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martedì 25 agosto 2020

Wonder Woman Anno Uno volume 1

Reboot o elseworld di Wonder Woman uscito, da quanto ho capito, direttamente in volume.
Dopo un incipit che ci mostra la potenza e la filosofia delle amazzoni comincia la storia che altro non è che un lungo processo alla protagonista, colpevole di essersi mescolata al mondo degli uomini e avere così rivelato l’esistenza della loro Isola Paradiso. Quella che ci viene mostrata è una Diana ribelle e irrequieta, incuriosita dal mondo degli uomini che la madre Ippolita spia attraverso un televisore/specchio magico che avrà un ruolo importante nella vicenda. Come ogni anno si avvicinano i Giochi, a cui Diana non può partecipare, almeno non come concorrente, a causa delle sue doti fisiche superiori, visto che è stata creata a partire dall’argilla (o così le ha detto sua madre). Nel corso delle celebrazioni trova il pilota statunitense Steve Trevor, precipitato sulla loro isola, e questo innesca la serie di eventi che porterà alla storia di Anno Uno.
Grant Morrison scrive mescolando elementi del mondo classico ellenistico, ipertecnologia surreale e il consueto amore per il mondo kitsch dei supereroi: divertente la battuta dello Steve Trevor delirante che (visto com’è vestita Wonder Woman) crede di trovarsi a Rio per il carnevale, ma la figura di Elizabeth Candy, forse parodia di Mama Cass, mi è sembrata meno azzeccata.
Yanick Paquette, colorato da Nathan Fairbairn, è molto bravo a disegnare gli animali, i panorami, gli sfondi neoclassici, gli interni e gli aggeggi tecnologici: non sembra nemmeno un fumetto di supereroi se non fosse che i pochi maschi di rilievo sono esageratamente pompati come da tradizione. E il suo più evidente cavallo di battaglia, la figura femminile, è disegnato in maniera stereotipata: anche quando ha evidentemente fatto un lavoro di ricerca per trovare le espressioni giuste, le sue donne hanno tutte pose da pin up a volte artefatte e fuori contesto, e finiscono addirittura per assomigliarsi persino se appartengono a etnie diverse. Miliardi di volte meglio di tanti suoi colleghi, ma si arriva alla fine un po’ nauseati da tanto glamour.
Non credo che Wonder Woman Anno Uno ambisca a essere un capolavoro, più che altro è un divertissement con cui Morrison ha voluto riallacciare i fili della continuity del personaggio (così credo di aver capito) e omaggiare l’aspetto più giocoso del genere supereroico, come spesso fa. Qualche estimatore lo troverà di certo.