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giovedì 22 dicembre 2016

I mostri non vivono solo nel buio

Dietro una copertina ostentatamente digitale (prova non esaltante dell’altrimenti bravissimo Leomacs) si nasconde un fumetto realizzato in maniera orgogliosamente artigianale con matita, penna e acquerelli.
I mostri non vivono solo nel buio è la storia ambientata a Palermo di una liceale, Linda, che denuncia l’autore di un omicidio e che per questo viene rapita dal boss mafioso a cui il killer è affiliato. Il padre, professore di lettere vedovo da poco, reagisce prendendo a sua volta in ostaggio la figlia del boss illudendosi di poter trattare con lui.
Come ho scritto in apertura la parte grafica è realizzata ad acquerello e, benché io preferisca uno stile più realistico, il risultato ottenuto dall’impressionista Rossano Piccioni è veramente lodevole e alcuni intensi primi piani sono molto espressivi. Veramente notevole anche la particolare tecnica (leggera ma al contempo decisa) con cui ha saputo raffigurare le automobili. Oltre al fatto che già di per sé gli acquerelli danno un piacevole senso di immediatezza e spontaneità.
I mostri non vivono solo nel buio potrebbe non essere esente da difetti (l’incipit di denuncia sociale diventa la scusa per una tarantinata, lo snodo del mite professore che diventa una macchina per uccidere è talmente poco credibile da venir confutato nel fumetto stesso, il finale è ottimista e idealizzato) ma rappresenta un originale corpo estraneo nel panorama fumettistico italiano e offre una lettura coinvolgente e appassionante. Tanto più lodevole se si pensa che Claudio Chiaverotti si è affidato alla classica gabbia bonelliana nonostante le possibilità offerte dal grande formato.
Il formato del volume è infatti decisamente lussuoso, un cartonato extralarge (24,5x34,5 centimetri) stampato su carta patinata lucida ad alta grammatura, e vale sicuramente i 17 euro a cui viene venduto.

sabato 17 ottobre 2015

Morgan Lost 1: L'uomo dell'ultima notte

Non sono un grande lettore di fumetti Bonelli ma questo Morgan Lost mi ha incuriosito. Sarà perché sembra tutto fuorché un fumetto Bonelli: la bella copertina minimalista con le foto segnaletiche è più vicina allo stile delle riviste di controcultura anni ’70 che a una copertina di Tex.
La trama e l’ambientazione sono piuttosto originali: in una ucronia in cui Albert Einstein è uno scrittore di fantascienza e non un Fisico i serial killer sono delle celebrità televisive ancor più dei loro cacciatori, professione a cui si è convertito il protagonista dopo il traumatico rapimento e la conseguente tortura ai danni suoi e della sua fidanzata Lisbeth, fidanzata che ha trovato la morte tra le mani dei due adoratori di Seth che come parte del rito le hanno tatuato una sorta di maschera rituale.
I due folli sono riusciti a tatuare lo stesso simbolo anche sul volto di Morgan Lost (che nella sua vita prima del trauma era gestore di un cinema per intenditori) ma il suo sacrificio al dio Seth è stato interrotto dall’arrivo della polizia. Poiché un serial killer sta agendo riprendendo il modus operandi dei due pazzi che gli hanno rovinato la vita, Morgan si sente particolarmente coinvolto da questo caso.
La serie è ambientata negli anni ’50 di questa realtà alternativa, in una metropoli ribattezzata New Heliopolis da un sindaco pazzo ed egittofilo, dietro cui non è però difficile intravedere New York, benché le transazioni economiche avvengano tramite «eurodollari». In questo universo parallelo l’evoluzione tecnologica ha avuto sviluppi differenti dal nostro (ad esempio esistono già telefoni cellulari e centrali atomiche) e anche la società è inevitabilmente diversa, con una burocrazia pervasiva e giornate lavorative di 14 ore. Ti credo che poi la gente va fuori di testa e ammazza chi capita sotto tiro.
Questo primo episodio è traboccante di citazioni cinefile e non (Morgan Lost praticamente vive al Museo del Cinema di Torino) e se ho ben capito la serie si occuperà di volta in volta di un serial killer in particolare, alcuni sono già stati introdotti adesso, portando però avanti anche una trama principale che rivelerà dettagli sul passato dell’eroe.
L’uomo dell’ultima notte non ha quel ritmo indemoniato e quell’azione che mi aspettavo. La cadenza della vicenda è sincopata e resa frammentaria da flashback e sequenze oniriche anche di brevissima durata, che creano degli inevitabili rallentamenti nella lettura. Il che è comunque inevitabile visto che Chiaverotti doveva introdurre un sacco di informazioni sull’ambientazione e sui personaggi e non poteva certo farlo con inseguimenti e pestaggi. Oltretutto questo esordio è solo il «primo tempo», come suggestivamente indicato in calce all’ultima pagina, di una storia che immagino si concluderà nel prossimo numero. Ignoro se sia una prassi comune o una novità per la Bonelli contemporanea, di sicuro certe vestigia dello stile classico di via Buonarroti sono ancora molto presenti: il peggiore insulto che si sente, oltretutto da un criminale a dei poliziotti, è «cornacchie» e a pagina 27 lo sceneggiatore sfodera un gioiellino di demodé: «Senza i manicaretti non te lo impalmi un mammalucco».
Michele Rubini svolge un buon lavoro ai disegni, che diventa ottimo nella sequenza del cartone animato in cui ho ravvisato, ma forse è solo un caso, delle influenze nientemeno che di Domingo Mandrafina. Esteticamente Morgan Lost presenta una soluzione originale per cui le tavole sono rese con una mezzatinta integrata da dettagli colorati di rosso. Il criterio con cui è stato scelto di evidenziare certi particolari mi è sfuggito, ma non si tratta di un vezzo gratuito visto che riflette la particolare forma di daltonismo di cui soffre il protagonista.
Purtroppo tanta ricercatezza non è supportata da una qualità di stampa adeguata. Anzi, persino l’introduzione di Chiaverotti sembra essere il tabulato prodotto da una vecchia stampante ad aghi. In ogni caso i suoi 3,50€ mi pare che li valga tutti, vediamo come prosegue.