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mercoledì 19 dicembre 2018
martedì 6 novembre 2018
Serpieri Collection 5: Druuna - Venuta dal Vento
Quinto volume della Serpieri
Collection e nono episodio della saga di Druuna, decimo se mettiamo nel conto
anche il numero 0 Anima.
Ritroviamo Druuna in Centro
America durante le fasi dell’insediamento dei Conquistadores: se il lettore è confuso da questo drastico cambio
di scenario la protagonista lo è altrettanto, visto che sembra essere appena
nata e ha solo una vaga memoria atavica di quello che la circonda. E infatti,
dopo una ventina di pagine in cui ci siamo affezionati a lei, scopriamo che non
è la vera Druuna, la quale si trova invece in una specie di Matrix da cui dovrà
uscire incontrando la sua clone e fondendosi con lei. Ma anche il mondo “reale”
non è altro che un’illusione, in cui esistono dei veri esseri umani ma anche
delle creature biomeccaniche che si spacciano per umani assumendone l’aspetto.
E forse c’è anche (o almeno c’è stata) una terza Druuna.
Eh, sì: l’onda lunga delle
disquisizioni su umano e sintetico cominciata con il terzo volume si riverbera
ancora dopo tutti questi anni, così come il balletto dell’identità vera o
presunta dei personaggi (collocabile a partire dal quarto episodio, Carnivora) continua a tenere banco nelle
trame di Eleuteri Serpieri. Non ho dubbi sul fatto che la storia sia stata
costruita con molta cura e che abbia una sua logica serrata, ma il ritmo
sincopato e la girandola di personaggi in scena non ne facilitano la
comprensione. E la distanza temporale tra un episodio e l’altro rende difficile
riallacciare i fili della saga nel suo complesso.
La lettura è comunque piacevole,
soprassedendo sugli errori sintattici nei balloon: Venuta dal Vento ha un marcato piglio avventuroso e curiosamente il
sesso è quasi del tutto assente, e in ogni caso mai esplicito. Esonerata dalle
sue performance abituali, Druuna si rivela una protagonista intraprendente e
spiritosa che riesce a dominare la scena senza bisogno di comprimari che le
diano la battuta, per quanto ce ne siano parecchi. La rimpatriata finale con
uno dei personaggi-cardine della saga è purtroppo solo il preludio al prossimo
volume, che chissà quando potremo leggere.
Sui disegni c’è poco da dire:
sono uno spettacolo. Non c’è traccia della lieve flessione qualitativa che
avevo riscontrato nel Tex di Eleuteri Serpieri,
qui indistinguibile dalle sue prove migliori e addirittura più efficace che in
altri capitoli della saga. Mi sembra però che la stampa non gli abbia reso
giustizia al 100%: siamo ben distanti dalle pixellature che per altri editori
sono la norma, però dei neri più marcati sarebbero probabilmente stati più
indicati per rendere i volumi degli originali. Niente di grave, comunque (tanto
più che in appendice c’è una generosa selezione di tavole riproposte in bianco
e nero): il vero difetto di questo volume è la punteggiatura bizzarra di molti
dialoghi.
Venuta dal Vento consta di 55 pagine di fumetto, integrate da un
sacco di materiale aggiuntivo: non tanto schizzi o studi ma vere e proprie
illustrazioni a colori, oltre alle tavole in bianco e nero (e col lettering
originale dell’autore) cui ho accennato sopra. Quindi in totale il volume, che
è un cartonato di grande formato stampato su carta patinata, tocca quota 96
pagine: è un mistero come Lo Scarabeo riesca a venderlo a soli 19,90 euro
(addirittura 18 in
fiera, indifferentemente se con la copertina normale o variant), forse il nome
dell’autore è talmente importante da garantire un quantitativo consistente di
vendite assicurate. Ma in fondo… fintantoché l’editore riesce a mantenere
questi prezzi, chi se ne frega del perché riesca a farlo.
mercoledì 8 marzo 2017
La chiusura del cerchio
Circa 4 anni fa scrivevo questo post desolato
che poi, risolte le problematiche legali di cui all’epoca non ero a conoscenza,
venne fortunatamente sconfessato dall’uscita di tutti gli altri volumi. Proprio
ieri è arrivato l’ultimo:
Lo Scarabeo ci ha messo sette
anni a finire la Collection (per problemi che esulavano dalla sua volontà e
regalandoci anche una chicca),
ma alla fine ne è venuta fuori veramente una raccolta stupenda. E tutto sommato
a un buon prezzo.
domenica 11 dicembre 2016
Intervista a Paolo Eleuteri Serpieri
Paolo Eleuteri Serpieri è uno dei
Maestri del fumetto internazionale, un autore tra i più apprezzati ma meno
imitati vista la difficoltà nel riproporre il suo stile realistico e
dettagliatissimo.
Forte di una formazione
accademica, si avvicina al fumetto per puro caso e dopo qualche reticenza. Esordisce
su Lanciostory prima ancora che la
rivista venga venduta nelle edicole: sul mitico numero 0 allegato gratuitamente
ai fotoromanzi della Lancio compare il suo primo lavoro, L’Antica Maledizione. Nella vignetta conclusiva di questo “libero”
già si vede sul volto della Sfinge quell’ordito di segni e tratteggi che sarà
la sua cifra stilistica.
Negli anni successivi si
dedicherà principalmente alla produzione western, sua grande passione,
realizzando varie storie autoconclusive su testi di Raffaele Ambrosio che lo
impongono come autorità del settore, tanto che questo materiale verrà periodicamente
ristampato sia in Italia che all’estero (sorte toccata a ben poche altre
produzioni transitate per le riviste dell’Eura). Quando la serie dei Grandi Miti del West pubblicata su Skorpio arriverà alla sua naturale
conclusione, essendo esaurito il materiale di origine spagnola, l’incombenza di
continuare la saga verrà data proprio a Eleuteri Serpieri. Collabora inoltre
con la francese Larousse alla collana Histoire
du Far West con alcune storie che verranno proposte in Italia su L’Eternauta, rivista che si fregerà di
avere per diversi numeri la quarta di copertina illustrata da lui.
Come altri suoi colleghi, nei
primi anni ’80 passa dalle riviste dell’Eura alle pagine delle riviste d’Autore
e per Orient Express realizza su
testi propri L’Indiana Bianca.
Nel 1985 avviene la svolta:
parzialmente introdotta dalla storia breve Forse…
(su Orient Express 3) nasce Morbus Gravis, una serie
fantascientifica caratterizzata da un disperato pessimismo e dalle conturbanti
forme della sua protagonista Druuna. Eleuteri Serpieri viene consacrato quindi
anche come maestro dell’erotismo e a Druuna verranno dedicati 8 volumi a
fumetti e vari sketchbook e libri d’illustrazione in cui l’arte del suo
creatore è libera di esprimersi senza la costrizione di una storia e dei limiti
espressivi delle pubblicazioni su rivista.
Druuna ha però una vita editoriale un po’ accidentata e dopo le pesanti
censure operate dal primo editore francese Dargaud, in tempi recenti sarà causa
di ulteriori noie che per un po’ allontaneranno l’autore dal fumetto.
L’aria di rinnovamento che soffia
negli ultimi anni presso la Sergio Bonelli Editore permette finalmente la
pubblicazione di un episodio decisamente speciale di Tex, ideato alcuni anni prima, con cui viene varato l’esperimento
dei “Tex d’Autori” inseriti nella collana Romanzi a Fumetti.
Luca Lorenzon (LL): Quest’anno Lei ha in uscita il terzo volume
edito dalla casa editrice Lo Scarabeo dedicato a Druuna, giusto?
Paolo Eleuteri Serpieri (PES): Per la precisione è il terzo
“doppio” perché si tratta di un integrale che raccoglie due volumi per volta:
quindi nel terzo ci sono il quinto e il sesto episodio della saga.
LL: Lei recentemente ha anche realizzato un volume molto speciale
della serie dedicata a Druuna, una specie di prequel: Anima.
È un episodio particolare perché c’è un lato metanarrativo, ma è una cosa anche
molto scherzosa perché Lei si è autoritratto in maniera buffa.
Mi è sembrato di cogliere degli
stili diversi all’interno di Anima,
come se si trattasse di un progetto che ha iniziato e poi ripreso in periodi
diversi.
PES: No, in realtà Anima mi
è venuta tutta di getto. È stato un esperimento: volevo fare un libro tutto di
immagini, per questo è muto e non ci sono dialoghi. Il punto su cui ruota tutto
Anima è questo: non volevo raccontare
una storia ben precisa, volevo in realtà esprimermi solo dal punto di vista
delle immagini.
Quindi mi sono abbandonato a
realizzare ambienti fantastici, animali, mostri… Poi ovviamente il tormentone
ritorna: c’è la protagonista che si trova a viaggiare sottoterra e infine a
tornare fuori, “uscimmo a riveder le stelle” per dirla con le parole del Poeta.
LL: Quindi dopo il western e la fantascienza a cui si è dedicato
principalmente adesso c’è anche l’umorismo.
PES: Certo.
PES: Io ho fatto un Tex a
colori e mi sono divertito moltissimo a farlo.
LL: Anche quello in effetti era un episodio molto particolare.
PES: Certo, anche perché nacque come un omaggio a Sergio Bonelli,
anche se quando raccontai a Sergio la mia storia lui rimase molto perplesso, mi
disse “Non lo so se si può fare…” e poi ogni tanto mi chiamava e mi diceva
“Forse si può limare quello, si può togliere quell’altro…” [ride, nda]
LL: Per una questione di violenza o per altri motivi?
PES: Per la scena dello scalpo, quella in cui lo stesso Tex scalpa
un indiano. Era decisamente forte ma alla fine è rimasta nella storia perché è
giustificata dalla trama, anzi è indispensabile alla storia perché in quella
maniera Tex riesce a risolvere la situazione e salvare i suoi amici.
Va poi aggiunto che c’era anche
una questione di realismo storico a cui attenersi, cioè il fatto che per gli Indiani
delle Pianure i capelli erano caricati di un forte valore simbolico:
rappresentavano la dignità, il coraggio. Avevano tanti significati.
Possedere dei capelli lunghi era
fondamentale per mantenere ad esempio l’autorità (o per meglio dire
l’autorevolezza) nei confronti degli altri guerrieri.
Nell’esempio di Tex il capo dei
Comanche aveva deciso di fare quella guerra e allora gli altri lo hanno
seguito. Morto lui e, cosa fondamentale, privato dei suoi capelli, gli altri guerrieri
si ritirano.
LL: Forse una tale dimostrazione di documentazione avrebbe meritato
un approfondimento con qualche redazionale nel volume.
PES: È una cosa che comunque si evince dai dialoghi (io sono autore
anche dei testi della storia e non solo dei disegni), ho preferito non
appesantire il tutto specificando che si trattava di Indiani delle Pianure e
altri dettagli. È una cosa che l’appassionato di western riesce comunque a
cogliere.
LL: Lei ha anche realizzato recentemente il primo volume di Saria, su testi di Jean Dufaux e se non
sbaglio ha anche realizzato parte del secondo volume che poi è stato affidato in toto a Riccardo Federici.
PES: Escono fuori tutte le cose…
LL: Nessun Wikileaks: lo aveva dichiarato in un’intervista a Fumo di China. Nella stessa intervista
Lei diceva che la causa dell’abbandono del progetto era la politica della Delcourt
di fare tirature basse.
PES: Più che altro non mi interessava più.
LL: Possiamo dirlo nell’intervista?
PES: Sì, tanto ormai della Delcourt mi interessa molto poco. Tanto
meno oggi.
PES: No, Dufaux è una bravissima persona, è uno sceneggiatore molto
colto. Ci siamo trovati molto bene insieme. Con Dufaux non ci sono stati
assolutamente problemi.
LL: Ha avuto dei contatti diretti con lui?
PES: Sì, certo, abbiamo parlato molto. Con lui tutto ok, e credo
abbia capito quando i miei rapporti con la Delcourt si fecero problematici, nel
2007. Ci siamo capiti anche se io il francese non lo parlo molto bene, ma tra
un po’ di inglese, di italiano e di francese si è reso conto di com’era la
situazione.
LL: Lei ha esordito nei fumetti su Lanciostory, addirittura sul numero 0. L’Eura è stato un importante
trampolino di lancio, se non sbaglio era amico di Michele Mercurio della Lancio,
che sui primi numeri di Lanciostory
figurava come Amministratore Delegato.
PES: Lui era un mio amico d’infanzia, poi c’eravamo persi di vista.
Lo rincontrai a una mia mostra di incisioni e disegni a penna (il soggetto
erano nudi femminili). Lui venne a visitarla e ci riconoscemmo. Già con un
occhio verso il settore mi chiese perché non facessi fumetti, ma io allora ero
pieno di pregiudizi verso i fumetti e gli risposi con qualche scusa vaga.
Rimanemmo in contatto e lui mi
fece vedere delle cose fantastiche dei disegnatori argentini, di Salinas,
Breccia… e questo mi spinse a provare, anche se le prime storie non sono ancora
ai livelli di oggi, anche perché c’era qualcuno in redazione che mi frenava: ad
esempio non volevano che facessi tutti quei tratteggi. Io infatti devo dire in
tutta franchezza (e mi è stato pure fatto notare) che probabilmente i fumetti
non li ho mai disegnati veramente [ride, nda]: ho sempre usato il linguaggio dei fumetti, questo sì, ma non i fumetti in
quanto tali, con il loro linguaggio specifico. E a me va bene così, non ho mai
preteso di essere un fumettista.
LL: D’altra parte la maggior parte degli autori di fumetti non
legge fumetti.
PES: Infatti. Io volevo illustrare,
però usando la tecnica cinematografica del racconto. La narrazione a me piaceva
tantissimo. È per questo che ho cominciato coi fumetti, io prima facevo il
pittore e i fumetti mi davano la possibilità in più di raccontare una storia.
PES: Sì, sono stato suo allievo sia al Liceo Artistico che
all’Accademia di Belle Arti. Ne ho un ottimo ricordo, andavo ogni tanto nel suo
studio. Però mi sentivo più vicino a Renzo Vespignani, che poi conobbi di
persona: ecco perché facevo le incisioni e le acqueforti.
LL: Questo spiega il tratteggio e i dettagli mentre l’opera di
Guttuso era caratterizzata da campiture di colore.
PES: È stato Guttuso a darmi la formazione sulla materia, sui
colori. Era quello che lo caratterizzava di più.
LL: Quello e le pubbliche relazioni, diciamo. Ma stiamo uscendo dal
seminato.
giovedì 10 marzo 2016
Druuna 0: Anima
Dopo un’attesa che mi è sembrata eterna (ma dalle gerenze risulta che il
volume sia stato confezionato solo un mese fa) è finalmente uscito quello che a
una Lucca mi era stato presentato genericamente come un prequel di Druuna allo stand dello Scarabeo. Anima è stato anticipato da vari
portfolio che sono usciti da almeno un paio di anni e dalle immagini che erano
trapelate sembrava qualcosa di nuovo e poco attinente con l’eroina-simbolo di
Eleuteri Serpieri. In realtà Druuna c’entra eccome ma, proprio come suggerito dal
succitato stand è meglio non anticipare nulla. Diciamo che c’è un simpatico
colpo di scena finale e che se un giorno il file da cui attingo per i
Fumettisti d’Invenzione
dovesse essere a secco ci inserirò anche questo Anima.
Il volume vanta un’introduzione quadrilingue di Moreno Burattini (con un
bel po’ di refusi, mannaggia) in cui viene rievocata l’esperienza di Moebius e Metal Hurlant. Anche se i mondi e gli
stili dei due autori possono sembrare molto distanti, l’excursus storico di
Burattini è perfetto per questa storia visto che Eleuteri Serpieri vi ha
ripreso alcune suggestioni e probabilmente anche il metodo di Moebius. Forse
non è un caso che si sia firmato “SER” in calce alle tavole come Giraud si
firmava GIR.
In un mondo selvaggio vagamente preistorico la ben tornita Anima si leva in
volo con il suo buffo pterodattilo biomeccanico simil-Arzak e affronta varie
minacce che attentano alla sua vita e alla sua virtù (nel secondo caso,
talvolta riuscendo nel compito). Il fumetto è totalmente privo di dialoghi e la
narrazione è affidata agli splendidi disegni di Eleuteri Serpieri che qui
raggiunge un’espressività ancora più efficace del solito. Una delizia per gli
occhi, poco importa che il formato adottato prediliga poche vignette di grandi
dimensioni per tavola, rendendo quindi la lettura assai veloce.
Oltre al probabile omaggio ad Arzach, secondo me Eleuteri Serpieri è andato
a braccio nel realizzare questo fumetto un po’ come fece Moebius nel Garage Ermetico, visto che
apparentemente non c’è una direzione verso cui punta la trama e che alcune
immagini sembrano tratte da altri lavori dell’autore realizzati in momenti e
contesti diversi. Non c’è però solo un accumulo di situazioni tipiche
dell’immaginario serpieriano in Anima
ma anche delle trovate originali e un bel finale che lascia il lettore con un
sorriso.
Oltre all’incredibile efficacia con cui Eleuteri Serpieri ha disegnato
anche gli animali (non è così scontato che un mostro di bravura nel disegno
anatomico sia altrettanto bravo nel ritrarre animali), è stata una rivelazione
vederlo alle prese con dei siparietti umoristici incredibilmente efficaci e
veramente esilaranti – anche se uno ci ha privato delle derive zoofile che
avrebbe potuto generare la scena in cui è inserito, peccato.
Il progetto è nato da un’idea di Piero Alligo, qui indicato come “Pietro”
ma visti i refusi nell’introduzione di Burattini non mi stupirei se fosse lui.
Un motivo in più per lodare questo eccellente disegnatore che tanto ha fatto e
fa per il fumetto italiano.
Il volume è molto bello, cartonato e ben stampato su carta patinata. Consta
di ben 80 pagine, di cui 65 di fumetto vero e proprio mentre le quattro
versioni (in italiano, tedesco, inglese e spagnolo) dell’introduzione sono
abbellite da studi e prove di Eleuteri Serpieri. Il prezzo non è riportato,
comunque Anima più le quattro uscite
Secret Wars del mese (Hail Hydra, A-Force, Civil War e Thors) me le
hanno fatte pagare 29 euro in fumetteria, fate voi i conti.
PS: solo io ricordo l’annuncio di un Druuna
9? In effetti su internet non si trova nulla al riguardo.
mercoledì 18 febbraio 2015
Tex - L'Eroe e la Leggenda
E così finalmente è uscito e l’ho letto – già ieri, ho dovuto riorganizzare
un po’ le idee prima di scriverne. È stato uno dei fumetti per cui ho nutrito
più aspettative. Non è un capolavoro ma è comunque una piacevole lettura.
L’Eroe e la Leggenda è una storia che corre su due binari, da
una parte c’è l’azione vera e propria (solida, classica, documentata) e
dall’altra una cornice che serve a contestualizzare e a gettare una nuova luce
sulla vicenda portante che ha Tex per protagonista. A seconda dell’umore, della
predisposizione e della cultura fumettistica del lettore la storia può essere
vista come una boutade, come un sentito
omaggio o come un’operazione di decostruzione mitografica – non originalissima
ma condotta con grande competenza e professionalità.
Nel 1913 un vecchio Kit Carson racconta a un giornalista il suo primo
incontro con Tex Willer: nell’arco di una sola giornata Tex, già navajo
onorario, è riuscito a sgominare una banda di trafficanti d’armi, a salvare la
proverbiale Indiana Bianca e a devastare
la tribù bellicosa dei comanche a cui le armi erano destinate, quest’ultima
parte grazie un combattimento a singolar tenzone e in barba all’esercito che è
intervenuto attirato a sua volta dall’esca che Tex aveva preparato per i
comanche.
Da questo riassunto apparirà evidente come Eleuteri Serpieri abbia forse
voluto introdurre un po’ d’ironia, e nel farlo si è appropriato dello stile del
Tex mensile («non riconosco
l’autorità di questo gambe gialle» dice Tex rivolto a un dragoon). Che sia voluta o no, questa esagerazione è funzionale al
colpo di scena finale che riguarda la cornice del racconto, la parte che ho
gradito di più.
Sulla parte grafica è superfluo soffermarsi: Eleuteri Serpieri è sempre
Eleuteri Serpieri. Le tavole di fumetto sono però solamente 38 contro le 46
canoniche che era lecito aspettarsi da un volume che ricalca il formato
franco-belga. Ma ben nove pagine sono state necessarie a Mauro Boselli e
Ferruccio Giromini per dichiarare, ribadire e ripetere che questo è un elseworld (o what if) e quindi il lettore abituale non deve scandalizzarsi o
preoccuparsi per la sorte del “suo” Tex, quello “vero”.
Fatto salvo il bel finale, per me qualche tavola in più avrebbe giovato al
godimento della storia principale, che senza momenti di pausa mi è sembrata un
po’ troppo frenetica. Tutto sommato, visto che le pagine sono poche più di 32
questa prova avrebbe anche potuto apparire in un Color Tex.
A 6,90€ il volume (cartonato e di gran formato) è ovviamente poco meno che
regalato, ma purtroppo presenta due difettucci: il lettering è fatto col
computer e la carta non è patinata, smorzando quindi la definizione e la vivacità
dei disegni e dei colori di Eleuteri Serpieri. Anche per questo forse sarebbe
stato meglio presentarlo su un Color Tex
limitando eventualmente lo spazio a disposizione degli altri disegnatori. Tanto
più che L’Eroe e la Leggenda è
inserito nella collana semestrale dei Romanzi a Fumetti e quindi immagino si
sia trattato di una pubblicazione una
tantum data l’eccezionalità del disegnatore e il maggiore perimetro di
vendite che può garantire.
lunedì 9 giugno 2014
Saria 1: Le Tre Chiavi
Un nuovo fumetto disegnato da Eleuteri Serpieri per me è un evento, e lo compro
senza ingudio. Persino se ai testi c’è Jean Dufaux. Scherzi a parte, a una
prima ricognizione mi sembrava che proprio la parte grafica fosse meno
appetibile di quanto sperassi: invece dello stile morbido e sfumato di Creatura e Afrodisia il papà di Druuna ha qui adottato quello secco, rigido e
occasionalmente abbozzato di Mandragora.
Pericolo scongiurato, comunque: durante la lettura ogni perplessità svanisce
anche di fronte alla consumata abilità di Eleuteri Serpieri di narrare per
immagini. E le derive rigide e squadrate ben si adattano al tono della storia.
La trama e l’ambientazione sono un bel coacervo degli elementi più
disparati. Dufaux ha ambientato questa distopia in una Venezia dittatoriale in
cui convivono e collaborano inquisitori appestati e squadracce fasciste in
orbace (nonostante non ci sia un Duce ma un Duca è forse questo il motivo della
sua tardiva proposta in Italia nonostante i grandi nomi coinvolti?), di difficile
collocazione temporale visto che accanto a della tecnologia sofisticata
persistono elementi medievali e rinascimentali. Non finisce qui. Tra le altre
cose ci sono anche un angelo pettoruto particolarmente incazzato (a cui la
smania citazionista di Dufaux ha dato l’infelice, in quanto tolkieniano, nome
di Galadriel), un Doge/Patriarca biomeccanico (poco bio e molto meccanico) e un
martire mediorientale che dispone di grandi poteri al momento non ancora
svelati.
La Saria del titolo è l’ultima discendente della famiglia Asanti e a lei
viene affidato dal padre morente il peso di custodire le tre chiavi del titolo,
una sola delle quali condurrà al Paradiso una volta inserita nella Porta
dell’Angelo. Se sia tutta una metafora o qualcosa di concreto si scoprirà nei
prossimi volumi.
La vicenda è molto interessante e come spesso capita con Dufaux non si può
rimproverargli di essere stato
banale quanto piuttosto di avere ecceduto in
eccessiva originalità, che però grazie al tratto molto realistico di Eleuteri
Serpieri non scade mai nel ridicolo come è successo con altri suoi fumetti.
Visto che non mancano nemmeno in Saria
altri esempi della sua poetica, come qualche improbabile frasaccia ad effetto
che qui non stona affatto, mi viene da pensare che probabilmente, con
disegnatori meno “puliti” e rassicuranti (se non proprio caricaturali) dei suoi
collaboratori abituali, avrei avuto tutta un’altra impressione dello
sceneggiatore belga.
Saria è un bellissimo fumetto, oltre a essere
disegnato divinamente è intrigante e offre delle sequenze suggestive e
originali, una su tutte quella del mostro-ogiva Moloch con cui il Doge mantiene
il favore della popolazione oppressa. Potrebbe anche darsi che Dufaux abbia
riletto i volumi di Les Eaux de Mortelune
di Cothias e Adamov, ma forse è solo una mia impressione. Il ritmo sincopato è
un po’ spiazzante (perché diavolo mettere sotto i riflettori un personaggio
secondario a dieci tavole dalla fine del volume? E delle mirabilanti esibizioni
di potere di Ali Muslim Orfa promesse già a pagina 15 in questo primo episodio
non c’è traccia...) ma con la sua scarsa linearità introduce un ulteriore
livello di originalità alla vicenda.
Certo: di «Asanti» in Italia, e in particolare a Venezia, credo che ce ne
siano ben pochi, mentre dubito che in tutta la storia del Belpaese qualcuno
abbia mai avuto come nome di battesimo “Mozo”, ma è lo scotto che si paga
quando si cercano dei nomi per personaggi che non appartengono alla propria
cultura e tradizione, e come diceva Luigi Bernardi nell’introduzione alla
raccolta di Arno della Glénat Italia,
certamente qualche autore nostrano non fa di meglio quando immagina nomi
stranieri.
Spero vivamente che la Panini non faccia attendere troppo il secondo
volume, che vedrà ai disegni il bravissimo Riccardo Federici (qui autore della
copertina immagino tratta da una ristampa francese per dare omogeneità alla
serie), disegnatore che, mi rendo conto dell’importanza dell’affermazione, non
farà assolutamente rimpiangere Eleuteri Serpieri.
giovedì 13 giugno 2013
Mettendo ordine negli armadi...
…mi sono imbattuto in questo bel volumone edito da Lo Scarabeo nel 2010:
Si tratta del primo di una ristampa integrale della Druuna di Eleuteri Serpieri, anche se il nome della collana
(«Serpieri Collection») lasciava intendere che l’opera avrebbe potuto allargarsi
anche ad altri lavori del Maestro.
Vennero ristampati i primi due episodi, in pratica il primo arco narrativo
così come l’aveva concepito l’autore (cosa che toglie un pochino, ma poco poco,
del fascino nichilista del finale di Morbus
Gravis), e in appendice c’era pure una generosa rassegna di tavole al
naturale, solo a matita e china, di Eleuteri Serpieri: ben 19.
La qualità di stampa non era affatto male, considerando che difficilmente
saranno partiti dagli originali conservati nelle cassette di sicurezza dei
collezionisti, il font del lettering era piuttosto azzeccato e il prezzo era abbastanza
contenuto per un prodotto con queste caratteristiche: 19,90€ - e forse tre anni
fa 20 euro si spendevano a cuor più leggero di oggi.
Ora, mi sembra strano che un’iniziativa dedicata a Eleuteri Serpieri non
abbia riscosso il successo sperato, tanto più che a fare da apripista era il
suo personaggio più famoso e attraente, che tra l’altro avrebbe occupato con
quel ritmo solo 3 altre uscite. Eppure non ricordo di aver visto altri volumi
annunciati nè sull’Anteprima nè
altrove, e tanto meno ricordo di avere visto i volumi dal 2 in poi. Cercando su
internet ho trovato un “Serpieri Collection 2”, ma si tratta di un’edizione
tedesca di qualche anno fa.
Se qualcuno ne sa qualcosa di più...
giovedì 21 marzo 2013
La GP Publishing non ha inventato nulla
Prendere dei fumetti nati per tutt’altro formato e comprimerli nel
bonelliano 16x21 sembra essere la moda del momento. Forse non è proprio così
redditizio se la casa editrice che ha fatto nascere il trend ha gettato la
spugna, ma ho visto che un altro editore si è avventurato nella pubblicazione
di comic book horror e fantasy in quel formato, in pompa magna con un bel po’
di titoli.
Escludendo il fallimentare esperimento della Nuova Frontiera con Blueberry, questo concept (BéDé,
historietas e comic book riproposti in formato bonelliano) era già stato
adottato a metà anni ’90 da Francesco Coniglio.
Nel 1994 fece il suo esordio per Blue Press la collana Eros Comix, in cui
non venivano pubblicate solo le proposte facenti parte dell’omonimo catalogo
americano (tra cui spiccava l’Ironwood
di Willingham) ma trovarono posto anche prodotti di altri mercati.
Veramente notevole come il tratto del mangaka Motoki si sposasse alla
perfezione con lo stile più classico dei supereroi di cui fece la parodia,
producendo qualcosa di incredibilmente bello ed efficace. Ma il formato ridotto
finiva per penalizzarlo un po’.
Willingham e Anton Drek non ne risultarono invece molto danneggiati, anche
perchè il pubblico italiano non ancora disabituato del tutto ai tascabili
erotici poteva cogliervi delle assonanze (soprattutto nel caso del secondo
autore).
A fare maggiormente le spese della riproposta sul formato quaderno in
bianco e nero fu Jaime Martin, autore non certo dettagliatissimo come un
franco-belga ma di cui era evidente come in origine il suo fumetto fosse
pensato per il colore (oltre alla bizzarra scelta di partire a pubblicarlo dal
secondo tomo e con un titolo posticcio: il primo si era visto su rivista,
mantenerne il titolo avrebbe potuto garantire un minimo di lettori che volevano
seguire la storia).
Stesso discorso, forse anche più evidente, per Choff, autore di un Pink Ecstasy che pur con tutti i suoi
difetti, e non erano pochi, era palesemente pensato per una pagina più ariosa e
con una gabbia classica della BéDé che mal si sposava con il 16x21. Che Choff
non fosse un genio lo dicevano gli stessi redattori di Blue (anzi lo accusavano pure di copiare Manara) e quindi non è che
dal punto di vista dell’estetica ci fossimo persi chissà cosa, però quelle
strisce ravvicinate e comunque piene di dettagli facevano intuire che il
formato scelto non fosse il più adatto.
La collana Eros Comix non mi sembra abbia avuto molto successo, le uscite
era piuttosto irregolari e comunque io mi fermai al numero 7. Difficile capire
quale fosse il pubblico di riferimento: i lettori di Blue, che negli anni precedenti aveva recensito quegli stessi
fumetti (non sempre incensandoli)? I lettori di supereroi e più in generale fumetto
statunitense che all’epoca stava conoscendo un nuovo boom in Italia? I
frequentatori di lungo corso delle edicole per cui Ironwood poteva essere l’erede di Oltretomba o Ulula? Come
spesso succede, forse cercando di accontentare un po’ tutti la collana finì per
scontentare tutti.
Bisogna inoltre specificare che se il formato era quello di un bonelliano
non lo era la foliazione, che aveva un sedicesimo in meno (80 pagine contro le
96 canoniche). Senz’altro belle e approfondite le introduzioni, ma bastavano da
sole a catturare l’interesse di un eventuale lettore che cercava solo sana
pornografia?
Per non parlare del prezzo: 5000 lire, una vera follia! Con questo costo il
lettore bonelliano medio era tagliato fuori sin dal principio, se dobbiamo dare
retta agli esperti secondo cui non solo le dimensioni e la foliazione di un
bonellide devono essere sempre quelle per attirare il lettore casuale, ma anche
il suo prezzo deve essere lo stesso praticato da Bonelli indipendentemente dal
contenuto – all’epoca Tex e compagnia
costavano la metà.
Nel 1995 Macchia Nera azzardò un altro esperimento, stavolta più conforme
al canone bonelliano: pubblicò la collana economica in 4 albetti West di Eleuteri Serpieri, stupendi
fumetti western ripescati principalmente da Lanciostory
e Skorpio con cui un pubblico più
vasto aveva accesso alle storie che altrimenti avrebbe dovuto andare a
ricercare nei volumi dell’Isola Trovata, che al pari di quelli esauritissimi di
Magnus all’epoca erano tra i più costosi per i collezionisti.
Con le sue 96 pagine, le sue introduzioni eccellenti (nel numero 2
intervenne persino Filippo Ciolfi!), le esaustive bibliografie di Eleuteri
Serpieri e del western in generale, il costo tutto sommato contenuto di 3500
lire, questa collana rappresentò un piccolo gioiellino. Purtroppo però il
disegno di Eleuteri Serpieri, già indirizzato verso altri mercati anche con le
opere riproposte in questo suo West,
ne risultò impoverito a causa non solo del formato ridotto ma anche per la
qualità della carta e occasionalmente della stampa.
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