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martedì 23 dicembre 2025

Krane le guerrier Tome 3 - La Septième Galaxie

Nel primo volume di Krane disegnato da Patrito avevo ravvisato una certa evanescenza nelle figure umane tratteggiate ad aerografo. Forse anche lui se n’era accorto e in questo terzo e ultimo volume della serie mi sembra che abbia pensato bene di “sporcare” le tavole per renderle più vivaci e tridimensionali.

La storia inizia col botto: un essere umano inseguito da alieni riesce alfine a raggiungere la sua nave spaziale e a lanciare un messaggio in bottiglia, o meglio in un razzo, che verrà raccolto 3000 anni dopo. Sorpresa: pur essendo intestato a lui questo episodio non vede propriamente protagonista Krane, ma ruota attorno alla ciurma dell’astronave Explorateur XII guidata dal comandante Ralph che dopo vari sforzi riesce a tradurre il messaggio di Krane (era lui l’uomo braccato) e a mettersi così alla ricerca di quello che aveva lasciato detto nella vetusta cassetta video modello KG3: in uno dei pianeti di Andromeda aveva nascosto il più importante segreto dell’umanità dentro una… «balise»… che tra i vari significati che ha la parola in francese immagino qui voglia dire “faro” e non “etichetta” visto che nella forma ricorda un po’ il monolito di 2001 – Odissea nello Spazio. A ogni buon conto, l’equipaggio va anche sul vecchio satellite di Krane per recuperare i suoi effetti personali tra cui sperano di rinvenire i piani per i motori spaziotemporali.

Può sembrare poco credibile che un formato di conservazione dei dati di tre millenni prima possa essere decifrabile nel futuro, e infatti (forse già presagendo la prossima obsolescenza delle VHS – questo volume è del 1993) recuperarne e decrittarne il contenuto è lo scoglio principale della storia. Anzi, l’unico: in questa vicenda non ci sono pericoli, non ci sono nemici, non ci sono ostacoli, non ci sono prove da superare, non ci sono minacce, non ci sono colpi di scena: gli eventi sono molto lineari (e totalmente avulsi da quelli riportati in quarta di copertina!) e avvicinandomi alla fine delle proverbiali 46 tavole già subodoravo che La Septième Galaxie fosse solo l’antipasto di un ciclo che poi non venne concluso. Per fortuna non è così: la storia in effetti finisce, forse un po’ in fretta, con un finale che potrebbe sembrare filosofico o freddamente scientifico o poetico o beffardo a seconda delle inclinazioni di ognuno.

Il recupero di alcuni elementi dello scorso volume come il pianeta delle amazzoni può trasmettere un piacevole senso di continuity programmata, né manca un pizzico di umorismo. È però pur sempre fantascienza di trent’anni fa: per quanto possano essere suggestive le trovate di Gourmelen nemmeno questo fumetto passa indenne alla prova del tempo.

mercoledì 15 ottobre 2025

Krane le guerrier Tome 2 - Le Complot Androïde

Solo recentemente ho scoperto che di Krane il guerriero esiste anche un terzo volume dopo quello immediatamente successivo al primo disegnato da Patrito (inedito in Italia, credo) di cui dava conto l’enciclopedia La Grande Avventura dei Fumetti della DeAgostini. Mi è quindi venuta voglia di scoprire com’era la continuazione delle serie anche per vedere come il virtuoso dell’aerografo italiano raccolse il testimone del dettagliatissimo Bret. Confidavo che le storie non fossero troppo in continuity perché del primo episodio pubblicato sugli ultimi numeri del Pilot Nuova Frontiera non mi ricordo niente. E invece la trama si riallaccia direttamente a quella storia, con il protagonista cacciatore di taglie (o quello che è) che insegue il capo dei pirati spaziali Callager che gli ha ucciso la figlia.

Jean-Pierre Gourmelen situa l’azione in un pianeta rosa glaciale a cui, per nulla intimorito dal ridicolo involontario, dà il nome di Brrr. Il diabolico Callager sfugge a Krane e ai suoi uomini, ma scopre involontariamente le sue carte: su Brrr ha trovato un sistema per estrarre un minerale che permette la produzione di un combustibile dalla resa portentosa, potendo così minacciare il monopolio del Trust della Mineral Bank Galactic Company, che già di suo è praticamente un cartello criminale. Inizia quindi un lungo inseguimento galattico verso un pianeta retto da una tirannide matriarcale, dove Krane ha calcolato che Callager dovrà fermarsi per mancanza di carburante. Su Lesbos scoprirà che in realtà l’assassinio di sua figlia era una montatura, un sistema per coinvolgerlo a sua insaputa nel complotto che dà il titolo al volume (Krane è un celebre eroe di guerra). Mangiata la foglia, il protagonista si allea con lo stesso Callager per impedire il colpo di stato – o per meglio dire di galassia. Missione riuscita, ma il lieto fine arriva un po’ troppo presto e nella parte conclusiva qualche scena d’azione in più ci sarebbe stata bene. Ma all’epoca erano ben pochi i fumetti franco-belgi cui era consentita una foliazione superiore alle canoniche 46 tavole.

Le Complot Androïde presenta dei bei colpi di scena e un sottotesto anticorporativistico che si fanno apprezzare, ma il piatto forte è l’inventiva di Gourmelen nell’immaginarsi mondi alieni resi splendidamente da Marco Patrito: il pianeta dai ghiacciai rosa, quello abitato da amazzoni, quello infuocato, quello lussureggiante con la fauna pittoresca…

Come capita con le opere di fantascienza realizzate in un’altra epoca, la si gusta con un misto di accondiscendenza divertita e di curiosa tenerezza nel vedere come si immaginavano il futuro negli anni passati. Non escludo che nel 1986 ancora fresco di Guerre Stellari l’epopea di Krane potesse sapere un po’ di minestra riscaldata.

Le tavole di Marco Patrito mostrano perché alcuni lettori fossero avversi all’aerografo. I suoi panorami e i suoi mezzi spaziali sono eccezionali, al livello di quelli di Chris Foss, ma le figure umane sono spesso evanescenti e a volte molto stilizzate. Era solo questione di prendere confidenza coi suoi mezzi, e in Overearth e negli altri fumetti transitati su L’Eternauta il disegnatore sarebbe molto maturato a livello di dinamismo ed espressività.

lunedì 29 settembre 2025

Un volto da fumetto

Una delle immagini poste a corredo di un recente post di Luca Brunori mi ha fatto riflettere su quanto il compianto Robert Redford fosse servito da punto di partenza (o in un caso di arrivo) per vari personaggi dei fumetti. Me ne sono venuti immediatamente in mente questi, ma chissà quanti altri ha generato. E pensare che in un editoriale della Ken Parker Collection Berardi diceva di non aver mai voluto avvicinare l’attore per mostrargli l’omaggio che gli era stato fatto con il suo trapper, per paura di ritorsioni legali!




Curiosamente non ne ho trovato traccia nella Western Family di Rancho, almeno non negli episodi che ho io.

domenica 10 maggio 2015

Mac Coy?



Me cojoni, altroché. Come già segnalato a Luigi, per avere anche i titoli più recenti di questa benedetta collana bisogna essere clienti affezionati sin dall’inizio (poco importa se i primi numeri presentano personaggi che uno ha già o che non interessano), impossibile salire “in corsa” quando le tirature sono state calibrate e distribuite secondo la domanda consolidata.
Eppure alla fine sono riuscito a recuperare le prime tre uscite di Mac Coy grazie a un amico che si serve presso un’edicola in cui sono riusciti perfino a fargli avere il primo volume arretrato (!). La molla che mi ha spinto a ricercarlo è stata come in altre occasioni la possibilità di leggere questo fumetto finalmente in maniera integrale e ordinata dopo averlo saggiato a spizzichi e bocconi su qualche Skorpio e Comic Art. Non avevo grandi aspettative: dai ricordi e dai commenti sulle riviste mi aspettavo dei solidi testi classici virati all’umoristico, dei disegni molto curati realistici ma tendenti al grottesco e dei colori belli carichi e squillanti. In effetti (con la lettura sono arrivato al terzo episodio, il primo del secondo volume della Gazzetta) finora ho ritrovato tutti questi aspetti. Non so come abbia fatto Mac Coy a ritagliarsi lo spazio che si è ritagliato (continuato in Francia sino al decesso del disegnatore, quando il western era tramontato, oggetto sin da subito di ristampe in altro formato e di edizioni integrali poco dopo, pubblicato in Italia quasi in tempo reale e con frequenza più massiccia rispetto a quella di altri classici della BéDé, ecc.), credo che gli splendidi disegni di Palacios siano stati determinanti per il suo successo, ma lo trovo in ogni caso una lettura molto piacevole.

L’edizione della Gazzetta presenta purtroppo una stampa non perfetta sino al quarto episodio (cioé il secondo del secondo volume), ma si fa perdonare facilmente vista la generosità con cui propone una foliazione che occasionalmente tocca le 112 pagine allo stesso prezzo dei volumi canonici. Inoltre anche gli editoriali sono molto ghiotti per me che ignoro praticamente tutto dei due autori.