Visualizzazione post con etichetta Paolo Eleuteri Serpieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Eleuteri Serpieri. Mostra tutti i post

martedì 6 novembre 2018

Serpieri Collection 5: Druuna - Venuta dal Vento

Quinto volume della Serpieri Collection e nono episodio della saga di Druuna, decimo se mettiamo nel conto anche il numero 0 Anima.
Ritroviamo Druuna in Centro America durante le fasi dell’insediamento dei Conquistadores: se il lettore è confuso da questo drastico cambio di scenario la protagonista lo è altrettanto, visto che sembra essere appena nata e ha solo una vaga memoria atavica di quello che la circonda. E infatti, dopo una ventina di pagine in cui ci siamo affezionati a lei, scopriamo che non è la vera Druuna, la quale si trova invece in una specie di Matrix da cui dovrà uscire incontrando la sua clone e fondendosi con lei. Ma anche il mondo “reale” non è altro che un’illusione, in cui esistono dei veri esseri umani ma anche delle creature biomeccaniche che si spacciano per umani assumendone l’aspetto. E forse c’è anche (o almeno c’è stata) una terza Druuna.
Eh, sì: l’onda lunga delle disquisizioni su umano e sintetico cominciata con il terzo volume si riverbera ancora dopo tutti questi anni, così come il balletto dell’identità vera o presunta dei personaggi (collocabile a partire dal quarto episodio, Carnivora) continua a tenere banco nelle trame di Eleuteri Serpieri. Non ho dubbi sul fatto che la storia sia stata costruita con molta cura e che abbia una sua logica serrata, ma il ritmo sincopato e la girandola di personaggi in scena non ne facilitano la comprensione. E la distanza temporale tra un episodio e l’altro rende difficile riallacciare i fili della saga nel suo complesso.
La lettura è comunque piacevole, soprassedendo sugli errori sintattici nei balloon: Venuta dal Vento ha un marcato piglio avventuroso e curiosamente il sesso è quasi del tutto assente, e in ogni caso mai esplicito. Esonerata dalle sue performance abituali, Druuna si rivela una protagonista intraprendente e spiritosa che riesce a dominare la scena senza bisogno di comprimari che le diano la battuta, per quanto ce ne siano parecchi. La rimpatriata finale con uno dei personaggi-cardine della saga è purtroppo solo il preludio al prossimo volume, che chissà quando potremo leggere.
Sui disegni c’è poco da dire: sono uno spettacolo. Non c’è traccia della lieve flessione qualitativa che avevo riscontrato nel Tex di Eleuteri Serpieri, qui indistinguibile dalle sue prove migliori e addirittura più efficace che in altri capitoli della saga. Mi sembra però che la stampa non gli abbia reso giustizia al 100%: siamo ben distanti dalle pixellature che per altri editori sono la norma, però dei neri più marcati sarebbero probabilmente stati più indicati per rendere i volumi degli originali. Niente di grave, comunque (tanto più che in appendice c’è una generosa selezione di tavole riproposte in bianco e nero): il vero difetto di questo volume è la punteggiatura bizzarra di molti dialoghi.
Venuta dal Vento consta di 55 pagine di fumetto, integrate da un sacco di materiale aggiuntivo: non tanto schizzi o studi ma vere e proprie illustrazioni a colori, oltre alle tavole in bianco e nero (e col lettering originale dell’autore) cui ho accennato sopra. Quindi in totale il volume, che è un cartonato di grande formato stampato su carta patinata, tocca quota 96 pagine: è un mistero come Lo Scarabeo riesca a venderlo a soli 19,90 euro (addirittura 18 in fiera, indifferentemente se con la copertina normale o variant), forse il nome dell’autore è talmente importante da garantire un quantitativo consistente di vendite assicurate. Ma in fondo… fintantoché l’editore riesce a mantenere questi prezzi, chi se ne frega del perché riesca a farlo.

mercoledì 8 marzo 2017

La chiusura del cerchio

Circa 4 anni fa scrivevo questo post desolato che poi, risolte le problematiche legali di cui all’epoca non ero a conoscenza, venne fortunatamente sconfessato dall’uscita di tutti gli altri volumi. Proprio ieri è arrivato l’ultimo:
Lo Scarabeo ci ha messo sette anni a finire la Collection (per problemi che esulavano dalla sua volontà e regalandoci anche una chicca), ma alla fine ne è venuta fuori veramente una raccolta stupenda. E tutto sommato a un buon prezzo.

domenica 11 dicembre 2016

Intervista a Paolo Eleuteri Serpieri

Paolo Eleuteri Serpieri è uno dei Maestri del fumetto internazionale, un autore tra i più apprezzati ma meno imitati vista la difficoltà nel riproporre il suo stile realistico e dettagliatissimo.
Forte di una formazione accademica, si avvicina al fumetto per puro caso e dopo qualche reticenza. Esordisce su Lanciostory prima ancora che la rivista venga venduta nelle edicole: sul mitico numero 0 allegato gratuitamente ai fotoromanzi della Lancio compare il suo primo lavoro, L’Antica Maledizione. Nella vignetta conclusiva di questo “libero” già si vede sul volto della Sfinge quell’ordito di segni e tratteggi che sarà la sua cifra stilistica.
Negli anni successivi si dedicherà principalmente alla produzione western, sua grande passione, realizzando varie storie autoconclusive su testi di Raffaele Ambrosio che lo impongono come autorità del settore, tanto che questo materiale verrà periodicamente ristampato sia in Italia che all’estero (sorte toccata a ben poche altre produzioni transitate per le riviste dell’Eura). Quando la serie dei Grandi Miti del West pubblicata su Skorpio arriverà alla sua naturale conclusione, essendo esaurito il materiale di origine spagnola, l’incombenza di continuare la saga verrà data proprio a Eleuteri Serpieri. Collabora inoltre con la francese Larousse alla collana Histoire du Far West con alcune storie che verranno proposte in Italia su L’Eternauta, rivista che si fregerà di avere per diversi numeri la quarta di copertina illustrata da lui.
Come altri suoi colleghi, nei primi anni ’80 passa dalle riviste dell’Eura alle pagine delle riviste d’Autore e per Orient Express realizza su testi propri L’Indiana Bianca.
Nel 1985 avviene la svolta: parzialmente introdotta dalla storia breve Forse… (su Orient Express 3) nasce Morbus Gravis, una serie fantascientifica caratterizzata da un disperato pessimismo e dalle conturbanti forme della sua protagonista Druuna. Eleuteri Serpieri viene consacrato quindi anche come maestro dell’erotismo e a Druuna verranno dedicati 8 volumi a fumetti e vari sketchbook e libri d’illustrazione in cui l’arte del suo creatore è libera di esprimersi senza la costrizione di una storia e dei limiti espressivi delle pubblicazioni su rivista.
Druuna ha però una vita editoriale un po’ accidentata e dopo le pesanti censure operate dal primo editore francese Dargaud, in tempi recenti sarà causa di ulteriori noie che per un po’ allontaneranno l’autore dal fumetto.
L’aria di rinnovamento che soffia negli ultimi anni presso la Sergio Bonelli Editore permette finalmente la pubblicazione di un episodio decisamente speciale di Tex, ideato alcuni anni prima, con cui viene varato l’esperimento dei “Tex d’Autori” inseriti nella collana Romanzi a Fumetti.

Luca Lorenzon (LL): Quest’anno Lei ha in uscita il terzo volume edito dalla casa editrice Lo Scarabeo dedicato a Druuna, giusto?

Paolo Eleuteri Serpieri (PES): Per la precisione è il terzo “doppio” perché si tratta di un integrale che raccoglie due volumi per volta: quindi nel terzo ci sono il quinto e il sesto episodio della saga.

LL: Lei recentemente ha anche realizzato un volume molto speciale della serie dedicata a Druuna, una specie di prequel: Anima. È un episodio particolare perché c’è un lato metanarrativo, ma è una cosa anche molto scherzosa perché Lei si è autoritratto in maniera buffa.
Mi è sembrato di cogliere degli stili diversi all’interno di Anima, come se si trattasse di un progetto che ha iniziato e poi ripreso in periodi diversi.

PES: No, in realtà Anima mi è venuta tutta di getto. È stato un esperimento: volevo fare un libro tutto di immagini, per questo è muto e non ci sono dialoghi. Il punto su cui ruota tutto Anima è questo: non volevo raccontare una storia ben precisa, volevo in realtà esprimermi solo dal punto di vista delle immagini.
Quindi mi sono abbandonato a realizzare ambienti fantastici, animali, mostri… Poi ovviamente il tormentone ritorna: c’è la protagonista che si trova a viaggiare sottoterra e infine a tornare fuori, “uscimmo a riveder le stelle” per dirla con le parole del Poeta.

LL: Quindi dopo il western e la fantascienza a cui si è dedicato principalmente adesso c’è anche l’umorismo.

PES: Certo.

LL: Le piacerebbe tornare a fare una serie western?

PES: Io ho fatto un Tex a colori e mi sono divertito moltissimo a farlo.

LL: Anche quello in effetti era un episodio molto particolare.

PES: Certo, anche perché nacque come un omaggio a Sergio Bonelli, anche se quando raccontai a Sergio la mia storia lui rimase molto perplesso, mi disse “Non lo so se si può fare…” e poi ogni tanto mi chiamava e mi diceva “Forse si può limare quello, si può togliere quell’altro…” [ride, nda]

LL: Per una questione di violenza o per altri motivi?

PES: Per la scena dello scalpo, quella in cui lo stesso Tex scalpa un indiano. Era decisamente forte ma alla fine è rimasta nella storia perché è giustificata dalla trama, anzi è indispensabile alla storia perché in quella maniera Tex riesce a risolvere la situazione e salvare i suoi amici.
Va poi aggiunto che c’era anche una questione di realismo storico a cui attenersi, cioè il fatto che per gli Indiani delle Pianure i capelli erano caricati di un forte valore simbolico: rappresentavano la dignità, il coraggio. Avevano tanti significati.
Possedere dei capelli lunghi era fondamentale per mantenere ad esempio l’autorità (o per meglio dire l’autorevolezza) nei confronti degli altri guerrieri.
Nell’esempio di Tex il capo dei Comanche aveva deciso di fare quella guerra e allora gli altri lo hanno seguito. Morto lui e, cosa fondamentale, privato dei suoi capelli, gli altri guerrieri si ritirano.

LL: Forse una tale dimostrazione di documentazione avrebbe meritato un approfondimento con qualche redazionale nel volume.

PES: È una cosa che comunque si evince dai dialoghi (io sono autore anche dei testi della storia e non solo dei disegni), ho preferito non appesantire il tutto specificando che si trattava di Indiani delle Pianure e altri dettagli. È una cosa che l’appassionato di western riesce comunque a cogliere.

LL: Lei ha anche realizzato recentemente il primo volume di Saria, su testi di Jean Dufaux e se non sbaglio ha anche realizzato parte del secondo volume che poi è stato affidato in toto a Riccardo Federici.

PES: Escono fuori tutte le cose…

LL: Nessun Wikileaks: lo aveva dichiarato in un’intervista a Fumo di China. Nella stessa intervista Lei diceva che la causa dell’abbandono del progetto era la politica della Delcourt di fare tirature basse.

PES: Più che altro non mi interessava più.

LL: Possiamo dirlo nell’intervista?

PES: Sì, tanto ormai della Delcourt mi interessa molto poco. Tanto meno oggi.

LL: Quindi è meglio sorvolare su come è stato lavorare con Dufaux.

PES: No, Dufaux è una bravissima persona, è uno sceneggiatore molto colto. Ci siamo trovati molto bene insieme. Con Dufaux non ci sono stati assolutamente problemi.

LL: Ha avuto dei contatti diretti con lui?

PES: Sì, certo, abbiamo parlato molto. Con lui tutto ok, e credo abbia capito quando i miei rapporti con la Delcourt si fecero problematici, nel 2007. Ci siamo capiti anche se io il francese non lo parlo molto bene, ma tra un po’ di inglese, di italiano e di francese si è reso conto di com’era la situazione.

LL: Lei ha esordito nei fumetti su Lanciostory, addirittura sul numero 0. L’Eura è stato un importante trampolino di lancio, se non sbaglio era amico di Michele Mercurio della Lancio, che sui primi numeri di Lanciostory figurava come Amministratore Delegato.

PES: Lui era un mio amico d’infanzia, poi c’eravamo persi di vista. Lo rincontrai a una mia mostra di incisioni e disegni a penna (il soggetto erano nudi femminili). Lui venne a visitarla e ci riconoscemmo. Già con un occhio verso il settore mi chiese perché non facessi fumetti, ma io allora ero pieno di pregiudizi verso i fumetti e gli risposi con qualche scusa vaga.
Rimanemmo in contatto e lui mi fece vedere delle cose fantastiche dei disegnatori argentini, di Salinas, Breccia… e questo mi spinse a provare, anche se le prime storie non sono ancora ai livelli di oggi, anche perché c’era qualcuno in redazione che mi frenava: ad esempio non volevano che facessi tutti quei tratteggi. Io infatti devo dire in tutta franchezza (e mi è stato pure fatto notare) che probabilmente i fumetti non li ho mai disegnati veramente [ride, nda]: ho sempre usato il linguaggio dei fumetti, questo sì, ma non i fumetti in quanto tali, con il loro linguaggio specifico. E a me va bene così, non ho mai preteso di essere un fumettista.

LL: D’altra parte la maggior parte degli autori di fumetti non legge fumetti.

PES: Infatti. Io volevo illustrare, però usando la tecnica cinematografica del racconto. La narrazione a me piaceva tantissimo. È per questo che ho cominciato coi fumetti, io prima facevo il pittore e i fumetti mi davano la possibilità in più di raccontare una storia.

LL: A proposito di pittura: ricordo male o Lei era stato anche allievo di Renato Guttuso?

PES: Sì, sono stato suo allievo sia al Liceo Artistico che all’Accademia di Belle Arti. Ne ho un ottimo ricordo, andavo ogni tanto nel suo studio. Però mi sentivo più vicino a Renzo Vespignani, che poi conobbi di persona: ecco perché facevo le incisioni e le acqueforti.

LL: Questo spiega il tratteggio e i dettagli mentre l’opera di Guttuso era caratterizzata da campiture di colore.

PES: È stato Guttuso a darmi la formazione sulla materia, sui colori. Era quello che lo caratterizzava di più.

LL: Quello e le pubbliche relazioni, diciamo. Ma stiamo uscendo dal seminato.

giovedì 10 marzo 2016

Druuna 0: Anima

Dopo un’attesa che mi è sembrata eterna (ma dalle gerenze risulta che il volume sia stato confezionato solo un mese fa) è finalmente uscito quello che a una Lucca mi era stato presentato genericamente come un prequel di Druuna allo stand dello Scarabeo. Anima è stato anticipato da vari portfolio che sono usciti da almeno un paio di anni e dalle immagini che erano trapelate sembrava qualcosa di nuovo e poco attinente con l’eroina-simbolo di Eleuteri Serpieri. In realtà Druuna c’entra eccome ma, proprio come suggerito dal succitato stand è meglio non anticipare nulla. Diciamo che c’è un simpatico colpo di scena finale e che se un giorno il file da cui attingo per i Fumettisti d’Invenzione dovesse essere a secco ci inserirò anche questo Anima.
Il volume vanta un’introduzione quadrilingue di Moreno Burattini (con un bel po’ di refusi, mannaggia) in cui viene rievocata l’esperienza di Moebius e Metal Hurlant. Anche se i mondi e gli stili dei due autori possono sembrare molto distanti, l’excursus storico di Burattini è perfetto per questa storia visto che Eleuteri Serpieri vi ha ripreso alcune suggestioni e probabilmente anche il metodo di Moebius. Forse non è un caso che si sia firmato “SER” in calce alle tavole come Giraud si firmava GIR.
In un mondo selvaggio vagamente preistorico la ben tornita Anima si leva in volo con il suo buffo pterodattilo biomeccanico simil-Arzak e affronta varie minacce che attentano alla sua vita e alla sua virtù (nel secondo caso, talvolta riuscendo nel compito). Il fumetto è totalmente privo di dialoghi e la narrazione è affidata agli splendidi disegni di Eleuteri Serpieri che qui raggiunge un’espressività ancora più efficace del solito. Una delizia per gli occhi, poco importa che il formato adottato prediliga poche vignette di grandi dimensioni per tavola, rendendo quindi la lettura assai veloce.
Oltre al probabile omaggio ad Arzach, secondo me Eleuteri Serpieri è andato a braccio nel realizzare questo fumetto un po’ come fece Moebius nel Garage Ermetico, visto che apparentemente non c’è una direzione verso cui punta la trama e che alcune immagini sembrano tratte da altri lavori dell’autore realizzati in momenti e contesti diversi. Non c’è però solo un accumulo di situazioni tipiche dell’immaginario serpieriano in Anima ma anche delle trovate originali e un bel finale che lascia il lettore con un sorriso.
Oltre all’incredibile efficacia con cui Eleuteri Serpieri ha disegnato anche gli animali (non è così scontato che un mostro di bravura nel disegno anatomico sia altrettanto bravo nel ritrarre animali), è stata una rivelazione vederlo alle prese con dei siparietti umoristici incredibilmente efficaci e veramente esilaranti – anche se uno ci ha privato delle derive zoofile che avrebbe potuto generare la scena in cui è inserito, peccato.
Il progetto è nato da un’idea di Piero Alligo, qui indicato come “Pietro” ma visti i refusi nell’introduzione di Burattini non mi stupirei se fosse lui. Un motivo in più per lodare questo eccellente disegnatore che tanto ha fatto e fa per il fumetto italiano.
Il volume è molto bello, cartonato e ben stampato su carta patinata. Consta di ben 80 pagine, di cui 65 di fumetto vero e proprio mentre le quattro versioni (in italiano, tedesco, inglese e spagnolo) dell’introduzione sono abbellite da studi e prove di Eleuteri Serpieri. Il prezzo non è riportato, comunque Anima più le quattro uscite Secret Wars del mese (Hail Hydra, A-Force, Civil War e Thors) me le hanno fatte pagare 29 euro in fumetteria, fate voi i conti.

PS: solo io ricordo l’annuncio di un Druuna 9? In effetti su internet non si trova nulla al riguardo.

mercoledì 18 febbraio 2015

Tex - L'Eroe e la Leggenda



E così finalmente è uscito e l’ho letto – già ieri, ho dovuto riorganizzare un po’ le idee prima di scriverne. È stato uno dei fumetti per cui ho nutrito più aspettative. Non è un capolavoro ma è comunque una piacevole lettura.
L’Eroe e la Leggenda è una storia che corre su due binari, da una parte c’è l’azione vera e propria (solida, classica, documentata) e dall’altra una cornice che serve a contestualizzare e a gettare una nuova luce sulla vicenda portante che ha Tex per protagonista. A seconda dell’umore, della predisposizione e della cultura fumettistica del lettore la storia può essere vista come una boutade, come un sentito omaggio o come un’operazione di decostruzione mitografica – non originalissima ma condotta con grande competenza e professionalità.
Nel 1913 un vecchio Kit Carson racconta a un giornalista il suo primo incontro con Tex Willer: nell’arco di una sola giornata Tex, già navajo onorario, è riuscito a sgominare una banda di trafficanti d’armi, a salvare la proverbiale Indiana Bianca e a devastare la tribù bellicosa dei comanche a cui le armi erano destinate, quest’ultima parte grazie un combattimento a singolar tenzone e in barba all’esercito che è intervenuto attirato a sua volta dall’esca che Tex aveva preparato per i comanche.
Da questo riassunto apparirà evidente come Eleuteri Serpieri abbia forse voluto introdurre un po’ d’ironia, e nel farlo si è appropriato dello stile del Tex mensile («non riconosco l’autorità di questo gambe gialle» dice Tex rivolto a un dragoon). Che sia voluta o no, questa esagerazione è funzionale al colpo di scena finale che riguarda la cornice del racconto, la parte che ho gradito di più.
Sulla parte grafica è superfluo soffermarsi: Eleuteri Serpieri è sempre Eleuteri Serpieri. Le tavole di fumetto sono però solamente 38 contro le 46 canoniche che era lecito aspettarsi da un volume che ricalca il formato franco-belga. Ma ben nove pagine sono state necessarie a Mauro Boselli e Ferruccio Giromini per dichiarare, ribadire e ripetere che questo è un elseworld (o what if) e quindi il lettore abituale non deve scandalizzarsi o preoccuparsi per la sorte del “suo” Tex, quello “vero”.
Fatto salvo il bel finale, per me qualche tavola in più avrebbe giovato al godimento della storia principale, che senza momenti di pausa mi è sembrata un po’ troppo frenetica. Tutto sommato, visto che le pagine sono poche più di 32 questa prova avrebbe anche potuto apparire in un Color Tex.
A 6,90€ il volume (cartonato e di gran formato) è ovviamente poco meno che regalato, ma purtroppo presenta due difettucci: il lettering è fatto col computer e la carta non è patinata, smorzando quindi la definizione e la vivacità dei disegni e dei colori di Eleuteri Serpieri. Anche per questo forse sarebbe stato meglio presentarlo su un Color Tex limitando eventualmente lo spazio a disposizione degli altri disegnatori. Tanto più che L’Eroe e la Leggenda è inserito nella collana semestrale dei Romanzi a Fumetti e quindi immagino si sia trattato di una pubblicazione una tantum data l’eccezionalità del disegnatore e il maggiore perimetro di vendite che può garantire.

lunedì 9 giugno 2014

Saria 1: Le Tre Chiavi



Un nuovo fumetto disegnato da Eleuteri Serpieri per me è un evento, e lo compro senza ingudio. Persino se ai testi c’è Jean Dufaux. Scherzi a parte, a una prima ricognizione mi sembrava che proprio la parte grafica fosse meno appetibile di quanto sperassi: invece dello stile morbido e sfumato di Creatura e Afrodisia il papà di Druuna ha qui adottato quello secco, rigido e occasionalmente abbozzato di Mandragora. Pericolo scongiurato, comunque: durante la lettura ogni perplessità svanisce anche di fronte alla consumata abilità di Eleuteri Serpieri di narrare per immagini. E le derive rigide e squadrate ben si adattano al tono della storia.
La trama e l’ambientazione sono un bel coacervo degli elementi più disparati. Dufaux ha ambientato questa distopia in una Venezia dittatoriale in cui convivono e collaborano inquisitori appestati e squadracce fasciste in orbace (nonostante non ci sia un Duce ma un Duca è forse questo il motivo della sua tardiva proposta in Italia nonostante i grandi nomi coinvolti?), di difficile collocazione temporale visto che accanto a della tecnologia sofisticata persistono elementi medievali e rinascimentali. Non finisce qui. Tra le altre cose ci sono anche un angelo pettoruto particolarmente incazzato (a cui la smania citazionista di Dufaux ha dato l’infelice, in quanto tolkieniano, nome di Galadriel), un Doge/Patriarca biomeccanico (poco bio e molto meccanico) e un martire mediorientale che dispone di grandi poteri al momento non ancora svelati.

La Saria del titolo è l’ultima discendente della famiglia Asanti e a lei viene affidato dal padre morente il peso di custodire le tre chiavi del titolo, una sola delle quali condurrà al Paradiso una volta inserita nella Porta dell’Angelo. Se sia tutta una metafora o qualcosa di concreto si scoprirà nei prossimi volumi.
La vicenda è molto interessante e come spesso capita con Dufaux non si può rimproverargli di essere stato
banale quanto piuttosto di avere ecceduto in eccessiva originalità, che però grazie al tratto molto realistico di Eleuteri Serpieri non scade mai nel ridicolo come è successo con altri suoi fumetti. Visto che non mancano nemmeno in Saria altri esempi della sua poetica, come qualche improbabile frasaccia ad effetto che qui non stona affatto, mi viene da pensare che probabilmente, con disegnatori meno “puliti” e rassicuranti (se non proprio caricaturali) dei suoi collaboratori abituali, avrei avuto tutta un’altra impressione dello sceneggiatore belga.
Saria è un bellissimo fumetto, oltre a essere disegnato divinamente è intrigante e offre delle sequenze suggestive e originali, una su tutte quella del mostro-ogiva Moloch con cui il Doge mantiene il favore della popolazione oppressa. Potrebbe anche darsi che Dufaux abbia riletto i volumi di Les Eaux de Mortelune di Cothias e Adamov, ma forse è solo una mia impressione. Il ritmo sincopato è un po’ spiazzante (perché diavolo mettere sotto i riflettori un personaggio secondario a dieci tavole dalla fine del volume? E delle mirabilanti esibizioni di potere di Ali Muslim Orfa promesse già a pagina 15 in questo primo episodio non c’è traccia...) ma con la sua scarsa linearità introduce un ulteriore livello di originalità alla vicenda.

Certo: di «Asanti» in Italia, e in particolare a Venezia, credo che ce ne siano ben pochi, mentre dubito che in tutta la storia del Belpaese qualcuno abbia mai avuto come nome di battesimo “Mozo”, ma è lo scotto che si paga quando si cercano dei nomi per personaggi che non appartengono alla propria cultura e tradizione, e come diceva Luigi Bernardi nell’introduzione alla raccolta di Arno della Glénat Italia, certamente qualche autore nostrano non fa di meglio quando immagina nomi stranieri.

Spero vivamente che la Panini non faccia attendere troppo il secondo volume, che vedrà ai disegni il bravissimo Riccardo Federici (qui autore della copertina immagino tratta da una ristampa francese per dare omogeneità alla serie), disegnatore che, mi rendo conto dell’importanza dell’affermazione, non farà assolutamente rimpiangere Eleuteri Serpieri.

giovedì 13 giugno 2013

Mettendo ordine negli armadi...



…mi sono imbattuto in questo bel volumone edito da Lo Scarabeo nel 2010:
Si tratta del primo di una ristampa integrale della Druuna di Eleuteri Serpieri, anche se il nome della collana («Serpieri Collection») lasciava intendere che l’opera avrebbe potuto allargarsi anche ad altri lavori del Maestro.
Vennero ristampati i primi due episodi, in pratica il primo arco narrativo così come l’aveva concepito l’autore (cosa che toglie un pochino, ma poco poco, del fascino nichilista del finale di Morbus Gravis), e in appendice c’era pure una generosa rassegna di tavole al naturale, solo a matita e china, di Eleuteri Serpieri: ben 19.
La qualità di stampa non era affatto male, considerando che difficilmente saranno partiti dagli originali conservati nelle cassette di sicurezza dei collezionisti, il font del lettering era piuttosto azzeccato e il prezzo era abbastanza contenuto per un prodotto con queste caratteristiche: 19,90€ - e forse tre anni fa 20 euro si spendevano a cuor più leggero di oggi.
Ora, mi sembra strano che un’iniziativa dedicata a Eleuteri Serpieri non abbia riscosso il successo sperato, tanto più che a fare da apripista era il suo personaggio più famoso e attraente, che tra l’altro avrebbe occupato con quel ritmo solo 3 altre uscite. Eppure non ricordo di aver visto altri volumi annunciati nè sull’Anteprima nè altrove, e tanto meno ricordo di avere visto i volumi dal 2 in poi. Cercando su internet ho trovato un “Serpieri Collection 2”, ma si tratta di un’edizione tedesca di qualche anno fa.
Se qualcuno ne sa qualcosa di più...

giovedì 21 marzo 2013

La GP Publishing non ha inventato nulla



Prendere dei fumetti nati per tutt’altro formato e comprimerli nel bonelliano 16x21 sembra essere la moda del momento. Forse non è proprio così redditizio se la casa editrice che ha fatto nascere il trend ha gettato la spugna, ma ho visto che un altro editore si è avventurato nella pubblicazione di comic book horror e fantasy in quel formato, in pompa magna con un bel po’ di titoli.
Escludendo il fallimentare esperimento della Nuova Frontiera con Blueberry, questo concept (BéDé, historietas e comic book riproposti in formato bonelliano) era già stato adottato a metà anni ’90 da Francesco Coniglio.
Nel 1994 fece il suo esordio per Blue Press la collana Eros Comix, in cui non venivano pubblicate solo le proposte facenti parte dell’omonimo catalogo americano (tra cui spiccava l’Ironwood di Willingham) ma trovarono posto anche prodotti di altri mercati.
Veramente notevole come il tratto del mangaka Motoki si sposasse alla perfezione con lo stile più classico dei supereroi di cui fece la parodia, producendo qualcosa di incredibilmente bello ed efficace. Ma il formato ridotto finiva per penalizzarlo un po’.
Willingham e Anton Drek non ne risultarono invece molto danneggiati, anche perchè il pubblico italiano non ancora disabituato del tutto ai tascabili erotici poteva cogliervi delle assonanze (soprattutto nel caso del secondo autore).
A fare maggiormente le spese della riproposta sul formato quaderno in bianco e nero fu Jaime Martin, autore non certo dettagliatissimo come un franco-belga ma di cui era evidente come in origine il suo fumetto fosse pensato per il colore (oltre alla bizzarra scelta di partire a pubblicarlo dal secondo tomo e con un titolo posticcio: il primo si era visto su rivista, mantenerne il titolo avrebbe potuto garantire un minimo di lettori che volevano seguire la storia).
Stesso discorso, forse anche più evidente, per Choff, autore di un Pink Ecstasy che pur con tutti i suoi difetti, e non erano pochi, era palesemente pensato per una pagina più ariosa e con una gabbia classica della BéDé che mal si sposava con il 16x21. Che Choff non fosse un genio lo dicevano gli stessi redattori di Blue (anzi lo accusavano pure di copiare Manara) e quindi non è che dal punto di vista dell’estetica ci fossimo persi chissà cosa, però quelle strisce ravvicinate e comunque piene di dettagli facevano intuire che il formato scelto non fosse il più adatto.
La collana Eros Comix non mi sembra abbia avuto molto successo, le uscite era piuttosto irregolari e comunque io mi fermai al numero 7. Difficile capire quale fosse il pubblico di riferimento: i lettori di Blue, che negli anni precedenti aveva recensito quegli stessi fumetti (non sempre incensandoli)? I lettori di supereroi e più in generale fumetto statunitense che all’epoca stava conoscendo un nuovo boom in Italia? I frequentatori di lungo corso delle edicole per cui Ironwood poteva essere l’erede di Oltretomba o Ulula? Come spesso succede, forse cercando di accontentare un po’ tutti la collana finì per scontentare tutti.
Bisogna inoltre specificare che se il formato era quello di un bonelliano non lo era la foliazione, che aveva un sedicesimo in meno (80 pagine contro le 96 canoniche). Senz’altro belle e approfondite le introduzioni, ma bastavano da sole a catturare l’interesse di un eventuale lettore che cercava solo sana pornografia?
Per non parlare del prezzo: 5000 lire, una vera follia! Con questo costo il lettore bonelliano medio era tagliato fuori sin dal principio, se dobbiamo dare retta agli esperti secondo cui non solo le dimensioni e la foliazione di un bonellide devono essere sempre quelle per attirare il lettore casuale, ma anche il suo prezzo deve essere lo stesso praticato da Bonelli indipendentemente dal contenuto – all’epoca Tex e compagnia costavano la metà.
Nel 1995 Macchia Nera azzardò un altro esperimento, stavolta più conforme al canone bonelliano: pubblicò la collana economica in 4 albetti West di Eleuteri Serpieri, stupendi fumetti western ripescati principalmente da Lanciostory e Skorpio con cui un pubblico più vasto aveva accesso alle storie che altrimenti avrebbe dovuto andare a ricercare nei volumi dell’Isola Trovata, che al pari di quelli esauritissimi di Magnus all’epoca erano tra i più costosi per i collezionisti.
Con le sue 96 pagine, le sue introduzioni eccellenti (nel numero 2 intervenne persino Filippo Ciolfi!), le esaustive bibliografie di Eleuteri Serpieri e del western in generale, il costo tutto sommato contenuto di 3500 lire, questa collana rappresentò un piccolo gioiellino. Purtroppo però il disegno di Eleuteri Serpieri, già indirizzato verso altri mercati anche con le opere riproposte in questo suo West, ne risultò impoverito a causa non solo del formato ridotto ma anche per la qualità della carta e occasionalmente della stampa.