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mercoledì 16 novembre 2022

Iconoclasta!

Laslo è il sagrestano della chiesa di Santa Jennifer, dove venne abbandonato da bambino dal padre. Nonostante la “professione” non è affatto uno stinco di santo e si divide tra ozio, sesso, droghe e frequentazioni discutibili. La parrocchia di Santa Jennifer aderisce con convinzione ai nuovi dettami della Chiesa, rifiutando l’esposizione sia delle statue e dei simulacri dei vecchi santi che quella dei nuovi. Una notte avviene un’incursione nella chiesa: un malvivente rompe una delle statue coperte da teloni ma viene intercettato dal parroco don Ardito e non riesce a recuperare la vecchia vhs che si celava nel marmo cavo – ma come scopriremo non era quello il suo obiettivo. Nel frattempo Laslo comincia ad avere allucinazioni in cui gli appaiono tre nuovi pittoreschi santi canonizzati, probabile frutto della sua ossessione per un libro di immagini sacre che costituisce l’unica eredità di suo padre. Ma in realtà queste entità (un uccello culturista, una diva pop latinoamericana e un tizio con una tuta anti-radiazioni) esistono veramente e sono un tramite con la divinità.

Insomma, la situazione è molto complessa e vi hanno un ruolo anche dei giocatori di ruolo dal vivo travestiti da vampiri e sovvenzionati dalla Chiesa (!), una misteriosa donna con poteri sulla vegetazione che potrebbe essere la madre di uno di loro (quello che ha fatto la sortita in chiesa), un’artista contemporanea ricalcata su Marina Abramovic, l’intellettuale Valdo Brigliadoro che teorizza il “vuoto armonico” nelle chiese.

La vicenda si sviluppa in 300 dense pagine e nonostante il forte impianto mistico la natura umoristica è quella che emerge con più forza, con battute e scenette spesso esilaranti. La soluzione del “mistero” non è poi questa gran cosa, ma sicuramente lo scopo dell’autore non era quello di concentrarsi sull’aspetto investigativo. E c’è anche un’importante storia d’amore di mezzo.

Coerentemente con il tono della vicenda i disegni sono di stampo grottesco, ma sempre dettagliati e rispettosi dell’anatomia: uno spettacolo. A supportare Paolo Martinello nelle mezzetinte c’è Martina Pignedoli, così come il soggetto è stato elaborato insieme a Luca Ballico. Curioso come oggi che tanti fumetti si fregiano del titolo di “graphic novel” questo lo sia veramente, perché ha realmente le dimensioni e la densità di scrittura di un romanzo. Per apprezzarlo compiutamente bisogna leggerlo e coglierne tutte le sfumature godendosi nel mentre quelle sequenze che l’autore ha usato come divagazioni, che siano disquisizioni religiose o scenette umoristiche come un’estenuante partita di calcio tra vecchietti.

Uniche pecche, delle virgole messe un po’ a caso (o assenti dove invece avrebbero dovuto esserci) e in generale il lettering, curato da Stella Cassinese e Gianluca Grasso dello Studio Arancia: oltre al fatto che testi e contorni delle nuvolette sono pixellati, a volte il posizionamento dei balloon è sbagliato e bisogna capire chi è che parla – o accettare il fatto che qualcuno “parla” con gli occhi o lo stomaco.

Nei ringraziamenti finali Martinello spiega quanto sia stata lunga la gestazione di Iconoclasta!, che d’altronde è evidente dalla grandissima cura profusa. Ma al di là del piacere di vedere tavole tanto belle ed elaborate c’è anche quello di ridere di gusto e soprattutto la consapevolezza di aver letto uno dei fumetti più originali degli ultimi anni – e a un prezzo (20 euro) decisamente onesto vista la mole di pagine e la qualità di carta e rilegatura. E io che pensavo che non avrei messo niente nel Meglio del 2022!

giovedì 13 luglio 2017

Historica Biografie 3: Caterina de' Medici

Ecco, è così che andrebbero fatti i fumetti storico-biografici: le vicende non dovrebbero essere riassunte nelle didascalie (fosse anche in prima persona) ma inscenate “dal vivo” dai protagonisti.
Mathieu Gabella dona così a questo fumetto vitalità, freschezza, ritmo e anche qualche occasionale parentesi ironica. Assistere alle tragedie di cui sono protagonisti i personaggi è senz’altro più coinvolgente che sentirsele semplicemente raccontare.
Caterina de’ Medici si concentra nelle sue canoniche 46 tavole sulle guerre civili in seno alla Francia che la vedova di Enrico II cercò in tutte le maniere di scongiurare arrivando paradossalmente a diventare una figura negativa consapevole di passare alla Storia come la causa del massacro della notte di San Bartolomeo. L’immagine che ne dà Gabella è sostanzialmente positiva, tracciando la figura di una donna che sin da bambina dovette affrontare avversità e rovesci di fortuna (magistralmente riassunti in 4 vignette a “camera fissa” a pagina 6) e che oltre a una grande determinazione possedeva eccezionali doti diplomatiche e un disperato desiderio di pace per il suo popolo. Questa immagine non trova del tutto riscontro nell’appendice storiografica curata da Renaud Villard, ma in fondo è giusto che uno sceneggiatore si sbilanci a dare la propria interpretazione pur di appassionare i lettori tracciando un profilo complesso dei suoi personaggi. Infatti nell’appendice sul “making of” viene scritto a chiare lettere che «la Storia è innanzitutto un racconto e, come tutti i racconti, comporta omissioni, sintesi, aneddoti». Una filosofia da sottoscrivere in pieno, e che dovrebbe essere imposta a molti altri scrittori di fumetti storici.
Sul piano dei disegni Paolo Martinello fa purtroppo un lavoro ben al di sotto dello standard che aveva mostrato col fantasy 3 Leggende, anche quello scritto da Gabella. Gli edifici e le strade della Francia sono ricostruiti in maniera ineccepibile e persino espressiva (non sono dei semplici fondali inanimati) ma i personaggi sono troppo spesso caricaturali, a volte addirittura un po’ deformi – la stessa protagonista cambia fisionomia di tanto in tanto. I tratteggi sono spesso pesanti e male amalgamati ai colori che a loro volta non sono poi eccezionali, almeno non al livello di quelli di 3 Leggende. Visti gli eccellenti exploit precedenti del disegnatore penso che la causa sia da attribuire alle scadenze molto strette che ha dovuto rispettare oppure all’intervento eccessivo di un non ancora maturo Andrea Meloni che figura come suo assistente.

lunedì 1 dicembre 2014

Color Cosmo Extra 9 - 3 Leggende 3: La Tomba di Salomone



Con vergognoso ritardo eccomi a recensire l’ultimo episodio della serie 3 Leggende. Oltre a quella che si è aggiunta in itinere, c’era la roba di Lucca da recensire prima e anche questo Cosmo Color avrebbe dovuto finirci dentro se non fosse stato che allo stand Cosmo, dove avrei voluto prendere la copia variant con dédicace di Martinello, rimandavano sempre al momento esatto in cui sarebbe arrivato il disegnatore per farsi fare il disegnino e acquistare il volume, senza dare la possibilità di comprarlo prima e poi con calma andare a ritirare la copia dedicata come fanno tutti gli altri editori. Me ne sono fatta una ragione e quindi l’ho comprato quando è uscito in edicola.
La Tomba di Salomone si mantiene sullo stesso livello dei precedenti due episodi, le atmosfere e i tocchi di originalità vengono confermati e a livello di storia Gabella rilancia introducendo i poteri di cui beneficerebbe un djinn come Kabyle, ovvero la capacità di assorbire i ricordi e le abilità di uomini, animali e piante con i cui oggetti entra in contatto (ma come fa una pianta a possedere qualcosa?!), a scapito però di pezzi della propria memoria. Nella presentazione in seconda di copertina i Cosmonauti dicono che questa particolarità era già stata rivelata nell’episodio precedente ma io francamente non me lo ricordavo...
(scopro ora che la variant di Lucca era
dell'1, non del 3: per fortuna non l'ho presa!)
Una volta fissato il perimetro entro cui si muoverà questo ultimo capitolo (Kabyle dovrà uccidere Sheherazade approfittando di parte della sua memoria e dell’immunità al suo fascino, ottenuti tramite il contatto con il suo scialle), La Tomba di Salomone inanella quasi un colpo di scena a pagina, introducendo sempre nuovi elementi e cambi di prospettiva che vengono ben bilanciati dai disegni come al solito molto minuziosi e spettacolari di Paolo Martinello, offrendo cioè un buon equilibrio tra frenesia dell’azione raccontata e tempo necessario a gustarsi i dettagli dei disegni.
Forse il meccanismo mostra la corda sul finale, laddove l’ultimo colpo di scena sembra buttato lì tanto per stupire il lettore, un po’ come certi finali del vecchio Dylan Dog.
Resto inoltre perplesso nel vedere che i nudi maschili nascono censurati, forse perché in origine 3 Leggende era stato pensato anche per una fruizione infantile. Nulla che tolga valore all’opera, comunque.

domenica 12 ottobre 2014

Cosmo Color Extra 8 - 3 Leggende 2: La Città delle Mille Colonne



Kabyle continua lo sporco lavoro a cui è obbligato dalla sua nuova condizione di riluttante genio della lampada. Per ordine di S/Aladino deve rapire Sheherazade dalla mitica città invisibile di Iram. La missione prenderà una piega inaspettata e offrirà l’occasione per svelare alcuni misteri sulla natura dei djinn, dei golem, del paradiso dove le anime dei suoi familiari starebbero aspettando Kabyle e della lampada stessa.
I disegni di Martinello sono veramente spettacolari, una gioia per gli occhi. Da soli valgono l’acquisto del volume (che tra l’atro essendo prodotto dalla Cosmo non è affatto oneroso), e ormai le sue occasionali concessioni all’anatomia accademica mi sembrano più scelte stilistiche che “errori”.
Ma anche dal punto di vista dei testi 3 Leggende si colloca su un livello alto. Le prime 30 tavole sono un tour de force appassionante e adrenalico che incolla il lettore alla pagina. Gli intrighi, i colpi di scena, le rivelazioni e le imprese spettacolari si susseguono freneticamente per tutto il volume, forse a un ritmo anche troppo sostenuto per essere del tutto comprensibile a una prima lettura – confesso che da un certo punto in poi non mi ci raccapezzavo più e mi sono lasciato guidare dagli splendidi disegni.

Come ulteriore motivo di fascino per gli appasionati di fantasy e i giocatori di ruolo, questo secondo capitolo di 3 Leggende offre alcuni sguardi approfonditi sulle origini e le abitudini di creature fantastiche come roc e djinn.

mercoledì 17 settembre 2014

Cosmo Color Extra 7 - 3 Leggende 1: L'Assassino e la Lampada



Pericolo scongiurato: solo la copertina è vagamente cartoonesca, con gli occhioni, le membra affusolate e la posa ardita.
Le Tre Leggende parte invece con un tono molto realistico anche a livello di testi, con un bel piglio storico che anche se non documentatissimo rende alla perfezione l’ambientazione e l’atmosfera che vuole ricreare, un po’ come certe ucronie di Dufaux che ricostruiscono un periodo storico come avrebbe dovuto essere e probabilmente non come precisamente fu.
Il realismo viene supportato non solo dall’interazione con personaggi storici realmente esistiti e dalla ricostruzione di usi e costumi mediorientali, ma anche dal tono drammatico della storia. Si inizia con il truce sterminio di una famiglia il cui unico giovanissimo sopravvissuto viene rinvenuto sepolto vivo nella sabbia e si continua con lo stesso giovanotto, Kabyle, che vent’anni dopo divenuto Assassino (uno di quelli della mitica fortezza di Alamut guidati dal Vecchio della Montagna, per capirci) dà dimostrazione della pericolosità della setta schiantandosi al suolo a pochi metri dalla vittima designata, tanto per far capire quanto elusivi e mortali siano i Nizariti, ovvero gli Assassini.

Il tutto dura una decina di pagine perché dopo questo inizio fulminante la storia compie una netta virata nel fantasy duro e puro. Kabyle non è proprio morto: è stato catturato all’interno di una lampada magica da una coppia di golem di sabbia, che hanno fatto di lui un genio (o djinn) che come da tradizione dovrà esaudire tre loro desideri. Nello specifico, dovrà compiere tre omicidi eccellenti che come facilmente intuibile costituiranno ognuno il tema principale dei singoli episodi, visto che la saga si compone di tre volumi.
La vicenda si trasforma in una fantasmagorica e appassionante carrellata tra le favole tradizionali arabe e procede tra azione concitata, combattimenti, intrighi, tradimenti, mostri pittoreschi, rivelazioni e bruschi colpi di scena. Non ho potuto fare a meno di notare un’ingenuità che si concede Gabella a fini spettacolari: i mostri spacconi che popolano queste pagine hanno lo strano vizio di rivelare senza problemi i loro punti deboli ai nemici! Senz’altro da consigliare a chi ha apprezzato l’ambientazione Al-Qadim per Advanced Dungeons & Dragons; i refrattari al fantasy se ne tengano bene alla larga.
La parte grafica è stupenda ma mi sono stupito, io che adoro disegnatori come Blanc-Dumont, Gal, Federici, a trovare i disegni di Martinello più adatti a delle illustrazioni che non a un fumetto. Il che comunque mi va benissimo visto che perdermi a cogliere i dettagli e le sfumature delle sue tavole è tanto e forse più piacevole che ammirare delle “semplici” vignette espressive.
Nel complesso questo 3 Leggende si è rivelato ben più interessante (e soprattutto disegnato meglio) de Il Crepuscolo degli Dèi. In appendice, data la foliazione più generosa, la Cosmo ha pure inserito una ghiotta sezione sulle fasi di lavoro di Martinello.