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venerdì 5 febbraio 2021

Il Papa Terribile 2: Giulio II

Dopo quasi sette anni dall’uscita del primo volume è finalmente arrivato anche in Italia il seguito della tetralogia su Giuliano Della Rovere alias Giulio II. Se non fosse per le date di uscita originali direi che a bloccarne la pubblicazione potrebbe essere stata (oltre al progressivo abbandono da parte di Panini del formato degli “integralini”) la rappresentazione di un papa che brama le grazie di un bambino di 10 anni, anche se poi non riuscirà a soddisfare le sue voglie – limitandosi a farlo massacrare su un campo di battaglia.

La vicenda viene riassunta da un Machiavelli famelico di donne obese: ne La Perniciosa Virtù Alfonso d’Este viene liberato dietro il pagamento di un enorme bottino e della sostituzione come prigioniero di suo figlio, che godendo della “simpatia” del Papa chiamerà a corte anche la sua gargantuesca madre. È di nuovo tempo di guerra (come sanno i lettori dei numeri di Dago Nuova Ristampa ambientati durante le Guerre d’Italia) e Giulio II si libera di nemici esterni e interni. I riflettori si spostano quindi sulla rivalità tra Michelangelo e Raffaello, che riusciranno con il loro “amore” a guarire il Papa dal malanno che ha avuto dopo uno scontro metafisico (ma reso ben carnale) con una Madonna agguerritissima. Ma non c’è pace per quella simpatica canaglia: deve infatti difendersi dal concilio di Pisa convocato da Luigi XII che vuole esautorarlo col benestare di nove cardinali. Il redivivo Leonardo da Vinci, che già aveva fatto capolino nel “prequel” I Borgia disegnato da Manara, costruirà un marchingegno diabolico per garantire la loro fedeltà.

Il secondo episodio qui raccolto, L’Amore è cieco, si apre con la morte di Giulio II e, nelle cronache di Machiavelli, verte sull’eterna guerra contro Luigi XII, in cui si inserisce un nuovo elemento perturbatore: il bel cugino del re (e generale del suo esercito) Gaston de Foix. Il doppio lieto fine lascia forse presagire una terza tetralogia papale con protagonista Leone X.

Collerico come Paperino e pestifero come Gian Burrasca, Giulio II è una macchietta divertente che suscita simpatia nel lettore nonostante i crimini di cui si macchia (o forse proprio per quelli, visto che hanno un sottofondo grottesco). Anche certi dialoghi trasudanti sesso e nefandezze, ancora più volgari perché ricoperti da una patina di finta affettazione, fanno ridere di gusto – che fosse o meno nelle intenzioni di Jodorowsky.

Theo fa un lavoro egregio, e i motivi per cui non mi aveva del tutto convinto su Murena sono quelli per cui è invece perfetto qui. Il suo stile molto modulato e spesso tendente al caricaturale (ma sempre con una grande attenzione per gli sfondi, i costumi, le armi, ecc.) è ottimo per rendere la parossistica violenza de Il Papa Terribile. E forse troppo realismo avrebbe reso alcune scene nauseanti. Va anche detto però che i cinque anni di distanza tra il terzo episodio (2014) e il quarto (2019) si vedono, e Theo ha visibilmente semplificato il suo tratto. Onore al merito anche ai suoi coloristi, Florent Brossard e Luca Merli, che non fanno rimpiangere gli acquerelli.

Non siamo di fronte a un capolavoro come I Borgia, in cui le vicende della rapace famiglia diventavano l’occasione per un’apologia sulla cupidigia e sulla caducità degli uomini, ma Il Papa Terribile è una lettura molto buona. Forse è la pietra tombale che sigilla per sempre l’esperienza della Panini con gli “integralini”, nel qual caso si può dire che sia finita alla grande.

lunedì 22 ottobre 2018

A caval donato non si guarda in bocca

E non intendo certo farlo per un volume di questa qualità. Il Murena Artbook venne pubblicato da Dargaud alla fine del 2015 come omaggio a Philippe Delaby, scomparso da poco. Come evidenziato dal titolo, non si tratta di una raccolta generica dei lavori del grandissimo disegnatore ma solo di quelli per Murena. Vengono pubblicati principalmente schizzi e matite preliminari delle tavole, da cui si evince la maniacale attenzione ai dettagli di Delaby che in ogni singola vignetta si costruiva una griglia per rendere al meglio le proporzioni dei personaggi e la prospettiva. Non mancano comunque rare ma bellissime prove a colori, una delle quali forse ispirata a Eleuteri Serpieri. In apertura viene addirittura riprodotta una dédicace.
I contributi scritti sono quasi esclusivamente estratti da interviste di Delaby, per quanto in copertina campeggi anche il nome di Jean Dufaux, lo sceneggiatore della saga. Tra le curiosità più interessanti c’è effettivamente il metodo di lavoro che intercorreva tra i due. In appendice viene offerto uno sguardo sul futuro della serie, con l’anticipazione del lavoro di Theo.
Il volume è un cartonato formato album di 64 pagine, stampato però su carta non patinata. Visto che si concentra sulle riproduzioni delle matite la cosa non è un problema e anzi la carta uso mano restituisce quasi l’illusione di avere a che fare coi materiali originali.
Ignoro quanto costasse in origine (sia benedetto lo spazio ridotto delle case degli amici che così devono disfarsi dei loro libri), in quarta di copertina come «code prix» viene indicato DA06.

giovedì 31 maggio 2018

Murena 4: Le Spine

Dopo ben 7 anni dall’ultimo volume 100% Panini Comics di Murena esce la nuova raccolta di due episodi originali, a ben 12 anni dall’uscita del primo. Le cause dell’attesa sono note: la dipartita di Philippe Delaby e la ricerca di un sostituto degno, oltre ai tempi tecnici necessari alla realizzazione di un volume franco-belga come dio comanda.
Ho sottolineato la distanza temporale dal primo volume per ricordare come all’epoca della sua prima apparizione in Italia Murena non beneficiasse del formato 19x26, introdotto in seguito proprio dalla Panini e che avrebbe caratterizzato le proposte franco-belghe di vari editori italiani. Nel 2006 la Panini, che ancora doveva prendere le misure alla BéDé, la pubblicava in un incongruo formato comic book che, se pure aveva un’altezza di 26 centimetri, poggiava su una base di soli 17 centimetri col risultato di dover rimpicciolire le tavole lasciando ampi margini bianchi sopra e sotto. Poi la Panini rimediò per Murena confezionando gli Integrali, ma prendere in mano questo volumetto dopo aver fatto l’abitudine al 19x26 è comunque un po’ uno choc.
Ma veniamo al fumetto in sé: Murena è una delle poche serie di Jean Dufaux che mi piacciono. Io trovo lo sceneggiatore molto dispersivo e più attento alle frasi a effetto che alla sostanza, ma qui ha saputo imbastire una vicenda di rude passionalità, con degli inserti grotteschi e sarcastici niente male e anche (se la memoria non mi inganna) con qualche riuscita punta drammatica. Questo, almeno, fino allo scorso volume visto che gli episodi di questo quarto “integralino” non mi sembrano molto riusciti, o comunque non ai livelli dei precedenti.
Il primo, che dà il titolo a tutto il volume, segue le vicende dell’apostolo Pietro e degli altri cristiani capri espiatori perfetti per l’incendio di Roma sotto il regno di Nerone, opportunamente consigliato da un arcinemico di Lucio Murena. Balba inoltre regola i conti con Massam, nell’unica scena un po’ vivace di tutto l’episodio. Il protagonista, che già di suo (se ben ricordo) è più un testimone che un eroe, comparirà in un terzo delle pagine o poco più, limitandosi a lamentarsi e a scopare. Ahinoi, a tal proposito si profila pure l’ipotesi di una censura, visto che la numerazione delle tavole salta la 35, guarda caso proprio quella in cui si sarebbe potuto approfondire il rapporto carnale tra Murena e Claudia.
Nel secondo episodio, Il Banchetto, Murena riconquista l’amicizia di Nerone ma con un abusato e inverosimile stratagemma narrativo si ritrova privo della memoria e finisce per far parte involontariamente di una congiura contro il suo ritrovato amico imperatore. La trama non sarebbe nemmeno male, funghetti psicotropi permettendo, e soprattutto rispetto a Le Spine qui una trama c’è, ma Dufaux (che pure scrive delle didascalie e dei dialoghi più ispirati e convincenti) si perde nei rivoli secondari della vicenda portante, spettegolando ad esempio sugli amori di Petronio, col risultato di rubare spazio alla vicenda portante, tanto che arriva alla fine col fiato corto e deve accelerare bruscamente per giungere alla conclusione prevista per questo episodio, nonostante conti ben 54 pagine.
Alla fine la cosa più riuscita di questi episodi sono le note finali con cui Dufaux approfondisce certi dettagli dei testi: non sto scherzando, l’ironia che traspare da molte annotazioni e gli occasionali “dietro le quinte” produttivi sono un piacere da leggere, ben più appassionanti di un fumetto che tende spesso a ristagnare o a girare a vuoto su se stesso.
Ai disegni Philippe Delaby si conferma il mostro di bravura che già conoscevamo. Il formato ridotto non gli rende molta giustizia ma in fondo nemmeno lo mortifica troppo. La qualità di stampa non è molto buona, e i colori di Sébastien Gérard, pur validi (per quanto possano esserlo dei colori fatti col computer), forse hanno contribuito a “pixellare” le tavole.
Theo (al secolo Theo Caneschi) si rivela una scelta azzeccatissima per continuare la saga: anche se il suo stile tende vagamente al caricaturale, il rigore delle anatomie e la profusione di dettagli non fanno affatto rimpiangere Delaby. I protagonisti hanno dei volti un po’ diversi nella sua interpretazione, ma è una cosa fisiologica e comunque il risultato complessivo è ottimo. La composizione dell’ultima tavola è veramente efficace, anche se immagino che sia dovuta a una intuizione di Dufaux. E anche nel suo caso il colorista (Lorenzo Pieri) ha fatto un buon lavoro, migliore di quello di Gérard, e se ha usato il computer non si vede proprio e i colori sembrano acquerelli e matite. La parte di Theo non accusa problemi di stampa.
È un po’ paradossale che per Cani Sciolti sia stato usato un incongruo formato extralarge quando per Murena, che ne avrebbe decisamente beneficiato, si è optato (coerentemente con la collana in cui è inserito) per il formato comic book.
Se ho ben capito, con il nono e il decimo episodio della saga qui raccolti dovremmo essere giunti a metà del terzo ciclo narrativo dei quattro previsti per Murena. Dopo la doccia fredda di questi testi non proprio appassionanti non è che abbia tutta ’sta voglia di leggermi i prossimi, e mi sa che se proprio dovrò farlo proverò a procurarmeli in un altro formato.

domenica 11 maggio 2014

Il Papa Terribile 1: Della Rovere



Seguito de I Borgia (di cui riprende le sequenze della caraffa truccata e della morte di Cesare Borgia, ma da un altro punto di vista) Il Papa Terribile è la storia di Giuliano Della Rovere e delle nefandezze politiche e sessuali che ne hanno prima determinato l’ascesa al soglio pontificio e poi caratterizzato il papato. Come in altri lavori recenti di Jodorowsky la trama generale è appena intuibile nell’accumulo di scene messe una dietro l’altra apparentemente senza molti legami fra di loro se non per la depravazione e la violenza che le caratterizza.
In effetti c’è un po’ il gusto di vedere cosa diavolo sarà capace di inventarsi di volta in volta questa simpatica canaglia d’un Diabolik porporato. Sarà pure un piacere infantile, ma preso dalla giusta prospettiva nel complesso è divertente. È inequivocabile poi che la ricostruzione storica sia attenta e ricercata, e i personaggi realmente esistiti (Macchiavelli, Michelangelo, ecc.) vengono fatti muovere secondo dinamiche non banali, ma il succo de Il Papa Terribile non è quello. Oltretutto è occasionalmente ravvisabile in questo fumetto una piacevole inclinazione grottesca e quasi umoristica (ma chissà quanto voluta da Jodorowsky), anche se forse dovuta solo al disegno molto espressivo.
I disegni, quindi: Theo (al secolo Theo Caneschi) compie un eccellente lavoro e pur essendo personale e riconoscibile a tratti mi ha ricordato il grande Emiliano Simeoni. Anche i coloristi hanno fatto un lavoro egregio riuscendo a non mortificare il segno di Theo come invece accade spesso con l’utilizzo del computer. Unica (ma risibile e ininfluente) pecca della parte grafica è la scelta, se ho ben interpretato le tavole, di non inchiostrare i disegni ma di stamparli direttamente a partire dalle matite. Il risultato è poco incisivo e in alcuni casi anche diafano, quando per una storia così truce e carnale avrei preferito un segno più marcato e deciso. Potrebbe comunque trattarsi di un difetto (ripeto: risibile e ininfluente) della sola versione italiana, che per quanto poco riduca le tavole rispetto al formato di partenza mi sembra che non renda come l’originale francese che avevo sfogliato qualche Lucca fa senza riscontrare questo effetto un po’ evanescente.