Totalmente inaspettato (io ricordavo che la saga si era conclusa col
secondo volume) è arrivato il terzo episodio di Sangue Reale.
Re Alvar e re Honim, consigliati dai rispettivi alti sacerdoti, arrivano a
un accordo e rinunciano finalmente a darsi battaglia per un’inutile rocca di
cristallo: il figlio di Alvar si congiungerà con la figlia di Honim al
compimento dei loro vent’anni e daranno ai due sovrani un erede che governerà
su un unico reame pacificato frutto dell’unione dei due regni.
Più facile a dirsi che a farsi: Vaal, figlio di Alvar, è uno storpio
deforme a cui interessano solo i suoi canarini mentre Mara, figlia di Honim, è
un’impetuosa amazzone che si concederà solo all’uomo che riuscirà a batterla in
duello – cioé con ogni probabilità nessuno dato che nel corso degli anni ha
mandato all’altro mondo i migliori guerrieri del padre così, tanto per
allenarsi.
Nel mentre il bambino-lupo Aram subisce una mutazione indotta dalla madre
adottiva che lo trasforma in licantropo. Quando l’impossibilità di procreare di
Vaal viene rivelata (fattosi monaco, ha sacrificato i testicoli al dio Kosmath
per fare dispetto al padre) Aram, che apparentemente può vantare sangue reale,
entra in gioco e sposa Mara.
Le cose sono comunque molto più complicate di come le ho riassunte visto
che intorno ai personaggi principali ruota tutta una serie di comprimari che
ordiscono intrighi, fanno e disfano complotti e tessono le loro trame ignari
che il tradimento può colpire pure loro.
Gli ingredienti che uno si aspetta da Jodorowsky ci sono tutti: personaggi
tagliati con l’accetta accanto ad altri pervasi di misticismo, deformità e
turpitudini varie, esoterismo ed elementi fantastici non banali, un certo gusto
sopra le righe che (voluto o no) finisce per strappare qualche sorriso.
Ai disegni Dongzi Liu esegue un lavoro apparentemente spettacolare (ha
avuto il suo peso nel farmi decidere di comprare il volume) ma che, una volta
osservato meglio e con la calma richiesta dalla lettura, rivela le sue
eccessive somiglianze con tante altre immagini generate digitalmente, che lo
rendono quasi anonimo. E alla fine i colori freddi, le texture artefatte, gli
sfondi abbozzati (non tutti, ma alcuni lo sono), alcuni particolare innaturalmente
diafani e il netto stacco che si percepisce tra le matite sottostanti e le
elaborazioni successive finiscono per dare al tutto un gusto un po’
stucchevole. Non è esattamente il mio genere.
In definitiva questo Re Lear in
salsa fantasy non sarà forse una lettura irrinunciabile ma mi è sembrato un
prodotto più che buono. Tanto più che la Panini offre il volume extralarge di
56 pagine all’amichevole prezzo di 13 euro.
