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sabato 29 giugno 2024

Ipernova

Avrebbe potuto essere un’occasione per celebrare e ammirare l’arte di Juan Zanotto. Invece…

Già il primo impatto è infelice: non è stata usata carta patinata, quindi non solo gli splendidi colori di Zanotto risultano smorti ma l’insieme risulta dimesso (se non povero) e fragile.

A questo si aggiunge la scarsa qualità delle riproduzioni. È evidente che non è stato possibile partire dagli originali: la pecetta con cui si segnala la «fine» de La Sacra Reliquia è la stessa identica impiegata dall’Eura nella raccolta dei Supermasters, e ne Il Cacciatore è rimasta l’indicazione «© E. P. C. 1983» che scrisse a mano su L’Eternauta Alvaro Zerboni o chi per lui. La parte a colori del volume è paradossalmente quella meno danneggiata (non vuol dire che non lo sia: certe pennellate sono sparite del tutto) perché il certosino lavoro di tratteggio di Zanotto nelle storie in bianco e nero risulta impastato e smangiucchiato. La cosa dovrebbe risultare evidente anche con le mie scarse doti di fotografo:

Ancor peggio è capitato alla storia Tormenta, che mi sembra fosse stata disegnata ricorrendo almeno parzialmente a una qualche forma di mezzatinta.

Ciliegina sulla torta, forse solo una mia falsa memoria, mi sembrava che il prezzo annunciato del volume fosse di 19,90 euro e non 22. Ma potrei ricordare male io, e comunque non sarebbe di certo il problema più grave. Neanche lontanamente.

Sulle singole storie è inutile se non dannoso soffermarsi: si tratta di racconti brevi e autoconclusivi (a volte esauriti in appena due o tre tavole) basati sul colpo di scena finale, quindi rivelarne troppo vorrebbe dire rovinare la lettura. In generale, e come riportato nel sottotitolo, sono storie di fantascienza scritte da Emilio Balcarce o dallo stesso Zanotto, talvolta con un guizzo ironico in quelle più brevi a colori o con toni drammatici ispirati a suggestioni cinematografiche in quelle più lunghe in bianco e nero. Tra le prime sono rimasto stupito nel non aver visto Garabatos/Scarabocchi, ma in effetti quella variazione sul tema l’aveva scritta Mandrini. Ho notato che La Sacra Reliquia è stata totalmente riscritta, probabilmente dallo stesso Balcarce che forse avrà pensato che, a differenza del pubblico moderno più sgamato, quello di quarant’anni fa non fosse ancora abbastanza abituato a certe suggestioni fantascientifiche da intuire sin da subito chi potesse essere la misteriosa “donna” che sarà rivelata alla fine. Probabilmente per lo stesso motivo, cioè per non anticipare troppo, Contratrampa è stata ribattezzata Ostile.

La parte in bianco e nero è quella che ho gradito di più, visto che delle tre storie di Balcarce non ne avevo letta nessuna – o almeno non lo ricordavo. Originali e a volte crude (le «suggestioni cinematografiche» cui accennavo sopra sono degli evidenti rimandi ad Alien), costituiscono delle parabole tragiche in cui affiorano l’inutilità di un tentativo di redenzione o la superiorità degli elementi naturali sulle tecnologie dei colonizzatori più evoluti dei colonizzati.

Dopo un brevissimo e fulminante flash antimilitarista scritto da Zanotto (quello sì che lo ricordavo) viene ristampato il fumetto omaggio a Hector G. Oesterheld scritto da Bepi Vigna per il volume/catalogo Donde Está Oesterheld? edito da Lo Scarabeo. Gli esiti di stampa sono però quelli che ho mostrato sopra – e oltre a qualche variazione nel testo c’è pure un errore nel lettering ma vabbé.

Alla fine più che ammirare la grandezza di Zanotto la si può solo intuire viste le scelte e le limitazioni cartotecniche di questo Ipernova, di cui la parte migliore è l’introduzione commovente e ricca di aneddoti dello stesso Balcarce (se il volume si intitola così c’è un motivo preciso). Dopotutto un testo scritto non necessita di carta patinata e stampa ineccepibile per essere goduto.

Forse sono ingenuo, ma anche dopo l’acquisizione da parte di un’altra casa editrice mi aspetto il consueto livello nel confezionare i volumi da parte di Alessandro Editore. Tremo al pensiero di come sarà Centaurus, altro volume ordinato di recente.

giovedì 8 giugno 2023

I "favolosi" anni '80...

…eh, sì, il decennio d’oro delle riviste d’Autore in Italia. La mia preferita era L’Eternauta, recuperata in differita per questioni anagrafiche. Certo però che non era proprio la più affidabile a livello tipografico, almeno in alcuni casi (ma non credo di essere stato l’unico a trovare copie fallate considerando alcune lettere di segnalazione). A volte le pagine stampate correttamente erano alternate ad altre desolatamente bianche, oppure venivano ripetute più volte a scapito di quelle che avrebbero dovuto esserci in origine. Può capitare. Ben più originale è un difetto che ho riscontrato nella mia copia del numero 23. Che razza di inchiostri usavano nella tipografia Grafica Perissi di Vignate (MI)? O la colpa era della fotocomposizione eseguita da Compos Photo di Roma? Il rosso penetrava a pagine alterne dal recto al verso del foglio, e parliamo di carta patinata, quindi più resistente e meno permeabile della uso mano. Forse per sbaglio stamparono le pellicole del magenta anche sul foglio sbagliato? Ma no, erano al contrario…

Il dettagliato Zanotto si vide così eliminati i contrasti con i bianchi delle scie dei suoi mezzi anfibi:

(e la pagina che “tracimò” era pure stampata fuori registro)
Un effetto quasi psichedelico, da cui nemmeno lo stile pittorico del Dracula di Fernando Fernandez fu risparmiato (sembra quasi di vedere quelle illustrazioni da guardare con gli occhiali 3D):
Ad Azpiri, dal segno un po’ più tenue, andò un po’ meglio...
…a differenza di quello che successe al volenteroso Ernesto Melo in una sua rara prova a colori:

martedì 26 ottobre 2021

Dieci euro buttati via?

Che poi in realtà sarebbero 9,98 euro, anzi ancora meno con lo sconto della fumetteria.

Se ho recuperato questa ristampa delle vecchie storie di guerra che passavano su SuperEroica (o Guerra d’Eroi o vai a sapere dove) è stato per ammirare i disegni di uno Zanotto per me inedito. Questo è quello che ho trovato:

Insomma, c’è ben poco del mio mito in queste tavole che, per quanto curate, non sono ancora presaghe dello stile con cui disegnerà Yor. Parliamo d’altra parte di lavori realizzati nei primi anni ’60 e per un committente che imponeva degli standard molto precisi sui disegni – non ricordo chi era il disegnatore (forse addirittura Pratt) che si lamentava del rigore con cui dovevano essere riprodotti mezzi e divise, e dell’impostazione da dare alle inquadrature. Oltretutto una delle due storie di Zanotto è stata anche pubblicata con un paio di pagine nel punto sbagliato. I disegni sono senz’altro validi, molto curati e dettagliati, ma quello che sarà lo stile di Zanotto non c’è ancora. Poco male: ho comunque soddisfatto la mia curiosità.

Della collana in generale, comunque, non posso che dire bene. Ogni volumetto brossurato raccoglie 3 episodi di 64 tavole e la parte grafica, probabilmente anche per i motivi suesposti, è di ottimo livello, soprattutto se pensiamo a cosa usciva in Italia in quegli anni nello stesso formato. Tra i disegnatori e i copertinisti di questi due numeri ci sono non a caso altri nomi eccellenti, altrettanto irriconoscibili – che non citerò perché questo post vuole essere un omaggio a Juan Zanotto. Le storie (finora ne ho lette solo un paio) si discostano un po’ dai copioni più scontati introducendo addirittura qualche vago elemento sovrannaturale, ma rimangono comunque storie di guerra. Documentate, ben ritmate e con personaggi abbastanza interessanti ma pur sempre storie di guerra. La confezione è solidissima, approfittando del cartoncino lucido in terza di copertina è ospitata un’illustrazione a colori con didascalia. La qualità della carta è molto buona, forse troppo per un prodotto che probabilmente vuole rievocare nei lettori le sensazioni di quando leggevano questi fumetti da bambini. Anche la qualità di stampa è decisamente buona nonostante l’impossibilità (credo) di risalire alle tavole originali. Le scansioni dagli albetti dell’epoca hanno permesso di mantenere il vecchio lettering manuale: oltre a essere molto meglio di quello digitale non presenta un refuso che sia uno. Ho notato dei tagli in alcune vignette opportunamente riempiti con tratteggi che integrano quelli preesistenti. Non so se si tratti di banale lavoro redazionale per riposizionare balloon e didascalie nell’edizione italiana o di un vero rimontaggio delle tavole originali, e francamente non mi importa.

venerdì 21 marzo 2014

Judix Zanotto?!

Così Juan Gimenez rievoca i suoi esordi (i suoi esordi "seri" della maturità dopo le esperienze della giovinezza) nel volume La Casta dei Meta-Baroni - Le Origini edito da Alessandro Editore nel 2001:
Chiaramente "Judix" Zanotto era Juan Zanotto, che ricopriva appunto la carica di art director alla Record. Ignoro se si tratti di un errore presente solo nella versione italiana o sin dal volume originale francese La Maison des Ancetres.

sabato 6 luglio 2013

Ogni occasione è buona per ricordare Juan Zanotto



...ad esempio, citando il libero Primo appuntamento presentato su Lanciostory 3 del 1989.
Un ragazzo e una ragazza, entrambi piuttosto sfigati, si danno appuntamento per incontrarsi di persona dopo aver flirtato solo tramite lettera (internet e le chat non erano lontanissimi, ma per l’epoca erano ancora fantascienza).
Per presentarsi adeguatamente lui opta per i classici cioccolatini mentre lei gli porta la raccolta completa delle storie di Yor! Il più classico degli equivoci da pochade introduce la vera azione e i due si troveranno invischiati in una storia di ricatti e microfilm, non originalissima ma almeno resa un po’ interessante dal tono umoristico – e dalla citazione di Yor, ovviamente!
I testi sono di Antonio Carboni, sceneggiatore di cui non ricordo particolari guizzi di genio (ma l’Eura gli affidò la realizzazione di un paio di serie già in tempi di egemonia argentina); i disegni sono di un Paolo Morales che aveva già abbandonato lo stile di Mandrafina in favore di un tratto sintetico e tirato via.


mercoledì 26 giugno 2013

Giuseppe Zanotto/Juan Montanari

Sul numero 25 di Skorpio del 1978 apparve un libero intitolato Adamo Robot, disegnato da Giuseppe Montanari (probabilmente da solo, qui si firma solo con un "Montag" reminiscente di Fahrenheit 451 e non insieme ai suoi collaboratori o, come era capitato all'epoca, come "Montanari & co.") e scritto da chissà chi.
Altro che memoria fotografica: questo fumetto è un vero e proprio compendio di disegni ricalcati da quelli di Zanotto, anche per i dettagli meno importanti degli sfondi e addirittura ripetendo più volte con minime variazioni lo stesso disegno di partenza. Mi è bastato sfogliare distrattamente e per una decina di minuti il prezioso inserto-omaggio di Yor & Hor per trovarne alcuni:

Un comportamento che dagli anni ’90 costa la carriera agli esordienti (Massimo Gamberi, Ivan Mantovani...) ma che per il già affermato Montanari, che almeno nel numero 12 di Dylan Dog ebbe il pudore di segnalare l’“omaggio” a Dino Battaglia, non fu più che un divertente aneddoto da raccontare al bar: «Ah! Ah! Adesso vi racconto come l’ho messo in culo ai lettori e alla Lancio. Basta un episcopio e il gioco è fatto!»

venerdì 1 marzo 2013

Gli assistenti di Juan Zanotto



A quanto pare il Formento che compariva tra le firme alla fine del secondo ciclo di Barbara non era il Beto Formento disegnatore di fumetti (salito ai disonori della cronaca come sostituto-clone di Garcia Duran su Qui la Legione, ma se lasciato libero di fare quello che voleva e di seguire il “suo” stile non era disprezzabile, anzi da rivalutare).
In almeno due occasioni, invece, Zanotto ha avuto veramente due assistenti e i risultati si vedono.
Su Lanciostory 6 del 1983 viene presentato il “libero” Un destino per Giuda, storia fantascientifica poco avventurosa ma concentrata sugli aspetti morali del protagonista, in cui a dare man forte a Zanotto c’è Ernesto Melo (i testi pare che fossero di Alfredo Grassi).
Di Ernesto Melo si possono riconoscere le teste allungate, qualche labbro quasi leporino e certe prospettive dinamiche.
Perlomeno, una volta che si sa che c’è la sua collaborazioni questi dettagli diventano evidenti. Mi sembra che in questo caso Zanotto e Melo abbiano lavorato più o meno sullo stesso piano: alcuni volti e alcune anotomie presentano i tratti distintivi dell’uno mentre altri volti e anatomie denunciano il lavoro dell’altro.
Non credo quindi che si sia trattato del classico lavoro in cui il maestro fa le matite e l’assistente gliele inchiostra (ruolo invertito nel caso in cui l’assistente sia un esordiente, non era decisamente il caso di Melo). Una specie di cadavere squisito, insomma, paragonabile ai lavori fatti a quattro mani da Mandrafina e Breccia, anche se il tratto e lo stile di Juan Zanotto è dominante.
Ernesto Melo, che aveva dato delle buone prove come disegnatore di fantascienza, soprattutto su testi di Ricardo Barreiro, attualmente è uno storyboard artist per il cinema.
A breve distanza, sul numero 25 del 1983, viene ospitata un’altra storia breve in cui ad assistere Zanotto ai disegni c’è un misterioso “Jorge”.
Questo fumetto (intitolato Quella possibilità) è caratterizzato da un incrocio di stili molto meno armonioso rispetto a Un destino per Giuda, in particolare si nota come Zanotto faccia la sua entrée solo dalla quinta pagina, mentre nelle prime quattro tavole c’è uno stile molto ingessato e un po’ anonimo, dovuto anche alla profusione di aerei e dettagli tecnici.
Ma quando arriva Zanotto c’è veramente di che rifarsi gli occhi, anche se probabilmente a causa di un intervento alle chine di questo “Jorge” (che inchiostra usando tratteggi perpendicolari intrecciati) alcuni disegni non sono sciolti come avrebbero dovuto essere.
Mi sembra chiaro che in questo caso Zanotto abbia demandato all’assistente la realizzazione di quei dettagli meccanici e documentaristici (le tute dei piloti, molto particolareggiate) che non aveva voglia di disegnare, concentrandosi, vivaddio, sulle sue stupende anatomie e sulle espressioni dei protagonisti.
En passant, Quella possibilità è una specie di divertissement che parte dal timore per una guerra globale tra americani e russi (argomento molto sentito all’epoca) per virare sul fantasy e sulle splendide donnine di Zanotto, con finale a sorpresa tipico dell’Eura.

mercoledì 20 febbraio 2013

L'episodio perduto di Yor



Sul numero 21 di Lanciostory del 1981 venne presentato un episodio speciale fuori serie del grande successo dell’Eura che aveva lanciato a livello internazionale Juan Zanotto: Yor (che in origine si chiamava Henga ma dopo il film di Margheriti venne ribattezzato Yor in tutto il mondo).
Con ogni probabilità si tratta dell’«episodio conmemorativo» presentato sul Libro de Oro dello Skorpio argentino nel gennaio 1981, ma mi sfugge il senso della sua realizzazione.
Con la serie madre questo episodio non ha molto da spartire, e presenta una situazione completamente inedita in precedenza (pure il tono delle didascalie è cambiato); anche l’abbigliamento del protagonista è stato un po’ modificato.
Non capisco se si trattava di un reboot per una eventuale nuova serie, di un “biglietto da visita” con cui introdurre la serie in altri mercati o di un semplice episodio celebrativo che però non ne ha affatto l’aspetto visto che ha piena dignità autonoma senza, per dire, fare auguri o altri ammiccamenti ai lettori, e nemmeno limitarsi a riassumere la serie.
Forse influenzato dalla copertina (che ricicla un vecchio disegno), in alcuni casi mi è sembrato di rivedere altri disegni di Zanotto, ma non sono riuscito a risalire alle fonti originali, ammesso che Zanotto si sia effettivamente autocitato e abbia ripreso certe scene e inquadrature.
La storia è originale e molto suggestiva e mette parecchia carne al fuoco, pur ignorando del tutto il background di Yor e il contesto in cui viveva le sue avventure. 
Purtroppo, visto che si tratta di un corpo estraneo all’interno della saga, questo episodio non è stato ristampato nel prezioso inserto Yor & Hor di Skorpio nè da nessun’altra parte e l’unico modo per leggerlo è recuperare questo numero di Lanciostory in cui peraltro è colorato maldestramente.
Qualunque sia stata la sua genesi, è pur sempre un fumetto di Zanotto e tanto basta.