Presente la vignetta di Pazienza in cui ci sono due tizi al ristorante e
uno fa all’altro: «Questa zuppa fa schifo!» «Ok, ti credo.» «No, fa proprio
schifo: la devi assaggiare!» «Ho capito, fa schifo.» «No, guarda, la devi
assaggiare, uno schifo così non l’ho mai provato.» «Ma cazzo, ti credo!» «No,
tu assaggia!»?
Ecco, la stessa cosa mi è capitata con un mio amico che ha letto La Guardia dei Topi e disgustato
(«Chiunque può scrivere una roba del genere!») me ne ha imposto la lettura. Eccomi
quindi a condividere le mie impressioni qui sul blog – dove, notoriamente, non
si butta via niente!
Nell’universo creato da David Petersen i sorci vivono in varie comunità
sparse per un vasto territorio e a causa delle loro dimensioni minuscole e
della ferocia dei predatori hanno istituito una forza d’elite per controllare i
perimetri del regno, scortare i topi mercanti e prestare soccorso agli altri
consimili non addestrati all’uso delle armi. Questa forza d’elite è la Guardia
a cui è intitolata la serie, di cui in questo volume (dal bizzarro formato
quadrotto un po’ più grande) vengono presentati i tre rappresentanti Saxon,
Kenzie e Rand.
L’assunto di base e anche la trama del ciclo qui raccolto (l’indagine sulla
scomparsa di un mercante porta alla scoperta di un tentativo di colpo di stato)
non sono banali, ma la vicenda è condotta in maniera molto lineare, con
pochissimi colpi di scena e alcune soluzioni narrative forse un po’
improvvisate, vedi ad esempio la scena del combattimento forzato tra Kenzie e
Rand a Rocciacorteccia per distrarre i passanti e permettere a Saxon di agire
indisturbato. E purtroppo con una media di tre vignette per pagina (in alcune
tavole ce ne sono anche sei, ma in altre addirittura una sola) il tempo di
lettura è quello che è.
Graficamente Petersen mi ha lasciato perplesso. Sarà anche bravo a
disegnare, ma credo che la sua bravura andrebbe verificata con opere in cui non
si limita a ritrarre, per quanto meticolosamente, degli animali prendendo
spunto da fotografie o ricorrendo al disegno dal vero. I tre protagonisti, per
dire, sono poco o per nulla antropomorfizzati e il lettore deve stare attento
al colore del pelo e dei mantelli, e/o alla foggia delle armi, per ricordarsi
chi è chi. Inoltre, nonostante i tentativi che oggettivamente (onore al merito)
sono stati fatti, l’espressività è praticamente inesistente. L’abuso del
computer mi ha veramente lasciato di stucco: oltre a essere troppo invasivo per
i miei gusti, è possibile che Petersen per rappresentare la pioggia abbia
voluto consapevolmente ricorrere a quegli effettacci degni dell’Euracomix di Bruno Bianco?
Al termine della lettura de La
Guardia dei Topi non ero inorridito ma nemmeno entusiasta. Niente di più di
un ulteriore tassello nella mia cultura fumettistica, per cui sono ben contento
di non aver speso i 18 (!) euro del prezzo di copertina.
