Tutta colpa mia. L’editore ha
messo bene in chiaro di cosa si trattava con la grafica, lo strillo in alto a
destra e soprattutto la didascalica quarta di copertina. Figurarsi che ho
persino chiesto all’edicolante di poterla sfogliare prima per sincerarmi che
non fosse stampata sulla cartaccia di Comics Cult (non lo
è). Non ho scuse, insomma, e non dovevo aspettarmi di leggere approfondimenti
su Spaventa Filippi o sulle giustificazioni pedagogiche che portarono alla
cancellazione dei balloon originali o sui meccanismi editoriali che permisero
la collaborazione di autori internazionali alla testata o chiarimenti sui
disegni di Squadra Zenith (proprio
tutto di Breccia o c’entrava anche Lito Fernendez?). Questa scintillante rivista
brossurata di grande formato si occupa solo di un periodo circoscritto del Corriere dei Piccoli, concentrandosi
quasi esclusivamente sul boom dei manga nelle loro varie versioni: apocrifi,
originali e anime comics artigianali dei
cartoni animati.
Dopo una rapida introduzione alla
storia della rivista a firma Luciano Costarelli sfilano interviste e
approfondimenti sui vari aspetti dell’oggetto dell’analisi (non immaginavo che Lady Oscar avesse avuto una vita
editoriale e televisiva così tormentata), inframmezzati da rapidi flash su curiosità e argomenti satellitari
talvolta molto specifici, come i poster e le versioni “fumettate” di film e
telefilm e le riduzioni di cartoni animati non giapponesi. D’altra parte le
pagine sono 112 e per quanto l’apparato grafico sia sovrabbondante bisogna pur
riempirle.
Il mio interesse è molto vicino
allo zero, ma riconosco che la passione dei redattori è palpabile, come
immagino la loro competenza e lo scrupolo filologico. I contributi più
consistenti li portano Costarelli, Fabrizio Ponciroli e Thomas e Silvia
Saccani.
Devo dire però che questo
speciale mi ha riservato delle sorprese inaspettate, grazie principalmente alle
interviste agli operatori del settore (ce n’è anche una a un collezionista).
Non avrei mai detto ad esempio che Yoshiko Watanabe avesse collaborato con
l’Eura sin dagli albori di Lanciostory,
decenni prima di Midori Yamane su Uncanny
Valley. Apprendo inoltre che la sceneggiatrice Mara Dalla Libera in realtà
non è mai esistita, essendo uno dei tanti pseudonimi di Cristiano Zentilini. E
chi diavolo era il «copertinista ufficiale» di Lanciostory e Skorpio
citato da Andrea Mantelli che arrotondava disegnando anonimamente le copertine
di La Banda TV?
Completano la rosa degli
intervistati il multiforme sceneggiatore Giorgio Pelizzari, il creatore dei Ronfi Adriano Carnevali e Giuseppe
Calzolari che produsse il diario di Atlas
UFO Robot.
Come già detto, la presenza di
immagini è sovrabbondante, forse anche eccessiva per chi come me non ne riceve
alcuno stimolo mnemonico (eppure sicuramente ho avuto per le mani qualche
numero di quegli anni), e per rispettare il generoso menabò i redattori hanno
abbracciato anche argomenti non strettamente legati al Corriere dei Piccoli, come la storia delle riviste nate
appositamente per cavalcare l’onda dei cartoni animati e il ricordo del
robottone autarchico a cui Bianconi dedicò una testata oggi di culto ma di
scarso successo. In appendice vengono presentate delle «(post) recensioni» che
analizzano numeri singoli di testate diverse. Un’idea simpatica, ma visto che
occupano ben dodici pagine è difficile non pensare che siano state messe lì per
allungare il brodo. Altra curiosità anche qui, comunque: lo stralcio del Pinocchio transitato su TV Junior è la cosa migliore che abbia
mai visto di Daniele Panebarco.
Questa uscita monografica non è
scevra da piccole imperfezioni (il criterio con cui sono elencati «gli anime
femminili» è alfabetico, non cronologico come dichiarato: questo mi ha un po’
confuso; ovviamente le copie vendute di La
Banda TV furono 80/90.000 a settimana e non «80/90»; «deux» ex machina sarà un omaggio al recente film del Joker?) ma mi
sembra molto ben confezionata e più che esaustiva, per quanto Kazonga avrebbe meritato almeno la citazione. Non posso quindi dire che siano stati
proprio 12,90 euro buttati, anche se limitare la parte illustrata e quindi
ridurre la foliazione avrebbe portato a un minore esborso. Dal codice a barre
si evince che questo è il primo numero di una testata bimestrale e forse ci
sarà tempo e modo per leggere altre monografie su periodi del Corriere dei Piccoli di mio interesse.