Versione dell’
operazione già realizzata con Batman dedicata stavolta al suo arcinemico. Mai capito il fascino e nemmeno il senso
del Joker. È tanto difficile eliminare un matto vestito da pagliaccio senza
superpoteri? Boh.
Sia come sia, dopo un
prologo/epilogo a opera di Geoff Johns e Jason Fabok (proprio bravo Fabok)
comincia il nuovo giro del mondo realizzato da autori congruenti con le varie
tappe.
David Rubín confeziona un apologo
disperato sulla decadenza politica e sociale che secondo lui vigerebbe in
Spagna. Avrà le sue ragioni per essere incazzato ma mi pare che abbia esagerato
(dopo una delle sue “burle” omicide Joker torna a casa perché i suoi crimini
passano inosservati in un Paese così immorale) e comunque non mi pare questa la
sede giusta per fare un apologo. Anche i disegni sono troppo “alieni” per
Batman, e troppo caricaturali per rendere veramente incisivo l’apologo.

La tappa tedesca è scritta da un
comico locale, Torsten Sträter, che si inventa una trama più classica, che perlomeno
è una trama vera e propria: Joker sente di una scoperta scientifica tedesca che
permette di modificare il clima e vola alla volta di quello Stato per rubarla e
incasinare Gotham City. La storia è molto simpatica e ben congegnata. I disegni
di Ingo Römling tendono un po’ troppo al caricaturale in alcuni punti ma il
risultato è comunque valido. E poi non sono niente di traumatico rispetto a
certi eccessi statunitensi.
Arriva il piatto forte, quello per
cui mi sono avvicinato questa antologia: l’episodio italiano disegnato
nientemeno che da Paolo Bacilieri e ambientato nella Bologna del 1977. Ai testi
Enrico Brizzi, ai colori Vincenzo Filosa. Sospeso tra cronistoria e apologo
anche questo, non mi ha per nulla catturato (e anche Bacilieri non mi è
sembrato a suo agio nel formato comic
book), fino al geniale colpo di scena finale che ha rilanciato il tutto alla
grande. Non so quanti lettori statunitensi avranno colto tutte le citazioni,
peggio per loro.
Si passa poi al Brasile, e qua le
citazioni (se ci sono) non le ho capite io. L’Arkham Asylum apre una filiale vicino
a Barbacena, sede di una «Città dei Matti». L’arrivo di Joker viene salutato
con un trionfo di folla festante, perché i brasiliani sono fatti così. Saputo
di un orribile eccidio di Stato (reale o presunto non saprei) Joker scappa ma
si consegna volentieri a Batman per tornare alla rassicurante “normalità” di
Gotham. Felipe Castilho lancia lo stesso messaggio di Rubín: vivo in un Paese
di merda. Qui almeno un po’ di trama c’è, ma i disegni di Tainan Rocha
(colorato da Mariane Gusmão) sono del tutto inadatti a una storia tragica
dall’impronta almeno in parte realistica.
L’episodio messicano è uno di
quelli che mi hanno convinto di più, ma da qui in poi è stato un florilegio di
piccoli gioielli. Mostra un elemento caratteristico ma riconoscibile del Paese (i
luchadores) senza banalizzarlo, la trama è ben costruita e non è solo uno spot
turistico e poi si tratta effettivamente di una storia “di” Joker, in cui è
effettivamente lui sotto i riflettori senza andare alla ricerca di elementi
esterni per giustificare la sua presenza nel volume. L’unico rammarico è che il
soggetto di Alvaro Fong Varela (anche lui una figura esterna ai fumetti)
avrebbe potuto essere utilizzato per costruirci sopra una miniserie. I disegni
di Oscar Pinto che mckeaneggia con il computer non sono forse i più ispirati
dell’antologia, ma rispetto ad altri si fanno apprezzare.

Neanche i cechi Štĕpán Kopřiva e
Michal Suchánek sono precipuamente autori di fumetti. La loro storia è
fantastica, per me la migliore: a Praga si stanno tenendo delle audizioni per
decidere chi sarà il Joker ceco – non so se sia una cosa inventata sul momento
o già esistente nella continuity,
forse l’idea è ripresa dall’episodio brasiliano. Sfilano dialoghi folgoranti e
commenti divertenti sugli stereotipi cechi. Bel finale e disegni decisamente
più digeribili rispetto ad altri, anzi piuttosto buoni pur senza essere
spettacolari.
Anche quella turca è un’ottima
prova: ambientata al crepuscolo dell’Impero Ottomano alla fine del XIX secolo
mette in scena un proto-Joker locale con un piano per contrastare i civilizzati
invasori infedeli. Eventuali rivalse nazionaliste sono stemperate dall’ironia,
dall’introduzione di un’affascinante variante di Batman e dal fatto che in
fondo la Storia andò proprio così. I disegni di Ethem Onur Bilgiç sono molto
belli, i più realistici tra tutti quelli dell’antologia. Lo sceneggiatore Metin
Akdülger è l’ennesimo attore prestato al fumetto.
Ottimo lavoro anche dai
Sudcoreani Inpyo Geon e Jaekwnag Park (dal ricco e pastoso stile quasi
franco-belga): riprendendo forse un’idea dall’episodio brasiliano, a cui
potrebbe essersi ispirato anche quello ceco, un detective della polizia locale
deve vedersela con degli imitatori di Joker fino al drammatico e sorprendente
finale/non finale.
Altro bellissimo episodio è
quello argentino, in cui un giovane ultrà abituato sin da bambino alla violenza
diventa il capo del suo club di hooligan proprio ispirandosi a Joker. La storia
di Matías Timarchi è cruda e violenta e, non fosse per il vago elemento
supereroistico, non avrebbe sfigurato a suo tempo su L’Eternauta o Metal Hurlant
o Alter. I disegni di Germán Peralta
sono magnifici, se ha usato il computer invece degli acquerelli ha saputo
fingerli molto bene. Purtroppo non ho trovato traccia di ispirazione ai grandi
Mastri delle historietas, c’è solo l’omaggio a Ruben Meriggi cui è stato
intitolato uno stadio. Ma ribadisco che i disegni sono meravigliosi pur se
non ricordano Zanotto o Mandrafina o Breccia.

Anche nell’episodio camerunense
il protagonista non è Joker (non direttamente) ma un suo fan/imitatore, un
pagliaccio stufo delle umiliazioni che un libro libera dalle inibizioni.
Vagamente interessante, questo fumetto confezionato da Zebra Comics (nella
fattispecie Ejob Gaius, Bertrand Mbozo’o Zeh ed E. N. Ejob) non regge il
confronto con molti degli altri qui raccolti, soprattutto per quel che riguarda
la parte grafica.
Tomasz Kołodziejczak si inventa
un gruppo di supereroi polacchi di cui il corrispettivo locale di Batman
impedisce a Joker (che finalmente torna in scena in un volume che porta il suo
nome nel titolo) di rubare un quadro dedicato a un buffone di corte di rara
saggezza, unico a intuire il declino del suo Paese nel XVI secolo. Peccato che
la storia non sia stata sviluppata ulteriormente, e soprattutto che il
disegnatore Jacek Michalski abbia adottato uno stile molto caricaturale, un po’
sulla scia di Rand Holmes o degli illustratori di Mad.
Si finisce in bruttezza con un
manga di Satoshi Miyagawa e Keisoku Gotou, addirittura montato secondo il senso
di lettura giapponese. Joker deve vedersela con un Batman tornato neonato (!),
ma sembra solo l’abbozzo di una storia ridicola che non rimpiangerei affatto se
non venisse mai realizzata.
A rileggere quello che avevo
scritto della precedente antologia mi pare che questa dedicata a Joker sia mediamente migliore. Non a caso il
personaggio titolare compare raramente o comunque in versioni molto diverse.