Preso per i disegni di Juan José
Ryp e perché nella fumetteria dove l’ho comprato lo vendevano col 25% di sconto
per liberare il magazzino, nonostante fosse praticamente nuovo.
Sono salito sul carrozzone in
corsa e non ho letto il primo volume ma posso dire che al netto dei disegni di
Ryp il fumetto non è questa gran cosa. Il soggetto di partenza (una
mega-infezione a Wolverine che tanto rigenera) è buono ma Charlie Huston è
veramente troppo verboso e spesso le sue battute sono infelici, a volte troppo
cervellotiche, a volte fuori luogo, a volte con un ritmo soporifero e a volte
semplicemente non divertenti. I comprimari alieni del protagonista sono
piuttosto ridicoli e lo stesso si potrebbe dire delle varie vittime del villain Contagio, che oltretutto portano
con la loro presenza splatter alla solita considerazione sull’arretratezza del
mercato mainstream USA: squartamenti,
bubboni, deformità e quant’altro sono accettabili mentre un bel paio di tette
(e pure il culo di Wolverine) bisogna industriarsi a coprirlo con mezzucci
grafici degni del marchio di Garanzia Morale GM dell’Italia degli anni ’50 – e
stiamo pure parlando di un prodotto che sin dalla copertina si fregia di essere
destinato agli adulti!
Mi rendo conto che l’ipertrofico Ryp
ha i suoi difetti: il mento dei personaggi è spesso esagerato e i loro occhi
sono un po’ troppo piccoli e ravvicinati, ma è un vero toccasana rispetto alla
stragrande maggioranza delle porcherie artsy
e no che si vedono sui comic book. Purtroppo i colori di Andres Mossa non
gli hanno reso pienamente giustizia e benché non si possano definire brutti
sono troppo pesanti e coprenti soprattutto per quel che riguarda il panneggio
dei vestiti, alcuni volti e il pancino di Emma Frost. Secondo me Ryp si
apprezza di più in bianco e nero, e magari non in un volume brossurato come
questo che per la sua struttura impedisce di godere dei particolari più vicini
alla rilegatura.
