il protagonista è un altro. Il secondo capitolo si intitola non a caso Il Terrorista: stavolta è di scena un anarchico di cui abbiamo fatto la conoscenza molto fugacemente nel primo capitolo. Curiosamente, questo Georgi ricorda molto sia fisicamente che soprattutto caratterialmente il Battaglia di Recchioni e Leomacs. Purtroppo il secondo capitolo, per quanto avvincente e narrato con un ritmo serrato e una prosa cinica e sarcastica che riflette l’indole del protagonista, finisce per diventare una sequenza di “dietro le quinte” delle scene salienti viste nel primo episodio. Non è un difetto molto grave e la storia si può gustare benissimo così (anche perché i personaggi in gioco sono molto ben delineati se non proprio suggestivi) ma ho l’impressione che Il Governatore si regga benissimo anche da solo mentre Il Terrorista abbia bisogno del primo per essere compreso e goduto appieno.
Morte allo Zar è un’opera coinvolgente e molto originale, tanto più per gli standard recenti di Historica. Paga pegno al fatto di essere arrivata dopo La Morte di Stalin, per cui la trascinante carica beffarda del primo dittico qui non è più una novità.
E poi ci sono i disegni di Robin… c’è poco da fare, non mi convincono affatto. Posso capire che per stemperare le scene troppo crude il ricorso a uno stile caricaturale sia indicato, ma qui si esagera e alcuni personaggi sono semplicemente dei mostri, come il vescovo che compare nel primo episodio o tutti gli “alieni” (venditore di nitroglicerina e ufficiale della polizia in primis) che costellano il secondo. Thierry Robin sarà senz’altro accettabile in un altro contesto (e ricordo con un certo piacere il suo Koblenz che lessi su BoDöi) ma è inadatto per il fumetto storico. Non posso che pensare a come le tavole avrebbero avuto tutt’altro peso se affidate a un disegnatore realistico. È anche vero che la costruzione della pagina è piuttosto buona (vedi il dinamismo delle tavole doppie e l’illuminazione che funge da indicazione per la lettura a pagina 48) ma avrebbe funzionato lo stesso, o forse meglio, con un’altra mano alle chine. E probabilmente un altro disegnatore non si sarebbe risparmiato tanto nelle scene di massa e negli sfondi, che Robin profonde di dettagli solo quando non può proprio farne a meno.
Morte allo Zar resta comunque un’opera godibilissima e piena di fascino.

venerdì 7 ottobre 2016

Historica 48: La morte di Stalin

Finalmente un volume originale nella collana Historica. Certo, anche La Compagnia del Crepuscolo è tutt’altro che banale ma per me rientra più nel genere fantasy che in quello storico.
Come intuibile dal titolo, questo fumetto (originariamente edito in Francia in due volumi) racconta delle conseguenze della morte di Stalin e della sotterranea e chirurgica lotta tra i suoi successori per arrogarsi il potere, meglio se assoluto. Fabien Nury, già sceneggiatore dello splendido C’era una volta in Francia sceglie un registro che, seppur basato su una scrupolosa documentazione, privilegia il grottesco e il sarcastico. Il risultato è deflagrante e porta a una narrazione serrata e coinvolgente che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina. È anche vero che la realtà supera la fantasia e che le incredibili bassezze di cui furono capaci Berija, Mikoyan e gli altri (e i metodi con cui le perpetrarono) superano le efferatezze di Jodorowsky o le trovate più estreme di Warren Ellis, quindi Nury ha potuto pescare in un contesto già ben definito.
Con questo non voglio sminuire i suoi meriti: con consumata abilità Nury ha saputo unire l’incipit della storia al suo finale e l’ha fatta cominciare come piace a me, con un evento apparentemente banale che riguarda dei personaggi secondari. La morte di Stalin mi ha ricordato un Battuta di Caccia virato sul tragicomico.
Dunque, passiamo ai disegni di Thierry Robin… Non mi piace per niente il suo stile caricaturale. Funziona senz’altro benissimo in opere fantastiche come il suo Koblenz (almeno, da quello che ne ricordo su BoDöi) ma i ritratti di Stalin con il nasone non si possono vedere: tolgono molto del pathos alla storia. E il suo tratto impedisce di capire se la figlia di Stalin fosse veramente brutta come la accusa il padre per giustificare l’eliminazione di un suo spasimante: tanto tutte le donne di Koblenz sono disegnate nella stessa maniera.
Ciò detto, è innegabile che Robin sappia raccontare molto bene, sottolineando gli elementi che devono avere più importanza, organizzando le tavole in un’architettura non banale e dando vivacità al tutto. Se solo fosse un po’ realistico, dannazione… condivido la necessità di calcare la mano sui personaggi ma Berija che somiglia all’Iguana di Trillo e Mandrafina è difficile da prendere sul serio, tanto più che una rapida ricerca su internet dimostra che i volti dei protagonisti sono stati abbondantemente deformati fino a non somigliare più ai loro modelli di partenza.
A integrare il volume ci sono delle prove di Thierry Robin e alcune tavole tratte da un suo progetto poi abortito sulla vita di Stalin. Fabien Nury presenta invece due pagine di sceneggiatura e racconta l’aneddoto che ha portato al loro inserimento nel fumetto.
Fondamentale la postfazione di Jean-Jacques Marie per meglio comprendere alcuni dettagli della trama e le scelte compiute dallo sceneggiatore.
Era da parecchio che non provavo tanta soddisfazione nel riporre un volume di Historica nella collezione.