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mercoledì 10 agosto 2016

La Banda di Monica

Nuovo membro del club del 50% di sconto. Edito nel 2011, quando aveva già suscitato la mia curiosità, La Banda di Monica è stato probabilmente un tentativo da parte della Panini di verificare l’interesse che questo best seller brasiliano poteva suscitare in Italia. Da quello che so a questo primo volume non ne ha fatto seguito nessun altro.
A spingermi all’acquisto è stato l’interesse di carattere storico verso il fumetto, la curiosità per un prodotto di enorme successo in patria e quindi la possibilità di riempire un tassello fondamentale nel mosaico del fumetto mondiale. Per il resto, La Banda di Monica è un prodotto destinato nettamente ai bambini.
Purtroppo la parte che potenzialmente avrebbe potuto interessarmi di più non si è rivelata all’altezza delle mie speranze: i redazionali, che comunque non sono pochi, si dilungano in sperticate lodi a Mauricio de Sousa e all’impero editoriale che ha costruito in Brasile, segnalando curiosità come le attività umanitarie dell’autore/editore e il recente corso teen della serie, ma senza approfondire nessuno degli aspetti più generali. I dati tecnici e anche quelli storiografici più basilari vengono ignorati totalmente: non sono specificati modalità e formati delle pubblicazioni originali (sono settimanali o mensili? Pocket o comic book?) e nemmeno l’anno di nascita del fumetto. Forse è stato scelto di non appesantire con dati tecnici una pubblicazione idealmente destinata ai lettori più giovani, ma anche sulla selezione delle storie ci sarebbe da ridire.
È chiaro che con una mole sterminata di pagine tra cui scegliere la Panini avrà avuto delle difficoltà a selezionare quelle più rappresentative, ma forse si sarebbe potuto fare meglio. Dopo una paginetta introduttiva il fulcro del volume è costituito da una lunga versione di Romeo e Giulietta interpretata dai protagonisti del fumetto. Non si tratta quindi di una “vera” storia di Monica & co. ma di un fumetto in cui i personaggi interpretano altri personaggi e in cui quindi il lettore che ancora non ha confidenza con i protagonisti deve desumerne le caratteristiche principali per conto proprio. La storia in sé non è nemmeno male, se consideriamo il pubblico di riferimento a cui è indirizzata, e riesce a strappare più di un sorriso – anzi, il capitolo del balcone è esilarante.
Nel resto del volume di Monica c’è ben poco visto che si è optato per offrire una panoramica sugli altri personaggi di de Sousa, che mi hanno ricordato molto le proposte nostrane degli albetti Alpe e Bianconi. Di Blu (cagnolino che, se ho ben capito, ha rappresentato l’esordio di de Sousa) viene presentata una storia semplice, abbastanza simpatica e metanarrativa – finirà tra i Fumettisti d’Invenzione se riuscirò a reperirne gli estremi esatti. Segue la storia di un cavernicolo, Piteco, che partendo nientemeno che dal mito della caverna di Platone traccia un quadro dell’alienazione moderna. Fantasmino e Frank condividono un universo comune: del primo viene presentata una storiellina abbastanza simpatica (forse pubblicata in un formato originale molto più piccolo perché qui i contorni delle figure risultano stampati male) mentre il secondo, una trasposizione del mostro di Frankenstein, è protagonista di una vicenda meno canonica e a tratti malinconica. Ronaldihno Gaucho compare in due storie brevi di una tavola ognuna e quindi non ci si capisce molto se non il lato buonista ed educational anticipato anche dall’articoletto che ne parla.
Conclude la foliazione una breve introduzione in bianco e nero alla versione teen di Monica.
Di certo una proposta più filologica, presentando ad esempio una storia di Monica per ogni decennio, sarebbe stata più utile per farsi un’idea del fumetto ma, oltre al fatto che forse la Panini ha dovuto sottostare ad accordi specifici per selezionare le storie, una cosa del genere avrebbe interessato gli appassionati di fumetti e non i bambini a cui La Banda di Monica era probabilmente indirizzato. Ma ormai i fumetti li leggono solo gli appassionati, non certo i bambini. A tal proposito, forse 12 euro non sono nemmeno pochi per un volumetto a colori di 96 pagine, pur stampato su bella carta patinata, e anche questo può aver allontanato un potenziale acquirente (dubito che il volume abbia avuto una diffusione in edicola).