Seconda uscita di Paperi dei fratelli Rincione. Per come
la vedo io, rispetto al primo
la qualità è in crescendo. La storia del doppelganger
di Paperino è narrata ancora una volta in prima persona e con un tono desolato,
ma stavolta non gira a vuoto su se stessa e per quanto non ci sia propriamente una
trama da disvelare necessita comunque di un certo lavoro di interpretazione da
parte del lettore per capire quale sia il segreto di PaperPaolo.
Costui è uno dei paperi attori
che devono intrattenere il pubblico con storie positive e ottimiste (“recita”
in Tre Monelli e un Capitano, di cui
vediamo dei begli estratti realizzati da Luciop) del tutto in contrasto con la
loro vera natura. A differenza di PaperUgo la sua frustrazione non si tramuta
in depressione ma in una rabbia sorda che, oltre a sfogarsi sulla guest star Calimero, lo spinge verso
pulsioni sessuali esecrabili a cui forse ha già dato sfogo tra le pareti
domestiche.
In questo episodio lo sguardo si
posa nuovamente anche sul sistema produttivo che spinge i paperi a interpretare
nei fumetti dei ruoli in cui simulano delle personalità e un’allegria che non
hanno. Può darsi che si tratti solo di un caso, ma magari in futuro si rivelerà
un aspetto importante della trama generale. In questo numero si vede inoltre
come quello di Paperi sia un universo
condiviso in cui PaperUgo passeggia per strada mentre PaperPaolo guida l’auto:
un tocco di continuity che
restituisce al lettore una sensazione di familiarità e quindi aggiunge piacere
alla lettura.
Graficamente paperPaolo offre come l’episodio precedente un melange di pittura digitale (si dice così?) e ritocchi fotografici,
molto riuscito.
Resto a bordo curioso di vedere
come sarà il prossimo.
