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domenica 25 agosto 2024

La Sola Cura

Biopic di un illustre corregionale dell’autore: Ludovico Nicola di Giura fu medico che tra le altre cose assistette il Duca degli Abruzzi Re d’Italia nel corso di una circumnavigazione quasi triennale del globo. Il viaggio che gli cambiò la vita fu però quello in Cina nel 1900 dove rimase per anni imparandone usi, costumi e lingua.

L’aggancio per la narrazione è dato da un consiglio che viene chiesto al medico ormai maturo stabilitosi a Chiaromonte, una vera autorità in paese: un giovanotto locale vuole partire per la favoleggiata America e ciò offre l’occasione al protagonista di ricordare le sue, di partenze.

Visto il taglio documentaristico sarebbe stato facile abbandonarsi allo stile di molti valvolinici, ovvero ridurre il fumetto a illustrazioni accompagnate da didascalie, ma Palumbo vivacizza la narrazione optando per un fraseggio tra le memorie del protagonista (spesso citate testualmente) e il fantasma della sua concubina cinese Fior d’Amore. Ma non mancano sequenze prettamente narrative in cui Palumbo può sfoderare il suo dinamismo e la grande espressività che sa donare ai personaggi. Ottimamente architettato l’anticipo del finale che si ricollega all’inizio, mentre la conclusione vera e propria viene demandata a un parallelo tra gli ultimi istanti di vita del protagonista e un racconto tratto dalla sua opera più importante (o almeno credo: nella nota a piè di pagina viene indicato come autore de Le famose concubine imperiali «Giovanni» di Giura, ma penso sia un errore). E c’è ancora spazio per un po’ di aneddotica veloce post mortem.

Il ritratto di Ludovico Nicola di Giura non è un’agiografia: gli viene riconosciuta la sua umanità, la sua cultura, la dedizione al delicato lavoro di medico, ma Palumbo ne cita anche gli aspetti più prosaici, talvolta anche meschini: dall’abilità nel canto e nel pianoforte alla sua natura di donnaiolo. Né vengono taciute le sue idee politiche.

Oltretutto la sua vicenda si inserisce in quella più ampia dell’impero cinese al suo crepuscolo (fu nientemeno che medico personale dell’Imperatrice Ci Xi), ricostruito con dovizia di particolari basandosi sui suoi stessi resoconti scritti. Molto spazio viene dedicato alla tormentata storia con Fior d’Amore, ragazza che presta servizio nelle sale da tè per pagare i debiti contratti dalla famiglia per il funerale del padre.

A livello grafico Palumbo non delude (ma quando mai ha deluso?). Gli ambienti e i panorami sono ricostruiti con scrupolo, e come dicevo sopra abbondano espressività e dinamismo dove occorre. Scommetto che i colori sono stati fatti col computer (a Massimiliano D’Affronto è stata demandata la «correzione cromatica»), ma l’illusione dell’acquerello e della tempera è perfetta.

Purtroppo come formato e materiali siamo dalle parti del The End di Zep. Ovviamente mi rallegro per Giulio Cesare Cuccolini che non rimarrà abbagliato dalla carta patinata, ma con la Arena Ivory Rough usata da Oblomov tratto e colore perdono un po’ di mordente. Ed essendo la diagonale delle tavole un po’ bassa tocca spalancare per bene il volume(tto) che non è cartonato. E meno male che le pagine sono rilegate. La Sola Cura è stato realizzato con il sostegno di vari enti tra cui la Regione Basilicata.

martedì 27 febbraio 2024

Examen: Dio perdona

Nessuna novità in fumetteria, quindi un nuovo socio si è aggiunto al club del -50%.

Uscito nel 2019, questo volume celebrava il venticinquennale dell’uscita della miniserie originale e un po’ tutta l’operazione che ci stava dietro, cioè la costituzione di un universo supereroistico italiano interconnesso. Ricordo ancora le pubblicità degli albi, che però non vidi mai. Probabilmente venivano venduti solo alle fiere, anche se il prezzo dell’epoca (1.800 lire) non era certo proibitivo, per quanto fossero smilzi e in bianco e nero i fascicoletti originali.

Examen narra le vicende di Paolo Catena (omaggio a Paul Chain?) nella Nova Roma del XXII secolo. Il contesto viene svelato gradualmente nel corso dei quattro capitoli (più un breve inserto firmato Giuseppe Palumbo) che compongono la miniserie: il governo ha finanziato un progetto per creare dei supereroi da opporre a criminali e terroristi, ma l’esperimento è sfuggito di mano e gli “eroi” hanno sviluppato un lato perverso che li porta ad agire con eccessivo zelo provocando delle carneficine peggiori di quelle che avrebbero causato i “cattivi”. Examen è a sua volta uno di questi superumani, ma si è dato il compito di frenare l’irruenza degli altri mutati a cui dà la caccia. Per capire se ci sia una possibilità di redenzione nell’animo dei degenerati utilizza un aggeggio che ne rivela l’essenza: l’examen del titolo. Purtroppo per frenare i suoi istinti omicidi e addormentare i suoi poteri deve ricorrere a delle iniezioni di eroina. Ma forse ancor più drammatica è la sua vita “in borghese”, dove svolge il lavoro di impiegato agli Archivi di Stato perennemente in ritardo e sottopagato e quindi con la costante spada di Damocle dello sfratto. Dopo aver sconfitto un mutato pedofilo e tal Protos l’arcinemico di Examen sarà Il Genio, che rapirà nientemeno che il papa.

Al di là del divertimento nell’elaborare un universo così originale e iconoclasta, credo che Daniele Brolli avesse voluto giocare con il lettore instillandogli il dubbio se quello che leggeva fosse realmente un tentativo di capitalizzare su un genere che era la moda del momento (l’onda lunga della Image si riflette nei superpoteri dei personaggi che passano in secondo piano rispetto alle armature e ai pistoloni) oppure se volesse esserne la parodia, con tanto di volti digrignanti, pose ipertrofiche e dialoghi ostentatamente scemi durante gli scontri. Il risultato è comunque divertente e l’ambientazione caratterizzata molto bene – chissà se questa edizione presenta degli ammodernamenti nei testi, scritti quando internet e molte tecnologie contemporanee non erano diffuse. Nonostante il progetto si mostrasse suscettibile di ulteriori sviluppi (Protos viene rigenerato e Il Genio fugge pregustando la vendetta), la miniserie di Examen è perfettamente fruibile anche così. Più che altro, credo che vi fossero dei rimandi alle altre serie dell’universo di Italia XXII Secolo, altrimenti non mi spiego ad esempio il particolare piuttosto marcato del personaggio che fugge in metropolitana all’inizio. E probabilmente la ragazza che seduce Paolo Catena è membro di qualche supergruppo, così come le motivazioni del perché la squadra “papale” non possa intervenire saranno state l’oggetto di un episodio di un’altra serie. Ma magari sono solo impressione prive di fondamento.

I disegni sono di un giovane ma già bravissimo Carmine Di Giandomenico, che per compensare le fisiologiche incertezze anatomiche degli esordi (che però già ne fanno intravedere lo stile) riempie le tavole fino all’orlo di dettagli e personaggi.

Questa edizione Star Comics è piuttosto lussuosa: vanta un’introduzione di Roberto Recchioni, carta patinata, ottimi colori realizzati da Chiara Di Francia di Arancia Studio. È un cartonato con sovraccoperta stampata su entrambi i lati in modo da permettere all’acquirente di mantenere l’illustrazione di copertina originale o preferirgli quella realizzata da Davide Fabbri. Poche ma interessanti le pagine di contenuti extra: la riproduzione di una copertina dell’epoca realizzata da Fabbri, la cronologia illustrata della serie e un’interessante curiosità sugli schizzi preliminari di Di Giandomenico.

Un fumetto molto interessante, che con ogni probabilità qui ha beneficiato di una confezione migliore rispetto a quella con cui vide la luce.

martedì 26 dicembre 2023

Le lune di Giulio Grablovitz

Ah, gli insondabili misteri della distribuzione! Finito di stampare a novembre 2022, questo volumetto (che mi si informa in fumetteria avevo ordinato dall’Anteprima di febbraio) mi è arrivato solo pochi giorni fa.

Le lune del titolo sono l’artificio metanarrativo usato da Giuseppe Palumbo, autore anche della sceneggiatura, per scandire i momenti più importanti della vita del protagonista, che pur essendo triestino e autodidatta divenne un’autorità nel campo della sismologia. Un altro elemento che offre la possibilità di uscire da un freddo schematismo enunciativo è la personificazione della luna, che ogni tanto interviene direttamente per guidare Grablovitz nelle sue intuizioni.

Questi espedienti non servono però a rendere più narrativo quello che risulta inevitabilmente un elenco delle principali scoperte e degli eventi salienti della vita del protagonista, che inventò il sismografo, fu nominato direttore dell’osservatorio di Ischia, conobbe alcune personalità fondamentali della sua epoca (visse tra 1846 e 1928), scoprì l’esistenza delle tre diverse tipologie di onde sismiche (e dovette lottare contro Richard Dixon Oldham per farsi riconoscere la paternità della scoperta) ma fu anche un donnaiolo e giocatore d’azzardo – quest’ultimo dettaglio viene solo accennato mentre l’episodio della carcerazione per adulterio viene messa in scena. D’altro canto nello spazio delle 42 pagine che occupa il fumetto non era possibile fare altrimenti, anche per il numero limitato di vignette per tavola e basandosi il fumetto sugli appunti autografi dello stesso Grablovitz.

Il soggetto è stato elaborato da Graziano Ferrari che cura anche la ricca appendice (con un interessante intervento dello stesso Palumbo), Gianfranco Giardina collabora ai disegni con uno stile perfettamente inserito nel solco di quello del Maestro. C’è molto computer, ma funzionale al lavoro: la resa delle vecchie fotografie dei palazzi è suggestiva, il rendering di edifici, scrivanie, ecc. è rigoroso senza risultare freddo o artefatto e il fatto che certi elementi come i calamai di uno scrittoio o i fregi ai lati di un portone siano copiaincollati non disturba (anzi non si nota nemmeno e forse neppure lo sono).

Pur non essendo un lavoro mainstream di Giuseppe Palumbo non è nemmeno una delle sue prove più autoriali o sperimentali e secondo me sarebbe stata bene, mutatis mutandis, nella meritoria collana Comics&Science.

sabato 23 novembre 2019

Comics&Science: The Leonardo Issue

Quest’anno mi sono dimenticato di prendere il nuovo numero di Comics&Science… ma posso comunque recuperare ordinandolo dall’Anteprima, spero. Invece per fortuna ho potuto mettere le mani su questo bello specialino che veniva dato in omaggio (insieme a un paio di segnalibri e a una cartolina in tema con l’uscita di quest’anno) alla conferenza di presentazione.
Commissionato dalla Centrale dell’Acqua di Milano, il fumetto Le cose portate dall’acqua di Giovanni Eccher e Giuseppe Palumbo vede Leonardo da Vinci nel ruolo di consulente per le indagini su un omicidio in cui il cadavere è stato ritrovato appunto grazie allo scorrere dell’acqua.
La storia si muove rapida e coinvolgente come un giallo procedurale storico, con del fisiologico infodump che però non pesa sulla credibilità e la fluidità dei dialoghi, spesso infarciti di citazioni dirette di Leonardo opportunamente adattate. Palumbo disegna e colora da par suo realizzando delle tavole bellissime e molto evocative.
Oltre alla consueta intervista di prassi agli autori del fumetto, i redazionali contemplano un sunto di “Leonardo 500” (la serie di iniziative milanesi per celebrare Leonardo da Vinci, redatto dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno), una storia del rapporto di Milano con l’acqua a cura di Stefano Polesello e un’intervista di Francesco Memo a Claudio Salsi in merito alla permanenza milanese di Leonardo.
Il fascicolo è spillato e meno corposo degli altri volumetti della serie (e vorrei ben vedere, se viene distribuito gratuitamente) e nel complesso è un ottimo prodotto sia dal punto di vista divulgativo che fumettistico.

mercoledì 24 gennaio 2018

Comics&Science 002/2017: The Archimedes Issue

Dopo quella dedicata al Matematico Babbage, nel 2017 Comics&Science ha dedicato la sua uscita autunnale nientemeno che ad Archimede.
Il piatto forte del volumetto è la storia a fumetti Archimede 2.0, scritta e disegnata da Giuseppe Palumbo. I disegni e i colori sono talmente belli da lasciare a bocca aperta. L’incipit massicciamente testuale può spaventare e risultare complicato (per quanto dimostri l’approfondita conoscenza dell’argomento da parte dell’autore), ma questa sensazione viene presto scrollata via dall’abilità con cui Palumbo ha saputo rendere appassionante la vicenda dei vari passaggi di mano del “Codice C”, dettagliati in altre parti di questo Comics&Science, tanto che alla fine l’espediente della misteriosa figura che interviene nell’ombra (probabilmente artificio per rendere il fumetto più attraente) diventa quasi superflua.
Oltre all’introduzione di Natalini e Plazzi, la parte redazionale contempla un’intervista a Palumbo a cura di Ciro Ciliberto, un excursus sulla nascita e lo sviluppo di papiri e pergamene (e quindi dei libri) scritto da Andrea Ercolani, un articolo sulle tecniche di decrittazione dei testi contenuti in supporti antichi di Vito Mocella e un breve saggio umoristico su vita e opere di Archimede di Stefano Pisani. Il bersaglio della divulgazione è pienamente centrato e tutti i testi riescono a trasmettere informazioni talvolta specialistiche senza per questo risultare pedanti (men che meno l’articolo di Pisani, che indugia eccessivamente sulla leggerezza per scelta dell’autore).
In appendice ci sono le due tavole canoniche di Davide La Rosa e i “titoli” del Lercio.

lunedì 24 aprile 2017

Escobar - El Patrón

La nuova etichetta editoriale Oscar Ink della Mondadori esordisce col botto, con un fumetto d’inchiesta dedicato al mitizzato Robin Hood colombiano della coca, Pablo Escobar.
Assecondando una convenzione del genere la storia inizia dalla fine, con la cattura e la morte del protagonista, che ha occasione in quegli ultimi istanti di vita di ripercorrere la sua esistenza, nello specifico gli ultimissimi anni di “attività”.
Nel 1991 Escobar strappa un accordo agli Stati Uniti con cui verrà sì mandato in carcere, ma in un carcere di lusso appositamente ideato dove spadroneggerà e continuerà a gestire le sue operazioni insieme ai suoi collaboratori più fidati. Ma la sua situazione privilegiata non durerà in eterno e a un certo punto dovrà darsi alla fuga, restando comunque pressoché inafferrabile.
La trama si concentra sia sulla “vita quotidiana” del boss (tra orge, partite a calcio, regolamenti di conti, ecc.) che sulla frustrazione di due agenti del governo americano che pur avendo chiara la situazione e tallonando Escobar da anni non riescono mai a catturarlo nemmeno adesso che teoricamente non è latitante ma confinato in un luogo preciso e circoscritto. Ronnie sarebbe anche disposto a usare metodi discutibili, Dan è più idealista e per questo deve subire anche gli sfottò dei colleghi.
Nonostante lo scrupolo documentaristico, la sceneggiatura di Guido Piccoli è molto appassionante e in alcuni punti è persino divertente (come nella scena della moglie che fa un’improvvisata a Escobar costringendolo a nascondere la prostituta con cui si stava intrattenendo). Della vita di Escobar vediamo solo gli ultimi due anni senza alcuna informazione sulla sua vita precedente, ma immagino che non sia facile trovare fonti attendibili al riguardo e comunque il fumetto è già bello lungo, constando di ben 130 tavole. Come spesso succede con questo tipo di narrativa, si rimane sempre stupiti nel vedere come la realtà superi l’immaginazione: in questo caso osservando i rapporti amichevoli tra Escobar e il calciatore René Higuita e il ruolo strumentale che ebbe il sacerdote Padre Garcia Herreros, o constatando come la tomba del Patrón sia diventata il luogo privilegiato per la gioventù colombiana per sniffare coca!
Anche in virtù del fatto di avere scritto un biopic, Piccoli ricorre a una narrazione distaccata senza sbilanciarsi a dare giudizi morali. Mi è sembrato però piuttosto lampante che lo sceneggiatore abbia voluto mostrare quanto anche i “buoni” che braccavano Escobar (per nulla mitizzato, oltretutto) fecero ricorso a mezzi violenti e scorretti quanto quelli del “Patrón”. Ad esempio, i Pepes (criminali avversi a Escobar che si consorziarono per eliminarlo) collaborarono con le forze militari statunitensi che lo braccavano.
I disegni di Palumbo sono ottimi come sempre: espressivi, dinamici e robusti. Non credo però di peccare di lesa maestà se dico che la parte più notevole delle tavole di Escobar sono gli splendidi colori dati da Arianna Farricella. Probabilmente sono stati realizzati col computer, ma sembrano veramente acquerelli (o ecoline, o chine) corretti occasionalmente con tempera bianca. La carta uso mano ad alta grammatura scelta dalla Mondadori è forse più funzionale alla loro resa piuttosto che la patinata, visto che dona un tocco di velata opacità che ben si adatta a rappresentare quelli che sono in definitiva dei ricordi cristallizzati nella cronaca storica.
Il volume è cartonato e ha un formato più piccolo di Historica. Anche in considerazione del fatto che non ci sono redazionali mi sembra che il prezzo, 19 euro, sia un po’ alto. Non è certo alto in assoluto e il volume li vale tutti, ma da un colosso come Mondadori (ma nelle gerenze figura anche il marchio della Astorina, a cui viene attribuito parte del copyright), mi sarei aspettato qualche euro in meno, tanto più che manda in edicola proprio Historica a un prezzo in proporzione ben più contenuto. Ma va anche considerato che Escobar è una primizia di cui saranno stati acquistati i diritti in prima battuta.

lunedì 10 novembre 2014

Una storia lemming



Io Palumbo non lo capisco. O meglio, posso capire benissimo le sue scelte professionali ma ciò non toglie che mi sembri un peccato che non riesca a mediarle in maniera più equilibrata. Per lui ci sono solo il popolare-popolare (Diabolik dopo Martin Mystére) e lo sperimentale più spinto, colto, impegnato, che spesso produce esiti più simili a saggi illustrati che a fumetti, per quanto splendidamente disegnati (vedi soprattutto L’Elmo e la Rivolta e Diario di un Pazzo).
Quanto mi piacerebbe, invece, vederlo all’opera su una classica serie franco-belga a colori, cosa che ha pure fatto ma che è rimasta senza seguito. Comunque sia, Una storia lemming si inserisce nel secondo filone della sua produzione, come si intuisce anche dalla raffinata edizione mignon della Comma22. L’esperimento nasce da una collaborazione con l’ONLUS CEFA (i dettagli in una prossima intervista a Palumbo su Fucine Mute) ed è il frutto del lavoro di 28 studenti di due scuole bolognesi che hanno fornito personaggi, soggetti e sviluppi della trama che ha come temi portanti la sostenibilità e il progresso.
Nove adolescenti si stanno preparando per l’esame di maturità ma al contempo hanno un’intensa attività sociale tramite oniro.app, una sorta di social network i cui partecipanti riescono a condividere i sogni. Durante l’attività onirica ricevono dei messaggi criptici sul loro futuro, compiono azioni che si riflettono nella vita reale e scoprono qualcosa su se stessi. A toglierli dalle situazioni più strane o imbarazzanti interviene Tusitala, che io sapevo essere il soprannome di Louis Stevenson ma che in Una storia lemming è un uomo di colore.
Se non bastassero gli splendidi disegni di Palumbo a giustificare l’acquisto, va segnalato come la storia (volutamente evanescente e centrifuga) sia molto suggestiva e coinvolgente. A integrazione della parte principale c’è la tavola unica A Mare che testimonia l’origine dell’ispirazione di Palumbo, un’altra breve “storia lemming” disegnata e colorata da Enrico Pierpaoli e tre tavole a colori in cui Palumbo interpreta a fumetti Hai viso di terra scolpita di Cesare Pavese.