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lunedì 19 gennaio 2026

Miti e Leggende del Lago di Como

A dispetto di quello che pensavo questo primo volume della collana dedicata all’universo storico e leggendario di Como e dintorni non si è rivelato poi così entusiasmante. Per cominciare, nonostante il titolo gli argomenti non sono precipuamente dedicati al folklore ma si riducono spesso a trasporre a fumetti biografie o eventi circoscritti, che solo occasionalmente sfociano nel paranormale – o fatato o esoterico o mitologico o fantastico. In second’ordine, la durata degli episodi, 10 tavole contro le 15 del volume successivo, non ha permesso di sviluppare delle trame articolate e i fumetti si limitano a essere delle testimonianze un po’ lapidarie, tanto più che Dario Campione ha optato per fornire una cornice a quasi tutti i racconti, principalmente mostrandosi mentre introduce le storie da uno studio televisivo (cosa che probabilmente fa sul serio), riducendo quindi ancora di più lo spazio per la narrazione. Inoltre ha anche scelto di utilizzare i testi reali dei documenti d’epoca come didascalie, scelta lodevolmente filologica ma che appesantisce un po’ la lettura che d’altra parte riserva poche sorprese essendo già anticipata in dettaglio dai trafiletti che introducono i fumetti.

Sfilano quindi nobili che tornano come fantasmi, il lariosauro, popolane che scampano alle attenzioni del diavolo (o era solo un contrabbandiere?), streghe che sfuggono all’inquisizione, un pirata che di mito o leggenda non mi pare abbia proprio nulla. Il tutto, onore al merito, narrato anche con espedienti originali (come la vicenda che si trasfigura nella sua rappresentazione teatrale) ma senza ramificazioni narrative, sviluppi rilevanti, colpi di scena, una qualsivoglia dinamica.

Questo per quel che riguarda i testi – che comunque in seguito saranno calibrati molto meglio. I disegni invece sono eccezionali e, come si suole dire, da soli valgono l’acquisto. Villa si è veramente scatenato (come si intuisce dall’intervista in appendice) e utilizza inquadrature e tecniche raffinatissime. Certe tavole, se non tutte, sono spettacolari, da lasciare a bocca aperta.

Piccinelli non è da meno e così a memoria mi sembra che anche lui abbia colto l’occasione per sfogare i suoi istinti più sperimentali e calligrafici, che nel secondo volume erano più trattenuti – ma vado appunto a memoria.

La qualità di stampa non è proprio ottimale e si riallaccia a quella già schizofrenica (ma migliore, sempre a memoria) del secondo volume e di molta altra stampa contemporanea: si vedono le matite sotto le chine e le sfumature del bianchetto coprente, ma al contempo i tratteggi sono smangiucchiati e quelli più sottili spariscono in un puntinismo nebuloso.

Anche in questo volume sono presenti interviste ai disegnatori e un’ampia bibliografia.

Il lettering è opera di Aldo Lanfranchi e lascia un po’ a desiderare sia come carattere usato che come forma dei balloon, mentre le intestazioni delle storie sono curiosamente degne del Cortez migliore, forse realizzate dagli stessi disegnatori?

La mia copia presenta comunque un fenomeno intrigante che ha, questo sì, qualcosa di misterioso e fantastico. Alcune delle tavole di Villa presentano la metà vicina ai margini delle pagine fuori fuoco, come una foto sovraesposta: quello che capitava secoli fa con le pellicole “bruciate” nel processo di stampa. Solo che una di queste presenta il medesimo difetto anche nei testi e nel numero di pagina, in teoria a testimonianza forse di uno slittamento della rotativa:

un’altra non ha problemi nei testi mentre il numero di pagina sì:
e infine un’altra presenta il difetto solo nei disegni mentre testi e numero sono perfettamente leggibili:

Misteri.

venerdì 19 dicembre 2025

Storie e Misteri del Lago di Como

Gente riservata, i comaschi. Timidi, direi. Al limite della segretezza. Insomma, capisco che tra le molteplici attività della Etv Publishing – Espansione S. r. l.  il fumetto non è quella preminente, ma se io pubblicassi un volume disegnato da Piccinelli e Villa lo strombazzerei ai quattro venti. E invece non hanno nemmeno messo un trafiletto sull’Anteprima e ho scoperto per caso dell’esistenza di questo volume, che poi se ho ben capito sarebbe parte di una collana. Il suo predecessore si occupa di leggende e folklore e quindi come argomento probabilmente mi interessa molto di più, ma visto che ancora non mi è arrivato per il momento mi gusto questa raccolta di fatti storici di Como e dintorni.

I fumetti sono tutti sceneggiati da Dario Campione, che firma anche l’introduzione. È curioso e lodevole che una persona esterna professionalmente al linguaggio del fumetto (così si evince dalle sue note biografiche) sia riuscita a costruire delle storie molto scorrevoli e appassionanti senza lasciarsi prendere la mano dalla scrittura, lasciando anzi spesso ai disegni il compito di raccontare con le immagini i dettagli e le atmosfere delle vicende. Certo, Villa e Piccinelli sono due fuoriclasse, ma comunque non era una cosa scontata.

Si comincia con La scomparsa del Brüt, una vicenda legata alle Cinque Giornate di Como, di cui ammetto che non conoscevo l’esistenza: a Schignano e Menaggio si teme per la sorte di Francesco, un giovane aderente all’impellente rivolta contro gli Austriaci. Lui in realtà non se la passa male, felice ospite di un’affascinante contessa a Tremezzina, ma partecipa lo stesso all’insurrezione dopo che il Carnevale di Schignano gli permette di raggiungere Como indisturbato. Al di là della trama, molto lineare, la storia è anche l’occasione di mostrare il Carnevale locale con le sue particolarità che diventano metafora del giogo austriaco.

I disegni di Villa sono meravigliosi, addirittura superiori alle mie aspettative; in questo frangente ha sperimentato con tecniche e materiali che non gli ricordavo. Chissà, forse in un paio di vignette c’è stata anche la volontà di omaggiare Dino Battaglia.

Delitto sui binari della Menaggio-Porlezza è un curioso giallo di cui ci viene anticipato all’inizio il colpevole. Probabilmente è tratto da un fatto di cronaca come testimonierebbe la riproduzione di una copertina dell’epoca (1884) del giornale Il Nuovo Lario. Molto interessante lo scavo psicologico dei personaggi e la puntuale descrizione delle metodologie di lavoro di carabinieri, banditi e ferrovieri.

Ottimi i disegni di Piccinelli, che a sua volta si concede qualche deriva un po’ elaborata (vedi i monti che fanno capolino dai panorami nebbiosi) ma che eccelle soprattutto nella resa delle espressioni e nell’elaborazione dei volti.

In fuga con il brigante ci trasporta in un’epoca più vicina, nel tormentato 1944 in cui una famiglia ebrea deve fuggire verso la Svizzera attraverso il crinale di San Lucio. A guidarli sarà il giovane “brigante” del titolo, Bosco. Dario Campione coglie l’occasione non solo per mostrare nel dettaglio le strategie nell’affrontare quei percorsi, ma anche omaggiare la flora locale e per ricordare la figura del brigante Carcini che operò un secolo e mezzo prima in quelle zone.

I disegni di Villa sono stupendi e oltre a concentrarsi molto sulla varietà ed espressività dei volti per l’occasione usa anche la mezzatinta, tecnica con cui lo abbiamo già potuto ammirare altrove.

Si finisce nella contemporaneità con Storie di Lorenzo e Lucia. Il giovane sceneggiatore televisivo Lorenzo in cerca di tranquillità per scrivere un romanzo ha affittato casa a Livo, dove trova non solo l’affascinante locatrice Lucia ma anche una ricca biblioteca da cui apprende un fenomeno poco conosciuto: l’emigrazione che per due secoli a partire dalla fine del ’500 coinvolse i comaschi che cercarono fortuna in Sicilia, principalmente a Palermo. Dal diario di Lorenzo Noghera apprende della diffusione anche nel Comasco della devozione di Santa Rosalia, cui ci si affidava per scongiurare la peste. Visto che anche la promessa sposa del Noghera si chiamava Lucia la mise en abîme manzoniana è quanto mai profonda.

Piccinelli offre una prova addirittura migliore della precedente: visto che molte vignette sono costituite dal testo del diario può concentrarsi su un lavoro più illustrativo ed elaborato.

La qualità di stampa di Storie e Misteri del Lago di Como è quella paradossale delle scansioni digitali: da una parte si colgono dettagli come le matite non cancellate e le sfumature di china che con il fotolito sarebbero risultate compatte, dall’altra i tratteggi (soprattutto quelli più fini) non sono così nitidi come negli originali. Poco da lamentarsi: questa è la norma o quasi della stampa contemporanea.

L’unico difetto che invece si può ravvisare in queste pagine è il lettering di Aldo Lanfranchi molto meccanico sia come grafia che come forma dei balloon.

A integrare i fumetti ci sono due lunghe e interessanti interviste ai disegnatori e una ricca bibliografia. Le 72 tavole di fumetto promesse in quarta di copertina sono effettivamente 72 (18 a episodio) e il volume consta in totale di ben 96 pagine – cartonato, di gran formato e su carta patinata, il tutto a 20 euro.

Insomma, un volume eccezionale, una scoperta gradevolissima. Quasi quasi mi pento di aver rivelato l’esistenza di questa chicca invece che custodirne anch’io il segreto.

domenica 30 maggio 2021

Enguerrand e Nadine

Enguerrand e Nadine rappresentò l’esordio assoluto di Claudio Villa nel fumetto, avvenuto per l’editore popolare francese Lug grazie ai buoni uffici del suo maestro Franco Bignotti, finora inedito in Italia (benché qualcosina si fosse intravisto a corredo di alcune interviste al disegnatore).

Ad aprire la raccolta dei sei episodi originali c’è un’intervista molto interessante, condotta da Luigi Marcianò, in cui viene appunto evocata la figura umana e professionale di Bignotti e da cui apprendiamo che anche l’apprendistato di un mostro di bravura come Villa non fu né breve né scevro da difficoltà e persino piccole umiliazioni («per oggi basta far danni» gli disse Bignotti dopo aver visto come gli aveva inchiostrato alcune figure negli sfondi di un numero di Mister No!). Oltretutto, grazie a questa intervista scopriamo, e Villa con noi, che l’autore dei testi era Maurizio Torelli, figlio dell’editore e sceneggiatore Tristano.

La vicenda è ambientata in un Medio Evo da fiaba, con poco realismo e una convinta adesione agli stereotipi dell’avventura cavalleresca così come poteva essere formulata per una rivista de poche indirizzata a un pubblico molto giovane. Il conte Enguerrand conosce Nadine, figlia del principe di Vieilfort dopo averla salvata da un agguato e quindi partecipa al torneo per impalmarla. Ovviamente lo vince a dispetto del perfido duca di Gance, che colpisce a tradimento il principe e medita vendetta. Quando i turchi assaltano Gance il duca ne approfitta indicando loro la via per la più ricca Vieilfort, a patto che si prendano pure i tesori ma portino a lui la pulzella. Non tutto va come previsto e Nadine finisce nelle grinfie del capo dei saraceni che la vuole per sé. Enguerrand parte quindi insieme allo scudiero Leopold e alla corpulenta Magda, dama di compagnia di Nadine, al suo salvataggio: affronteranno tempeste, deserti, grotte abitate da lebbrosi e principesse vogliose e avvelenatrici, il tutto calato in un buffo melting pot di popolazioni ostili formato da tartari, turchi, mongoli e quant’altro (tutti ovviamente capiscono perfettamente la lingua degli altri). Non mancherà il lieto fine, anche se Enguerrand ha avuto una fortuna sfacciata e lo sceneggiatore ha un po’ imbrogliato le carte – o forse non si ricordava di aver lasciato il deus ex machina in fin di vita, o forse volle usare proprio lui come colpo di scena, o più semplicemente la serie doveva chiudere senza tante cerimonie!

Ovviamente non è lecito aspettarsi di più da un pocket per ragazzi di fine anni ’70, e oltretutto questa serie era solo il dessert di una testata dedicata al Grande Blek. Non mancano nemmeno didascalie impietosamente desuete con i vari «ma…», «in effetti…», «poco dopo…», ecc. Curioso il verso «fulm», presto abbandonato, che chissà cosa voleva significare; dai contesti in cui i personaggi lo emettono non l’ho capito. La storia procede però incalzante e volendo stare al gioco è abbastanza godibile con i suoi stereotipi e le sue ingenuità, anche se le parti migliori sono i duetti comici tra Leopold e Magda.

Ma ovviamente l’interesse principale di Enguerrand e Nadine sono i disegni del grande Claudio Villa, che pur al suo primo lavoro si difese molto bene. Le anatomie sono molto curate, pressoché ineccepibili, e la regia delle tavole è già professionale. Oltre a essere dinamiche, le sue figure sono anche molto espressive e recitano molto bene: è evidente che pagina 32 abbia fatto (ottimo) uso di fotografie per il volto del principe di Vieilfort. C’è anche spazio per un inaspettato Villa umoristico, assolutamente efficace pur se lo stile rimane realistico.

A volergli trovare per forza dei difetti, si nota che le donne non sono proprio belle e leggiadre come suggerirebbe il contesto, almeno all’inizio. C’è inoltre un sovrappiù di tratteggi che a volte appesantiscono un po’ il disegno (soprattutto nelle vesti femminili), e il buon Leopold a volte è corpulento e a volte sembra atletico.

A titolo di curiosità segnalo qui a lato quella che mi sembra una censura. La scimitarra è troppo sbilenca per essere stata fatta da Villa: in redazione avranno pensato che una spada che entra nel corpo di un nemico fosse troppo truce per il pubblico di riferimento e avranno corretto il disegno di conseguenza.

Ancora più curiosa è una correzione che invece potrebbe essere stata pensata per correggere una censura. Nadine si libera con un coltello che poi diventa un meno cruento randello, ma il colorista ripristina la situazione ricreando la lama coi colori e nascondendo il bastone mimetizzandolo con lo sfondo. Chissà, forse non fu una censura corretta in corsa ma Villa si era confuso in fase di disegno o forse era proprio la sceneggiatura che prevedeva un cambio di arma e il colorista non lo sapeva.


Avendo usato gli albetti originali per fare le scansioni la qualità di stampa non è certo ottimale, ma considerando l’età media dei probabili acquirenti la cosa potrebbe anche non essere troppo rilevante. Nemmeno io mi sono accorto di quanto i tratteggi fossero e dentellati e impastati finché non mi sono tolto le lenti a contatto.

Il volume non è proprio economico (faceva parte della quota associativa dell’ANAFI, ovviamente) ma a fronte di una spesa di 30 euro offre ben 256 pagine di cui quelle a fumetti (240) a colori, oltre all’intervista d’apertura che come ricordato è molto interessante. Inoltre la copertina è un bell’inedito a colori realizzato appositamente da Villa.