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domenica 28 agosto 2022

Materia Degenere 2

Meglio tardi che mai. Dopo un anno e mezzo dalla sua uscita è finalmente arrivato il secondo volume di Materia Degenere. Dopo Marco Galli, stavolta è stato il compianto Tuono Pettinato a dare gli input che le cinque autrici hanno sviluppato autonomamente nelle loro storie di trenta tavole l’una. La suggestiva ma nebulosa presentazione di Matteo Contin non approfondisce quale sia stato il percorso creativo e nell’introduzione sulla bandella Tuono Pettinato viene indicato come «portalettere», immagine ripresa dalla copertina di Percy Bertolini che lo ha anche “interpretato” graficamente a seconda delle circostanze in apertura dei racconti (e non solo).

Le danze si aprono con Grembo, in cui una volenterosa bibliotecaria si avventura nell’arretrato Kentucky orientale degli anni ’30 per insegnare la lettura a quelle genti quasi primitive. L’utilizzo di pagine di diario per scandire l’azione è un espediente ormai desueto, ma qui è un elemento importante per saggiare visivamente il vortice di inquietudine in cui sprofonderà la protagonista, che assisterà a dei brutali riti ancestrali che andranno a incastrarsi con una sua tragedia personale. I disegni di Upáta (al secolo Elisa Turrin, lo pseudonimo vorrebbe dire “ragazza” in Friulano ma io non l’avevo mai sentito… anche alla fumetteria di Cervignano dove ho preso il volume hanno scosso la testa… d’altra parte la Turrin è di Pordenone) sono eccezionali, incredibilmente maturi e professionali per la sua età – è nata nel 1996. Non solo padroneggia anatomie, espressioni, inchiostrazione e chiaroscuri ma è molto brava a gestire gli equilibri delle sue tavole e a usare il recadrage. Nel complesso un fumetto veramente molto buono, avrei detto ottimo se non fosse che la svolta finale è piuttosto prevedibile.

Tropical Trouble è una specie di parodia dei film horror adolescenziali degli anni ’80: in una high school americana due sfigati alla base della piramide sociale della scuola hanno ideato l’accompagnatrice con cui andare al ballo di fine anno, cioè uno scheletro su cui sono state iniettate cellule parenchimatiche di piante carnivore, creando una donna-pianta sexy ma affamata di carne umana. Al di là della scia di cadaveri, la storia imbastita da Louseen Smith (pseudonimo dell’argentina Luisina Elizabeth Ilardo) è ricca di personaggi pittoreschi molto ben delineati e presenta anche delle sottotrame, oltre che simpatiche strizzatine d’occhio con i poster sparsi per i muri della scuola. Nonostante sia pesantemente derivativo, Tropical Trouble è comunque originale e soprattutto divertentissimo. Peccato per i terribili disegni, che forse vorrebbero essere pop ma risultano solo scialbi.

Arrivato al contributo di Roberta Scomparsa mi sono entusiasmato per la cura maniacale che ha profuso nelle sue tavole. Al di là di questo, però, Trappola Stiff e il Giro del Fosso ha ben poco da offrire, o forse sono io che non mi sono applicato a sufficienza per capirlo. Da quello che ho letto di lei, la costruzione di una storia propriamente detta non è mai stata una priorità dell’autrice, ma qui si esagera. Giustificata dal fatto che tutta la vicenda è un trip (anzi, il down) della protagonista, la Scomparsa affastella scene estemporanee, personaggi che spuntano dal nulla, testi di canzoni e un sacco di citazioni. E anche i suoi disegni dettagliatissimi, ma sempre di matrice underground, alla fine non beneficiano della giusta resa di stampa. Lasciarsi trasportare da questi deliri può essere anche divertente ma in definitiva mi sembra un’occasione sprecata.

Gigante di Nova è il nome dell’hotel di una località di villeggiatura montana in cui si ritrovano alcune amiche attempate (non che si capisca bene dai disegni) dedite al pettegolezzo e a feste mascherate lisergiche. Una di loro abbandona il rito orgiastico e si avventura nel bosco dove incontrerà uno yeti, che le fornirà un servizio diverso da quello che la sottolineatura cromatica del suo pube lascerebbe intendere. La storiellina è anche divertente, ma non sono sicuro di averla messa a fuoco del tutto. Anche le tavole meriterebbero di essere messe a fuoco, nel senso di bruciate: capisco che la sciatteria improvvisata oggi viene fatta passare per stile, e che i colori in questo contesto sono più importanti dei segni, e che chissà quanto (e se) sarà stata pagata l’autrice per queste 30 tavole, ma il suo schematismo ostentatamente frettoloso e impreciso alla fine diventa irritante.

Chiude il volume Io sono Iena, un bel thriller che ha per protagonista un reduce mutilato ossessionato dalle iene e dall’immaginario furry. Con un costume confezionato in proprio (e quindi piuttosto inquietante) cerca di intrufolarsi in una convention di altri appassionati che condividono il suo feticcio e all’ennesimo “rimbalzo” all’ingresso scatta la tragedia. Efficace la scelta di inserire dei “disturbi” nelle tavole a simulare la psicosi del protagonista, ma a giudicare dai disegni sembra che anche l’autrice (Ferraglia) sia mutilata. Il tratto nervoso e graffiato delle sequenze con il protagonista ha ovviamente un suo senso, ma anatomia e proporzioni andrebbero comunque rispettate. Almeno un po’. E un’inchiostrazione degna di questo nome avrebbe reso i personaggi travestiti da animali più morbidi e identificabili, creando un bel contrasto con il protagonista.

Difficile fare confronti con il precedente Materia Degenere: anche in questo secondo volume, anzi Materia Degenere², la varietà di stili e di temi consentirà di trovare qualcosa di proprio gusto a categorie di lettori molto diverse, sia che cerchino delle storie divertenti, dei “bei disegni”, dei deliri lisergici, delle citazioni pop, ecc.

venerdì 5 novembre 2021

La Medusa, Il Grifone d'Oro, Lungo i Bordi

Accidenti quanta roba alternativa ho comprato quest’anno a Lucca. C’è un motivo specifico per l’acquisto di questi tre volumi: qualcuno mi aveva detto che allo stand MalEdizioni facevano una promozione del tipo prendi tre e paghi due per i volumetti della collana Finestrini… solo che MalEdizioni non era in fiera e la proposta, che manco ricordo se fosse un 3x2 o una cosa simile, era di Canicola. Una volta arrivato a quello stand che faccio, lascio perdere? Ho approfittato e così mi sono preso tre di questi volumetti spillati a colori.

La Medusa segue la giovane Irene che con la mamma e la sorella adolescente passa placidamente una giornata al mare tra tipici sollazzi balneari e l’osservazione critica delle altre bagnanti. La puntura di una medusa alla sorella Elisabetta accende ricordi erotici e alla fine la curiosità di Irene sarà “premiata” con la visione di una foto intima del ragazzo della sorella.

Chiaramente Roberta Scomparsa non ha nessun interesse a imbastire una trama propriamente detta, ma le basta fotografare certe situazioni ed evocare certe suggestioni. Con l’indolente ambientazione vacanziera questo sistema funziona bene. I disegni sono quello che sono, ma d’altra parte l’autrice aveva solo 22 anni quando è uscito questo volumetto (nel 2016). Di sicuro si è almeno impegnata moltissimo nell’uso del colore.

Il Grifone d’Oro introduce le vicende lavorative e amorose di uno studente omosessuale. È la classica non-storia che gira a vuoto e avrebbe tutte le caratteristiche per non piacermi, se non fosse che ha un grosso punto di forza nei disegni. Gianluca Ascione ha infatti un piacevole stile che coniuga realismo con blande derive caricaturali, ma soprattutto ricorre all’utilizzo di mostriciattoli e creature di varie forme e dimensioni (sempre disegnati a colori mentre il resto è in bianco e nero) per contrappuntare i momenti della giornata di Francesco e (forse, non mi ci sono messo a riflettere troppo) raffigurare le sue emozioni.

Lungo i Bordi di Zuo Ma racconta di un ragazzo che insieme alla famiglia torna come ogni anno a trovare la nonna in campagna, in una casa-rudere che dovrebbe essere demolita a breve. Le camminate che fa nei dintorni sono anche un viaggio nella sua memoria frammista alle suggestioni di un sogno che ha fatto in treno e che ricorda a stento. La storia è molto suggestiva, anche se sicuramente certi riferimenti avranno mosso delle corde particolari in un lettore cinese che a un occidentale sono precluse. Molto suggestive anche le tavole, pur se qua e là fa capolino qualche semplificazione anatomica che cozza con altre immagini molto più curate. Fortunatamente i colori flamboyant amalgamano il tutto e sono a loro volta un bel vedere.

giovedì 6 maggio 2021

A.M.A.R.E.

I prodotti alternativi, se non li si ama “a prescindere”, sono sempre un azzardo. Per un Padovaland (ma anche un Via di qui) che convince e appassiona, anzi entusiasma, ci sono tanti altri prodotti chiusi nel loro autocompiacimento e sbandieranti orgogliosi la loro limitatezza tecnica come scelta di campo.

A.M.A.R.E. deve il suo titolo (diverso da quello con cui fu originariamente presentato) alle iniziali dei nomi delle cinque autrici. Le antologie tutte al femminile che ho letto non mi hanno deluso o si sono addirittura rivelate buone, la fiducia verso la Canicola di Padovaland ha fatto il resto. Ma purtroppo stavolta non mi è andata bene.

La prima storia, Un passo indietro di Marina Sarritzu, è il resoconto del rapporto di amicizia tra due ragazzine dai primi anni delle medie fino ai diciotto anni. Ho riscontrato molti parallelismi con l’ultimo romanzo di Silvia Avallone, ma immagino che dato l’argomento sia inevitabile.

Più che narrate, le scene vengono evocate dalla voice over: la “storia” racconta l’avvicendarsi degli alti e bassi nel loro rapporto in cui la ragazza più remissiva e ingenua prende via via il sopravvento su quella che apparentemente era la più esperta. Il tratto della Sarritzu è volutamente sgraziato e i personaggi sfoggiano dei “mascheroni” grotteschi anche se non proprio mostruosi, mentre le anatomie vengono risolte così come viene. C’è però anche una grande cura per i dettagli.

Torta di vermi fatta in casa è molto originale, ambientata in un mondo di hobbit, vampiri e fantasmi. Il riferimento all’identità di genere promesso dalla quarta di copertina è mantenuto solo con il personaggio di una troll che si veste come un maschio, per il resto confesso che la trama non mi è sembrata affatto chiara e mi ha dato l’impressione che questa storia sia stata espunta da un fumetto più lungo. I disegni sarebbero anche belli (a volte molto belli) se Amanda Vähämäki li avesse curati un po’ di più o almeno li avesse inchiostrati.

Beccaccia, un animale strano di Roberta Scomparsa è il fumetto che mi ha convinto di più a livello grafico: un underground caricaturale dai neri molto profondi dove serve e con dei personaggi espressivi e riconoscibili anche se i volti sono disegnati in maniera molto semplice. La storia, invece… Semplicemente vengono evocati (anche qui con l’artificio del resoconto della protagonista) i vari incontri che Robinia ha con la punkabbestia Beccaccia, con alcune situazioni divertenti ma senza alcuna direzione chiara verso cui tendere.

La salamandra è invece il fumetto secondo me disegnato peggio. Non è solo una questione di estetica: se i volti e i corpi sono delle masse uniformi e quindi confuse come dobbiamo interpretare il fatto che la protagonista viene definita bella: è un commento sincero o è ironico? Per fortuna lo si capisce alla fine dal contesto, ma lo stile minimalista dell’autrice non è adatto a una storia realistica. Perlomeno Eliana Albertini ci agevola disegnando le tre protagoniste con dettagli con aiutano a identificarle: laddove Elena è “neutra”, Gabriella è bionda e Claudia porta un cerchietto nei capelli. La storia racconta, tramite il resoconto via mail a un amico, di quando Claudia è stata invitata a una festa. Gabriella non la sopporta, mentre Elena le è veramente amica. Alla festa Claudia potrebbe tranquillamente concedersi a Franz, che le altre dicono di disprezzare ma in realtà chissà. Si gira un po’ a vuoto, ma almeno c’è il tentativo di creare qualcosa che sia più di uno “slice of life”.

Per concludere, il caotico Ti odio tantissimo di Alice Socal: uno spaccato delle relazioni all’interno di un gruppo di giovani, non sempre facile da seguire a causa della resa animalesca di alcuni personaggi e delle metafore grafiche adottate. I disegni molto stilizzati vengono integrati da passaggi di matita o mezzatinta che finiscono per sporcare l’insieme, quasi a testimoniare la genuina artigianalità della storia.

In sostanza questa antologia ha, sparse per i vari fumetti di è composta, tutte le caratteristiche che si richiedono al moderno graphic novel così come viene percepito comunemente: disegni molto semplici quando non proprio brutti (o comunque svogliati), narrazione diaristica affidata alle didascalie e non ai disegni (e allora che fumetto è?), richiamo a situazioni pruriginose (ragazzine che scoprono il sesso, ma in realtà è uno specchietto per le allodole).

Non ho dubbi che nel loro genere questi fumetti siano molto apprezzabili (o perlomeno Vähämäki e Socal sono professioniste con anni di lavoro alle spalle, persino io le conosco di fama), ma non è proprio il mio genere.