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martedì 19 novembre 2019

Historica Biografie 31: Marco Polo (seconda parte)

Ero già pronto a scusarmi per il colpevole ritardo con cui ne avrei parlato (venerdì mi sono scordato di andarlo a prendere…) e invece l’edicolante mi ha detto che gli è arrivato solo oggi.
Adam e Convard si sono fatti prendere ancora di più dalla fantasia rispetto al primo volume di questa biografia, che già aveva le sue derive vagamente fantasy. Stavolta, complice l’assenza di documentazione sulla permanenza di Marco Polo in Cina, ci si mettono di mezzo persino dei ninja e il protagonista, agente segreto per il Khan, si produce in prodezze quali ammazzare una tigre bianca quasi a mani nude e travestirsi perfettamente da donna per indagare senza destare sospetti. Inoltre anche questo volume comincia con un flashback, come va di moda oggigiorno, senza che ce ne sia un effettivo bisogno. E forse ci sarebbe voluta qualche tavola in più rispetto alle canoniche 46 che compongono la parte a fumetti per sviluppare compiutamente certi episodi, soprattutto nel finale. Nonostante queste considerazioni, la seconda parte di Marco Polo è una lettura piacevole, oltretutto molto ben coordinata con l’appendice storiografica curata da Christian Clot che integra quanto letto nel fumetto e giustifica la necessità di inventarsi qualcosa di avventuroso ma credibile stante la reticenza di Marco Polo nel parlare della Cina e di se stesso (e il suo sguardo da mercante più che da etnografo). Interessanti le considerazioni sull’importanza strategica di Rustichello da Pisa per la diffusione e la popolarità de Il Milione.
Fabio Bono, colorato da Dimitri Fogolin, rende di più in queste ambientazioni che non in quelle di Darwin: qui ci sono paesaggi e architetture molto variegati, una discreta parata di animali esotici (ma quelli c’erano anche in Darwin, in effetti) e spettacolari scene di battaglia.

venerdì 12 luglio 2019

Historica Biografie 27: Marco Polo (prima parte)

Come confermato dal disegnatore Fabio Bono in occasione dell’uscita del precedente Darwin, la collana Historica Biografie ha dovuto attingere da altre proposte esterne alla serie francese Ils ont fait l’Histoire per rimpolpare il proprio catalogo e mantenere la cadenza mensile.
Anche questo Marco Polo rientra nella collana francese Explora dedicata a esploratori celebri e ne condivide l’impostazione più didattica e immaginifica (si comincia sin da subito con un bel mostro marino nella prima tavola!) che precipuamente storica.
La vicenda segue il giovane ma già maturo e quasi erudito Marco mentre accompagna il ritrovato padre e lo zio verso il regno del Gran Khan, a cui Niccolò Polo aveva promesso di far ritorno con 100 predicatori cattolici per insegnargli il Cristianesimo. Il resoconto del viaggio è molto didascalico e privo di azione, almeno sino a due terzi del volume. Siccome tra gli sceneggiatori c’è nientemeno che Didier Convard (l’altro è Éric Adam), inizialmente avevo pensato che i riferimenti alla salamandra da cui è ossessionato Marco Polo fossero dei rimandi a una qualche simbologia massonica: in realtà sono il preludio all’incontro con una popolazione che conosce la lavorazione della lana di roccia, e alla sua successiva liberazione da un gruppo di predoni malvagi in una sequenza degna di Indiana Jones.
I disegni di Bono sono dettagliatissimi, e credo che il formato non renda loro giustizia al 100%. Anche stavolta (ma Marco Polo risale al 2013) ci sono delle derive un po’ caricaturali, anche se ho colto più somiglianze con Denis Medri che con Tamiazzo. Molto buoni i colori di Dimitri Fogolin.
In appendice Christian Clot parte dall’interrogativo «Marco Polo compì davvero il suo viaggio?» per raccontare il contesto storico dell’odissea del protagonista e altri dettagli (mettendo indirettamente in discussione la parte del fumetto relativa alla peste), riservando alla questione del titolo solo una pagina su otto. Molto interessante il suo approccio secondo cui la vera rilevanza di un esploratore si nota dalla sua capacità di raccontare i viaggi piuttosto che farli materialmente; dati alla mano, fornisce esempi di uomini che unirono Oriente e Occidente sin dal II secolo dopo Cristo, ma che non ebbero l’accortezza di riportare per iscritto le loro esperienze. Nonostante alcune fisiologiche ripetizioni di quanto già visto nel fumetto, non mancano interessanti approfondimenti – ammetto di essermi un po’ perso nella genealogia dei Khan con quei Munke e Menke.

venerdì 2 febbraio 2018

Historica 64 - Roma 2: Cesare deve morire!

Secondo volume dedicato alla saga di Roma. Stavolta le tre storie sono ambientate rispettivamente all’epoca di Giulio Cesare, Caligola e Costantino e i primi due sono protagonisti insieme agli eredi di Leonidas e Aquilon, che anzi qui hanno un ruolo secondario anche se indispensabile alle trame.
Riassumendo rapidamente, la serie parte dal presupposto che la storia della Città Eterna sia stata influenzata nell’ombra dal Palladio, la statua in cui venne imprigionata la dea Ker che esigeva le aspersioni delle vestali appositamente addestrate per non scatenare l’apocalisse su Roma.
In A morte Cesare (credo sia la prima volta che il titolo di un volume di Historica non è lo stesso di uno degli episodi che lo compongono) Cesare minaccia di trasferire il Palladio in Egitto come pegno di lealtà alla sua amata Cleopatra, scatenando la furia del vendicativo spirito sovrannaturale.
Ne Il sangue del mio sangue si scopre che nientemeno che l’imperatore Caligola è il padre della nuova vestale di Ker, e la storia è un’efficace discesa nel baratro della pazzia, in cui la tripletta di sceneggiatori non lesina sul grottesco e sul viscerale.
La paura o l’illusione vede per la prima volta le due famiglie contrapposte, anche se solo come incipit: gli Aquilia sono rimasti fedeli a Roma e alle sue tradizioni pagane mentre i Leonio hanno abbracciato la fede cristiana. Questo terzo episodio qui raccolto ha un taglio investigativo (chi sta ammazzando i nemici dei cristiani bruciandone i corpi?) ma sempre con l’elemento sovrannaturale in primo piano. Buono il colpo di scena sulla rivelazione del colpevole, anche se Convard-Adam-Boissierie avrebbero potuto dare qualche indizio in più al lettore.
La qualità della parte grafica è piuttosto variegata ma si mantiene sempre su livelli quantomeno dignitosi: Annabel mi è sembrata la meno efficace, con un tratto un po’ incerto, poco modulato e a volte un po’ sproporzionato. I colori di Filippo Rizzu, per quanto validi, non hanno migliorato la resa finale, e oltretutto nella prima storia i balloon a volte sono messi un po’ a caso.
Christian Gine mi ha piacevolmente sorpreso: il suo stile scarno e a volte sbilenco si è adattato alla perfezione all’atmosfera folle e morbosa dell’episodio su Caligola e, benché non si sia profuso negli stessi dettagli di Annabel, si è rivelato ancora una volta bravissimo a raccontare per immagini. Gli si perdona facilmente l’uso di un qualche programma con cui ha copia/incollato certi elementi nelle scene di massa, utilizzo limitato comunque a solo un paio di frangenti. Ottimi anche i colori di Antoine Quaresma, che non satura le tavole con Photoshop et similia ma accompagna il tratto di Gine colorandolo come si usava una volta, pur facendolo col computer.
Infine, ottimi i disegni di Régis Penet, che hanno modo di risaltare grazie alla tavolozza tenue di Nicolas Bastide.
Roma si sta rivelando una saga avvincente e molto ben condotta, pur con un assunto di base fantastico che inizialmente poteva sembrare ridicolo (ma chiaramente, e nei primi due episodi di questo volume è ancora più evidente, è solo il pretesto per approfondire certe vicende storiche).
Sono curioso di vedere cosa si inventeranno Convard & co. per tramandare il Palladio adesso che l’impero romano è vicinissimo alla fine.

giovedì 11 gennaio 2018

Historica Biografie 9: Vercingetorige

Inizia col piede giusto il nuovo anno la collana Historica Biografie, con il volume “gemello” di Cesare che si segnala per la spettacolarità del comparto grafico.
Dopo una sequenza introduttiva apparentemente slegata dal resto, Vercingetorige si sviluppa con l’espediente del protagonista ormai prigioniero di Cesare che gli racconta la storia della sua vita. Con un’impostazione del genere è inevitabile che il fumetto abbia un taglio scolastico e didascalico, ma si legge comunque con piacere e rimane scorrevole anche se ogni tanto i dialoghi servono a puntualizzare qualche retroscena che non viene esplicitato in altro modo. Il tutto viene però nobilitato dal colpo di scena finale che si riallaccia con quelle prime tavole apparentemente fuori contesto.
Valoroso ma talvolta contestato capo degli Arverni, figlio di un nobile arso vivo a causa della stessa ambizione che avrebbe tramandato al figlio, Vercingetorige diede filo da torcere a Roma grazie alle sue competenze strategiche che aveva appreso dagli stessi Romani quando prestava servizio nel loro  esercito, com’era uso all’epoca presso le popolazioni alleate e quelle assoggettate. La caduta del condottiero gallo comincia con la caduta di Avaricum, a cui viene dedicato molto spazio nel volume, che costituirà per lui l’inizio della fine.
I testi sono scritti a quattro mani da Éric Adam e Didier Convard; quest’ultimo, salvo un improbabile caso di omonimia, è uno dei più importanti sceneggiatori francesi e anche qui ha dimostrato il suo rigore e la sua professionalità.
Come anticipato sopra, il comparto grafico è spettacolare. Fred Vignaux si ispira evidentemente a Enrico Marini, quello più nervoso e dinamico di Gypsy, e nel confronto con l’autore de Le Aquile di Roma non sfigura affatto, tanto più che anche i suoi colori (per cui ha avuto l’assistenza di Charlène Tabary) sono di ottima qualità, al punto che talvolta non sembrano nemmeno generati col computer – anche se in questo modo le parti più manifestamente digitali risaltano molto di più di quello che dovrebbero.
L’apparato storico curato da Stéphane Bourdin è molto utile per capire meglio le libertà che si sono presi gli autori (inevitabili data la scarsità e la parzialità delle fonti disponibili), cosa che viene ulteriormente approfondita nel making of.

domenica 27 dicembre 2015

Historica 38 - Roma 1: La Nascita della Città Eterna

E finalmente sono riuscito a procurarmelo.
Questo trentottesimo numero di Historica è un po’ particolare. Anche se nemmeno Le Torri di Bois-Maury e Le Sette Vite dello Sparviero hanno evitato derive soprannaturali, qui più che nell’ambito della Storia siamo in quello del Mito, come giustamente rileva anche Sergio Brancato nell’introduzione.
Roma si inserisce nel filone delle serie francesi dalla struttura più moderna come Voyageur, Il Decalogo e (rimanendo a Convard) Il Triangolo Segreto: saghe complesse pensate per avvincere il lettore anche proponendogli un ritmo serrato di uscita (quasi una serialità) molto raro per il mercato franco-belga, così come risulta anomalo per quel mercato il ricorso a disegnatori diversi per la stessa serie, scelta obbligata per rispettare i tempi di consegna.
Se ho ben capito, nei suoi previsti 13 tomi Roma tratterà della storia della Città Eterna ripercorrendo alcuni punti cruciali della sua storia, ma da un punto di vista originale e fantasioso: in pratica la fondazione stessa di Roma altro non sarebbe che un piano ordito dagli Dèi (fino all’ultimo ho sperato che fossero extraterrestri) per punire i troiani Leonidas e Aquilon per aver abusato della dea Ker incarnatasi per sperimentare il mondo degli umani fingendosi la bella pulzella che era ben lungi dall’essere nella sua forma reale.
Così i due e tutta la loro discendenza saranno per sempre legati al Palladio, una statua la cui testa deve rimanere bendata perché chi vi pone lo sguardo e non sia una vergine rimane accecato dal potere dell’artefatto. Quindi ogni generazione dei discendenti di Leonidas e Aquilon deve produrre una bambina magica che non invecchierà e che da vergine provvederà a custodire e lustrare il Palladio, proprio come le due avatar che sedussero i due archetipi originali per creare le prime sacerdotesse vergini (poco importa che poi conoscano i piaceri della carne, tanto recuperano la verginità magicamente). Se la dea Ker non dovesse essere blandita a dovere, scatenerà l’apocalisse su Roma.
Il primo episodio, La Maledizione, è praticamente solo una lunga introduzione che riprende tra le altre cose l’Eneide di Virgilio mentre nel secondo, Vincere o morire, è di scena Furio Leonio, discendente di Leonidas, che pur di liberarsi del Palladio tradisce Roma e la consegna al cartaginese Annibale. L’intervento di sua figlia Elena, che farà tornare in vita l’amato Marco Aquilia grazie all’intercessione di Ker, manderà all’aria i suoi piani.
Tantissimi gli autori citati in copertina: se ho ben capito l’ideazione si deve a Gilles Chaillet, figura importante della BéDé anche se meno famoso di tanti altri autori (credo sia noto principalmente come disegnatore, anche se ha fatto varie cose e francamente trovo fosse meglio come sceneggiatore), che essendo morto nel 2011 ha lasciato il progetto nelle sapienti mani del bravo Didier Convard, già uso a format del genere (vedi Il Triangolo Segreto e i suoi interminabili spin off), con cui aveva collaborato anche in Vinci. Convard deve fare solo da coordinatore visto che i testi di questi due primi episodi sono attribuiti a Éric Adam e Pierre Boisserie.
Molto buono il comparto grafico. La Maledizione è disegnato da Régis Penet: accanto a delle immagini molto curate ed efficaci basate evidentemente su fotografie presenta dei disegni poco più che abbozzati e delle figure obiettivamente sbilenche, eppure è incredibile come nell’economia della tavola tutto funzioni alla perfezione e abbia una sua armonia.
L’italiano Luca Erbetta, disegnatore di Vincere o morire, ha invece uno stile più classico ed equilibrato, di stampo piacevolmente realistico (anatomie corrette, personaggi espressivi e dinamici, sfondi curati, ottima inchiostrazione) a cui si perdonano facilmente le rare derive caricaturali necessarie per caratterizzare meglio alcuni personaggi.
Credo comunque che molta della suggestione di queste tavole sia dovuta anche alla qualità dei colori (Nicolas Bastide ha colorato le tavole di Penet, Gaétan Georges quelle di Erbetta). Peccato che il lettering, con quei balloon squadrati e poco aggraziati, stoni nella sua artificialità col resto.

giovedì 6 agosto 2015

Blake e Mortimer: L'Avventura Immobile


Acquisto e leggo con un certo ritardo (ma d’altra parte pure Alessandro Editore lo ha presentato in Italia 15 anni dopo l’uscita francese) questo gioiellino da collezione apparso in origine nella collana Le Dernier Chapitre, serie di libricini illustrati in cui Didier Convard e André Juillard omaggiano gli eroi della BéDé facendo vivere loro un’ultima avventura.

Non si tratta di un fumetto ma di un breve (molto breve) romanzo epistolare che ci fa vedere Francis Blake e Philip Mortimer in vecchiaia e riallaccia alcuni fili della classica avventura Il Segreto della Grande Piramide.
Coerentemente con il titolo, L’Avventura Immobile propone poca azione, almeno nel mondo reale, mentre il fulcro della vicenda (indagini a parte) si svolge in un universo onirico condiviso dai due protagonisti.
Al netto dei fantastici acquerelli di Juillard il libro si fa apprezzare principalmente per il simpatico omaggio a Jacobs, spacciato per “biografo ufficiale” dei due, e per un colpo di scena finale non proprio eclatante ma gradevole.
Pur non trattandosi di un fumetto l’accostamento di testo e disegni è molto felice e a suo modo rende dinamica la narrazione. Unica eccezione, i di disegni dopo la lettera del 17 dicembre mi sono sembrati fuori contesto ma chi se ne frega, Juillard sera toujours Juillard.
Ovviamente data la natura dell’operazione l’aspetto narrativo passa in cavalleria rispetto al suo valore collezionistico ma secondo me questo bell’oggettino potrà essere apprezzato anche da chi non è strettamente un filologo della serie.