Sia come sia, La Ballata del Barbieri è una sintetica (molto sintetica) carrellata sulle imprese grottesche di Ezio Barbieri, che fece comunella con l’altro bandito Sandro Bezzi ma fu più di un semplice criminale, sempre nel segno della rivincita sociale e delle beffe verso l’autorità. Questa cavalcata viene introdotta da una doppia cornice con i componenti del gruppo Banda Putiferio e uno spettatore del processo a Barbieri del 1946, probabile alter ego dello sceneggiatore Antonio Serra. Tolte queste quattro pagine e mezza, il compte à rebours che occupa le restanti non può fisiologicamente che concentrarsi su una manciata di episodi e si resta con la voglia di conoscerne ancora e di approfondire l’argomento.
Gero Grassi è sicuramente un valido disegnatore ma lo sarebbe ancora di più se vincesse la sua dipendenza dal computer. Non è riuscito a ritagliarsi quei pochi secondi che (immagino) sarebbero serviti per differenziare un po’ le finestre degli edifici, spesso copiaincollate in massa, né per disegnare i peli di un pube preferendogli un effettino digitale. Per il tipo di storia che viene raccontata avrei visto meglio un autore più espressivo e “caldo”. Oltretutto, la scelta di Grassi di annerire gli occhi in ombra con profonde pennellate nere trasmette una sensazione cadaverica.
Come anticipato, il volume si compone anche di un’introduzione (interessantissima) di Marco Ardemagni e di un’appendice con vari contributi grafici dalla qualità altalenante, opera di Daniele Manini, Aka B, Anna Lazzarini, Emanuele Boccanfuso, Oskar e Riccardo Chiereghin. Di Luca Enoch, che viene elencato tra gli omaggianti, non ho trovato traccia. Il sipario cala con una postfazione di Antonio Serra.
Considerato che il fumetto in sé occupa solamente 30 pagine mi sembra che il prezzo di 20 euro sia eccessivo, per quanto il volume sia cartonato (ma le dimensioni non sono enormi né la carta è patinata). Avessero almeno fatto più attenzione ai refusi.
