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venerdì 19 giugno 2026

Spider-man/Superman 1

Altro giro di team-up tra i personaggi che gravitano attorno alle due vedette, altra copertina dall’anatomia un po’ stramba.

L’antipasto, che poi è anche il piatto forte e la storia più lunga, è l’ennesima reinterpretazione dello spunto dei due eroi bloccati in una situazione apparentemente senza uscita. Brad Meltzer non riesce a coinvolgere più di tanto con la minaccia congiunta Goblin-Lex Luthor nonostante alcuni spunti promettenti (Superman infettato da Venom), anche perché è più interessato a fare una di quelle storielline cariche di significati e profondità. Lettura severamente vietata ai maggiori di anni 12, Pepe Larraz però disegna molto meglio di quello che lasciava intendere la copertina.

Molto simpatica la prima delle storie brevi, scritta da Dan Slott: è il 1938 e Superman si allea con L’Uomo Ragno Dark, catturando Lex Luthor e scagionando J. Jonah Jameson dalle accuse che lo avrebbero portato alla sedia elettrica. Che sia una scelta voluta o meno, le anatomie distorte di Marcos Martin rendono bene l’atmosfera della Golden Age.

La storia scritta da Joe Kelly mi pare che sia la solita spiritosaggine sulle compagne degli eroi (in questo caso Lana Lang e Gwen Stacy) che parlano delle loro relazioni. “Mi pare” perché le ho dato giusto una scorsa visto che i disegni sono di Humberto Ramos, che per me dovrebbe essere vietato dalla Convenzione di Ginevra.

Niente a che vedere col grande Gary Frank che illustra una storia di Geoff Johns in cui Mysterio insieme a Saturn Girl (ma non era una dei buoni?) fa apparire un sole rosso che fa diventare rabbiosissimi molti supereroi spingendoli a picchiarsi fra di loro, presto seguiti dai supercattivi. Una storiellina assai semplice in cui Frank non può brillare come meriterebbe a causa dell’elevato numero di vignette della maggior parte delle tavole.

Segue uno scontro tra Hobgoblin (variante arancione di Goblin) e Steel, il Superman ricoperto di metallo. Lo spunto di Louise Simonson è che il birbante ha rubato l’ultima invenzione del supereroe, ma in realtà il furto gli tornerà utile come test dell’invenzione stessa grazie all’intervento di una guest star Marvel. Una storia molto leggera, cui i disegni di Todd Nauck (un po’ Image anni ’90, un po’ geometrie simonsoniane) non aggiungono nulla.

Altro team-up femminile dopo quello di Kelly e Ramos: Supergirl incontra Ghost-Spider in cima al grattacielo del Daily Planet a seguito della segnalazione di uno Spider-avvistamento. Nessuna delle due è particolarmente contenta di avere a che fare con una versione minore del supereroe più famoso, e nemmeno la collaborazione per sconfiggere una villain DC cambierà poi molto la situazione. Trama pressoché impalpabile di Stephanie Phillips, disegni non disprezzabili di Phil Noto (ma stando al nome Supergirl non dovrebbe essere una ragazza e non una donna matura?).

La premiata ditta Bendis-Pichelli fa incontrare il loro Miles Morales con Superman, attaccato dall’accoppiata Brainiac-Dormammu. Un’idea che poteva fare faville e invece si risolve nel solito dialogo motivazionale. Veramente un peccato. Non male comunque i disegni della Pichelli. Menzione d’onore per il colorista Federico Blee.

Di una rapidità micidiale anche la penultima storia, scritta da Jason Aaron. Non è nemmeno una storia: giusto un assaggio di trama in cui si incontrano la sua Thor donna con Wonder Woman per fermare i piani di Darkseid che vuole il Mjolnir. Disegni misurati e poco incisivi di Russell Dauterman, ma con quello che si è visto altrove mi vanno più che bene.

Addirittura più sbrigativo Jeph Loeb con una sciocchezzuola di due pagine in cui Superman cerca di tirar su il morale di Spider-man che ripensa ancora alla morte di Gwen Stacy. È talmente insignificante che non si può nemmeno definire patetica o banale. Ai disegni Jim Cheung, che ricordavo piuttosto bravo come disegnatore: o la mia memoria è sempre più compromessa oppure nel corso degli anni è peggiorato sensibilmente.

Nel complesso questo zibaldone targato Marvel mi è parso ben più debole del suo omologo DC. Sarà che non conosco gli universi narrativi così a fondo per cogliere le sfumature che forse sono state inserite nelle storie, è più probabile però che in una manciata di pagine anche sceneggiatori di lungo corso non riescano a esprimersi al meglio. Qui, almeno, non c’è riuscito quasi nessuno.

venerdì 14 giugno 2024

Big Game

Se nel fumetto si cerca cafonaggine Mark Millar è sempre una certezza. E poi è così tranquillizzante la sua adesione totale al paradigma supereroistico per cui al polverone sollevato per gli incombenti cambiamenti epocali fa sempre seguito un totale rientro all’ordine.

Big Game è un progetto ambizioso con cui Millar riallaccia i nodi di tutta o quasi la sua produzione: un crossover ipertrofico dove ognuna delle sue serie fin dai tempi di Kick-Ass e Wanted viene inserita in un unico universo condiviso. Quei pochi lavori che per la loro natura non possono far parte di questo canone vengono comunque citati come opere di fiction: è il caso di Jupiter’s Legacy e probabilmente di qualcos’altro che non ho identificato perché non lo conosco.

Dopo la comparsa di Kick-Ass e Hit-Girl i supereroi si sono moltiplicati fino a contemplare dei veri superumani come gli Ambassadors e il Night Club. La cosa non sta bene alla fratellanza di supercattivi che da sempre controlla il mondo in incognito e che nel 1986 eliminò tutti i supereroi cancellandone persino il ricordo. Wesley Gibson, il protagonista di Wanted che adesso è a capo di questa cabala, ingaggia quindi Nemesis e inizia così lo sterminio di Huck, Superior, i Crononauti e i protagonisti delle altre serie e miniserie di cui ne conoscerò se va bene un terzo. A causa della loro natura, al Secret Service e al Magic Order vengono riservati dei ruoli più defilati. Non ho visto i Super-Crooks ma probabilmente non sono stato attento. Quell’altra serie sui soldati con i superpoteri potrebbe essere assente giustificata perché mi pare che non sia mai stata conclusa.

Come detto, non conosco alcuni degli elementi in gioco ma l’esuberanza omicida di Millar strappa la mia ammirazione: che coraggio a eliminare delle creazioni che potrebbero ancora fruttargli dei bei dollaroni! Quando però la sua furia sterminatrice tocca il parossismo (accompagnata dal suo proverbiale cattivo gusto) mi sorge un dubbio. Sarà anche possibile che voglia fare tabula rasa del suo universo ma alcune serie avevano delle trame in sospeso e forse chiudere delle testate potrebbe inficiarne la versione televisiva o cinematografica dove si fanno i soldi veri. Stai a vedere che c’è la fregatura. E ovviamente la fregatura c’è. Non dico di più per non rovinare la “sorpresa” a nessuno. Aggiungo solo che il meccanismo semantico con cui il Magic Order viene fatto intervenire è imbarazzante da quanto è stupido – nessuno spoiler: è una cosa marginale e non c’entra con lo snodo risolutivo che coinvolge anche le serie fantascientifiche di Millar. Comunque alla fine il paradigma per cui tutto cambi affinché nulla cambi porta con sé anche quel minimo irrisorio di variazione allo status quo che rassicura i lettori sul fatto che non abbiano proprio buttato via soldi e tempo a leggere l’ennesima cagata che si risolve a mazzate e battute “cool”.

Che Millar abbia voluto con Big Game parodiare proprio l’infantile ciclicità tipica del genere supereroistico? Oh, andiamo: è dai tempi dei Mondo Movies di Gualtiero Jacopetti che si usa la scusa di stigmatizzare certi fenomeni proprio per ostentarli e approfittare della loro attrattiva.

Se non altro i disegni di Pepe Larraz sono validi, oltretutto valorizzati dai colori di Giovanna Niro.