Visualizzazione post con etichetta Diego Cajelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diego Cajelli. Mostra tutti i post

martedì 7 novembre 2023

Comics&Science 002/2023: The Blockchain Issue

Ultimo parto della meritoria collana, uno dei motivi principali per cui vado a Lucca.

L’argomento di questo numero è la tecnologia che permette di dare un’identità univoca a un insieme di dati in modo da renderli praticamente impossibili da contraffare: si parla quindi di bitcoin ma non solo.

La parte fumettistica è realizzata da Alessandro Panconesi (qui alla sua prima prova come soggettista dopo aver contribuito ad altro titolo alla serie), Diego Cajelli e Andrea Scoppetta. La Visione di Satoshi è un fumetto complesso come l’argomento di cui tratta, una mise en abyme formata da una storia in una storia in una storia in una storia… il protagonista sarebbe Satoshi Nakamoto, inventore della criptovaluta, ma alla sua “visione” contribuiscono a vario livello altri personaggi: il nonno professore, i suoi studenti Alice e Bobo, Totò (sì, proprio il Principe della Risata), Piero della Francesca, i generali bizantini in lotta contro gli arabi, il saggio Al-Khwarizmi e il traditore armeno Vahan. A fare da cornice, la parabola metaforica di un samurai che dà da bere a un albero sotto gli occhi curiosi di un procione e una volpe. Una stratificazione narrativa non da poco (il disegnatore ha dovuto inventarsi stili diversi per ogni cambio di ambientazione), il cui succo però si riduce al semplice concetto che in un gruppo formato da tre elementi che devono trasmettere informazioni ne basta uno “corrotto” per mandare a monte tutto l’insieme. O almeno io l’ho capita così.

Il breve saggio di Massimo Bernaschi non mi ha aiutato molto ad approfondire, l’argomento è assai complesso. Più “potabile” ma sempre di ambito specialistico l’intervento di Gabriele Bianchi sui Non-Fungible Tokens. Luigi D’Amelia approfondisce invece l’aspetto storico dei generali bizantini usati come metafora dal Matematico Leslie Lamport mentre Davide Bennato parla dell’uso degli pseudonimi tra gli hacker (e non solo) e ricostruisce quel poco che si sa di Satoshi Nakamoto, figura sfuggente e aperta a varie congetture sulla sua vera identità. Come di consueto gli autori vengono intervistati (da Stefano Pisani) in merito alla realizzazione del fumetto.

A integrare la parte a fumetti ci sono le due tavole di Davide La Rosa (che fornisce una variante della storia dei generali bizantini) e alcune vignette di Walter Leoni tra le più divertenti che ho visto in questa serie.

lunedì 14 novembre 2016

Martin Mystére Le Nuove Avventure a Colori 1: Ritorno all'Impossibile

Simpatica questa nuova incarnazione (non a caso definita “avatar” da Castelli) di Martin Mystère, ma anche un po’ spiazzante. In pratica il professore logorroico è diventato un mix di 007, Diabolik e Lo Scorpione (il personaggio di Desberg e Marini), apparentemente molto più giovane e incline alla battute sceme.
La storia verte intorno al “recupero” da parte del protagonista del pezzo mancante di un arazzo perduto di Leonardo da Vinci, che scatenerà ovviamente una caccia all’uomo nei suoi confronti (con inaspettati partecipanti sovrannaturali) e l’apertura di un portale verso un altro mondo, preludio al prossimo episodio.
I testi sono frutto del lavoro collettivo di addirittura sei sceneggiatori: Andrea Artusi, Diego Cajelli, Giovanni Gualdoni, Ivo Lombardo, Enrico Lotti e Andrea Voglino. I “Mysteriani” hanno basato questo primo capitolo della nuova incarnazione di Martin Mystère su numerose sequenze d’azione, un’ambientazione europea (principalmente italiana), dialoghi “moderni” e a volte metanarrativi e il gusto Ultimate di vedere come sono stati modificati i personaggi principali della mitologia mystèriana nel transito da un universo narrativo all’altro: Diana non è più un’assistente sociale e incontra per la prima volta Martin, a fare le veci di Java c’è l’energumeno Max, ecc.
Niente male i disegni di Fabio Piacentini (cui si perdona volentieri l’indecisione sull’orientamento dei bottoni della camicia di Martin da pagina 83 in poi): senza fronzoli ma di matrice realistica e abbelliti da una colorazione che credo voglia ricordare al lettore più giovane i frame (o si dice “cell”?) delle serie animate. Con la cartaccia in uso alla Bonelli non è che la parte grafica abbia modo di risaltare più di tanto, ma comunque il risultato è decisamente migliore delle derive caricaturali di un Cavenago o, peggio ancora, Rossi Edrighi che sembrano andare per la maggiore oggigiorno.
Un po’ mi pento di non aver comprato a Lucca il cofanetto che comprendeva anche il secondo episodio.

sabato 1 giugno 2013

Long Wei 1 - Il Drago [arrivò in un giorno di pioggia]



Long Wei correva il rischio che l’originalità del suo assunto di base (spiattellato mesi or sono su internet e su Fumo di China) mettesse in prospettiva la sua effettiva realizzazione. Grandi aspettative: alla più insignificante crepa nel prodotto, questo crolla. Non è stato così.
La storia è serratissima (ma con i giusti tempi, vedi la breve sequenza alla Xaotech International) e molto articolata e probabilmente anche a causa del ritmo incalzante le battutine cool sono ridotte al minimo, con beneficio della fluidità della storia e della sua verosimiglianza. La trama la sanno già tutti quindi è inutile riassumerla, una maggiore discrezione da parte dell’Aurea avrebbe reso più efficace il prologo ma tant’è.
Nell’editoriale di presentazione si parla di noir metropolitano, ma qui ho trovato anche molto presenti, oltre alle scene d’azione, degli aspetti da commedia molto riusciti.
Contrariamente a quello che succede con i prodotti di questa categoria merceologica, Long Wei (almeno questo primo episodio) non dà affatto l’impressione di avere stiracchiato una storia per raggiungere la foliazione canonica, ma anzi si ha la piacevole sensazione che Cajelli abbia dovuto riassumere alcuni degli elementi di contorno in favore della compattezza. Ottimo.
Comunque quello che mi ha colpito maggiormente di questo primo numero sono i disegni di Luca Genovese, che ricordavo per quell’obbrobrio della miniserie sulle autostrade su Lanciostory. Sembra veramente un’altra persona, o si tratta veramente di un altro Luca Genovese o nel frattempo è maturato tantissimo (o magari gli hanno dato gli $timoli giusti).
Purtroppo il suo elegante segno modulato, i suoi neri pieni e i suoi tratteggi particolareggiati vengono vanificati da una qualità di stampa ai minimi storici. Forse è un problema della mia sola copia, ma la Cromografica Roma S. r. l. è riuscita in un’impresa che ritenevo fisicamente impossibile: nonostante i neri siano tutti sbiaditi e smangiucchiati, come se mancasse inchiostro, c’è comunque dell’inchiostro in eccesso che (quando non è finito nella pagina di fronte, cioè quasi sempre) ha impastato i tratteggi fino a confonderli. Figurarsi quindi quanto “leggibili” siano i segnali e le insegne che Genovese ha inserito con perizia nelle sue tavole. Ma magari sono solo stato io sfortunato.
Ah, Genovese si fa pure i balloon e parte del lettering da solo, quindi almeno in parte questo punto debole storico dell’Eura/Aurea ci viene risparmiato.
Per il futuro, però, meglio evitare le tavole doppie, dalla fruibilità ridotta senza smembrare l’albetto.
Molto bella la copertina di LRNZ, anche se un po’ fuorviante: il protagonista sembra un ragazzino.