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lunedì 17 febbraio 2025

Wes Sherman: una stella al servizio della legge

Raccolta di episodi di una serie iniziata anni fa (quando di preciso non è dato sapere) che Raffaele Della Monica realizza per puro diletto, anche se la grande cura profusa lascia probabilmente intendere che l’obiettivo finale fosse l’edicola o la libreria e che invece finora, come detto nella divertente e filologica introduzione di Moreno Burattini, è stata solo diffusa parzialmente in forma privata ad amici. Wes Sherman è la quintessenza del western.

La prima storia, L’oro di Luke, vede il protagonista incaricato di raccattare i rapinatori che commisero una strage anni prima, in attesa che in città giungano anche il giudice che li processerà e l’unico testimone sopravvissuto. Il problema è che il Luke del titolo, convertito al banditismo dopo un’infruttuosa carriera di cercatore d’oro, è adesso il sindaco di Golden City e praticamente ogni uomo in città è ai suoi ordini (ma non le donne). Una trama da ultimo avamposto con il marshal Wes Sherman asserragliato in una camera d’albergo tra trattative e sparatorie.

Sulle tracce di Grey Wolf è una storia molto più articolata anche se dura 42 pagine contro le 53 de L’oro di Luke. Wes è sulle tracce della trafficante d’armi Judy Fernandez, ma nel quadro si inseriscono anche il suo fratellastro cacciatore di taglie, un mercante più o meno onesto, il reverendo McNeely e soprattutto l’incazzatissimo indiano del titolo. Tanta azione, personaggi molto ben delineati, approfondimenti sul mondo di Wes Sherman e colpi di scena: la prima impressione è che l’episodio avrebbe meritato qualche pagina in più, ma nei fatti il suo ritmo frenetico tiene incollato il lettore.

Come negare un
dito in più a
uno sceriffo?
Con State attenti a Jimmy Crawford assistiamo a un cambio di passo. Non tanto per la durata (solo 32 pagine) quanto perché Della Monica ha evidentemente fatto ricorso alla mezzatinta o forse al colore che poi in stampa si è tradotto in sfumature grigie. Le tavole, che qui già spesso hanno meno vignette, risultano anche un pochino vuote se confrontate con quelle degli altri episodi. La qualità di stampa ha risentito di questa scelta stilistica, e immagino che la storia abbia avuto una produzione un po’ travagliata visto che da un certo punto in poi il lettering non è più manuale ma digitale.

Lo spunto è un altro topos del western: un malvivente giunge nella città di Wes Sherman (dall’inconsulto nome di Lizard City!) per cercare vendetta contro l’uomo che anni prima gli uccise il fratello.

Si finisce in bellezza con La Promessa, in cui il padre morente di Wes gli impone di andare dai bellicosi Sioux a fingere che i militari vogliano parlamentare, in modo da ammorbidire il capo Volpe Furba e convincerlo a incontrare il colonnello Ross Brooks che, messo di fronte al fatto compiuto, si spera negozierà veramente la pace. Non so quanto questo soggetto sia credibile o se non rimandi a qualche film o fumetto, comunque mi è sembrato originale. Nefasti presagi e l’oltranzismo di Brooks impediscono comunque che le cose vadano come previsto, ma ad avere la peggio saranno i soldati assetati di sangue. Anche qui 32 pagine, ma belle dense.

La quintessenza del western, appunto, che omaggia gli stereotipi del genere ritagliandosi però qualche margine per una propria interpretazione personale.

La struttura scelta come base per le tavole è la gabbia bonelliana, anche se Della Monica si concede spesso delle deroghe. La grafica del titolo di L’oro di Luke è un chiaro omaggio a quella di Corteggi. Lo stile di disegno nelle prime due storie è secco e rigoroso: il tratto non è quasi modulato e viene integrato dall’uso sapiente del chiaroscuro. Mi si perdoni il calembour, ma con questo stile “granitico” gli sfondi rocciosi sono resi magistralmente. Anche se, onore al merito, Della Monica è molto bravo anche a disegnare gli animali.

Come accennavo sopra, la terza storia è stata realizzata invece integrando il tratto (più sintetico) con chine o acquerelli e probabilmente per questo in fase di stampa si è rivelata quella riprodotta peggio. Nella quarta, invece, Della Monica sfodera un tratto più modulato ed espressivo, forse a seguito dell’adozione del pennello in vece del pennino. Oltre alla prova di versatilità, i suoi pregi rimangono intatti.

Il lettering è stato realizzato a mano (con l’eccezione ricordata sopra): scelta lodevolissima, ma l’uso delle virgole è talmente eclettico da costringermi a rileggere alcuni dialoghi per capire cosa volevano dire.

La qualità di stampa di questo volume cartonato è impeccabile, salvo dove indicato. Di certo sarà molto gradito agli estimatori del western e/o dell’autore, anche se il prezzo di 29,90 euro potrebbe scoraggiare qualche potenziale lettore.

domenica 24 novembre 2024

Mio fratello Blek Macigno - Il Grande Blek 1: il rapitore di fanciulle

Andando per fiere è inevitabile ritrovarsi pieni di depliant, promo, gadget, shopper, cartoline, manifestini, flyer, brochure, adesivi, spillette, figurine, trading card, poster, santini, biglietti da visita, dobloni, sottobicchieri, fascette, polsiere, magliette, medagliette e quant’altro gli editori si inventano per promuovere i loro prodotti. Le Edizioni If hanno fatto le cose più in grande e all’interno di una delle borse di Lucca ho rinvenuto, oltre al classico depliant con le ultime novità dell’editore, uno spillatino con l’incipit di un libro per ragazzi su Blek Macigno e una striscia intera di una nuova miniserie sempre di Blek Macigno. Non pensavo che il personaggio godesse ancora di tanta popolarità.

Del primo si fa presto a parlare: si tratta delle pagine iniziali di un libro per ragazzi che fa(rà) parte di una collana dedicata alla rivisitazione di classici del fumetto in versione kid: oltre a Blek ci saranno le riletture o gli spin-off di Eva Kant, de Gli Aristocratici di Castelli e Tacconi e persino de Il Maestro di Milani e Di Gennaro. La storia (scritta da Davide Barzi) è narrata inizialmente dal punto di vista di Roddy Lassiter e il primo capitolo serve a introdurre i protagonisti, fermandosi però sul più bello. Belle le illustrazioni di Denise Alini, anche se non capisco perché debba colorare tutti i nasi di un colore più scuro.

Il rapitore di fanciulle è invece un fumetto completo, oltretutto in una versione variant fuori commercio (ci farò i miliardi in futuro!). Scritto da Nico Adami, ignoro se sia il remake di qualche vecchia storia come sarebbe legittimo o sia del tutto originale. Introduce il protagonista e l’ambientazione in cui si muove, catapultandolo in una situazione sgradevole in cui viene accusato di aver rapito la fidanzata di un tenentastro inglese (ma le «giubbe rosse» non sono canadesi?) che invece ha salvato dalle grinfie di un orso. Risolta momentaneamente la situazione, l’ultima didascalia rimanda al prossimo episodio, secondo di tre, per il seguito. La storia è gradevolmente demodé con tantissima azione e il protagonista praticamente invincibile. Per quel poco che conosco il personaggio, mi pare che Raffaele Della Monica abbia fatto un ottimo lavoro di mimetismo con lo stile dell’EsseGesse, senza rinunciare al dinamismo e alla cura nella costruzione delle vignette. Sicuramente anche le chine del veterano Manlio Truscia hanno contribuito al buon esito finale.

Progettato evidentemente come propedeutico alla promozione della riproduzione anastatica delle strisce originali che campeggia in quarta di copertina, questo albetto spillato non si limita a fornire un assaggio ma è quindi un fumetto pienamente godibile.