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venerdì 6 marzo 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Dave y Rio (1967)

Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood che comincia oggi è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa operazione potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Dave y Rio

Se questa serie fosse stata presentata su Lanciostory o Skorpio con le stesse modalità con cui fu pubblicata su D’Artagnan sarebbe stata definita «criptoserie» visto che ufficialmente si tratta di “liberi” o unitarios. Che però, guarda caso, hanno sempre gli stessi protagonisti. Mi pare evidente che vi fosse una progettualità definita sin dall’inizio senza aspettare il verdetto dei lettori, visto che i singoli episodi venivano pubblicati a ritmo mensile, se non addirittura quattordicinale, ipotizzandone quindi una certa scorta. E c’era pure una blanda continuity: qualche tappa del girovagare dei protagonisti viene anticipata nell’episodio precedente e non mancano altri agganci per quanto labili o non sempre coerenti: la riscossione di una taglia che funge da motore per un episodio era apparentemente già avvenuta nell’episodio precedente. E c’è anche un episodio che svela le origini della coppia.

È vero che molte di quelle che poi sarebbero state sviluppate come serie in origine erano storie autoconclusive (vedi il caso esemplare di Historia para Lagash che darà il via alla saga di Nippur) ma in questo caso mi pare evidente che in redazione vollero nascondere il fatto che si trattava di storie collegate. Anche gli sceneggiatori cambiano di episodio in episodio e prima di stabilizzarsi con Robert O’Neill alcuni sono scritti da Roberto Monti – ovviamente si tratta sempre di Robin Wood. D’altra parte, da quello che ho potuto vedere, fino ai primi anni ’70 la Columba pubblicava pochissime serie dichiaratamente tali (tra cui strisce statunitensi che evidentemente erano già conosciute e apprezzate) e magari erano delle serie-ombrello in cui ogni episodio era a se stante: Años sin Ley, Idolos del Futbol, ecc. Forse all’epoca si pensava che dei personaggi fissi avrebbero allontanato un pubblico che si sarebbe sentito obbligato a non perdere un numero o, al contrario, a comprare solo quei numeri in cui compariva il personaggio preferito. Questa impostazione cambierà drasticamente nel corso degli anni ’70, con le serie che avrebbero preso nettamente il sopravvento sugli unitarios, reali o fittizi che fossero. Ma torniamo a Dave y Rio.

Johnny Rio e Dave Booth sono due compari che cercano di ritagliarsi un posto al sole nel mitico Ovest americano; sarebbero vaqueros ma esordiscono come guardie per le diligenze della Wells & Fargo. Sfilano quindi un po’ tutti gli stereotipi del genere western (il bandito messicano, il “piedidolci” che viene dall’Est, il gambler, addirittura un presagio della sfida all’OK Corral, ecc.). Nonostante la base della serie sia il buddy movie, che Wood frequentò egregiamente in altre occasioni, la distinzione tra i due personaggi non è poi molto marcata: Rio è texano, biondo e un po’ faceto mentre Dave (la voce narrante) è moro e più avveduto e viene dall’Alabama. Ciononostante, pur non potendo approfittare di un fraseggio tra due protagonisti agli antipodi, la serie ha un bel brio e presenta delle situazioni divertenti e originali, cosa non comune in un western – soprattutto di sessant’anni fa.

Da evidenze internettiane risulta che la serie si componga di 10 episodi, l’ultimo dei quali pubblicato a mesi di distanza dal nono. Non mi risultano riprese da parte di altri autori come invece avvenne per praticamente tutte o quasi le serie di Wood.

Le tavole sporche e abbozzate di Dalfiume possono generare fastidio o interesse a seconda dei gusti e dell’umore del singolo lettore.

Una curiosità: nell’elenco delle sue serie presentato su Fumo di China 26 Robin Wood segnalò una Dave y Booth, che con ogni evidenza era invece questa.

venerdì 4 agosto 2023

Don Casimiro - Una vida de aventuras y leyenda en Patagonia

Dopo un periodo di pausa la casa editrice La Duendes ha ripreso a pubblicare volumi, realizzati a vario titolo (ricercatore, disegnatore e soggettista come in questo caso) dal suo animatore Alejandro Aguado.

In questo libro è di scena Casimiro Szapeliz, una celebrità locale di Colonia Sarmiento: imprenditore dalle grandi ambizioni purtroppo non soddisfatte e a un certo punto aviatore civile più anziano in Argentina.

Il fumetto è frutto di uno scrupoloso lavoro di documentazione da parte dello sceneggiatore che ha anche intervistato due delle figlie di Don Casimiro e un suo nipote, oltre ad altre persone a lui vicine. La trama prende l’avvio seguendo le orme della famiglia lituana Szapeliz che piuttosto che venire segregata in Siberia tenta la fortuna dall’altra parte del mondo, in Patagonia. Giunto quindi a Colonia Sarmiento nel 1903, Casimiro ancora bambino familiarizzerà con gli indios Tehuelces, troverà moglie (ma che fatica per riuscire a sposarla…) e incontrerà nientemeno che Antoine de Saint-Exupéry; il suo spirito irrequieto e intraprendente lo porterà nel 1939 con famiglia al seguito alla Sierra di Payagniyeo (da cui trasmetterà persino degli spettacoli radiofonici) dove tenterà la fortuna con “El Solcito”, una miniera di ferro e rame. Ma molto spazio viene dedicato alla passione di Don Casimiro, che in più di un’occasione divenne anche un lavoro e l’occasione di vivere delle avventure: l’aeroplano.

Fisiologicamente la narrazione procede in maniera frammentaria dovendo coprire quasi un secolo di storia (Don Casimiro morì nel 1983) in poco più di 100 tavole, quindi vengono raccontati gli episodi più rilevanti della vita del protagonista. Questa struttura genera 17 capitoli perfettamente autoconclusivi sebbene ovviamente legati tra di loro (almeno un episodio si è visto in un’altra pubblicazione di La Duendes) e permette l’alternanza di un registro umoristico accanto a un altro avventuroso, pur con una certa amarezza di fondo: come dirà il protagonista verso la fine della sua avventura, tentò di sfruttare la miniera e la miniera sfruttò lui.

I disegni di Juan (o meglio Giovanni) Dalfiume sono decisamente buoni. Molto popolare in Argentina, io francamente non lo avrei messo nello stesso Olimpo di Zanotto, Mandrafina, Garcia Seijas, Breccia, ecc. ma in questo caso ha sviluppato uno stile molto più raffinato di quello che gli ricordavo, elaborando suggestioni prattiane e caniffiane con un lavoro sulle sfumature e sui grigi che mi ha ricordato Alberto Breccia. D’altro canto gli episodi sono stati realizzati a distanza di tempo l’uno dall’altro e avrà avuto tutto il tempo per sperimentare. Molto suggestiva la resa del vento e delle distanze enormi della Patagonia. Bello il lettering fatto a mano, così raro oggigiorno.

In appendice è presente un ricco apparato fotografico.

Chi fosse interessato può rivolgersi a duenche@gmail.com.