...non pensavo che ne avessero tratto anche una serie di cartoline.
Visualizzazione post con etichetta Massimo Mattioli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Massimo Mattioli. Mostra tutti i post
giovedì 9 settembre 2021
giovedì 7 novembre 2019
Lo Zoo Pazzo
Il volumone orizzontale raccoglie
(forse non integralmente, come lascerebbe supporre l’«o quasi» del sottotitolo)
le vignette realizzate dal duo Mario Gomboli e Massimo Mattioli per la francese
Pif Gadget e poi transitate anche in
Italia, oltre che persino in Inghilterra come ricorda Castelli
nell’introduzione non nascondendo la sua invidia. Protagonisti sono ovviamente
gli animali, senza alcun personaggio ricorrente ma con un la costante di un
piglio da divulgazione scientifica paradossale. Il meccanismo dell’umorismo non
è fisso, e accanto a gag puramente grafiche ce ne sono altre giocate sulla
sorpresa, sul ribaltamento della prospettiva, sull’esaltazione delle doti vere
o presunte degli animali in oggetto o sui giochi di parole, lasciando ogni
tanto trapelare qualche raro accenno ecologista ma anche gli anni che sono
passati dalla loro prima pubblicazione: non so quante riviste per ragazzi accetterebbero
dell’umorismo su un gatto amputato perché ha imparato cosa vuol dire andare al
lardo. La varietà delle situazioni e dei soggetti ritratti rende insomma la
lettura molto varia e frizzante, a volte piacevolmente spiazzante. Le gag sono
raccolte per nuclei tematici, che però passano inosservati lasciandosi
trasportare dal flusso ininterrotto di freddure, trovate geniali e non-sense.
Gomboli, che aveva ideato la
serie e la pubblicava in appendice a Diabolik,
la disegnò per primo con uno stile molto piacevole, morbido e dettagliato, ma
sicuramente il lavoro di Mattioli si evidenzia per raffinatezza e leggibilità,
oltre che per la sua espressività.
La stampa è buona, anche se è
stata scelta una grafica particolare: quasi ogni pagina, che ricordo essere
orizzontale, ospita tre vignette: due sono riprodotte nel formato originale (o quello
che presumo essere tale) mentre la terza viene ingrandita. Oltre al fatto che
bisogna un po’ farci l’abitudine per non spoilerarsi la terza gag, per forza di
cose sempre in evidenza in basso a destra, il tratto risulta inevitabilmente
ingrandito, e a volte viene il dubbio che nel processo ci perda qualcosa. Ma
non si tratta delle ormai classiche dentellature dovute alla stampa digitale.
Ben più grave è il fatto che il
lettering sia fatto un po’ a mano e un po’ al computer. Quando si è reso
necessario ricorrere al secondo non sempre è stato scelto un font armonioso (e
ne sono stati usati diversi), e comunque lo stacco è troppo netto rispetto a
quello originale di Mattioli. Domenica mattina appena uscito di casa ho
incontrato proprio Mario Gomboli e gli ho chiesto lumi sulla cosa. Mi ha
risposto che laddove possibile è stato mantenuto quello fatto in prima persona
da Massimo Mattioli, ma in molti casi non è stato possibile per la scarsa reperibilità
dei materiali o perché certi testi erano in francese. C’era comunque la volontà
di elaborare un font specifico a partire dal lettering di Mattioli, ma sarebbe
stato troppo lungo da realizzare per poter uscire in tempo per la fiera.
Purtroppo non ho avuto la prontezza di estrarre il registratore per fargli
un’intervista, anche perché mi ha detto delle cose molto interessanti su
Mattioli. Peccato.
lunedì 26 agosto 2019
domenica 19 maggio 2019
Superwest
Unico volume che ho preso tra i
molti che sono usciti nell’ultimo periodo per omaggiare il geniale Massimo Mattioli.
Solo di Superwest non ero sicuro di
avere proprio tutto e in effetti alcune cose sono state inedite in Italia fino a
oggi (o così si evince dalla nota a pagina 2).
Superwest è piacevole sin da «Splat!», l’introduzione di Giorgio Lavagna
che, tra disquisizioni non banali su Postmoderno e Pop, scioglie finalmente un
mio vecchio dubbio: il Lavagna che occasionalmente pubblicava su Cannibale e Frigidaire è proprio lo stesso che poi ha scritto redazionali per i
supereroi Marvel.
Il fumetto in sé è l’esplosione
di follia e nonsense slapstick che
ricordavo. Il protagonista è un animale antropomorfo (un cane? Un topo? Boh)
che ingollando un “qualcosa” come la nocciolina di Superpippo diventa un
supereroe cazzone che risolve, quando risolve, i casi in virtù della sua
violenza. Il tutto filtrato attraverso la sensibilità anni ’80 di quando Superwest fu concepito, quindi un
attacco da parte di misteriosi scanner (i telepati, non le periferiche) provoca
un profluvio di falci e martelli insieme alle lacrime di disperazione. Ma c’è
anche spazio per inserti dipinti, collage e vari altri artifici grafici, tra
cui uno sviluppo più compiuto di quell’esperimento narrativo su tre strisce che
Mattioli aveva impostato su Cannibale
12.
La qualità della riproduzione è
buona ma curiosamente le varie fasi della stampa digitale hanno modificato la
resa rispetto alle pubblicazioni precedenti (almeno di quelle di cui ho potuto
effettuare una verifica): i colori sono meno brillanti, a volte un pochino
spenti e così un vecchio viola diventa un nuovo rosso, il che non sempre è un
male visto che in questa maniera il tratto nero sottostante è più leggibile. Il
giallo squillante delle vecchie edizioni (ripeto: di quelle che ho controllato
io) non segue però questa regola e sembra essere dannatamente difficile da
riprodurre, diventando alcune volte un verdolino e altre volte uno di quei
marroncini innaturali che solo il computer può generare. In alcuni casi i
colori più tenui sono spariti del tutto, al pari di certi effetti sfumati.
A voler guardare le tavole con la lente d’ingrandimento ci si accorge anche di alcune dentellature che un po’ intorbidiscono appena percettibilmente il tratto. Giuro, non avrei voluto evidenziarlo e mi sarei accontentato di com’è stampato il volume (che, ribadisco, non è affatto stampato male) ma la nota iniziale mi ha praticamente lanciato un guanto di sfida parlando della cura nella riproduzione e della ricerca delle tavole originali che laddove non sono state trovate hanno necessitato che si rifacesse il lettering. Solo che il lettering è stato rifatto sempre e non capisco perché: Mattioli ha una grafia molto bella (molti degli underground presentati sull’ultimo numero di Cannibale li aveva letterati lui, forse pure i fumetti piratati di Corben) come si può vedere nella prima storia, Panic in the city, che aveva la particolarità di presentare i dialoghi e le didascalie in inglese con traduzione a piè di vignetta. In questo caso sono state letterate ex novo solo le traduzioni, e la differenza con la piacevole e naturale grafia dell’autore si nota eccome. Visto che il lettering originale, quello delle parti in inglese, è perfettamente leggibile, a testimonianza della sua riproducibilità, non capisco proprio perché rifarlo completamente altrove, anche se mi sento di avanzare un’ipotesi. Questo volume è evidentemente la versione italiana dell’edizione statunitense a opera della Catalan Communications, visto che i riferimenti originari ad Albin Michel che ho su rivista (la casa di produzione sulla locandina del film, la casa editrice del libro sul culturismo…) sono stati sostituiti appunto da Catalan C. Pertanto la Panini potrebbe essere partita dagli impianti, o meglio file, di stampa dell’editore statunitense, di cui ha dovuto curare solo il lettering.
A voler guardare le tavole con la lente d’ingrandimento ci si accorge anche di alcune dentellature che un po’ intorbidiscono appena percettibilmente il tratto. Giuro, non avrei voluto evidenziarlo e mi sarei accontentato di com’è stampato il volume (che, ribadisco, non è affatto stampato male) ma la nota iniziale mi ha praticamente lanciato un guanto di sfida parlando della cura nella riproduzione e della ricerca delle tavole originali che laddove non sono state trovate hanno necessitato che si rifacesse il lettering. Solo che il lettering è stato rifatto sempre e non capisco perché: Mattioli ha una grafia molto bella (molti degli underground presentati sull’ultimo numero di Cannibale li aveva letterati lui, forse pure i fumetti piratati di Corben) come si può vedere nella prima storia, Panic in the city, che aveva la particolarità di presentare i dialoghi e le didascalie in inglese con traduzione a piè di vignetta. In questo caso sono state letterate ex novo solo le traduzioni, e la differenza con la piacevole e naturale grafia dell’autore si nota eccome. Visto che il lettering originale, quello delle parti in inglese, è perfettamente leggibile, a testimonianza della sua riproducibilità, non capisco proprio perché rifarlo completamente altrove, anche se mi sento di avanzare un’ipotesi. Questo volume è evidentemente la versione italiana dell’edizione statunitense a opera della Catalan Communications, visto che i riferimenti originari ad Albin Michel che ho su rivista (la casa di produzione sulla locandina del film, la casa editrice del libro sul culturismo…) sono stati sostituiti appunto da Catalan C. Pertanto la Panini potrebbe essere partita dagli impianti, o meglio file, di stampa dell’editore statunitense, di cui ha dovuto curare solo il lettering.
In appendice, ed è un’appendice
bella sostanziosa, viene riassunto il progetto di un cartoon su Superwest, con dei generosi interventi
dello stesso Mattioli che ci offre anche la sinossi dettagliata del primo
episodio. E per finire schizzi, layout e altro materiale d’archivio
dell’autore, oltre a una ricognizione sulle edizioni estere di Superwest. In pratica la ventina scarsa
di pagine degli “extra” richiede un tempo di lettura più lungo rispetto allo
scatenato e fulminante fumetto!
Il volume è cartonato, stampato
su carta patinata, sfoggia una gradevolissima grafica pop retinata e presenta
degli elementi tattili in rilievo sulla copertina e sul retro. Veramente un
bell’oggetto, insomma. Peccato per il lettering.
sabato 3 ottobre 2015
Altro esordio eccellente su Linus
E oltre ai contributi che avevo già segnalato in un altro numero compariva anche una lettera di Filippo Scozzari.
Anche volendo considerare l'inevitabile ritardo dovuto ai tempi di realizzazione della striscia, alla sua scelta da parte della redazione e ai tempi di stampa, mi pare che nel maggio 1966 (questa la data di uscita di Linus 14) Mattioli fosse già professionista, indicando le sue biografie ufficiali collaborazioni con Il Vittorioso già nel 1965.
Iscriviti a:
Post (Atom)

