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domenica 30 novembre 2025

Il Mondo a Fumetti di Eduardo Risso

A caval donato…

Questo volume funse da catalogo alla mostra dedicata a Risso a Umbriacon 2025 e riproduce le 35 tavole esposte, il che spiega la delusione di chi ha voluto liberarsene dandolo a me perché pensava che invece fosse un art book.

Mai capito il senso di mettere in mostra delle tavole a fumetti. O meglio, per me è interessantissimo vedere le dimensioni originali di un’opera e le eventuali pecette, sbianchettature e le correzioni varie che vengono fatte, oltre a quei dettagli che non si vedono in stampa, ma tutte queste cose si godono di più avendo fisicamente la tavola in mano, non dietro un vetro. E riprodurle in un volume, per quanto ben stampato (questo non sempre lo è) fa perdere quasi tutti questi “dietro le quinte”, ammesso che in queste tavole di Risso ce ne siano. Nel libro si possono solo ammirare il nero non compatto della china in Death Metal Guidebook e qualche appunto a matita e qualche pecetta per i balloon di Jonny Double.

Le tavole selezionate provengono da Brother Lono, Hit-Girl, Jonny Double, Sgt. Rock vs. the Army of the Dead, Spaceman, Detective Comics, Logan, Death Metal Guidebook, Flashpoint Beyond e per finire da Torpedo che scopro essere stato serializzato (comicbookizzato?) anche negli Stati Uniti. La qualità di stampa a volte non è proprio perfetta, ma per fortuna mai ai livelli della pixellata copertina che non è per niente un bel biglietto da visita. È pur vero che prive del colore queste tavole permettono di godersi appieno la maestria di Risso nel chiaroscuro, oltre che nella mezzatinta in Flashpoint Beyond.

A introdurre la mostra e il volume ci sono tre prefazioni bilingui (italiano e inglese) di Brian Azzarello, Pasquale Ruggiero e Luca Di Salvatore. In appendice una biografia molto esaustiva e anch’essa bilingue di Eduardo Risso, ma nessun testo a commento delle tavole: a introdurle divise per serie ci sono solo le sinossi dei singoli episodi da cui sono state tratte, che hanno tutta l’aria di essere semplicemente dei copia/incolla delle solicitations dei cataloghi statunitensi.

Il volume è cartonato e stampato su carta patinata ad alta grammatura, e per essere un catalogo costa relativamente poco: 16 euro. Il contenuto è quello che ho descritto, poi non ditemi che non vi avevo avvisati.

venerdì 18 aprile 2025

Marvel Giants 20 - Hulk: Banner!

Una miniserie del 2001 di Azzarello e Corben ottiene lo stesso trattamento di quella su Wolverine di George Pratt. Anche la delusione è più o meno la stessa.

Hulk causa il consueto disastro, stavolta mostrato con una certa dovizia di particolari, ma Doc Samson insabbia la faccenda fingendo che sia stato un tornado a devastare la città: in realtà si tratta di un suo piano per testare una nuova arma con cui eliminare definitivamente Hulk. So a malapena chi è Doc Samson, da quanto avevo letto di lui sui Thunderbolts di Ellis lo ricordavo molto meno stronzo. Ma, ulteriore colpo di scena, alla fine Bruce Banner avanza una sua interpretazione sulla nascita di Hulk e sul ruolo che vi avrebbe avuto l’esercito, non so se originale o già ipotizzata da qualche altro sceneggiatore.

Forse a suo tempo Azzarello volle scrivere qualcosa di più maturo del solito ma il risultato è patetico, le battute non sempre sono felici e soprattutto il perno su cui si basa questa miniserie è lo shock value che possono avere certe scene (il primo episodio si chiude con Bruce Banner che si spara in bocca). Azzardare un po’ di violenza in più per superare i limiti del fumetto supereroistico non fa altro che sottolinearli, quei limiti. Pur di far tornare in scena Hulk, poi, Il terzo episodio si apre con una scena che sembra quella di Una Pallottola Spuntata con O. J. Simpson.

Un Richard Corben ormai votato al grottesco più spinto contribuisce al patetismo dell’insieme. Ne avevo già ravvisato le derive secoli fa ma veramente non capisco come possa essergli stato affidato un lavoro del genere quando il suo stile sarebbe stato adatto per ben altro. Come si fanno a prendere sul serio quei muppets coi testoni e le manone sui corpicini cicciotti? E i colori effettati dello Studio F aggiungono ridicolo al ridicolo. Se non altro si può dire che la parte grafica è congruente con quella testuale.

Come accennavo sopra, il finale sarebbe pure interessante se non fosse che viene lasciato all’interpretazione del lettore – che però può andare solo in una direzione se vuole rimanere in continuity.

Un fumetto che non meritava per niente il formato extralarge con cui è stato ristampato: si legge in pochi minuti e non lascia certo la voglia di ammirare delle tavole inchiostrate così pesantemente.

mercoledì 14 agosto 2024

Batman/Deathblow

Da quanto apprendo da internet, Deathblow sarebbe stato un tentativo da parte del già tamarrissimo Jim Lee di nobilitare la sua opera con influssi di… Frank Miller! Roba da scriverci monologhi comici per Zelig, ma hai visto mai che Azzarello riesce a salvare pure una roba del genere? Con Batman di mezzo, poi, potrebbe non essere tanto difficile. E infatti ce la fa.

Due linee temporali si intrecciano. Dieci anni prima della storia portante Deathblow, un soldato gigantesco impegnato in operazioni governative segrete, è a caccia di un uomo nella Chinatown di Gotham City. Nel presente Bruce Wayne perde un amico a causa di una combustione inspiegabile: la vittima è lo stesso agente che anni prima coordinava il Deathblow, titolo che identifica un agente preposto a operazioni speciali. Nel mentre viene rinvenuta una mano mozzata e affiora anche un “biglietto da visita” che identifica proprio Deathblow.

Anche se c’è di mezzo un pirocineta, bersaglio ma a sua volta anche cacciatore, questa miniserie ha poco di supereroistico. Azzarello scava negli affari sporchi delle agenzie di spionaggio e controspionaggio tra finte piste, doppi giochi e pedine usate e gettate via senza troppe cerimonie. L’alternanza dei piani temporali rende incalzante il ritmo e il fatto che Deathblow sia ufficialmente morto dona un bel tocco di originalità a questo cross-over in cui i protagonisti titolari non si incontrano mai (cosa che però fece anche Warren Ellis con Authority e Planetary). Un paio di colpi di scena ben assestati sul finale rendono la storia ancora più originale e riuscita. Ottimi i dialoghi, anche se Azzarello ha giustamente preferito ogni tanto lasciar “parlare” i disegni, con tavole mute dove Bermejo ha potuto esprimersi al top. Mi resta un dubbio: se effettivamente Deathblow è morto e Batman ne assume il ruolo alla fine, da dove era spuntato il suo “biglietto da visita” all’inizio?

Forse una conoscenza meno superficiale della mia degli universi DC e WildStorm avrebbe reso la fruizione ancora più piacevole, ma già così la storia è una bella lettura.

Com’era lecito aspettarsi, i disegni di Lee Bermejo sono molto buoni. Occhio, però: molto buoni e non ottimi perché tende a disegnare i personaggi con dei mascelloni, in particolare proprio Bruce Wayne, e contorni e dettagli hanno sempre una certa impronta squadrata, quasi geometrica. Ma forse parte della responsabilità ce l’hanno i vari inchiostratori che lo hanno supportato: Tim Bradstreet, Peter Guzman, Richard Friend e Mick Gray. In ogni caso i panorami urbani, le scene di massa, i particolari di mezzi ed edifici rimangono spettacolari.

Molto buono anche il lavoro del colorista Grant Goleash, a sua volta aiutato da José Villarubia, che restituisce una coerente atmosfera noir pur se anche lui a volte usa delle campiture geometriche.

sabato 10 giugno 2023

Batman: Europa

Qualcuno ha infettato i sistemi informatici e l’organismo di Batman con un virus che gli lascerà sette giorni di vita. Le indagini di Alfred segnalano che il misterioso untore è partito da Berlino, dove Batman troverà il Joker che a sua volta ha lo stesso problema. Dovranno quindi collaborare seguendo la scia di indizi che il villain ha volutamente lasciato per giocare con loro, che li porterà a fare un tour europeo che dopo Berlino toccherà Praga, Parigi e Roma.

La trama è principalmente un pretesto per mostrare scorci d’Europa e raccontarne sinteticamente alcuni fatti storici interessanti, o mostrarne certi aspetti curiosi, ma la struttura da buddy movie è originale (anche se magari già usata in un’infinità di storie di Batman che non conosco) e funziona molto bene. L’identità del nemico nell’ombra è stata una sorpresa, almeno per me che non conosco molto la cosmologia di Batman, e lo sviluppo della trama giustifica l’assurdità dell’impianto di base, cioè il fatto che si possano infettare sia il computer di Batman che lo stesso protagonista e il bizzarro metodo con cui lui e Joker potranno guarire.

Ognuno dei quattro capitoli segue una struttura con un flashforward iniziale che alla lunga diventa ripetitiva ma immagino che con una pubblicazione mensile la cosa pesasse di meno.

I disegni sono stati realizzati da autori diversi partendo dai layout di Giuseppe Camuncoli. La prima storia vede all’opera nientemeno che il divo Jim Lee, il cui tratto ipertrofico e un po’ pacchiano può piacere o no. I colori di Alex Sinclair virano sull’artsy che sarà la costante anche degli altri episodi pur se non sarà lui a colorarli. Il secondo è opera interamente di Camuncoli che fa un lavoro egregio proprio con i colori, mentre Diego Latorre che disegna il terzo si limita a elaborare fotografie modificandole con fuori registro e altri effettacci che vorrebbero simulare il delirio febbrile dei protagonisti ma alla fine rendono le tavole fastidiose e poco leggibili. Ottimo il lavoro finale di Gerald Parel con delle belle tempere digitali ma anche volti e corpi dinamici ed espressivi.

Batman: Europa non manca di dialoghi divertenti (e vorrei ben vedere, con Casali e Azzarello al timone) ma forse si legge troppo rapidamente e soprattutto paga lo scotto di uno di quei finali che il lettore non deve tanto interpretare quanto proprio immaginare da solo. Forse è un elseworld o un omaggio a Killing Joke? Boh, peccato comunque.

mercoledì 19 aprile 2023

Suicide Squad: Caccia a Joker!

Questo volume non è molto accessibile a chi non conosce la cosmogonia DC Comics. Il protagonista principale è Jason Todd, che sarebbe il secondo Robin, cioè quello che venne ammazzato da Joker. I suoi monologhi presentano molteplici riferimenti a storie passate che stordiscono un po’ il lettore occasionale o comunque gli fanno capire che c’è tutto un pesante pregresso narrato altrove.

Un pregresso potrebbero avercelo anche i componenti della nuova Suicide Squad che gli vengono affidati da Amanda Waller per andare ad ammazzare nientemeno che Joker, ma forse alcuni sono dei personaggi creati appositamente per questa storia.

Il pagliaccio del crimine è in combutta con dei criminali russi e, citando una celebre sequenza di Arancia Meccanica, riduce in fin di vita la Waller e le sottrae il meccanismo con cui può uccidere a distanza i componenti di questa nuova incarnazione della Suicide Squad: così il vice della Waller deve prendere una decisione drastica sul destino del gruppo di antieroi, che diventa quello di essere inseguito da un’altra Suicide Squad mentre fuggono insieme a Joker.

Il soggetto paga lo scotto di essere inserito all’interno di una narrazione seriale, o che comunque a quella narrazione fa riferimento: lo scopo dichiarato della task force è uccidere Joker, ma qualsiasi lettore sa che si tratta di una meta irraggiungibile, visto il ruolo che il ridicolo supercriminale riveste nell’economia delle serie di Batman e di tutto il DC Universe. Sarebbe stato molto più appassionante se a dover essere eliminato fosse stato un personaggio meno importante o del tutto inedito, così che il lettore potesse rimanere col dubbio se la missione sarebbe stata portata a termine oppure no. Certo, così però la presenza del personaggio-feticcio della DC moderna, cioè Harley Quinn (che si esibisce anche in una lap-dance), sarebbe stata più difficile da giustificare…

La storia non è solo una serie di scontri tra cattivi più o meno potenziati o una parata di trovate bizzarre (che pure ci sono) ma ci sono anche quei momenti “introspettivi” che dovrebbero dare a un fumetto di supereroi una patina più adulta o seria. Per fortuna, però, Brian Azzarello paga a modo suo questa gabella al genere, sfoderando del cinico umorismo anche in quei frangenti.

Per essere un fumetto di supereroi è abbastanza spinto, con scene molto violente e dialoghi taglienti ed espliciti, oltre all’uso di droghe. I disegni di Maleev sono molto buoni, con una base realistica impeccabile e soluzioni grafiche e registiche che arricchiscono le sue tavole senza essere dei semplici esercizi di stile.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. La storia crolla sul finale con una conclusione lasciata all’interpretazione del lettore (o forse a un’ulteriore miniserie?), che oltretutto è di una banalità vergognosa – primissimo modello che mi è venuto in mente, ma ce ne sono molti altri: il Jesuit Joe di Pratt. E anche l’accenno alla “talpa” che avrebbe dovuto esserci all’interno della Suicide Squad, cosa che avrebbe potuto avvincere il lettore, non viene minimamente seguito – o se gli viene dato seguito io non l’ho colto.

Non dico che sia proprio un’occasione mancata, però resta un bel po’ di amaro in bocca, anche considerando l’immeritata veste deluxe con cui l’ha proposta la Panini.

lunedì 31 gennaio 2022

Moonshine

Data la possibilità meno che remota che Mondadori ne riprenda e concluda le pubblicazioni, mi sono procurato il resto della serie altrove. Credevo che con elementi quali gangster e lupi mannari non ci fossero poi molti margini per raccontare delle storie e invece Azzarello ha proseguito, forse allungando un po’ il brodo, per quasi 30 episodi.

Dunque, Lou il Bello è infetto dalla licantropia e tra una cosa e l’altra si ritrova a spaccar pietre in una colonia penale. Qui viene raggiunto dai suoi fantasmi, non solo metaforici. Alla volta di New Orleans ritrova Delia, che però adesso fa parte di una congrega di streghe e si trova invischiato in una storia di vudù con tanto di stregone che crea zombi.

Giunto nella Cleveland in cui Eliot Ness sta costruendosi una reputazione, si trova coinvolto in una caccia alla bestia che sta dilaniando barboni e altri esseri umani. Nel mentre Tempest decide di vendicarsi e diventa la pupa del boss che aveva sterminato parte della sua famiglia, abbracciando una carriera di showgirl di successo.

Anche Lou torna a New York dove rientreranno in scena altri personaggi visti molti o pochi episodi prima fino al redde rationem finale. Peccato che Azzarello non ci abbia infilato dentro anche vampiri o alieni.

Al netto degli splendidi disegni di Eduardo Risso, Moonshine non si segnala insomma per essere proprio un capolavoro. In certe parti sembra quasi una barzelletta portata un po’ per le lunghe. Cioè… redneck licantropi, gangster che incarnano i peggiori stereotipi italoamericani, fantasmi e mostri assortiti sono ingredienti che sarebbero stati sufficienti per una miniserie, ma in una serie lunga ben 28 capitoli mostrano la corda e trasmettono un certo senso di ridicolo, per quanto l’ambientazione sia ben ricostruita (anche per merito di Risso, ovviamente) e i dialoghi sono sempre brillanti. A tal riguardo, mi sono reso conto di quanto sia difficile tradurre Azzarello. E poi il finale è un po’ sottotono, come quello di 100 Bullets. Spendere una settantina di dollari (più spese di spedizione e dogana, dannazione…) per finire di leggere l’assaggino che ci ha dato Mondadori? Boh, valutate voi.

mercoledì 29 dicembre 2021

Toh...

Avevo intuito che il volume della Mondadori non fosse stato un successone visto che è rimasto un unicum, ma non immaginavo che nel frattempo la serie fosse arrivata a contare ben 28 episodi!

A quanto pare alla Mondadori le cose non vanno poi così bene sul fronte fumetti.

domenica 18 ottobre 2020

Faithless Volume 1

L’aspirante maga Faith (ma neanche lei ci crede più di tanto) finisce a letto con l’artista Poppy. Per quanto neghi di avere alcun potere di influenzare la realtà e le persone, Faith riesce a indurre gli altri a fare cose inaspettate per cavarsi d’impiccio dalle rare situazioni spiacevoli in cui si trova coinvolta. Poppy le apre le porte del circolo artistico più esclusivo di New York. Suo padre è a sua volta un artista, l’acclamato Louis Thorn, e Faith finisce a letto anche con lui. Purtroppo per lei frequentare i due artisti ha come conseguenza la morte di due suoi grandi amici. Per forza: Louis e sua figlia Poppy non sono persone normali ma demoni della tradizione cattolica, o almeno così viene lasciato intendere da una miriade di dettagli.

Ahinoi, questo è solo il primo volume della serie (non mi sembra che su Anteprima fosse stato pubblicizzato così) e la storia termina con la frettolosa ascesa di Faith nel mondo dell’arte dopo aver apparentemente venduto l’anima ai suoi due mecenati, snobbando gli amici sopravvissuti della sua vita precedente.

Pur con il suo alone di mistero, la storia imbastita da Azzarello è più lineare e facilmente decrittabile di altre sue opere come il recente Batman Dannato ma se la sua idea era quella di fare una parabola sulla “maledizione” necessaria per raggiungere il successo credo che si sia dilungato troppo. Inoltre come sempre accade con opere statunitensi pubblicizzate come estreme ed eccessive, per il pubblico europeo c’è ben poco di esplicito se non nell’ultimo dei sei capitoli di cui è composta questa prima parte. E comunque anche quel poco è vanificato dal lavoro di Maria Llovet.

All’inizio il suo stile di disegno promette quasi bene nonostante l’evidente rapidità e imprecisione nell’esecuzione. Ha quasi una sua eleganza. Ma alla lunga, anzi abbastanza rapidamente, si rivela appunto solo affrettato e impreciso: ho visto e fatto visualizzazioni pubblicitarie molto più curate della maggior parte di queste vignette. Con la scusa del lavoro artsy la Llovet può tranquillamente dimenticarsi di disegnare la stanghetta di un paio di occhiali e tratteggiare appena gli sfondi o l’interno di una limousine. E poi le sue donne sono tutte uguali, distinguibili solo per il colore dei capelli, il numero e la posizione dei piercing o l’abbigliamento. E, per quanto sia paradossale per una storia intrisa di erotismo, i personaggi sono inespressivi e le tavole maledettamente fredde. Ed è un peccato, perché in mano a un disegnatore più abile certe rare scenette umoristiche sarebbero state veramente divertenti.

Se non ci fosse stato il nome di Azzarello non lo avrei nemmeno considerato, e avrei fatto benissimo.

Copertine originali di Paul Pope, come se fosse chissà quale valore aggiunto.

lunedì 28 settembre 2020

Batman Dannato


Batman viene recuperato dopo la caduta da un ponte che è costata la vita a un uomo e si ricorda di quando da bambino la visione di una ragazzina dark gli aveva predetto che sarebbe stato maledetto. Non ricorda cos’è successo sul ponte e in suo soccorso interviene John Constantine. In questa realtà (è un mondo alternativo o la storia della DC si è sviluppata così?) il Joker è morto ma alcuni segnali indicano che potrebbe essere tornato dal regno dei morti o che qualcuno ha preso il suo posto.

La storia è puntellata di altre presenze sovrannaturali della DC Comics, come uno scarnificato Deadman, non so se interpretazione personale di Azzarello o versione attuale del personaggio, e altri personaggi che non ho ben capito chi sono (pensavo che la tizia che fa il trucco delle tre carte fosse Zatanna, ma in realtà compare in seguito). Demon è nientemeno che un rapper: ciò ha messo a dura prova la mia voglia di continuare a leggere.

Batman si muove come un disperato e così a occhio (ma non conosco le evoluzioni più recenti del personaggio) mi sembra che sia una preda sin troppo facile dei suoi avversari. Constantine constantineggia.

La trama principale si intreccia col passato di Bruce, mostrando una famiglia Wayne tutt’altro che idilliaca con un padre fedifrago. Se non sbaglio questa riscrittura iconoclasta è tipica di Azzarello che in una storia disegnata da Risso diceva che praticamente furono i capricci di Bruce Wayne da bambino per andare a vedere il film di Zorro a causare l’omicidio dei suoi genitori. Sempre se ricordo bene.

Come talvolta capita con le storie scritte da Azzarello, non ho capito bene il finale: Batman ora dotato di poteri sovrannaturali resuscita Joker e resetta la storia oppure era Joker che aveva preso il suo posto? Mah. Almeno ci sono le tavole spettacolari di Lee Bermejo, che però in alcuni punti ha evidentemente censurato il sangue con delle pecette dai colori piatti che mal si amalgamano col suo stile sfumato.

domenica 2 dicembre 2018

Moonshine vol. 1

E finalmente, dopo che alla fumetteria era arrivata una copia un po’ malridotta rispedita al mittente, ho potuto leggermi l’ultimo parto della coppia Azzarello-Risso.
La storia è ambientata tra i redneck, nell’America rurale di fine anni ’20. Azzarello ci mette dentro tutto quello che ci si può aspettare: proibizionismo, federali, malavitosi, magia nera, bifolchi cazzutissimi. E ci aggiunge anche un tocco originale con la licantropia.
Lou “il Bello” viene inviato dal suo boss di New York a trattare con gli Holt affinché lo riforniscano del whisky che distillano clandestinamente: “trattare” significa fondamentalmente che il patriarca Hiram Holt dovrà accettare le condizioni senza fiatare per evitare ripercussioni. Ma il compito non è per nulla facile: uno solo degli Holt ha già fatto fuori una squadra di agenti dell’FBI, sbranandoli…
Approfittando dell’alcolismo di cui soffre Lou e dell’atmosfera sospesa del West Virginia, Azzarello scrive una storia sincopata che non procede linearmente ma fa qualche balzo in avanti a causa dei vuoti di memoria del protagonista. I vari “buchi” verranno riempiti o meno a seconda dell’estro dello sceneggiatore. A questo si uniscono il suo consueto stile di scrittura fatto di dialoghi allusivi e un sacco di personaggi secondari, oltre che degli inserti onirici riferiti a un vecchio trauma di Lou, rendendo il bandolo della matassa un po’ ostico da dipanare. O meglio: la trama in sé è perfettamente comprensibile, ma bisogna mettersi d’impegno per cogliere tutti i dettagli e capire alcune delle sequenze parallele. Il finale lascia un po’ di amaro in bocca, non tanto per la conclusione drammatica quanto perché Azzarello sembra aver riciclato in fretta e furia un McGuffin dopo essersi dimenticato di averlo introdotto.
I disegni di Risso sono stupendi come al solito, e stavolta ha anche colorato le sue tavole in prima persona con risultati fantastici, evocando alla perfezione l’atmosfera di Dixieland e aggiungendo pathos dove serviva. Paradossalmente, i flashback realizzati all’acquerello sono un po’ meno efficaci del resto.
L’edizione Oscar Ink non è proprio economica. Con 22 euro ci portiamo a casa un volume cartonato stampato su carta non patinata (che un po’ indebolisce i colori di Risso) e che raccoglie solo 6 comic book originali, che però in questo caso almeno hanno di solito un paio di tavole in più rispetto alle canoniche 20. In appendice l’ormai immancabile selezione di variant cover si esaurisce in due solo pagine. E il formato è poco più grande del classico 17x26. Altri operatori del settore che trattano le stesse tipologie di fumetto (Panini, saldaPress, Magic) avrebbero probabilmente licenziato lo stesso volume a un prezzo più basso, e probabilmente su carta patinata. Di logica un colosso come la Mondadori dovrebbe praticare prezzi molto più bassi rispetto a quelli della concorrenza, ma evidentemente il fumetto è un settore in cui la recente esperienza dell’editore lo ha spinto a una maggiore cautela.
Cercando di non farmi influenzare da queste ultime considerazioni, credo di poter dire che Moonshine non è un capolavoro ma sicuramente una lettura piacevole.

sabato 14 maggio 2016

E finalmente...

La data di pubblicazione riportata in seconda di copertina risulta essere l'ottobre 2015 (!!!) e anche le pubblicità all'interno rimandano a quel mese. Chissà che diavolo è successo. Vabbè, l'importante è che sia uscito, sperando che a breve escano anche gli ultimi due.

lunedì 27 maggio 2013

Before Watchmen/7



Comedian (testi di Brian Azzarello, disegni di J. G. Jones)

Il Comico non è stato solo un sadico che sfogava i suoi istinti protetto da una maschera, uno stupratore che disprezzava le donne e un feroce agente dei poteri occulti che svolgeva con fin troppo zelo e piacere i suoi incarichi. Per Azzarello è stato anche un amorevole padrino per i giovani rampolli dei Kennedy, un guerriero indomito indurito dal confronto con i soldati “veri” e uno scrupoloso protettore delle popolazioni che va a invadere (almeno, dei rappresentati di queste popolazioni che più gli sono vicini).
Mah. Sarà pur vero che l’animo umano è più complesso di quanto la letteratura disegnata e non possano mostrare, ma tutto sommato le sfaccettature più umane di Edward Blake ce le aveva già mostrate Alan Moore nell’opera madre. Blake è disperato quando spiega il piano segreto a Moloch, è terrorizzato quando Hooded Justice lo picchia, dimostra comunque un ruvido affetto per le due Silk Spectre. A volerlo umanizzare troppo si finisce per snaturarlo, come è successo in questa miniserie. Ora, i colpi di matto (tanti e pure pesanti) Edward Blake li dà anche qui, e questo potrebbe far pensare che in fondo non lo si è voluto umanizzare più di tanto; però il confuso finale in cui si intuisce che anche lui altro non è stato che una vittima riporta appunto all’idea che qui si voleva dare del Comico.
Nel complesso una miniserie stiracchiata (3 numeri secondo me potevano bastare e avanzare) il cui scopo principale è paradossalmente quello di riabilitare un “cattivo” di Watchmen tradendone quindi lo spirito originale.
Poi i dialoghi di Azzarello sono sempre azzeccati, e mi è piaciuta la prospettiva non banale con cui ha trattato il conflitto del Viet-Nam, ma alla luce di questi elementi sembra quasi che il Comico sia stato infilato di forza in una storia che in molte parti avrebbe potuto avere molto più senso con un altro protagonista. Inoltre mi è sembrato che la storia saltasse troppo di palo in frasca di episodio in episodio, cambiasse repentinamente ambientazione e scena senza soluzione di continuità, riannodando precedenti cliffhanger con sequenze che non c’entravano niente. Ma magari è stato solo un problema mio.
J. G. Jones si allinea agli altri disegnatori eccellenti di Before Watchmen: considerando tutto il ciarpame che esce oggigiorno i suoi disegni non sono affatto orrendi, però avrebbe potuto fare molto meglio. Credo che tra i “big” coinvolti nel progetto sia quello che delude di più.
Il guaio è che partendo da riferimenti fotografici si sta poco a mandare tutto in vacca, basta che non si colgano bene le proporzioni o che la mano “scivoli” anche di poco su un lineamento e la frittata è fatta: i volti diventano deformi o desolatamente piatti come è successo in questo miniserie in molte occasioni. La sua inchiostrazione mi pare inoltre molto pesante e poco modulata, per niente piacevole e quasi sempre legnosa. Una colorazione “impazzita” o troppo cupa non aiuta, così come non aiutano gli occasionali (pochissimi per fortuna) effettacci col computer.
Ulteriore nota negativa: pare che in origine la pubblicazione abbia subito vari ritardi.
Bocciata.

domenica 24 marzo 2013

Before Watchmen/5



Rorschach (testi di Brian Azzarello, disegni di Lee Bermejo)

No, non ci siamo. Forse il fatto che Rorschach è il mio personaggio preferito di Watchmen ha influito sul mio giudizio, ma francamente trovo che la sua miniserie sia una delle peggiori anche se non siamo per fortuna ai livelli del Dr. Manhattan.
In pratica Azzarello ha scritto una canonica storia di vigilanti, in cui il protagonista è una specie di matto indistruttibile che lotta contro un simil-Testa di Martello (il nemico dell’Uomo Ragno) e i suoi sgherri. Che poi Rorschach sanguini copiosamente non cambia proprio nulla, è giusto per fare un po’ di scena e poi i tagli e le tumefazioni durano per poche vignette.
Se in Comedian Azzarello ha voluto approfondire con eccessivo zelo il rapporto tra il Comico e i Kennedy e i motivi della sua discesa nell’“Abisso”, qui si è premurato di ricostruire l’ambientazione sordida del sottobosco criminale e della società della New York anni ’70, con tanto di black-out documentato. In entrambi i casi non capisco perchè si sia dedicato con maggiore cura a questi dettagli piuttosto che a imbastire una buona storia e a concentrarsi sui personaggi. Il milieu sarà pure reso con maestria ed efficacia (ma ci sono dei limiti: il cattivo che si mette a ballare la discomusic non sarà sembrato ridicolo solo a me, credo), ma così viene a mancare l’interesse per il protagonista, appiattito appunto a supereroe indistruttibile e bidimensionale come il Marv di Frank Miller. Nemmeno l’introduzione di una mezza storia d’amore aiuta, anzi forse è una deviazione eccessiva dal carattere del protagonista, per quanto funzionale alla trama.
Il fatto che Taxi Driver venga citato esplicitamente nel terzo episodio non migliora la situazione, anzi io l’ho trovato un ulteriore momento di sospensione dell’incredulità francamente un po’ irritante. Poi, certo, la tigre usata come arma è divertente e ha fatto sorridere anche me (la prima volta, la seconda mi è sembrata un salvagente per la trama di Azzarello), ma è solo una singola scena che avrebbe dovuto essere il contorno di qualcosa di ben più gustoso.
La parte di detection, inoltre, viene risolta in maniera affrettata e oltretutto “barando”: è vero, non era su quello che si concentra la miniserie, e alla fine diventa solo una scusa per scavare nel Rorschach-pensiero, ma concentrarsi maggiormente su di essa avrebbe potuto magari rendere la miniserie meno deludente, se non proprio salvarla.
Ai disegni un Lee Bermejo sottotono. Messa giù così sembra che i disegni facciano schifo, invece sono comunque di buon livello, anzi diciamo pure di livello ottimo o anche eccellente se confrontati con l’operato di altri disegnatori americani, ma secondo me questo non è esattamente il Bermejo migliore. Ammetto di non conoscerlo bene, ma anche il solo episodio di Global Frequency era molto più curato e suggestivo. Può darsi che a influenzare il mio giudizio sia stata una colorazione troppo squillante, o il fatto che Bermejo usi molto meno lo sfumato che altrove (o forse lo ha usato anche qui ma la stampa se l’è mangiato). Però è anche vero che certi dettagli come le mani sembrano disegnati in fretta e furia nonostante il generoso lasso di tempo intercorso tra un episodio e l’altro.
È quasi doloroso pensare che il pur grande Azzarello ha scritto una stronzata del genere.
Bocciata.

mercoledì 23 gennaio 2013

Spaceman


Non è un capolavoro, ma poco ci manca. Si è fatto desiderare, ma la lettura di Spaceman è valsa tutta l’attesa.
In queste pagine ho ritrovato tutta la disperazione, il pessimismo, la critica sociale dei fumetti argentini ed europei degli anni ’80. Il fatto che ci sia Risso ai pennelli non fa che aumentare questo piacevole senso di déjà vu, visto che viene spontaneo paragonare questo Spaceman al suo (e di Trillo) Borderline. Ma di influenze più o meno volontarie, alcune sicuramente solo immaginate da me, ce ne sono tante altre, come la città divisa in settori di tanti altri fumetti (Rank Xerox, Chances, Il Prigioniero delle Stelle, la saga dell’Incal...), oppure l’onnipresenza del pattume come in Rifiuti, o le scene affollate e cariche di messaggi e messaggini dell’Horacio Altuna più impegnato. E tutto questo contorno di suggestioni si trova a far da cornice a una storia che di per sè è originale e magistralmente strutturata.
Orson è lo “spaceman” del titolo, una specie di scimmione creato in laboratorio con cui anni prima si pensava di colonizzare Marte. Finiti i fondi e abortito il progetto, lui e gli altri spacemen hanno dovuto reinventarsi una vita e ritagliarsi uno spazio sulla vecchia Terra. Orson non sembra disprezzare le sua nuova vita, anche se da pioniere colonizzatore ha dovuto adattarsi a fare il pescatore di relitti e rifiuti al largo di quel che resta di una città devastata, che un muro divide tra la classe abbiente e i poveracci dell’esterno.
Come tutti, anche Orson ama i reality-cast e si troverà invischiato nella sordida storia del rapimento di una giovanissima star de L’Arca, seguitissimo reality che punta i riflettori sui bambini di etnie diverse adottati di volta in volta da una coppia di star hollywoodiane. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.
La storia procede serratissima tra flashback illuminanti sulla “life on Mars” e colpi di scena molto ben congegnati. Intorno al protagonista ruota una torma di personaggi splendidamente caratterizzati, tutti pienamente funzionali alla storia e tutti incredibilmente realistici nella loro ambiguità. Non ci sono buoni e cattivi in Spaceman, se non al momento della loro prima apparizione, tanto per dare al lettore qualche riferimento stereotipato con cui sia già a suo agio per poi svilupparlo in altre direzioni a mano a mano che la vicenda procede e i caratteri vengono approfonditi.
Azzarello non solo ha imbastito una trama articolata e ha saputo scioglierne la matassa con classe, ma ha condito il tutto con i suoi ormai proverbiali dialoghi arguti e spiazzanti e si è anche divertito a creare qualche neologismo. Non preoccupatevi: nulla di spocchioso o di difficile comprensione. Il mondo che crea, anche grazie al lavoro certosino di Risso, diventa tangibile ma d’altra parte non è poi troppo distante dal nostro. Anche senza moneta corrente ci sarà la svalutazione...
Su Eduardo Risso non mi soffermo nemmeno, se non per segnalare che la colorazione stavolta è stata più generosa con lui che in altre occasioni. Niente a che vedere con lo stile decisamente freddo e “intellettuale” con cui Dave Johnson è stato chiamato a illustrare le copertine, ma pure quelle non sono affatto male.
Insomma un volume consigliatissimo, tanto più che la qualità di stampa è insolitamente ottima per gli standard RW Lion.