Visualizzazione post con etichetta André Juillard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta André Juillard. Mostra tutti i post

martedì 10 dicembre 2024

Blake e Mortimer 30: Firmato Olrik


Fa una certa impressione pensare che questo non sarà solo l’ultimo episodio della saga a essere disegnato da André Juillard, ma proprio il suo ultimo fumetto. Ma bando alla malinconia.

Nonostante il titolo, Olrik non è il protagonista di questo volume ma come al solito ha il ruolo dell’arcinemico del duo. Peccato, perché come credo di aver già detto da qualche parte per me il vero eroe della serie è lui: lo sconfiggono, lo usano come cavia, gli fanno il lavaggio del cervello ma non si arrende mai e torna sempre sulla scena. Stavolta è in prigione tormentato da incubi forse presaghi della sua prossima esecuzione, quando per i tagli del budget delle galere inglesi deve condividere la cella con due tizi che fanno parte del Free Cornwall Group, organizzazione terroristica per l’indipendenza della Cornovaglia che da innocui atti dimostrativi sta passando ad attentati veri e propri.

Allertata la sicurezza nazionale, Blake viene inviato a indagare sul posto proprio mentre Mortimer vi dovrà giungere per presentare la sua nuova invenzione: un escavatore sotterraneo in grado di perforare qualsiasi tipo di roccia (la Cornovaglia ha un’antica tradizione mineraria risalente a due millenni prima di Cristo) che, a quanto è trapelato alla stampa, ha dei comandi molto simili all’Espadon.

La casualità è in effetti il motore principale di questo episodio. Non solo i due terroristi si lasciano sfuggire i piani degli indipendentisti in presenza del loro compagno di cella nonostante si siano raccomandati di non farlo, ma guarda caso una delle poche persone al mondo che sa guidare un Espadon (quindi in teoria anche la “Talpa” di Mortimer) è proprio Olrik. E così anche lui sarà cooptato dal “Grande Druido” che vuole ritrovare la mitica Avalon dove riposerebbero i resti di Re Artù col suo favoleggiato tesoro, ritrovamento che ringalluzzirebbe i conterranei ancora indecisi se unirsi o no al suo movimento. E, sempre guarda caso, la metà perduta delle indicazioni su come rintracciare Avalon viene rinvenuta fortuitamente proprio quando i protagonisti entrano in azione.

Firmato Olrik è un episodio di stampo spionistico e investigativo con qualche vaga spruzzata fantasy, giustificata però scientificamente se l’iridio di cui era composta Excalibur è realmente il metallo più resistente del mondo. La “spiegazione” di come Olrik si salvi la pellaccia è invece del tutto inverosimile, ma magari è stata solo una sua boutade canzonatoria all’indirizzo dei due protagonisti titolari – eh, sì: anche se i riflettori non sono del tutto puntati su di lui, alla fine avrà la sua bella soddisfazione.

Peccato però che l’identità segreta del Grande Druido non mi abbia riservato alcuna sorpresa nonostante le false piste (un certo armadio non avrebbe dovuto essere così spalancato) e che la “Talpa” sia un po’ troppo fantascientifica – poi magari negli anni ’50 era possibile munire un mezzo già incredibile di suo di tutti quei gadget, ma l’impressione che mi ha trasmesso è questa.

Con questo episodio Yves Sente ha voluto probabilmente anche riallacciarsi un po’ all’attualità. Basandosi sicuramente su dati storici, ha infatti trattato il fenomeno dello spopolamento della Cornovaglia a seguito dei lutti di guerra e dell’emigrazione verso le grandi città, cosa che determinò la necessità di ripopolare la zona con lavoratori stranieri presi dalle colonie: politica osteggiata da parecchi abitanti che però a quanto pare si guardavano bene dall’andare a lavorare nelle miniere.

Il processo di “juillardizzazione” dei disegni è continuato e la falsariga di Jacobs si vede ormai quasi esclusivamente nei volti dei tre protagonisti. La vedova di Juillard citava negli ultimi CaseMate gli interventi digitali concordati con il disegnatore per sopperire alle difficoltà nel disegno che la malattia gli aveva imposto per la copertina e le ultime tavole. Io non me ne sono assolutamente accorto e la qualità grafica si è mantenuta altissima, evidenziata anche dai colori di Madeleine Demille che avrebbero meritato di essere stampati su carta patinata per essere valorizzati a dovere.

Della produzione di Sente e Juillard io continuo a preferire il dittico dei Sarcofagi del Sesto Continente, ma pur con le particolarità che ho evidenziato sopra questo episodio è per me uno dei migliori. Considerando le derive di certa altra produzione recente questo potrebbe essere il volume giusto per congedarsi dalla serie.

giovedì 23 marzo 2023

Le 7 Vite dello Sparviero Terzo Ciclo 2 - ...che mondo è mai questo?

Nonostante gli otto di anni di distanza dalla loro realizzazione questo secondo episodio del Terzo Ciclo è in continuità col precedente, ma è abbastanza leggibile a sé. Lo spunto di partenza è lo stesso, ovvero Ariane de Troïl vuole ritrovare uno dei suoi figli, stavolta quello che ha avuto da re Luigi XIII, cioè Jean-Baptiste Poquelin cioè Molière cioè Le Fou du Roi. Ma il tono e l’ambientazione cambiano un po’, perché Patrick Cothias ha deciso di intrecciare le vicende di fantasia dei suoi personaggi con eventi storici ben precisi e dettagliati. Cosa che ha sempre fatto, ma che qui ho notato con maggiore evidenza.

Ariane è ancora il bersaglio del visconte di Roquefeuille e, volente o nolente, è diventata una pedina di “Monsieur” Gastone d’Orleans, fratello del Re. Ciò la porta a raggiungere Luigi XIII nel campo di battaglia a Narbona dove il sovrano sta mettendo in atto i suoi propositi (riassunti nell’incipit) di estendere il potere della Francia ai Pirenei e oltre. Nel frattempo Bello cerca di carpire informazioni al cardinale Richelieu e al suo fido Mazarino mentre Gabriel de Troïl cercherà di intercedere nientemeno che con la vecchia regina in esilio a Colonia. E così apprenderanno (o saranno burattini) di un complotto teso a screditare Richelieu che dal canto suo ne ordisce altri per riguadagnare il favore della Corona. Materiale che per un lettore francese è probabilmente pane quotidiano avendolo studiato a scuola, ma di cui confesso che io non ho colto tutte le sfumature.

Il nocciolo della questione comunque è un equivoco sull’identità del figlio di Ariane, un classico esempio di “suspense” contrapposta a “sorpresa” per come le intendeva Hitchcock: il fruitore di un’opera possiede delle informazioni maggiori rispetto a quelle che hanno i personaggi e la tensione è data dall’attesa del momento in cui la rivelazione coinvolgerà anche i protagonisti. Solo che questa rivelazione qui non avviene, sostituita da un drammatico climax che rimette in gioco tutto. In compenso vengono rievocate le sequenze che (immagino) sono alla base dello scambio di persona, e che come al solito sono perfettamente comprensibili ma rimandano a chissà quale altro volume di chissà quale altra serie… Ovviamente qui l’aggancio è principalmente con Le Fou du Roi, però credo che tutto il discorso sui bambini scambiati nella culla (di cui non ho memoria) rimandi invece a La Masque de Fer. Scartabellando nella mia collezione di volumi originali ho invece visto che un altro evento a cui si fa ossessivamente riferimento in questo episodio è narrato nel nono capitolo di Masquerouge. Un “dettaglio” che risale a oltre vent’anni fa. Ma non mancano nemmeno rimandi a Plume aux Vents e (credo) a Coeur Brûlé.

…che mondo è mai questo? è un bel volume che tiene avvinto il lettore preparando il campo per quella rivelazione finale che poi non ci sarà. Al suo posto, dopo tanto ciarlare (a proposito: Bello fa un figurone come sempre), un finale mozzafiato affidato praticamente solo ai disegni: un esempio meraviglioso dell’arte e dell’abilità di Juillard, che mi ha fatto ricordare le sequenze migliori delle Sette Vite. Ma una volta eliminata la falsa pista dal quadro generale, Ariane dovrà andare alla ricerca del suo vero figlio nei prossimi volumi.

Nonostante l’episodio duri le canoniche 46 tavole ci sono come nel volume precedente delle pagine in più, stavolta riempite con gli splendidi schizzi di Juillard. Il disegnatore parrebbe aver abbandonato la saga che sarà continuata da un altro disegnatore (che “simpatica” la dedica di Cothias al suo vecchio sodale nello scorso volume…). Più che la qualità della parte grafica temo per la ripresa di un’idea balzana dello sceneggiatore che sarebbe stata la pietra dello scandalo tra lui e Juillard. Vedremo.

martedì 21 marzo 2023

Le 7 Vite dello Sparviero Terzo Ciclo 1: Quindici anni dopo

Ho approfittato del disguido che mi ha impedito di leggere subito questo volume per ripassare il quarto di Plume aux Vents e l’ho trovato pessimo come ricordavo, con una sceneggiatura squilibrata e varie sequenze bizzarre se non proprio ridicole. Dopo la lettura di Les Eaux de Mortelune mi approccio alle storie di Cothias con ancor più circospezione: sarà anche stavolta tutto fumo e niente arrosto? Farà di nuovo le sue battutine sceme? Perpetuerà le sue trame all’infinito senza mai arrivare a una conclusione?

Pur allertato da questi pensieri l’impatto iniziale di Quindici anni dopo non è stato molto promettente, coi suoi duelli accompagnati dalle perle di saggezza di Bello, nativo irochese, che sciorinava la sua cultura sulla giurisprudenza e la politica della Francia del XVII secolo. Ma per fortuna la trama si è incanalata sin da subito in una direzione netta e precisa e lo stile di scrittura si è fatto più solido. Tanto che a posteriori le uscite di Bello mi sono sembrate quello che dovevano essere, cioè divertenti.

Quindi anni dopo non è solo un omaggio/storpiatura a Dumas (di cui compariranno alcuni moschettieri, come già successo in passato) ma è anche il nocciolo della vicenda, che ruota attorno alla ricerca di Ariane della figlia Ninon fortunatamente sopravvissuta appunto quindici anni prima, all’inizio di Plume aux Vents. Insieme a Bello e al fido Germain la protagonista indaga sul destino della bambina mentre il visconte di Roquefeuille, protetto da Gastone d’Orleans fratello del re, le mette i bastoni fra le ruote. Nel frattempo Gabriel de Troïl rinuncia al suo proposito di seppellirsi nella cripta di famiglia spinto da Leonardo Lingua-Agile e dalle esigenze del copione, riunendosi così alla compagnia. Non mancherà un momentaneo lieto fine, anche se ad attendere Ariane saranno nuove violenze.

La vicenda è appassionante e documentatissima, con personaggi realmente esistiti che recitano insieme ai nostri beniamini di fantasia. Assolutamente apprezzabile è poi il fatto che si tratta di uno one-shot (averlo saputo prima mi sarei letto direttamente il secondo senza aspettare questo). Purtroppo, però, Quindici anni dopo paga lo scotto di essere parte di un disegno più grande. Molto, molto più grande. Magari il lettore occasionale non se ne sarà avveduto, così come la lettura de Il Giullare del Re poteva passare all’epoca per autotrofa su Skorpio, ma il volume è zeppo di rimandi agli altri spin-off delle Sette Vite, ovviamente Ninon Sècrete in testa. Saperlo mi ha fatto un brutto effetto, come se al disegno generale mi mancasse qualche tassello, il che è esattamente la verità. Dirò di più: il fatto che Ninon venga mostrata sempre di spalle tranne che nella penultima pagina mi ha dato l’impressione che questa scelta fosse un’autocensura preventiva degli autori, essendo la sua serie © Glènat mentre da Plume aux Vents in poi Ariane e soci si sono accasati presso Dargaud. Ovviamente non può essere così, essendo Ninon de Lenclos un personaggio storico su cui (credo) nessuno possa mettere un trademark, però non è stata una bella sensazione. Un po’ come leggere Betelgeuse di Leo senza aver prima letto Aldebaran: certo, la storia si capisce, ma (dannazione!) si intuisce anche che c’è qualcosa di pregresso senza cui certe sfumature e certi passaggi potrebbero non essere stati colti completamente… Con in aggiunta l’amara consapevolezza che in Italia probabilmente non vedremo mai Ninon Sècrete, per quanto mi pare sia una delle serie migliori nate a seguito delle Sette Vite.

Ah, anche qui ci sono accenni al fatto che i protagonisti sembrano non invecchiare, mais glissons.

A differenza dei volumi editi dalla Lizard ho notato un lessico che fa il verso all’argot francese dell’epoca, forse sin dall’origine è sempre stato così e solo oggi si è optato per una traduzione più fedele.

Ma chi se ne frega dei testi, alla fine. I disegni e i colori di André Juillard sono semplicemente stupendi, una vera gioia per gli occhi. L’esperienza su Blake & Mortimer si manifesta con una maniera più sintetica di disegnare i nasi dei personaggi in secondo piano, nulla che tolga alcunché al valore delle sue vignette. Che a volte addirittura commuovono per la scrupolosissima fedeltà alla documentazione storica e per la pazienza con cui ha dipinto i fiocchi di neve.

Caso praticamente unico a quel che ne so (non ne ricordo altri nella saga delle Sette Vite, ma d’altronde non ho che una parte delle decine di volumi che costituiscono l’epopea), Quindici anni dopo non dura le canoniche 46 tavole ma 52.

E adesso sotto col secondo volume!

domenica 5 gennaio 2020

Historica 87: Mezek - La nascita di Israele

Dopo solo due mesi dal precedente, Historica presenta un nuovo fumetto a firma Yann-Juillard. Una scelta tanta più gradita tanto più che questo Mezek è migliore del pur gradevole Doppio 7.
La nascita dello stato di Israele nel 1948 venne salutata con attacchi feroci da tutto il Medio Oriente. Per potersi difendere gli israeliani dovettero improvvisare un’aviazione costituita da tutte le ferraglie che potevano raggranellare e portare clandestinamente in patria (era in corso un embargo cui solo la Cecoslovacchia non aderiva), mentre i piloti erano un misto di volontari ebrei e mercenari di varia provenienza. Björn è uno di loro, uno svedese abilissimo a pilotare i “Mezek”, nomignolo dato ai Messerschmitt modificati che avevano l’antipatica tendenza a capottarsi in fase di atterraggio!
La storia si sviluppa placidamente costruendo l’ambientazione della vicenda e ricapitolando i fatti e i personaggi salienti con molta naturalezza, senza dare l’impressione che si tratti di freddo infodumping. Tra parentesi, l’introduzione di Sergio Brancato è preziosissima per approfondire certi dettagli a cui Yann accenna solamente. Vengono fatti sfilare i vari deuteragonisti (tra cui una pilota donna realmente esistita e ancora vivente) e si evoca l’atmosfera tesissima della vita al campo d’aviazione: i mercenari goy sono malvisti in quanto appunto mercenari, mentre conflitti interni mettono a rischio l’esistenza stessa dello stato di Israele appena nato.
Oltre alle missioni aeree Björn si dà da fare anche e soprattutto con le varie donne che gli girano attorno e a circa due terzi del volume avviene una rivelazione inaspettata, un colpo di scena a cui ne seguiranno a raffica altri (con cui oltretutto Yann giustifica magistralmente certe situazioni secondarie poco chiare o alcuni particolari introdotti in precedenza con sapiente noncuranza) mentre la storia troverà il suo culmine con l’attacco alla Antinea, una nave presa in ostaggio dall’Irgun, un gruppo dissidente ebreo.
Mezek è insomma appassionante e originale, molto ben equilibrato tra scrupolosa ricostruzione storica e affabulazione drammatica. C’è poi parecchia azione, quindi il disincantato cinismo che spesso affiora dai dialoghi di Yann (e che a volte può risultare fuori luogo) è tenuto a bada. Nella postfazione lo sceneggiatore racconta la lunga e tormentata genesi del progetto, rivelando che Juillard avrebbe preferito giocare a carte scoperte col lettore rinunciando quindi a molti colpi di scena. Yann dice di aver invece preferito il proprio approccio «popolare» e «maggiormente ingenuo» e credo che in definitiva il risultato gli dia ragione.
André Juillard disegna da par suo: le sue tavole sono spettacolari, eleganti, espressive e dinamiche. Persino le scene dei combattimenti aerei mi sono piaciute, probabilmente grazie alla sua maestria nel dirigerle. Unico appunto che inizialmente mi sentivo di muovergli è che il protagonista è un po’ troppo freddo e impassibile. Ma tutto sommato è svedese, pensavo, può starci. Invece la sua storia è più complessa e il suo distacco ha un’altra origine – inoltre nell’appendice Juillard spiega anche come non voglia mai caricare troppo le espressioni, perché deve essere il testo a sottolineare le emozioni dei personaggi.
In calce al fumetto (il più breve mai pubblicato su Historica: 60 tavole) c’è infatti un’ampia appendice con la postfazione di Yann e soprattutto moltissimi studi preparatori di Juillard commentati dal disegnatore stesso.
Unico appunto all’edizione Mondadori (oltre a qualche incertezza tra Ben-Gurion e Ben Gourion e tra Palmach e Palmech) è la scelta della copertina, che mette in evidenza come immagine principale uno schizzo a colori di Juillard e non una vera illustrazione finita.
Il mio 2020 fumettistico è iniziato nel migliore dei modi.

domenica 10 novembre 2019

Historica 85 - La Guerra di Spagna: Doppio 7

Interrompo momentaneamente il flusso di materiale da Lucca 2019 per la necessità di stare sul pezzo e parlare in tempo quanto più possibile reale delle nuove uscite. Anche se poi questo nuovo volume di Historica è uscito solo ieri, per quanto datato 1 novembre. E c’entra (o meglio c’entrerebbe) anche con Lucca, visto che Juillard è stato per me il grande assente della kermesse 2019, per quanto la concomitanza con l’uscita di questo volume fosse la situazione ideale per invitarlo… possibile che una casa editrice come Mondadori non abbia la forza e l’interesse per ospitarlo? Che delusione…
Doppio 7 potrebbe sembrare l’ennesima storia bellica aviatoria. Per fortuna non è così. la vicenda si svolge durante le prime battute della Guerra Civile Spagnola e ha per protagonisti tre piloti molto legati tra loro che fanno comunella arrivando anche a spennare a poker (barando) gli altri piloti. Si tratta dello statunitense Frank “Ajax” Tinkbaum, del francese Jean Dary e soprattutto del russo Roman, su cui verrà maggiormente puntata l’attenzione. Yann crea con grande dettaglio, e forse un po’ troppo infodump, il clima di quei giorni drammatici e mostra la variegata fauna umana che formava il fronte repubblicano, non lesinando sulle brutture che si verificavano anche da quelle parti – anzi, forse sottolineandole un po’ troppo.
Le sorti dei tre, soprattutto quella di Roman con cui avrà una relazione, si intrecciano con quella di Lulia Montago, leader delle Mujeres Libres e figlia di una figura chiave dell’anarchismo spagnolo. Difficile dire se sia esistita davvero, perché Sergio Brancato nell’introduzione preferisce dilungarsi tra spoiler e rimandi cinematografici e letterari, quando sarebbe stato più utile per chiarire lo snodo centrale della trama approfondire le direttive staliniste che portarono alla frattura con gli anarchici
Doppio 7 è caratterizzato dal tipico cinismo sarcastico di Yann, c’è un po’ d’azione e ovviamente la ricostruzione della Spagna del 1936 è rigorosissima. Gli scontri aerei ci sono, ma per fortuna sono pochi e resi in maniera spettacolare ma chiarissima dal maestro Juillard.
Oltre alla necessità di riassumere le situazioni creando dei dialoghi un po’ artefatti, lo sceneggiatore ha anche il vezzo di mettere in bocca ai suoi personaggi delle esclamazioni nazionali non tradotte (ma veramente “coño” si può declinare anche al femminile?): può darsi che sia anche un sistema per far capire subito chi è che parla, ma l’effetto è comunque un po’ demodé. Va poi detto che la ricchezza di situazioni e personaggi avrebbe meritato uno sviluppo più articolato, magari su due volumi invece che uno o anche solo aumentando la foliazione (già abbastanza generosa: 64 tavole). Anche perché le sequenze finali non sono poi così incisive avendo avuto materialmente poco spazio per affezionarci ai personaggi. Inoltre il finale ambientato nel presente, con una vaga deriva sovrannaturale, si stacca un po’ troppo dal resto.
Mi rendo conto che messa giù così possa sembrare che Doppio 7 non mi abbia soddisfatto a livello di testi, ma in realtà è un fumetto piacevole e appassionante. Solo che la sceneggiatura, pur buona, non è al livello dei disegni del divino Juillard.
Come dicevo sopra, le tavole a fumetti sono 64: probabilmente il record del fumetto più corto per la collana Historica. Chiaramente 12,99 euro è ancora un prezzo vantaggiosissimo considerando oltretutto che si tratta di un’uscita recente anche in Francia; cionondimeno non so come la prenderanno gli acquirenti che oltre a Historica non conoscono la BéDé. In appendice c’è comunque una cospicua sezione di schizzi e prove di Juillard per raggiungere le 96 pagine della foliazione canonica. Curioso notare come i riferimenti al numero della tavola o della vignetta non corrispondano mai con il risultato finito.
L’aspetto più smilzo di questo volume può comunque avere i suoi vantaggi. Ad esempio il mio edicolante, anche a causa del dorso scuro, lo ha scambiato per un Historica Biografie e me lo ha venduto a 8,99 euro.

venerdì 17 febbraio 2017

Blake e Mortimer 24: Il Testamento di William S.

Finalmente sono riuscito a mettere le mani sull’ultimo volume di Blake e Mortimer. L’attesa è valsa la pena, perché è davvero molto bello.
L’inizio è strepitoso e, nonostante sembri apparentemente slegato dal resto, fornisce un bell’incipit.
Blake e Mortimer si trovano coinvolti nella disputa tra Oxfordiani e Stratfordiani, una querelle che vede contrapposti i sostenitori della teoria che Shakespeare non fosse mai esistito e quanti invece suffragano la tesi contraria. Questa disputa non è solo intellettuale e letteraria ma nel corso del tempo ha assunto contorni sin troppo tangibili e prosaici visto che fino al 1858 le due fazioni arrivavano persino a sfidarsi a duello ammazzando a vicenda i rispettivi appartenenti!
Nel fatidico 30 agosto di quell’anno Lord Lupus Sandfield, esasperato dalle morti insensate di suoi amici appartenenti all’una e all’altra fazione, propose un accordo per cui avrebbe versato 100.000 sterline nelle casse della confraternita che avrebbe dimostrato in maniera inoppugnabile la propria teoria, a patto che per un secolo cessassero le sfide e i duelli. Il Testamento di William S. si svolge a partire dal 29 agosto 1958, quindi il tempo incalza e bisogna risolvere il mistero entro il 1 settembre, proprio mentre è in corso uno sciopero dei controllori di volo.
Nel periodo in cui si svolge questo episodio ci sono quindi tre poteri in gioco: gli Oxfordiani, gli Stratfordiani e gli eredi di Sandfield, che teoricamente sarebbero tenuti a rispettare la consegna del loro antenato qualora emergessero prove evidenti a sostegno di una tesi o dell’altra, ma che potrebbero anche non gradire di partecipare al gioco, visto che nel corso di cento anni la somma originaria è diventata una cifra da capogiro…
Qualcuno ha messo alle calcagna di Mortimer i suoi sgherri, e non è detto che qualcuno delle altre fazioni non stia agendo per conto proprio.
Nel frattempo a Venezia, guarda caso, viene scoperta in un palazzo una camera segreta che contiene il primo indizio per arrivare al bandolo della matassa.
Il tutto mentre a Londra dei Teddy Boys (chiamati semplicemente Teddys) derubano la bella società che si avventura a piedi a Hyde Park, guidati da un misterioso individuo piuttosto dandy con il vezzo dei bastoni da passeggio con la testa di animali.
La vicenda è insomma bella complicata, con molti personaggi in azione e più di un enigma da risolvere: shakespeariana, appunto! Il ritmo frenetico e appassionante è sicuramente un grande pregio di questo volume, oltre al lavoro titanico di documentazione a cui si è sottoposto Yves Sente. Apprendo che nel 1958 esistevano già le macchine fotocopiatrici, di cui viene mostrato un esemplare raffigurata con la certosina cura che solo la BéDé può garantire.
Tutti i personaggi (e ce ne sono tanti) sono ben caratterizzati, interviene anche un Olrik in gran spolvero (ancorché confinato in carcere) e ci sono citazioni a non finire (la tizia con l’abito di Mondrian è un omaggio a Peggy Guggenheim, giusto?). Non mancano nemmeno spunti umoristici, o almeno ironici, come il biglietto lasciato all’Arena di Verona da Mortimer per canzonare i suoi inseguitori.
Ciò detto, la parte grafica è addirittura migliore di quella scritta. I disegni di Juillard sono splendidi come al solito (e anche lui riempie le sue vignette di citazioni) ma soprattutto sta continuando con successo la sua opera di “juillardizzazione” di Blake e Mortimer, per cui lo stile di riferimento di Edgar Pierre Jacobs si fa sempre meno costrittivo in favore di un maggiore realismo e di un segno più modulato e tratteggiato. I volti continuano a essere raffigurati in maniera più stilizzata, ma si tratta dell’ultimo tributo allo stile di Jacobs, che comunque di stili ne aveva praticamente uno a episodio. In questa avventura compaiono diverse donne e Juillard è riuscito a personalizzarle alla perfezione senza ricorrere alla caricatura.
Probabilmente Il Testamento di William S. verrà considerato un episodio minore nel corpus della serie (non c’è nessun complotto catastrofico, i protagonisti vi si trovano invischiati praticamente per caso, certe sequenze sono un po’ pilotate per far procedere la trama nella direzione voluta, l’immagine di Mortimer viene un po’ intaccata visto che si dimentica che in Italia si guida a destra e ammette di non sapere il Latino), ma io non sono riuscito a staccare gli occhi dalle pagine e non vedevo l’ora di arrivare alla conclusione del mistero.
L’edizione italiana a cura di Alessandro Editore presenta molti più refusi del solito, ma vista la qualità del fumetto si perdonano facilmente.

giovedì 6 agosto 2015

Blake e Mortimer: L'Avventura Immobile


Acquisto e leggo con un certo ritardo (ma d’altra parte pure Alessandro Editore lo ha presentato in Italia 15 anni dopo l’uscita francese) questo gioiellino da collezione apparso in origine nella collana Le Dernier Chapitre, serie di libricini illustrati in cui Didier Convard e André Juillard omaggiano gli eroi della BéDé facendo vivere loro un’ultima avventura.

Non si tratta di un fumetto ma di un breve (molto breve) romanzo epistolare che ci fa vedere Francis Blake e Philip Mortimer in vecchiaia e riallaccia alcuni fili della classica avventura Il Segreto della Grande Piramide.
Coerentemente con il titolo, L’Avventura Immobile propone poca azione, almeno nel mondo reale, mentre il fulcro della vicenda (indagini a parte) si svolge in un universo onirico condiviso dai due protagonisti.
Al netto dei fantastici acquerelli di Juillard il libro si fa apprezzare principalmente per il simpatico omaggio a Jacobs, spacciato per “biografo ufficiale” dei due, e per un colpo di scena finale non proprio eclatante ma gradevole.
Pur non trattandosi di un fumetto l’accostamento di testo e disegni è molto felice e a suo modo rende dinamica la narrazione. Unica eccezione, i di disegni dopo la lettera del 17 dicembre mi sono sembrati fuori contesto ma chi se ne frega, Juillard sera toujours Juillard.
Ovviamente data la natura dell’operazione l’aspetto narrativo passa in cavalleria rispetto al suo valore collezionistico ma secondo me questo bell’oggettino potrà essere apprezzato anche da chi non è strettamente un filologo della serie.

giovedì 12 marzo 2015

Blake & Mortimer 23: Il Bastone di Plutarco



In almeno un’occasione Aldo Busi ribattè a chi lo criticava che se lo si accusa di scrivere col culo gli si fa in realtà un complimento, perché la gente normale usa il culo solo per cagare e avere le emorroidi mentre lui sa impiegarlo anche in altra maniera.
Ecco: a scanso di equivoci, se dico che Alessandro Editore distribuisce i suoi volumi col culo non voglio assolutamente fargli un complimento. Dai, sul serio, l’ultimo Blake & Mortimer doveva essere la strenna natalizia e io l’ho trovato solo la settimana scorsa! E quel benedetto Matteo 3 alla fine ho dovuto cedere e comprarlo online visto che nelle fumetterie (in quelle che frequento io, almeno) non c’è stato verso che arrivasse, ammesso che arrivasse, prima del 2015 – e ufficialmente era disponibile dal 18 giugno scorso!
Sicuramente Alessandro avrà le sue ottime ragioni per lavorare in questa maniera e privilegiare il suo store virtuale e solo pochi altri canali scelti, ma è desolante vedere che praticamente l’unico editore che ormai pubblica BéDé in Italia come dio comanda stia quasi battendo in ritirata, pur con prodotti come Blueberry e autori come Juan Gimenez in catalogo.
Fine della predica, veniamo a questo nuovo Blake & Mortimer.
La storia è ambientata quasi interamente nel 1944 in piena Seconda Guerra Mondiale, il che ci permette di scoprire alcuni retroscena della carriera militare di Francis Blake. Nel corso della prima ventina di pagine la trama, nonostante una bellissima e avvincente sequenza di combattimento aereo, approfondisce con grande scrupolo documentaristico il lavoro di controspionaggio svolto dall’esercito britannico (non che io sia un esperto, ma ho visto The Imitation Game che non è tanto) e quando finalmente interviene l’elemento fantastico, o per meglio dire quello fittizio immaginato da Pierre Jacobs, ho percepito uno stacco nettissimo. Così come la citazione dell’Impero Giallo nello scacchiere delle nazioni in guerra non può che far risaltare al lettore la distanza tra la fantasia e la cruda realtà – tutto sommato Jacobs lavorava al primo episodio della serie pochissimi anni dopo quelli in cui si svolge questa vicenda.
Il Bastone di Plutarco è appunto un vero e proprio prequel del primo episodio della saga, Il Segreto dell’Espadon, in cui vengono rivelati dettagli sull’ascesa al potere del despota Basam-Damdu e approfonditi tutti i personaggi principali della saga: molto dettagliato e interessante il background di Olrik, non ricordavo invece che Mortimer fosse pure ingegnere oltre che fisico.
Il capitano Francis Blake viene invitato al centro ultrasegreto di Scaw-Fell per lavorare insieme al ritrovato Mortimer (il loro incontro giovanile era stato narrato nel numero 16) proprio al fatidico Espadon, ma nel campo viene rilevata la presenza di qualche spia e i due vengono coinvolti in una missione di controinformazione a Gibilterra. La storia è molto coinvolgente e serrata e ovviamente con il tema spionistico entra in gioco l’elemento whodunnit, che coerentemente con il resto della saga di Blake e Mortimer ha il difetto di risolversi con la rivelazione che il colpevole è il principale sospettato.

Yves Sente ha saputo intrecciare una bella rete di riferimenti agli elementi futuri della saga (molto simpatica la strizzatina d’occhio finale che rimanda al primissimo volume) e si è inventato delle ottime trovate, prima fra tutte quella dei radioindicatori per confondere il nemico. Non ha nemmeno agevolato troppo i suoi protagonisti, perché se è pur vero che Blake e Mortimer hanno avuto qualche botta di culo (il microfono della spia che guarda caso funziona male proprio al momento giusto per essere individuato) si sono dovuti comunque confrontare contro pericoli inaspettati come la contraerea amica poco ricettiva. La storia è avvincente e nonostante l’ambientazione bellica il sense of wonder si mantiene inaspettatamente a livelli alti.
André Juillard, qui coadiuvato da almeno un assistente, è formidabile. Come avevo già intravisto si sta lentamente affrancando dalla linea chiara propriamente detta, che neppure lo stesso Jacobs seguì con costanza, e adesso le pieghe degli abiti e i volti di alcuni personaggi si arricchiscono di occasionali puntini e tratteggi. Stupende anche le sue ombre e le espressioni dei personaggi. Il dinamismo di alcune scene, poi, è inarrivabile.
Scendendo nel dettaglio, le prime due vignette di pagina 37 mostrano la sua maestria nel gestire lo spazio vuoto (e l’aspettativa che si crea) tra una vignetta e l’altra, così come le ultime due di pagina 44 sono un fantastico esempio di mise-en-abîme tra vignette contigue.

L’edizione di Alessandro Editore non è del tutto scevra da errorini e refusi, ma comunque sono bazzecole rispetto a quello che si legge in giro oggigiorno.
Un bel volume che nella mia classifica personale si pone sia sopra al recente L’Onda Septimus che a tutte le stesse prove precedenti di Sente e Juillard eccezion fatta per il dittico de I Sarcofagi del Sesto Continente in cui era preponderante l’aspetto fantascientifico che amo di più. Valeva sicuramente la pena aspettarlo. Anche perché, una volta ordinato in fumetteria, non è che ci siano alternative...

mercoledì 24 aprile 2013

Potevo esimermi?



Certo che l’assenza del colore si fa sentire molto… oltretutto Masquerouge era uno dei fumetti colorati meglio per l’epoca. L’edizione Cosmo contiene comunque un ghiotto bonus: